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  • Garante della privacy denuncia Google: «È entrata nella posta dei cittadini»


    Google finisce ancora una volta nel mirino sul fronte della privacy. La raccolta dei payload data, frammenti di comunicazioni elettroniche, avvenuta durante le missioni delle vetture impegnate a realizzare le cartine navigabili del servizio Street View, potrebbe aprire un nuovo fronte giudiziario in Italia.


    Il Garante della Privacy ha chiuso l'istruttoria aperta nel maggio scorso e inviato i dati alla Procura, reputando che bigG possa aver compiuto «un grave illecito». I magistrati dovranno ora decidere se aprire un'inchiesta. I guai per il colosso di Mountain View erano iniziati la scorsa primavera con l'ammissione di aver raccolto «per errore» messaggi di posta elettronica, password e altre informazioni personali scambiate dagli internauti attraverso reti Wi-Fi aperte.




    Il caso è scoppiato in Germania, dove la Procura di Amburgo ha aperto un'inchiesta, ma si è presto allargato a macchia d'olio raggiungendo anche l'Italia, con l'avvio dell'indagine da parte del Garante. Nel corso del procedimento - rende noto l'Autorità - «Google ha confermato la raccolta dei dati, specificando che le informazioni erano comunque talmente frammentate da non poter essere considerate personali e aggiungendo che i dati sono attualmente conservati su server negli Stati Uniti e non sono mai stati utilizzati, nè comunicati a terzi».




    Secondo il Garante, invece, la raccolta di informazioni, «essendo stata effettuata in modo sistematico e per un considerevole periodo di tempo (da aprile 2008 a maggio 2010), comporta la concreta possibilità che alcune delle informazioni catturate abbiano natura di dati personali». «Google potrebbe aver compiuto un grave illecito, violando non solo il Codice privacy, ma anche alcune norme del codice penale», avverte il Garante, disponendo che i dati, potendo costituire elementi di prova, non siano cancellati e imponendo a Google di sospendere qualunque trattamento.




    «Siamo molto dispiaciuti per l'errore - replica un portavoce di Google - Non appena ci siamo resi conto dell'accaduto abbiamo interrotto immediatamente la raccolta e informato le autorità competenti. Inoltre non abbiamo cancellato alcun dato raccolto per errore in Italia. Ribadiamo la nostra massima disponibilità». In Italia, Google finì già in tribunale per la pubblicazione del video di un ragazzo con la sindrome di down insultato e picchiato da quattro studenti di un istituto tecnico di Torino. Il 24 febbraio scorso tre dirigenti vennero condannati a sei mesi per violazione della privacy. Il 20 aprile, inoltre, una lettera dei garanti della privacy di 10 nazioni, Italia compresa, espresse «profonda preoccupazione» per Google Buzz, perché - a loro dire - rendeva di fatto pubbliche le relazioni degli utenti.




    Ora gli occhi sono sugli aggiornamenti delle norme sulla privacy di Google, in vigore il prossimo 3 ottobre. L'azienda assicura che le regole saranno più trasparenti e comprensibili per gli utenti.




    Fonte: http://www.ilmattino.it/articolo.php?id=119757&sez=SCIENZA

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