rassegna di notizie dal web utili alla difesa del cittadino

| 0 HOME 00|00 CHI SIAMO 00|00 ANGELO PISANI 00|00 CONTATTI 00| 000000000000000000000000000000000000
Visualizzazione post con etichetta ECONOMIA. Mostra tutti i post
Visualizzazione post con etichetta ECONOMIA. Mostra tutti i post
  • Crescita, in bozza decreto obbligo di accettare i pagamenti con il bancomat sopra i 50 euro
    Dal primo luglio 2013 potrebbe valere l'obbligo di accettare i pagamenti con moneta elettronica, bancomat e carte prepagate, per gli importi superiori ai 50 euro. Lo prevede una bozza del decreto sulla crescita all'esame del governo e contenente misure per l'Agenda digitale italiana e le start up innovative. «I soggetti che effettuano l'attività di vendita di prodotti e di prestazione di servizi, anche professionali, per gli importi superiori a 50 euro - è scritto nel testo secondo quanto riportato da TmNews - sono tenuti ad accettare pagamenti effettuati attraverso carte di debito». Inoltre con successivo regolamento del ministro dello Sviluppo economico Corrado Passera di concerto con il ministro dell' Economia e delle Finanze, Vittorio Grilli, d'intesa con la Banca d'Italia «sarà disciplinata l'estensione anche a importi inferiori» a 50 euro e «anche a strumenti di pagamento con tecnologie mobili».



     http://www.corriere.it/economia/12_settembre_06/Bancomat-obbligatorio-decreto-crescita_09a2da50-f7f8-11e1-a29d-c7eff3c66a96.shtml

    more
  • Giu' occupazione grandi imprese giugno
    A giugno l'occupazione nelle grandi imprese, ovvero quelle con almeno 500 dipendenti, segna una nuova contrazione: su base mensile scende dello 0,2% al lordo dei dipendenti in cassa integrazione. Lo rileva l'Istat, aggiungendo che al netto della cig il calo congiunturale è dello 0,6%. Anche su base annua si registra una diminuzione, pari a una flessione dell'1% al lordo della cassa, mentre al netto l'occupazione risulta in calo dell'1,8%. Ad andare male è soprattutto l'industria, in termini tendenziali gli indici grezzi diminuiscono dell'1,5% al lordo dei dipendenti in cig e del 3,2% al netto di questi ultimi. Ecco che guardando ai primi sei mesi del 2012 la discesa complessiva dell'occupazione nelle grandi imprese è pari allo 0,8% al lordo cig e all'1,4% al netto. Passando al numero di ore lavorate per dipendente, al netto della cassa e degli effetti di calendario, l'Istat registra una diminuzione annua dello 0,5%. Intanto crescono le ore di sciopero effettuate nel mese, pari a 1,2 per mille ore lavorate, con un aumento di 0,3 ore su base annua. Inoltre, sempre a giugno l'incidenza delle ore di cassa integrazione guadagni utilizzate risulta pari a 38,0 ore ogni mille ore lavorate, con un aumento tendenziale di 8,9 ore ogni mille
    CAMUSSO, DETASSARE TREDICESIME CON SOLDI EVASIONE  Detassare le prossime tredicesime di lavoratori e pensionati con le risorse recuperate dalla lotta all'evasione fiscale. La proposta arriva dal segretario Cgil Susanna Camusso in un' intervista a Repubblica: una priorità per rilanciare i consumi. Sul tema, Giorgio Cremaschi (Fiom) commenta a Tgcom24 che ci sarebbe bisogno di una terapia d'urto sul lavoro e non di misure di accompagnamento della crisi. Ad oggi, dice, 'anche la risposta del sindacato e' inadeguatà. Lavoro: in 5 anni crollo occupazione per under 35, -1,5 mln. Istat, giù occupazione grandi imprese a giugno.
    IN CALO OCCUPAZIONE UNDER 35 - Il rapporto tra giovani e lavoro appare sempre più critico, il sacrificio imposto dalla crisi presenta cifre in continuo peggioramento: dagli ultimi dati dell'Istat sul secondo trimestre 2012 emerge come in cinque anni il numero di occupati tra i 15 e i 34 anni sia diminuito di circa un milione e mezzo, ovvero del 20%. Un vero e proprio crollo che va ad alimentare l'esercito dei disoccupati, con gli under 35 alla ricerca di un posto che raggiungono quota 1.386.000. Insomma gli effetti della recessione si fanno sentire soprattutto sulle nuove generazioni e, analizzando nel dettaglio i dati dell'Istituto di statistica, le più recenti rilevazioni non fanno che allungare il 'bollettino di guerra': gli occupati nella fascia d'età compresa tra i 15 e 34 anni risultano scesi sotto la soglia dei sei milioni. Mettendo a confronto il secondo trimestre del 2012 con lo stesso periodo del 2007, si passa da 7,3 milioni a 5,9 milioni (-19,9%). Solo nell'ultimo anno il calo è stato di 230 mila unità. Allo stesso tempo vanno crescendo i giovani disoccupati. Tra chi è in cerca del primo impiego e chi è a caccia di un nuovo posto dopo aver perso il precedente, fatto reso più frequente anche dall'aumento della precarietà. Più complessa è la situazione degli over 34. Pur se la maggioranza dei senza lavoro resta giovane (51,2%) la disoccupazione si fa largo con prepotenza anche tra i più adulti, tra loro 1 milione 320 mila persone è alla ricerca di un impiego. D'altra parte nel secondo trimestre, evidenzia l'Istat, circa la metà dell'aumento della disoccupazione è alimentato dai lavoratori 'maturi'. Tuttavia la fascia d'età più anziana, gli occupati tra i 55 e i 64 anni, vede salire il numero degli occupati nel giro di un solo anno, dal secondo trimestre del 2011 allo stesso periodo del 2012, dell'8%, un rialzo che arriva al 26% se si tiene conto degli ultimi cinque anni (+626 mila unità). Non è quindi un Paese per giovani, piuttosto l'ultima fotografia sul mondo del lavoro restituisce l'immagine di un'Italia avvilita, con il numero degli scoraggiati, coloro che dichiarano di non essere alla ricerca di un lavoro perché ritengono di non riuscire a trovarlo, pari a 1 milione 664 mila, il dato più alto dall'inizio delle serie storiche dell'Istat, ovvero dal 2004
    ANGELETTI, DA GOVERNO SOLO ENUNCIAZIONI. RIDURRE CUNEO FISCALE- All'attacco il segretario della Uil: 'In 9 mesi questo governo ha fatto solo enunciazioni e non ha messo mano alla recessione'. Per Angeletti la convocazione dell'11 settembre serve solo per coprire il nulla. 'Ma c'é ancora la possibilità di intervenire riducendo il cuneo fiscale e tagliando i costi della politicà. Sul lavoro le imprese non devono fare demagogia. E'quanto sostiene, parlando a Sky Tg24 il segretario della Cisl Sergio Bonanni, secondo il quale sbagliano "coloro che dicono che questa riforma sta contraendo l'occupazione".


     http://www.ansa.it/web/notizie/rubriche/economia/2012/09/01/150-tavoli-ministero-180-000-lavoratori-coinvolti_7408713.html

    more
  • Banche: Corte Ue, stati membri possono limitare commissioni bancarie
    La direttiva Ue sui contratti di credito ai consumatori prevede che, nei settori che essa armonizza, gli Stati membri non possono mantenere o introdurre nel proprio ordinamento nazionale disposizioni diverse da quelle della direttiva stessa. Tuttavia, tale direttiva non vieta agli Stati membri di applicare, conformemente al diritto dell'Unione, le sue disposizioni a settori non riconducibili alla sua sfera d'applicazione.
    Una recente sentenza della Corte Europea, stabilisce infatti che la direttiva non osti a che uno Stato membro istituisca obblighi non previsti da tale direttiva a carico degli istituti di credito per quanto riguarda i tipi di commissione che questi possono percepire nel contesto di contratti di credito al consumo.
    La regola prevista dal decreto del Governo rumeno, contro la quale la banca Volksbank ha presentato ricorso, che fa un elenco esaustivo di commissioni bancarie che il creditore puo' percepire dal consumatore, costituisce una norma di tutela dei consumatori in un settore non armonizzato dalla direttiva, e quindi non e' contraria alla direttiva Ue.
    La Corte replica inoltre all'argomento della Volksbank secondo il quale, dato che la normativa rumena vieta agli istituti di credito di percepire alcune commissioni bancarie, essa rende meno accessibile ai clienti residenti in Romania i crediti al consumo proposti da societa' stabilite in altri Stati membri e, pertanto, viola le norme del Trattato in materia di libera prestazione dei servizi.
    A questo proposito, la Corte precisa che una normativa di uno Stato membro non costituisce una restrizione ai sensi del Trattato per il solo fatto che altri Stati membri applicano regole meno severe o economicamente piu' vantaggiose ai prestatori di servizi simili stabiliti nel loro territorio.


