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Prezzi luce e gas più alti d'Europa penalizzate famiglie con consumi alti
I prezzi di luce e gas in Italia restano più alti della media dell'Unione Europea. Questo vale sia per le imprese che per le famiglie anche se, per queste ultime, il divario si sta riducendo. E' quanto emerge dalla relazione dell'Autorità dell'energia al Parlamento, la prima di Guido Bortoni dopo l'insediamento alla guida dell'Authority. "Senza infrastrutture l'Italia sarà condannata a diventare una 'provincia' del gas e non un Paese-snodo che assume un ruolo cruciale nel nuovo contesto sovranazionale", ha dichiarato Bortoni. E il presidente della Camera, Gianfranco Fini, ha avvertito: "Tenendo conto della natura globale" del mercato globale dell'energia e della sua internazionalizzazione "sarebbe autolesionista e miope un rallentamento del percorso di liberalizzazione, o ancora peggio, un ripiegamento su anacronistici o poco efficaci protezionismi nazionali". "Nei prossimi anni - ha sottolineato Fini - ci attende una sfida ineludibile che è quella dell'armonizzazione dei sistemi e lo sviluppo di mercati concorrenziali".
In base alla relazione dell'Authority, oggi a essere più penalizzate sono le famiglie con consumi più alti mentre per quelle con consumi più bassi il prezzo è inferiore del 12% rispetto alla media europea. "Per i consumi più elevati, l'Italia presenta prezzi lordi dell'energia elettrica relativamente più elevati della media europea (+12,3% al lordo delle imposte), sebbene il divario si sia attenuato rispetto al passato" con un calo del 4%. Invece nel secondo semestre 2010 le imprese italiane hanno pagato prezzi dell'energia elettrica, al lordo delle imposte, "superiori alla media europea per tutte le classi di consumo". Analoga la situazione per il gas.
Il confronto con lo stesso periodo dell'anno precedente, riferito alla medesima classe di consumo, "evidenzia in Italia una diminuzione dei prezzi dell'energia elettrica per usi domestici del 4%, contro un incremento medio per i prezzi europei che si attesta intorno al 5%". Con riferimento alle classi di consumo superiori a 5.000 Kwh annui, nel secondo semestre 2010 "i prezzi lordi italiani hanno registrato riduzioni comprese tra l'8% e il 12% rispetto allo stesso periodo dell