     http://www.altalex.com/index.php?idnot=18915

    more
  • Benzina: sciopero gestori 3-5 agosto, ma Garante dice no
    Distributori di benzina chiusi, self service compresi, nel primo week end di agosto. Lo hanno deciso i gestori che, per protestare contro l'industria petrolifera e il governo, hanno annunciato un pacchetto di misure che comprende anche la sospensione per una settimana dei pagamenti con carte e bancomat. Ma dal Garante degli Scioperi arriva lo stop, perche' quello scelto e' periodo di franchigia. Intanto oggi i prezzi dei carburanti hanno ripreso a salire dopo gli sconti del fine settimana.
    Le organizzazioni dei gestori Faib Confesercenti, Fegica Cisl e Figisc/Anisa Confcommercio hanno deciso congiuntamente la chiusura, da venerdi' 3 a domenica 5 agosto, di tutti gli impianti di rifornimento carburanti, self service compresi, sia su rete ordinaria che autostradale. Inoltre da domani partira' una campagna di informazione e sensibilizzazione verso i cittadini e gli automobilisti; da lunedi' 23 luglio saranno sospesi gli accordi collettivi per la parte riguardante il prezzo massimo di rivendita sui carburanti; e da lunedi' 30 luglio a domenica 5 agosto verranno sospesi i pagamenti del rifornimento carburanti attraverso carte di credito, pago bancomat e carte bancarie.
    Nel mirino dei gestori i comportamenti del Governo e dell'industria petrolifera che - sostengono - ''non lasciano altra possibilita' che adottare iniziative estreme di protesta e di difesa verso una aggressione gravissima, insopportabile e ingiustificata'': in particolare - sottolineano le tre organizzazioni - i comportamenti dei petrolieri colpisce oltre 20.000 piccole imprese di gestione che occupano circa 120.000 persone, mentre il Governo ''assiste muto alla violazione delle leggi''.
    Immediato l'altola' del Garante degli Scioperi Roberto Alesse, che fa sapere che lo sciopero non si puo' fare perche' il giorno 3 agosto rientra tra i periodi di franchigia. Il Garante rivolge quindi un appello alle organizzazioni di categoria affinche' nelle due giornate di sciopero, se confermate, vengano garantite le prestazioni indispensabili e si valuti l'opportunita' di escludere dal fermo le zone colpite dal sisma in Emilia. I consumatori intanto sono gia' sul piede di guerra: il Codacons si dice infatti pronto a denunciare sia alla Procura della Repubblica che alla Commissione di garanzia i gestori che, nonostante il richiamo del Garante, aderiranno alla serrata.
    Oggi intanto si registra una nuova raffica di rincari per i prezzi dei carburanti dopo gli sconti del fine settimana: oggi hanno ritoccato i listini Eni, Esso, IP, Q8 e TotalErg e i prezzi salgono dunque per la benzina a 1,837 euro/litro (+0,6 centesimi) e per il diesel a 1,734 euro/litro (+1 centesimo).



     http://www.ansa.it/web/notizie/rubriche/associata/2012/07/17/BENZINA-GESTORI-SCIOPERO-PRIMO-WEEK-END-AGOSTO_7196827.html

    more
  • Istat: 8 milioni di poveri, peggiora situazione operai
    E' un'Italia che non ce la fa ad arrivare a fine mese, che non riesce a spendere, in due, piu' di 1.011 euro. E' composta da 8,1 milioni di persone e rappresenta l'11,1% delle famiglie residenti. In tanti, 3,4 milioni (5,2 famiglie su 100) vivono in condizioni di poverta' grave. Sono dati allarmanti, di una poverta' stagnante, rimasta ''sostanzialmente stabile'' tra il 2010 e il 2011, ma solo perche' sono peggiorate le condizioni delle famiglie in cui vi sono operai, o non vi sono redditi da lavoro, e migliorate quelle delle famiglie di dirigenti o impiegati. A scattare la fotografia dell'Italia ''con le tasche vuote'' e' l'Istat nel report ''La poverta' in Italia'', diffuso oggi.
    Al Sud e' povera quasi una famiglia su quattro (23,3%) e, in generale, il 7,6% delle famiglie rischia di ''superare'' la soglia. * IN 2011 8 MLN 173 MILA POVERI IN ITALIA - Rappresentano il 13,6% dell'intera popolazione e l'11,1% delle famiglie (2 milioni e 782 mila). Di questi, 3 milioni e 415 mila (5,7% dell'intera popolazione) vivono in condizioni di poverta' assoluta (1 milione e 297 mila famiglie; 5,2%). Una famiglia composta da due persone e' considerata relativamente povera se ha una spesa inferiore o pari a 1.011,03 euro (soglia poverta').
    * PEGGIORANO CONDIZIONI OPERAI - Il 15,4% (15,1% nel 2010) dei nuclei in cui vi sono operai e' relativamente povero, il 7,5% (6,4% nel 2010) e' assolutamente povero. Migliora invece la condizione delle famiglie di dipendenti o dirigenti: nel 2010 era relativamente povero il 5,3% e assolutamente povero l'1,4%, nel 2011 i valori si fermano al 4,4% e all'1,3%. Assieme alle famiglie operaie peggiorano anche le condizioni dei nuclei senza occupati ne' ritirati dal lavoro (l'incidenza della poverta' relativa passa da 40,2% a 50,7%) e di quelli con tutti i componenti ritirati dal lavoro (dall'8,3% al 9,6%). In generale, l'incidenza di poverta' assoluta cresce tra le famiglie con a capo una persona con profili professionali e/o titoli di studio bassi, tra cui nuclei con licenza elementare (dall'8,3% al 9,4%) o di scuola media inferiore (dal 5,1% al 6,2%).
    * AUMENTA POVERTA' TRA COPPIE CON UN FIGLIO - E' relativamente indigente il 10,4% (4% in poverta' assoluta) delle coppie con un figlio, il 13,5% (5,7%) di quelle con un figlio minore. Nel 2010 erano rispettivamente il 9,8% (2,9%) e l'11,6% (3,9%). Il 28,5% delle famiglie con cinque o piu' componenti e' relativamente povera, incidenza che al Sud raggiunge il 45,2%. La poverta' e' inoltre superiore alla media nelle famiglie con due o più anziani (14,3%).
    * AL SUD POVERA QUASI UNA FAMIGLIA SU 4 - Tra queste, l'8% vive in condizioni di poverta' assoluta. Aumenta in un anno l'intensita' di poverta' relativa (quanto la spesa mensile equivalente delle famiglie povere si colloca al di sotto della linea di poverta'), cioe' i poveri sono diventati ancora piu' poveri. Il valore e' passato dal 21,5% al 22,3%. * SICILIA E CALABRIA LE REGIONI PIU' POVERE - Con un'incidenza di poverta' rispettivamente pari al 27,3% e al 26,2%. I valori piu' bassi li registrano invece la provincia di Trento (3,4%), la Lombardia (4,2%), la Valle d'Aosta e il Veneto (4,3%).
    * 7,6% FAMIGLIE A RISCHIO POVERTA' - Sono quei nuclei che si trovano di poco al di sopra della linea di convenzionale di poverta' e che, magari, con una spesa improvvisa, potrebbero ''scivolare'' al di sotto. Di questi il 3,7% presenta valori di spesa superiori alla linea di poverta' di non oltre il 10%.
    Considerando le famiglie povere (6% appena povere e 5,1% sicuramente povere) e quelle a rischio, una famiglia su 5 (18,7%) tra quelle residenti in Italia risulta indigente o quasi indigente.
    * I COMMENTI - ''Monti e i sobri professori hanno fatto cassa sulla pelle dei cittadini, lasciando impuniti evasori, speculatori e i soliti noti della casta'', scrive sul blog il leader dell'Idv Antonio Di Pietro. ''La poverta' non puo' essere l'alternativa e l'antidoto alla crisi'', denuncia Nichi Vendola, presidente di Sinistra Ecologia Liberta', su twitter. ''Otto milioni di italiani sprofondano nella poverta' e il governo Monti se ne frega. Solo tasse e tagli'', aggiunge sempre su twitter il leader de La Destra, Francesco Storace. Per il presidente dei Verdi Angelo Bonelli ''il governo e' responsabile dell'aumento della poverta'''. Adiconsum chiede ''fondi di solidarieta' per settori''. il Codacons un ''apposito 'Decreto anti-poverta''', mentre le Acli ricordano che ''anche lo spread sociale e' insostenibile''.


     http://www.ansa.it/web/notizie/rubriche/economia/2012/07/17/Italia-sempre-piu-povera-allarme-8-mln_7196383.html

    more
  • Istat: crisi pesa, giù consumi alimentari per famiglie
    Il 35,8% delle famiglie nel 2011 ha diminuito la quantità e/o la qualità dei prodotti alimentari acquistati rispetto al 2010. Lo riferisce l'Istat aggiungendo che è in aumento la quota di famiglie del Mezzogiorno che acquista generi alimentari presso gli hard-discount (si passa dall'11,2% del 2010 al 13,1% del 2011).

    La maggior parte delle famiglie (il 67,5%) effettua la spesa alimentare - riferisce l'Istat - presso il supermercato, che si conferma il luogo di acquisto prevalente, nonostante una lieve flessione. Quasi la metà delle famiglie (il 47,7%) continua ad acquistare il pane al negozio tradizionale, il 9,7% sceglie il mercato per l'acquisto di pesce e il 16,4% per la frutta e la verdura. Tra il 2010 e il 2011 risultano in contrazione, su tutto il territorio nazionale e in particolare nel Centro e nel Mezzogiorno, le spese destinate all'abbigliamento e alle calzature. Crescono, anche per effetto dell'aumento dei prezzi, le quote di spesa - riferisce ancora l'istituto di statistica - destinate all'abitazione (dal 28,4% al 28,9%) e ai trasporti (dal 13,8% al 14,2%).

    La Lombardia è la regione con la spesa media mensile delle famiglie più elevata (3.033 euro), seguita dal Veneto (2.903 euro). Fanalino di coda, anche nel 2011, è invece la Sicilia che, con una spesa media mensile di 1.637 euro, vede aumentare il divario dalla regione con la spesa più elevata (circa 1.400 euro). Lo riferisce l'Istat.

    Nel 2011 la spesa media mensile per famiglia è pari a 2.488 euro (+1,4% rispetto all'anno precedente). Tenuto conto dell'errore campionario e della variazione del valore del fitto figurativo "la spesa - riferisce l'Istat - risulta stabile in termini reali, nonostante la dinamica inflazionistica (+2,8%)". Il valore mediano della spesa mensile per famiglia è pari a 2.078 euro, l'1,9% in più rispetto al 2010, "e conferma la stabilita" osservata in termini di valore medio".

    La spesa media per generi alimentari e bevande - riferisce l'Istat - cresce, in termini nominali, del 2,2% rispetto al 2010, attestandosi a 477 euro mensili; in particolare, aumentano la spesa per carne, quella per latte, formaggi e uova e quella per zucchero, caffé e altro. La quota di spesa per alimentari e bevande rimane costante fra le famiglie del Nord e del Centro (16,6% nel Nord e 18,4% nel Centro), mentre continua ad aumentare nel Mezzogiorno, dove rappresenta il 25,6% della spesa totale. La spesa non alimentare complessiva è stabile, e pari a 2.011 euro mensili: diminuiscono le spese per abbigliamento e calzature (-5,9%) e aumentano quelle per l'abitazione (+3,3%). Sulla spesa media mensile continua a crescere - evidenzia l'istituto di statistica - il peso dell'abitazione, così come quello dei trasporti.


     http://www.ansa.it/web/notizie/rubriche/economia/2012/07/05/Istat-giu-consumi-alimentari-Circa-36-famiglie-li-riduce_7144146.html

    more
  • Disoccupazione record fra i giovani E' salita al 36,2%, mai così alta
    Disoccupazione in lieve calo, ma cresce ancora il numero dei senza lavoro fra i giovani. Il tasso di disoccupazione giovanile (15-24 anni) a maggio è salito infatti al 36,2%, in aumento di 0,9 punti percentuali rispetto ad aprile. Lo rileva l'Istat. È il tasso più alto sia dall'inizio delle serie storiche mensili (gennaio 2004) che da quelle trimestrali (1992). 

    Il tasso di disoccupazione a maggio è al 10,1%, in lieve calo (-0,1 punti percentuali) a confronto con aprile, quando toccò un massimo dall'inizio della serie storica mensile (2004). Mentre sale di 1,9 punti su base annua. Si tratta della prima diminuzione, anche se lieve, del tasso di disoccupazione da febbraio del 2011, quindi da quasi un anno e mezzo. 

    Tuttavia i tecnici dell'Istat spiegano che il quadro resta «sostanzialmente stazionario» con la disoccupazione che rimane su «valori molto elevati». Nel dettaglio, il tasso di disoccupazione maschile diminuisce di 0,1 punti percentuali nell'ultimo mese portandosi al 9,3%; anche quello femminile segna una variazione negativa di 0,1 punti e si attesta all'11,2%. Invece su base annua il tasso di disoccupazione maschile sale di 1,9 punti percentuali e quello femminile di 1,8 punti.

    Disoccupazione in lieve aumento nella zona dell'euro nel mese di maggio a 11,1% contro l'11% di aprile scorso (nel maggio 2011 era al 10%). Lo riferisce Eurostat, precisando che a maggio i disoccupati nella Ue a 27 erano 24,868 milioni, di cui 17,561 milioni nei 17 paesi della zona euro. Spagna e Grecia mantengono i tassi di disoccupazione più alti, con il 24,5% e il 21,9% rispettivamente. Forte aumento della disoccupazione a Cipro (dal 7,5% al 10,8%). In Italia il tasso è al 10,1%.

    A maggio nella Ue a 27 c'erano 5,517 milioni di giovani sotto i 25 anni senza un lavoro (pari ad un tasso del 22,7%), di cui 3,412 milioni nella zona dell'euro (22,6%). Rispetto al maggio 2011, il numero dei giovani disoccupati è aumentato di 282 mila nella Ue-27 e di 245 mila nella zona euro. Nel maggio 2011, i tassi di disoccupazione erano rispettivamente del 21% e del 20,5%. Il record negativo spetta a Grecia (dato di marzo) e Spagna, entrambe con un picco del 52,1%.


    http://www.ilmattino.it/articolo.php?id=205924&sez=ECONOMIA

    more
  • Ecco le cifre del concorso-farsa. Se la spesa è a carico dei contribuenti
    Almeno un milione di euro la spesa per i contribuenti a causa del "concorso-farsa". Contabilità (per difetto) del presidente Anief, Marcello Pacifico, un'associazione sindacale in rappresentanza di docenti e personale scolastico. Tra l'elaborazione dei test e la retribuzione per i centinaia di commissari e presidenti del concorso per dirigenti scolastici.
     
    IL PRESUNTO DANNO - Sarebbe questo il danno erariale (proprio Anief ha presentato un esposto alla Corte dei Conti e per il quale si esprimerà anche il Tar il prossimo 22 novembre) di una procedura concorsuale ora a forte rischio di annullamento per presunte irregolarità durante i test pre-selettivi. Un "carrozzone" che il 12 ottobre scorso ha messo in movimento oltre 32 mila docenti che aspirano a diventare personale dirigenziale (ma le domande giunte al ministero dell'Istruzione sono state circa 40 mila) e che in alcune regioni ora è giunto alle prove orali, nonostante su di esso penda la spada di Damocle di migliaia di ricorrenti ai tribunali amministrativi (con il supporto di alcune sigle sindacali, come Cisl Scuola Lazio che ha provveduto ad individuare uno studio legale per supportare chi ha impugnato il concorso).
     
    I QUIZ - Ricorrenti che hanno contestato l'irregolarità di circa 30 domande sui mille quiz elaborati per le prove pre-selettive a causa di risposte "equivocabili". E ora - al netto delle decisioni che prenderanno Tar e Consiglio di Stato - resta la sensazione che il caos provocato da questo concorso, nato sotto l'egida del precedente ministro della Pubblica Istruzione, Mariastella Gelmini - stia provocando un danno allo Stato, proprio in tempi in cui si fa un gran parlare di Spending Review. Formez Italia - accusata di aver elaborato i quiz sbagliati - ha replicato, precisando che non avrebbe gestito «la redazione di test ma soltanto le procedure di pre-selezione e di correzione delle prove attraverso meccanismi che hanno garantito rapidità, trasparenza e risparmi per l’amministrazione», smarcandosi così dall'eventuale danno erariale.
     
    QUALCHE CIFRA - Il Miur di recente ha comunicato le cifre dei compensi elargiti ai componenti delle commissioni. Compensi irrisori, avrebbero accusato alcuni. Eppure si parla di un "compenso base" da 251 euro per il presidente e 209,24 per ogni componente, più un integrativo di 50 centesimi per ciascun elaborato o candidato esaminato. In ogni caso - ha comunicato il Miur - "non possono eccedere i 2.051,70 euro", con l'eccezione dei presidenti per i quali l'importo va incrementato del 20%. Considerando che le commissioni sono sparse in tutta Italia il conto per lo Stato - in caso di annullamento di concorso - supererebbe il milione di euro. Concorso per il quale ha chiesto lumi anche l'onorevole del Pd, Antonio Russo, con un'interrogazione parlamentare all'attuale ministro Francesco Profumo (che tuttavia non ha ancora risposto). Soprattutto perché in alcune commissioni figurerebbero esponenti di sigle sindacali, fortissime da un punto di vista rappresentativo nel comparto-scuola. Un conflitto di interessi neanche così velato.
     
     
     
     
     http://www.corriere.it/economia/12_giugno_21/concorso-dirigente-scolastico-spreco-erario_25248330-bba5-11e1-b706-87dd3eab4821.shtml

    more
  • Consumi: 'Italia indietro di 15 anni'
    Balzo all'indietro di quasi 15 anni per i consumi delle famiglie italiane, che tornano ai livelli del 1998. Lo afferma il presidente di Confcommercio Carlo Sangalli che parla di "effetti recessivi pesanti. L'Italia è più povera". Per le manovre correttive, dice, il Pil procapite nel 2012 torna ai livelli del 1999.

    "Se non si rimettono in moto crescita e occupazione, la medicina del rigore diviene insostenibile".  Per questo - dice Sangalli parlando all'assemblea annuale dell'organizzazione - in Europa il governo deve porre "con determinazione e urgenza la questione della inderogabile e tempestiva integrazione tra le ragioni della disciplina fiscale e di bilancio e le ragioni della crescita e dell'occupazione". Servono fatti - dice - basta tentennamenti.

    Pesa come un macigno, tanto sulla congiuntura quanto sulla prospettive di medio termine, l'impatto delle manovre correttive di finanza pubblica, rafforzate dalla manovra 'salva-Italia''. In più, la recessione riduce la domanda di credito e ne irrigidisce l'accesso. "Il credito ci sarà pure ma è con il contagocce - dice - E le gocce sono insufficienti a bagnare il terreno della crescita, divenuto troppo arido.

    IVA CAPORETTO FAMIGLIE E IMPRESE
      - L'aumento dell'Iva insieme al "carico da 90" di accise e fiscalità energetica, sarebbero "la Caporetto di famiglie e imprese". Tra il 2011 e il 2014, gli aumenti Iva "rischiano di tradursi in minori consumi reali per circa 38 miliardi", ha detto Sangalli all'assemblea annuale.

    Rigore contro evasione fiscale che sottrae cifre da brivido (120-150 miliardi l'anno), ma Sangalli non ci sta alla logica del "bollino blu o delle liste nere". "Netti contro chi non batte lo scontrino, respingiamo però la suggestione strisciante dei commercianti, lavoratori autonomi, piccoli imprenditori tutti evasori e soltanto loro evasori" dice all' assemblea annuale. "Non rivendichiamo prerogative di virtù e non accettiamo l'esclusività dello stigma del vizio".


     http://www.ansa.it/web/notizie/rubriche/economia/2012/06/21/Consumi-Italia-indietro-15-anni-_7071346.html

    more
  • Risparmia solo una famiglia su tre
    È un numero da minimo storico (da quando sono partite le statistiche) quello del risparmio italiano alle prese con la crisi: soltanto il 38,7% delle famiglie riesce ormai a mettere da parte qualcosa, contro il 47,2% di appena un anno fa. E quasi la metà degli italiani (46,2%) ha iniziato a intaccare il proprio patrimonio. Il resto, evidentemente, è rappresentato da chi spende esattamente quanto guadagna. È la fotografia scattata dall’Indagine sul risparmio e sulle scelte finanziarie degli italiani 2012, realizzata da Intesa Sanpaolo e dal Centro di ricerca e documentazione Luigi Einaudi. Un sondaggio Doxa ha intervistato 1.053 capifamiglia tra gennaio e febbraio di quest’anno: due mesi, tra l’altro, in cui le aste di lungo termine della Bce sembravano aver ridato un po’ di fiducia ai mercati. Prima, però, della nuova ondata primaverile di vendite.
    Secondo lo studio, il 24,3% degli intervistati si è messo alla ricerca di un nuovo lavoro o di una seconda fonte di entrate, e i più colpiti dalla crisi sono i ventenni, le donne, gli esercenti e gli artigiani. Inoltre, il 55% di intervistati dice di avere sfiducia nelle istituzioni per quanto riguarda la loro capacità di difendere il risparmio.
    Cambiano poi anche le motivazioni del risparmio. Scende l’acquisto della casa: valeva il 25,7% nel 2004, il 16,2% nel 2007, il 12,7% nel 2011 e cala ulteriormente ad appena il 5,5% nel 2012 (il mattone resta comunque l’investimento che si guadagna il maggior numero di risparmiatori soddisfatti). Toccano invece il massimo le motivazioni ereditarie o di trasferimento di parte della ricchezza ai figli: il 19,5 per cento risparmia per aiutarli, pagar loro gli studi o lasciare un’eredità. Quanto alle pensioni, la riforma previdenziale è in parte accettata (il 49,5% pensa che sia giusto lavorare più a lungo) ma il 48,9% dichiara che è sbagliato cambiare le regole troppo spesso. E i giudizi positivi sono più frequenti tra i giovani. Che comunque sono pessimisti (o realisti, a seconda del punto di vista): il 43,1% si aspetta una pensione pari o inferiore a 1.000 euro al mese e solo il 9,6% ritiene che sarà superiore a 1.500 euro.
    Il saldo tra i giudizi di sufficienza e insufficienza del proprio reddito, che aveva toccato il picco (71,7%) nel 2002—l’anno dell’arrivo dell’euro nelle nostre tasche— scende ora al minimo storico (45,7%). Nel 2011, inoltre, raggiunge il picco (12,5%, vale a dire uno su otto) la quota di chi guadagna un reddito del tutto insufficiente al mantenimento del proprio tenore di vita. Mentre solo il 15,2% degli intervistati dichiara di non avere avuto alcun impatto dalla crisi.
    BTP
    PERCHE’ SI’
    La quota di sicurezza (15%) e i rendimenti interessanti
    Perché, nonostante tutto, i titoli di Stato italiani mantengono un rapporto rischio/rendimento interessante a cui si accompagna l’ipotesi di un guadagno in conto capitale se passasse la bufera. Secondo la maggioranza degli operatori le scadenze su cui vale la pena mantenere delle posizioni sono quelle medio-brevi. I portafogli destinati alla clientela retail dichiarano di non superare una quota investita in titoli italiani superiore al 20-25%. Ma per chi vuol rischiare il minimo indispensabile è meglio rimanere sotto il 15%. Molti si sono ritirati su titoli che scadono alla fine del 2013, offrendo un rendimento superiore al 4% lordo. «Ma i Btp fino a tre-cinque anni sono quelli più appetibili perché offrono molto senza impegnare per un tempo eccessivamente lungo», spiega Angelo Drusiani, gestore obbligazionario di Banca Albertini Syz. L'impiego a venti-trent'anni offre rendimenti in proporzione non molto più elevati (poco più del 6% lordo) ed espone ad una dose molto maggiore di incertezza. Se è difficile prevedere gli umori del mercato nel giro di ventiquattrore o anche solo di mezza giornata, l'orizzonte trentennale sembra un'inconcepibile eternità.
    PERCHE’ NO
    L’incertezza non passa diversificare è d’obbligo
    Perché purtroppo la via per uscire dalla crisi dell'euro sembra lunghissima e per nulla facile. «Ieri il mercato, nonostante il buon esito delle elezioni greche, chiedeva alla Spagna un premio di rischio sul titolo decennale superiore a quello pagato dall'Irlanda, che da un paio d'anni, di fatto, non ha più accesso al mercato», spiegano sconsolati alcuni operatori. L’Italia non è la Spagna e non è l’Irlanda ma l'ipoteca sui nostri titoli di Stato c'è ed è pesante. Non si può ignorare e non si può sottovalutare il pericolo del contagio finanziario se la situazione dovesse peggiorare ancora invece di evolversi in meglio. Ecco perché nessuno deve prendere sotto gamba la necessità di diversificare il portafoglio tra più asset possibili, spaziando dalle altre valute ai corporate bond fino a piccole quote di azioni. Per quanto riguarda i Btp, dunque, ognuno deve mettere sul piatto della bilancia la sua fiducia in un eventuale miglioramento delle prospettive dell'azienda Italia e decidere. Il «perché no», a seconda delle possibilità di ciascuno, si può declinare in un «perché non troppo» che permetta di cogliere l'opportunità dell'alto rendimento offerta dal nostro Tesoro senza superare il limite di sicurezza.
    BUND
    PERCHE’ SI’
    Quel porto tranquillo senza rischio di cambio
    Perché i titoli della Germania, grande vincitrice (per ora) della crisi, sono ancora il porto sicuro degli investimenti euro: negli ultimi giorni hanno avuto qualche smottamento di prezzo e qualche rialzo di rendimento, ma sembrano ben lontani dal cedere il primato. Basta guardare la tabella per vedere l'abissale differenza tra i nostri rendimenti e quelli pagati dal governo di Angela Merkel: per avere il 2% lordo in Germania bisogna comprare il titolo trentennale, se si resta sulle scadenze brevi, quelle che con un Btp offrono tra il 4 e il 5% lordo, bisogna accontentarsi di un interesse pari a zero. Con i Bot trimestrali alla tedesca gli interessi sono addirittura negativi. Con il quinquennale si porta a casa lo 0,46%. «In genere la ricerca di un porto sicuro comporta l'assunzione di un rischio valutario perché si lascia un’area in difficoltà per buttarsi su un’altra— dice Antonio Mauceri, amministratore delegato di Augustum Opus sim —. Ma la paradossale situazione che si è creata in Europa consente invece agli investitori locali di fare incetta di qualità senza uscire dal recinto valutario dell'euro».
    PERCHE’ NO
    Il premio troppo avaro segue il timore della bolla
    Perché da più parti si comincia a dire che questi rendimenti non sono sostenibili. Se per i Paesi in difficoltà, Italia compresa, la non sostenibilità è una questione di eccessivi conti da pagare al mercato per finanziarsi, per i bund c'è chi parla di bolla delle quotazioni. E c’è chi ricorda che, se le cose dovessero migliorare pian piano, avremmo Btp&company in grado di tirare il fiato, mentre i Bund e gli altri titoli supersicuri precipiterebbero dalle vette di prezzo dove si sono arrampicati durante la crisi. Ma anche se l’euro dovesse rompersi, qualcuno non crede che la Germania possa salvarsi da sola. Le emissioni tedesche quotano quasi tutte sopra la pari e rendono meno dell'inflazione nazionale e casalinga. Per i tedeschi, che hanno un costo della vita intorno al 2%, l'investimento nel proprio decennale comporta una parziale rinuncia alla conservazione del capitale, visto che il titolo rende l'1,4% e che dopo aver pagato le tasse ne resta ancora di meno. Per gli italiani, dove l'inflazione marcia al 3,2%, la rinuncia è ancora più evidente. Negli ultimi giorni sono circolati diversi sondaggi tra operatori che esprimono il loro scetticismo sul fatto di tenere i portafogli troppo pieni di bund. Nei fatti, però, gli assetti del mercato non sembrano molto diversi da qualche settimana fa.
    T-BOND
    PERCHE’ SI’
    Il viaggio fuori dall’euro con un salvagente valutario
    Perché i titoli Usa sono ritenuti sicuri dal mercato — un po’ come i bund — e in più offrono il plus della diversificazione valutaria. Avere una parte del portafoglio denominata in dollari è un’idea forte sempre e a maggior ragione in questo momento. Perché i dollari sono la principale riserva valutaria di tutte le economie del mondo e gli scambi internazionali sono denominati in biglietti verdi. Certo i rendimenti, un p0’ come avviene per i titoli tedeschi, sono molto bassi. Chi scommette sul dollaro però —acquistando obbligazioni o titoli azionari oppure «coprendo» una parte del portafoglio con un’opzione in dollari — non punta al premio. Lo fa sapendo che in caso di rottura scomposta della moneta unica europea la valuta americana potrebbe apprezzarsi, offrendo quindi una sorta di salvagente alla quota di risparmi messi sotto il cappello dello zio Sam. In questo momento di crisi e di debolezza generale nessuno vuole una moneta troppo forte e gli americani non fanno eccezione: il dollaro un po’ anemico è una delle loro strategie economiche. La grande crisi dell’euro, però, si è fatta sentire sul cambio: in un anno la valuta europea è passata da 1,45 a 1,25, con una perdita del 15% rispetto al dollaro.
    PERCHE’ NO
    Il biglietto verde non è più il primo della classe
    Perché, un po’ come accade per i titoli di Stato della Germania, dopo un anno di grande incertezza e di ricerca spasmodica di sicurezza, le quotazioni dei bond sono piuttosto care. Uno sguardo alla tabella rivela che non siamo ai livelli dei bund, ma la differenza è minima. Gli stessi operatori che esprimono dubbi sulla sostenibilità del finanziamento a tasso zero del governo tedesco dicono le medesime cose anche nei riguardi degli Stati Uniti che, tra parentesi, hanno perso ben prima della Francia la tripla A (cioè il massimo dei voti) da parte di tutte le maggiori agenzie di rating. Se l’obiettivo del portafoglio è quindi una diversificazione valutaria e il patrimonio è abbastanza grande da giustificare una pluralità di investimenti, si può pensare di affiancare al dollaro americano anche quello canadese e australiano. Oppure, per non uscire dall’Europa abbandonando però le incertezze dell’euro, si possono prendere in considerazione le corone scandinave. O addirittura lo zloty polacco e la lira turca, ex aspiranti membri dell’euro che si sono trovati la strada sbarrata dalla crisi. E che adesso, con un ulteriore paradosso del momento, raccolgono l’interesse di chi cerca alternative.
     
     http://www.corriere.it/economia/speciali/2012/risparmio/notizie/stringa-risparmia-solo-una-famiglia-su-tre_d88a3fee-b9d6-11e1-88e3-74eab70f59c2.shtml
     

    more
  • Passera: peso fiscale elevato, non vedo spazio per altre tasse
    ''Non credo che la cosa da fare adesso'' sia introdurre nuove tasse. ''L'ammontare del peso fiscale e' molto elevato e non vedo spazio per ulteriori interventi'', ha detto il ministro dello Sviluppo economico, Corrado Passera, parlando a 'Radio Anch'Io' su Radiouno Rai.
    Occorre "maggiore impegno per la crescita ma non abbiamo tutti con noi, gli incontri debbono servire per consolidare il fronte di coloro che si rendono conto che è necessario creare più lavoro in Europa", ha affermato, aggiungendo che "la Germania è portabandiera dei Paesi che danno importanza esclusiva alla disciplina dei conti. Il disagio occupazionale e l'insufficienza della crescita devono essere fronteggiate. L'Europa deve fare di più".
    "L'operazione spending review - ha detto Passera - ha l'obiettivo di evitare un intervento automatico di aumento dell'Iva che non avrebbe effetti positivi sull'economia. L'obiettivo rimane confermato".
    Nel 2013 si candidera' alla elezioni? "Il 2013 è nelle mani di Dio, facciamo bene il 2012", ha risposto il ministro. Ad una candidatura "non posso e non devo pensarci - ha aggiunto -. Questo governo tecnico non deve pensare al dopo perché dobbiamo svolgere il nostro compito e guai a targare elettoralmente questo governo".



     http://www.ansa.it/web/notizie/rubriche/associata/2012/06/19/PASSERA-PESO-FISCALE-ELEVATO-VEDO-SPAZIO-ALTRE-TASSE_7059594.html

    more
  • Inflazione ferma a maggio, +3,2% su anno. Rallenta la corsa del carrello della spesa
    Rallenta l'inflazione a maggio grazie al calo dei prezzi del carburanti, con benefici soprattutto per il 'carrello della spesa'. A maggio l'indice dei prezzi al consumo ha infatti registrato una variazione nulla su base congiunturale, mentre nei confronti dello stesso mese del 2011 segna una lieve frenata passando al 3,2% dal 3,3% di aprile. Lo rileva l'Istat confermando così la stima provvisoria già elaborata. Al momento, comunque, l'inflazione acquisita viaggia intorno al 2,7%. Al netto dei beni energetici e degli alimentari freschi la corsa dei prezzi a livello congiunturale scenderebbe, dice ancora l'Istat, al 2,2% dal 2,3% di aprile Rispetto a un anno prima, spiega ancora l'Istat, il tasso di crescita dei prezzi dei beni scende al 4,0% dal 4,2% del mese precedente e quello dei prezzi dei servizi si porta al 2,1% (era +2,2% ad aprile). Di conseguenza, il differenziale inflazionistico tra beni e servizi diminuisce di un decimo di punto rispetto al mese di aprile. Il rallentamento dell'inflazione, si legge nella nota, risente principalmente della flessione congiunturale dei prezzi dei beni energetici non regolamentati (-1,6%). Per contro, un rilevante effetto di sostegno alla dinamica dell'indice generale deriva dall'aumento su base mensile dei prezzi dei beni energetici regolamentati (+1,7%), interamente spiegato dal rialzo del prezzo dell'energia elettrica (+4,7% rispetto ad aprile). Rallenta anche il rincaro del carrello della spesa. I prezzi dei prodotti acquistati con maggiore frequenza dai consumatori diminuiscono dello 0,1% su base mensile, mentre il tasso di crescita tendenziale scende al 4,2%, con una decelerazione di cinque decimi di punto percentuale rispetto ad aprile 2012 (+4,7%). Nel settore dei beni alimentari, comunque, è confermato l'aumento sul mese precedente di pane e pasticceria del +0,4% e della pasta dello 0,2%; prodotti che crescono su base annua rispettivamente del 3% e del 2,4%. Continua ad aumentare anche il prezzo dello zucchero (+0,4%, +9,4% in termini tendenziali) e, anche a maggio, si registra un rialzo congiunturale del prezzo del vino (+0,4%), in crescita su base annua del 3,9%. Per quel che riguarda invece gli alimentari non lavorati, l'aumento su base mensile dei prezzi, dice ancora l'Istat, è principalmente imputabile al sostenuto rialzo dei prezzi della frutta fresca (+5,6%); ciononostante, rispetto a un anno prima risultano in flessione del 3,9%. Aumenti congiunturali più moderati si rilevano, inoltre, per i prezzi delle uova (+1%, +5% rispetto a maggio 2011), del pesce fresco di mare di pescata (+0,7%) e di quello di allevamento (+1,4%), in aumento in termini tendenziali, rispettivamente, del 3,0% e del 4,9%. Nello stesso comparto, infine, si segnala la diminuzione congiunturale dei prezzi dei vegetali freschi (-3,3%, -1,8% su base annua). Infine l'Ipca, l'indice armonizzato dei prezzi al consumo risulta invariato su aprile e registra un aumento del 3,5% su quello corrispondente del 2011 (era +3,7% ad aprile). Scende dello 0,1% sul mese precedente, invece, l'indice nazionale dei prezzi al consumo per le famiglie di operai e impiegati , al netto dei tabacchi, e una crescita del 3% se confrontato con lo stesso mese dell'anno precedente. 


    http://www.studiocataldi.it/news_adn_asp/news_adn_56027.asp

    more
  • «Tasse su caffè e sigarette non su benzina». E l'Aci lancia la provocazione dello sciopero
    Lo «sciopero» degli automobilisti contro i continui rincari dei prezzi dei carburanti è in programma per il 6 di giugno. Per 24 ore stop ai rifornimenti, alle 20 euro infiliate distributore automatico, alla paziente attesa al benzinaio low-cost vicino al centro commerciale. O almeno è quello che si attende l'Aci che ha organizzato l'iniziativa, alla quale hanno aderito anche alcune associazione dei consumatori, come il Codacons. Ma come può funzionare uno sciopero che sembra andare contro gli stessi interessi della categoria? Non fare il pieno equivale a lasciare la macchina e in garage e milioni di italiani non hanno alternative. C'è da dire poi che forme di proteste simili attuate in passato contro le banche - tipo lo sciopero dei prelievi- non hanno funzionato. Ma Angelo Sticchi Damiani, presidente dell'Automobil Club d'Italia è ottimista: «Vogliamo dare un segnale al governo: basta accise sui carburanti, piuttosto vanno aumentate e su tabacchi e giochi, o sul caffé. Siamo solidali con le popolazioni colpite dal terremoto ma elevare ancora la pressione fiscale significa mandare al collasso milioni di famiglie».
    Già, ma il governo ha bisogno di soldi e subito...«Ma non può funzionare in eterno: la diminuzione dei consumi petroliferi (benzina -16.1% e gasolio -14.3% ad aprile secondo il Ministero dello Sviluppo Economico n.d.r.) sta vanificando l'effetto delle accise statali. Così non ricava più nulla. Anzi, i rincari hanno come effetto diretto quello di far crollare il mercato dell'auto, così lo Stato perde anche l'Iva».
    Come se ne esce?«Riducendo la pressione fiscale su benzina e gasolio che sono i prodotti più tassati in assoluto: il 60% del prezzo è fatto di tasse. Oggi mantenere un'automobile costa a ogni famiglia fra i 3.500 e i 3.800 euro l'anno, capisce che è insostenibile. Un dato su tutti fotografa la realtà: nella giornata di Pasquetta di quest'anno la nostra società di soccorso stradale ha effettuato 2.500 interventi contro i 5.000 dell'anno scorso. E non certo perché le auto sono più resistenti».
    C'è chi dice meno macchine in giro meno inquinamento, un lato positivo c'è almeno?«Sì, ma il parco circolante invecchia rapidamente e tantissimi italiani non possono rinunciare a muoversi con il proprio mezzo privato. Penso alle piccole aziende, agli artigiani, a chi vive fuori dalle grandi città. E inoltre in Italia l'industria automobilistica contribuisce in maniera fondamentale al Prodotto interno lordo».
    L'Aci spesso è stata al centro di polemiche, c'è chi la considera un «carrozzone» inutile. A cosa serve oggi?«E' un giudizio sbagliato e ingeneroso. Siamo un ente complesso che non grava sui bilanci dello Stato. Abbiamo investito tanto per rendere efficiente il Pra e ora funziona. Dobbiamo difendere gli interessi dei 35 milioni di automobilisti italiani e presentarci come interlocutori del governo su temi di sicurezza e mobilità. E lanciare sempre proposte innovative».




     http://motori.corriere.it/motori/attualita/12_giugno_05/sciopero-benzina-6-giugno_7f6a456a-aee3-11e1-8a11-a0e309a9fded.shtml

    more
  • L'iniziativa della Fiat: «Compra un'auto e pagherai il carburante un euro al litro»
    Chi compra un'automobile del gruppo Fiat pagherà benzina e gasolio un euro per tre anni. L'iniziativa del Lingotto è in risposta al caro carburante e arriva dopo l'aumento delle accise di 2 centesimi deciso dal governo per finanziare gli aiuti ai terremotati.

    Al momento dell'acquisto il cliente riceverà una card che permetterà di pagare il carburante 1 euro al litro sulla rete dei distributori Ip sino al 31 dicembre 2015. La carta permetterà un rifornimento totale di 2.000 litri, corrispondenti a circa 45.000 Km, percorrenza media di circa due anni e mezzo di utilizzo.

    Ecco come funzionerà il meccanismo. All'atto dell'acquisto della sua nuova auto, il cliente riceverà una carta attivata dal concessionario. La carta è legata alla vettura acquistata ed è caricata in euro con un quantitativo di litri del combustibile legato al modello scelto.

    Per esempio, se si sceglie una Freemont la carta permetterà un rifornimento totale di 2.500 litri, per una Bravo, una Sedici o un Doblò 2.000 litri, per una Punto e un Qubo 1.700 litri, per una Panda o una 500 1.500 litri.

    Per permettere ai clienti di fruire pienamente dei benefici previsti, la carta sarà utilizzabile fino al 31 dicembre 2015 in uno dei 3.700 distributori IP aderenti sul totale di 4.200 della rete.

    Facendo rifornimento al prezzo bloccato, il cliente Fiat esibirà la carta al gestore e pagherà l'equivalente dei litri erogati al prezzo di 1 euro al litro (ad esempio 10 euro per 10 litri) e l'importo verrà detratto dal totale presente nella carta.

    La differenza tra l'euro al litro pagato dal cliente e il prezzo effettivo del carburante, qualsiasi esso sia nei prossimi tre anni, sarà pagata da Fiat. L'offerta è inizialmente valida per il mese di giugno ma come, ha detto Italia, «sulla base del successo valuteremo se estenderla ai mesi successivi».

    L'offerta viene proposta su tutta la gamma Fiat per le auto nuove non immatricolate in alternativa alle altre promozioni della Casa. I Concessionari - precisa Fiat - avranno comunque la possibilità di aggiungere altre agevolazioni attraverso i propri budget.




    more
  • Disoccupazione da record: quota 10,2%. Senza lavoro il 35% dei giovani
    Vola la disoccupazione e cresce in maniera preoccupante fra i giovani il numero dei senza lavoro. ''Il numero dei disoccupati, pari a 2.615 mila, cresce dell'1,5% (38 mila unita') rispetto a marzo - spiega l'Istat -. Su base annua il numero di disoccupati aumenta del 31,1% (621 mila unita'). Il tasso di disoccupazione si attesta al 10,2%, in aumento di 0,1 punti percentuali rispetto a marzo e di 2,2 punti su base annua''. E' il tasso più alto da gennaio 2004.

    ''Tra i 15-24enni le persone in cerca di lavoro sono 611 mila. Il tasso di disoccupazione dei 15-24enni, ovvero l'incidenza dei disoccupati sul totale di quelli occupati o in cerca, e' pari al 35,2%, in diminuzione di 0,8 punti percentuali rispetto a marzo ma in aumento di 7,9 punti su base annua'', continua l'Istat.

    ''Gli inattivi tra 15 e 64 anni diminuiscono dello 0,1% rispetto al mese precedente. In confronto a marzo, il tasso di inattivita' risulta invariato e si mantiene al 36,6%'', aggiunge l'Istat.

    Ad aprile 2012 gli occupati sono 22.953 mila, in diminuzione dello 0,1% (-28 mila unita') rispetto a marzo. Il calo e' determinato dalla contrazione dell'occupazione maschile. Nel confronto con lo stesso mese dell'anno precedente l'occupazione segna un aumento dello 0,1% (23 mila unita'). Il tasso di occupazione e' pari al 57,0%, invariato in termini congiunturali ma in aumento di 0,2 punti percentuali nel confronto tendenziale.

    ''Nel primo trimestre 2012, il numero di occupati registra una flessione tendenziale dello 0,4 per cento (-81.000 unita'), a sintesi del calo dell'occupazione maschile (-1,2%, pari a -168.000 unita') e del nuovo incremento di quella femminile (+0,9%, pari a 87.000 unita'). La discesa dell'occupazione interessa l'intero territorio nazionale. Nel Nord (-0,3%, pari a -32.000 unita') e nel Mezzogiorno (-0,2%, pari a -15.000 unita') coinvolge la sola componente maschile; nel Centro, dove il calo e' piu' ampio (-0,7%, pari a -34.000 unita'), entrambe le componenti di genere'', continua l'Istat.

    ''Per il secondo trimestre consecutivo emerge una significativa riduzione degli occupati italiani (-155.000 unita', in confronto allo stesso periodo di un anno prima), dovuto esclusivamente alla riduzione della componente maschile. Sebbene con intensita' inferiore al recente passato, prosegue l'incremento dell'occupazione straniera (+36.000 uomini e +38.000 donne)'', conclude l'Istat.

    Nel Vecchio Continente, Eurostat stima che 24 milioni 667mila uomini e donne nell'Ue a 27, di cui 17 milioni 405mila nell'area euro, fossero disoccupate ad aprile: rispetto al mese precedente, sono aumentate di 102mila unita' nell'Ue a 27 e di 110mila nell'area euro. Tra i Paesi membri, il livello piu' basso di disoccupazione e' stato registrato in Austria (3,9%), Lussemburgo e Olanda (5,2%) e Germania (5,4%), mentre quello piu' alto in Spagna (24,3%), Grecia (21,7%, il dato e' relativo a febbraio), Lettonia (15,2%, nel primo trimestre del 2012) e Portogallo (15,2%).

    Per quanto riguarda la disoccupazione civile, ad aprile, nell'Ue a 27 erano disoccupati cinque milioni 462mila ragazzi sotto i 25 anni, di cui 3 milioni 358mila nell'area euro, pari rispettivamente ad un tasso del 22,4% e del 22,2%, contro il 20,9% ed il 20,4% dell'aprile 2011. I tassi piu' bassi sono stati registrati in Germania (7,9%), Austria (8,9%) e Olanda (9,4%), mentre quelli piu' alti in Grecia (52,7% a febbraio) e Spagna (51,5%).




    more
  • Il governatore Visco: «Nel 2012 il Pil -1,5% ma l'Italia si avvicina alla ripresa»
    «Per l'Italia il 2012 non potrà che essere un anno di recessione per le incertezze finanziarie e le drastiche, pur se indispensabili, misure di correzione del bilancio pubblico». Così il governatore della Banca d'Italia, Ignazio Visco, nel corso dell'assemblea annuale di Banca d'Italia. Sono le sue prime "Considerazioni finali" dopo l'addio di Mario Draghi, passato alla guida della Bce. Considerazioni che consentono a Visco, governatore dal novembre 2011, di parlare di economia e dell'eventuale ripresa dell'Italia: «In scenari non troppo sfavorevoli - ha spiegato - la caduta del prodotto interno lordo può essere contenuta intorno all'1,5%. Una ripresa potrà affiorare verso la fine dell'anno, con probabilità tanto maggiore quanto più saranno efficaci gli interventi strutturali volti a migliorare l'utilizzo delle risorse pubbliche e private, quanto più chiara e decisa sarà la coesione mostrata dall'Unione europea».
    IL GOVERNO - Gli interventi in Italia sulle «incisive correzioni dei conti pubblici e sulle riforme strutturali per la crescita avviati durante l'estate sono stati completati e rafforzati dal nuovo governo» ha detto Visco, aggiungendo che con le riforme sono stati conseguiti risultati importanti, ma i sacrifici non possono essere permanenti. «Si è pagato il prezzo di un innalzamento della pressione fiscale a livelli ormai non compatibili con una crescita sostenuta - ha sottolineato il governatore di via Nazionale -. L'inasprimento non può che essere temporaneo. Occorre trovare, oltre a più ampi recuperi di evasione, tagli di spesa che compensino il necessario ridimensionamento del peso fiscale».
    I CONTI - Dal lato dei conti pubblici, il deficit 2012 sarà al di sotto del 3%, mentre nel 2013 il deficit strutturale sarà «vicino» al pareggio e il debito/pil inizierà a ridursi. L'impegno, ha evidenziato Visco, dev'essere «sfoltire e razionalizzare le norme, non far salire la spesa pubblica complessiva». Dai tagli però non devono essere escluse neanche le banche, a partire dai consigli di amministrazione troppo «affollati e costosi»: «Alle aggregazioni tra banche - ha detto Visco - non hanno fatto seguito snellimenti incisivi dell'articolazione societaria dei gruppi e una riduzione nel numero dei componenti degli organi amministrativi». «I primi 10 gruppi - ha spiegato il governatore - contano complessivamente 1.136 cariche, escludendo le società estere, oltre 700 per le sole banche controllate».
    EUROPA - Poi un cenno anche all'Europa e alla Bce: «l'Europa stenta sulla crescita economica - ha spiegato Visco - e i processi decisionali sono ancora lenti e farraginosi e per questo serve un cambio di passo». Sulle imprese e famiglie, indispensabile il ruolo della Banca centrale europea: ha evitato che si abbattesse «una restrizione del credito rovinosa - ha avvertito Visco - senza gli interventi dell'Eurosistema l'effetto della crisi sui debiti pubblici sarebbe stato maggiore».
     
     
    http://www.corriere.it/economia/12_maggio_31/visco-italia-ripresa-pareggio-bilancio_ca074dfc-aafb-11e1-8196-b3ccb09a7f99.shtml

    more
  • Esodati: Fornero, decreto poi soluzione per altri
    Il decreto sui 65 mila salvaguardati dall'allungamento dell'età pensionabile è pronto ma il Governo subito dopo si metterà con le parti sociali a cercare una soluzione per gli altri esodati che sono fuori da questo intervento. Lo ha detto il ministro del Lavoro Elsa Fornero parlando alla Camera per il rapporto annuale dell'Inps. Il presidente dell'Inps, Antonio Mastrapasqua, ha sottolineato che la condizione di tutti gli esodati ''deve trovare una soluzione che valga per tutti, non solo per il contingente'' di 65.000 lavoratori salvaguardati, individuati dal decreto che dovrebbe essere emanato a giorni dal ministro del Lavoro e da quello dell'Economia. Duro la reazione di Susanna Camusso, segretario della Cgil: ''Una soluzione in due tempi per gli esodati e' un disprezzo nei confronti delle persone''.

    INPS: 52% PENSIONI SOTTO 1.000 EURO - Oltre 7,2 milioni di pensionati Inps, pari al 52,1% del totale ha un reddito pensionistico complessivo inferiore a 1.000 euro al mese. Lo si legge nella Relazione annuale Inps sul 2011 secondo la quale il reddito pensionistico medio è di 1.131 euro. Se si guarda al complesso delle pensioni in essere sono sotto 1.000 euro il 77% degli assegni. L'Inps sottolinea come solo il 2,9% dei pensionati 403.000 persone possa contare su piu' di 3.000 euro al mese mentre il 76,2% (oltre tre quarti del totale) deve fare i conti con meno di 1.500 euro. Hanno meno di 500 euro di reddito pensionistico al mese 2,39 milioni di pensionati, il 17,2% del totale. Il reddito pensionistico medio (1.131 euro) dei pensionati e' superiore alla pensione media (770 euro) perche' i pensionati possono essere titolari di piu' trattamenti. Al 31 dicembre 2011, sottolinea l'Inps, i pensionati dell'Istituto erano 13.941.802 (16,6 milioni se si considerano anche i pensionati Inpdap e Enpals), 59% dei quali donne. Le donne percepiscono il 44% del totale degli importi pensionistici mentre gli uomini che rappresentano il 41% del totale dei pensionati possono contare sul 56% dei redditi da pensione. Il reddito pensionistico medio e' di 1.131 euro in aumento del 4,33% rispetto ai 1.084 euro del 2010 (ma il dato risente delle nuove pensioni con importo piu' alto rispetto a quelle estinte). L'importo medio delle pensioni (sia previdenziali che assistenziali) e' pari a 770 euro. Le pensioni previdenziali (ovvero quelle che traggono origine da contribuzione) hanno un importo medio di 859 euro mentre quelle assistenziali valgono in media 399 euro. Il valore medio delle pensioni percepite dalle donne (569 euro) e' notevolmente inferiore a quello dell'assegno medio degli uomini (1.047 euro). Cio' e' dovuto alla maggiore presenza femminile fra i titolari di prestazioni assistenziali (di importo piu' basso) sia ai valori medi delle pensioni previdenziali, piu' basse per le donne (che sono titolari soprattutto delle pensioni di vecchiaia mentre gli uomini sono largamente prevalenti tra i titolari delle pensioni di anzianita' che hanno importi medi piu' alti. Se si guarda agli importi delle pensioni (18,3 milioni di assegni compresi 2,7 milioni di invalidita' civile) quasi la meta' (9 milioni di trattamenti pari al 49,1%) e' inferiore ai 500 euro mentre un altro 27,9% e' tra i 500 e i 1.000 euro (il 77% del totale quindi e' sotto i 1.000 euro). Solo 265.143 assegni sono superiori a 3.000 euro e tra questi solo 20.092 erogati a donne. Il 59,7% delle pensioni erogate a donne e' sotto i 500 euro.

    NEL 2011 1,4 MILIONI LAVORATORI IN CASSA INTEGRATIZIONE - Nel 2011 sono stati interessati alla cassa integrazione oltre 1,4 milioni di lavoratori (il 10,7% del totale dei lavoratori dipendenti) con un calo del 7,6% sul 2010: e' un asltro dato emerso dal Rapporto annuale dell'Inps secondo il quale in media si e' rimasti in cassa due mesi e quattro giorni. Sulla base delle ore effettivamente utilizzate di cig (531,8 milioni di ore a fronte dei 973 milioni autorizzati alle aziende nell'anno) emerge che le unita' lavorative annue non utilizzate nell'intero 2011 sono state 265.942. Ma se per la cassa integrazione ordinaria i conti sono in attivo (1.294 milioni di spesa Inps tra indennità e contribuzione figurativa a fronte di 2.710 milioni di contributi versati dalle aziende) la cassa straordinaria è in rosso con 2.362 milioni di spesa (1.311 le indennità e 1.051 milioni la contribuzione figurativa) a fronte di appena 1.042 milioni di contributi. Per la cassa in deroga la situazione è ancora più preoccupante con 1.355 milioni di costo complessivo nell'anno a fronte di appena 25 milioni di contributi (per la cassa in deroga non sono previsti contributi a carico di aziende e lavoratori come accade per cig e cigs). La spesa per la disoccupazione è stata pari a 6.544 milioni ai quali si aggiungono 5.104 milioni per la contribuzione figurativa (solo 3.481 milioni di contributi versati nell'anno). Per l'indennità di mobilità l'Inps ha speso nell'anno 1.401 milioni di euro e 1.040 milioni per la contribuzione figurativa (a fronte di 640 milioni di contributi versati). I beneficiari dell'indennità di disoccupazione ordinaria non agricola sono stati 494.335 (526.058 i beneficiari della disoccupazione ordinaria agricola). La disoccupazione con requisiti ridotti è stata concessa a 495.891 persone per quella non agricola e 5.810 per quella agricola. Le ore di cassa integrazione autorizzate alle aziende nel complesso nel 2011 sono state 973 milioni con un calo del 18,8% sul 2010.

     
     
     
     
    http://www.ansa.it/web/notizie/rubriche/economia/2012/05/29/Inps-7-2-mln-pensionati-52-sotto-1000-euro_6948139.html

    more
  • Confindustria, Squinzi: «Sulle imprese gravano zavorre intollerabili»
    Non usa mezze parole il presidente di Confindustria Giorgio Squinzi, nel suo primo discorso all'assemblea pubblica dell'associazione all'Auditorium Parco della Musica a Roma. Sulle imprese gravano «zavorre intollerabili», ha sottolineato. Si tratta, spiega, non soltanto del carico fiscale ma anche di una burocrazia che «per i soli adempimenti ci costa 45 miliardi in più rispetto ai migliori esempi nel resto d'Europa» e di un costo dell'energia elettrica più alto in media del 30% rispetto agli altri paesi europei. In prima fila, tra gli altri, i presidenti di Camera e Senato, Gianfranco Fini e Renato Schifani, il sottosegretario alla Presidenza del Consiglio Antonio Catricalà, i ministri Corrado Passera e Filippo Patroni Griffi, il viceministro dell'Economia Vittorio Grilli, il vicepresidente della Commissione Europea, Antonio Tajani, oltre al presidente uscente di Confindustria, Emma Marcegaglia.
    RIDARE FIDUCIA - «Fare l'imprenditore in Italia non è mai stato un mestiere facile. Oggi è diventata una sfida temeraria. La bassa crescita dell'Italia è determinata soprattutto dalla difficoltà di fare impresa», ha detto ancora Squinzi. «Se la riforma delle pensioni è stata severa, ma necessaria, la riforma del mercato del lavoro appare meno utile alla competitività del Paese e delle imprese di quanto avremmo voluto». Poi un passaggio sulla crisi esplosa negli Usa nel 2007 che «ha prodotto danni più gravi in Italia che nella maggioranza degli altri paesi» ora «dobbiamo fermare questa emorragia. Dobbiamo ridare speranza».
    «STATO FACCIA SACRIFICI COME ITALIANI»- Molti gli applausi, soprattutto in un passaggio sui tagli alle tasse. Squinzi ha detto: «Gli italiani stanno sopportando grandi sacrifici e non capiscono perchè l'azienda Stato non possa risparmiare» come fanno imprese e famiglie. Poi nel discorso del neopresidente non è mancato un riferimento al suo predecessore, Emma Marcegaglia. Raccogliendo il testimone «di donna coraggiosa e appassionata», Squinzi ha detto: «Cara Emma i tempi della tua presidenza sono stati molto duri, ma tu sai bene che i miei lo saranno ancora di più».
    GRAZIE A NAPOLITANO -Da Squinzi è arrivato anche un «significativo ringraziamento» al capo dello Stato, Giorgio Napolitano. «L'Italia ha bisogno di lui e di altri come lui - ha detto in apertura della sua relazione- perché in momenti di grande difficoltà economica come l'attuale, viene messo a rischio non solo il benessere, ma anche la tenuta del nostro tessuto democratico, sociale e istituzionale». E un lungo applauso e una standing ovation è arrivata dalla platea per omaggiare il giudice Giovanni Falcone, la moglie Francesca Morvillo e gli agenti della scorta nel ventennale della strage di Capaci. Il sacrificio del magistrato antimafia è stata ricordato in uno dei passaggi della relazione del nuovo presidente di Confindustria, Giorgio Squinzi.
    GIOVANI E IMPRESE - Poi Squinzi è tornato sul lavoro e sullo stato dell'economia italiana : «L'emorragia si misura con le decine di migliaia di imprese che non sono sopravvissute alla crisi - ha sottolineato Squinzi - . Si misura con gli oltre due milioni e cinquecento mila persone che non trovano lavoro. Con il senso di sgomento che attraversa il Paese». Poi un pensiero ai giovani ( «Se non apriamo ai giovani nuove possibilità di occupazione e di vita dignitosa, nuove opportunità di affermazione sociale la parità del futuro è persa non solo per loro, ma per tutti, per l'Italia») e alle imprese («Mai come oggi le imprese hanno bisogno di un buon sistema di relazioni industriali che permetta di lavorare su progetti condivisi all'insegna di una forte unità di azione»).
    DA FARE E DA EVITARE - Infine stono state sono state indicate le «cose da fare» per favorire il lavoro degli industriali. Tra cui, semplificare la pubblica amministrazione, accelerare i pagamenti dello Stato verso le imprese (i ritardi non sono degni di uno stato civile). Poi la ricerca e l'istruzione che «non è un lusso». E un'altra indicazione è stata indirizzata al governo: «Diciamo no a nuovi balzelli o a tasse fantasiose che creerebbero solo incertezza e sfiducia».
    PASSERA: ANNO DI CRISI MA BENE L'INDUSTRIA- Dopo Squinzi, è intervenuto anche il ministro Corrado Passera: «È stato un anno difficile - ha detto riferendosi ai dati sull'export - ma l'industria ha dato prova di grandi meriti. Sulle tasse, invece, ha sottolineato: «È vero in Italia c'è evasione fiscale ma ci sono tanti che pagano e pagano troppo perchè tanti» non pagano le tasse. Poi, l'elogio al lavoro del suo governo: «Il miracolo che Mario Monti ha fatto in questi mesi in termini di presenza convinta e credibile è un qualche cosa che non è misurabile nel breve periodo ma ha rimesso l'Italia doveva doveva stare. Abbiamo evitato il commissariamento». Infine, l'auspicio per gli investimenti infrastrutturali: «Mi auguro che tra 2 - 3 anni, tra soldi pubblici, risorse private , interventi regionali ben orchestrati, si possano avere ulteriori progetti per altri 100 miliardi di euro». 




     http://www.corriere.it/economia/12_maggio_24/squinzi-confindustria-fermare-emorragia-e-ridare-fiducia_68c4a310-a57d-11e1-8ebb-5d15128b15be.shtml

    more
  • Stangata Imu a Napoli, aliquota a 0,5 per la prima casa e 10,6 per la seconda
    Il dado è tratto come si suole dire: salvo colpi di scena dell’ultimissima ora le due aliquote base dell’Imu (Imposta unica municipale) varate dal Comune nel bilancio di previsione dovrebbero essere queste: per la prima casa 0,5; per la seconda 10,6. Vale a dire un punto in più sulla prima casa, è l’aliquota base consigliata dal governo, e tre sulle seconde. Confermata anche l’Irpef progressiva, ci saranno aumenti che riguarderanno soprattutto i redditi sopra i 45mila euro.

    Già oggi il sindaco potrebbe mettere la giunta intorno al tavolo per chiudere il primo documento programmatico dell’era arancione. Simulazioni e conti sono stati fatti e rifatti, così come ogni assessore ha ormai metabolizzato che non potrà avere ciò che chiede perché soldi non ce ne sono. Un bilancio firmato dall’assessore Riccardo Realfonzo che politicamente si può sintetizzare in un motto: chi più ha più pagherà. Un sacrificio chiesto a chi è più fortunato in questo periodo di crisi per garantire i servizi base, ovvero non aumentare i tickets e fare qualche necessario investimento sulle strade, le scuole, la mobilità e le partecipate più strategiche a cominciare da Bagnolifutura.

    Dunque Imu salata e - se anche in maniera modulare - vale per tutti i possessori di immobili. Il range messo a disposizione dal governo è di 0,2 in salita o in discesa per quello che riguarda la prima casa. Con base di partenza 0,5 consigliata. Quello sulla seconda è del 3 in salita o discesa con base di partenza 7,6. Certo in linea teorica il Comune poteva tenere la tassa sulla prima casa allo 0,4. Ma i tagli per oltre 200 milioni - e la struttura stessa dell’Imu - non lo hanno consentito. Perché giova ricordare che rispetto all’Ici, che veniva rimborsata per intero all’ente locale, l’Imu per il 50% finisce nelle casse dello Stato. Di qui l’esigenza di ritoccare le aliquote.

    Il sindaco Luigi de Magistris al riguardo è durissimo: «Gli enti locali sono stati trasformati in una sorta di ammortizzatori sociali nazionali oppure di gabellieri dello Stato, usati come strumenti per fare cassa. È una tassa immorale». Dichiarazioni rilasciate non a caso al portale dell’Anci, l’associazione dei Comuni italiani. «L’Imu è una tassa immorale - ripete - che dobbiamo imporre alle nostre comunità ma le cui entrate ci sono sottratte per affluire nelle casse dello Stato. Francamente se non si registrerà un cambio di marcia da parte del governo, ci troveremo costretti a valutare azioni di protesta a difesa della democrazia che si fonda sulla certezza dei diritti».

    Il rincaro riguarderà tutti gli immobili. La stangata vera e propria arriva sulla seconda casa, termine nel quale si comprendono tutte le tipologie di immobili, dai negozi agli alberghi. La seconda cosa da sottolineare è che il 50 per cento dell’Imu che i Comuni incasseranno finirà nelle casse dello Stato. I numeri per capire bene cosa succede. Il gettito Ici totale vale - come da bilancio previsionale 2011 - poco più di 181 milioni. La prima casa paga 52 milioni, gli altri immobili 128. L’aumento al massimo sulle seconde case allinea Napoli ad altre grandi città come Firenze, Roma, Milano, Bologna e Palermo che già lo hanno fatto. Altri numeri per capire ancora meglio come può incidere pesantemente sugli incassi l’Imu. Il gettito cresce per ogni punto di aliquota di ben 18 milioni e 400mila euro. Un moltiplicatore eccezionale. Stando all’ultimo censimento gli abitanti a Napoli sono 959mila 167. Il gettito pro capite sulla prima casa è di 54,44 euro; sulla seconda 134,20.



    more
  • Istat: allarme Sud, troppe famiglie povere
    Ancora forti disuguaglianze in tema di poverta': al Sud sono povere 23 famiglie su 100, al Nord 4,9 (dati 2010). Il 67% delle famiglie e il 68,2% delle persone povere risiedono nel Mezzogiorno. Lo rileva il rapporto annuale Istat riferendo i dati della poverta' relativa, che riguarda la spesa media effettuata dalle famiglie.

    ASCENSORE SOCIALE LENTO, RISCHIO E' IN AUMENTO -''Bassa fluidita' sociale'' in Italia; le opportunita' di miglioramento rispetto ai padri ''si sono ridotte e i rischi di peggiorare sono aumentati''. Lo dice l'Istat segnalando ''disuguaglianze nelle opportunita' degli individui''. Rara la salita sociale solo l'8,5% di chi ha un padre operaio riesce ad accedere a professioni apicali.

    SOMMERSO TRA 255 E 275 MLD, CON CRISI RISALE - Il sommerso in Italia vale fra 255 e 275 miliardi, cioe' fra il 16,3% e il 17% del Pil. Lo stima l'Istat nel suo rapporto annuale, con riferimento al 2008. Il dato e' in riduzione rispetto al Duemila, quando il peso sul Pil era oltre il 18%. Con la crisi l'area dell'economia sommersa si e' ''verosimilmente allargata''.

    TRA 1993 E 2011 SALARI CONTRATTUALI REALI FERMI - Tra il 1993 e il 2011 le retribuzioni contrattuali in Italia in termini reali sono rimaste ferme. E' quanto si legge nel Rapporto annuale Istat secondo il quale la crescita per le retribuzioni di fatto è stata di quattro decimi di punto l'anno.

    +1,7 MLN OCCUPATI TRA 1995 E 2011 MA SUD ARRETRA - Gli occupati in Italia sono aumentati tra il 1995 e il 2011 di 1,66 milioni di unità (+7,8%) ma la crescita si è concentrata nel Centro Nord mentre il Sud ha fatto un passo indietro (da 6,4 a 6,2 milioni di lavoratori). E' quanto emerge dal Rapporto annuale Istat. Nello stesso periodo l'occupazione nei paesi Ue15 è aumentata di 24,7 milioni di unità (+16,6%). Tra il 1993 e il 2011 gli occupati maschi sono scesi di 40.000 unità mentre le occupate sono passate da 7,6 a 9,3 milioni (1,5 mln in più nel Centro Nord, 196.000 al Sud).





    more

Apri un comitato "Liberi da Equitalia"

Cerca nel blog

NOTIZIE DA FORO DI NAPOLI

_________________________________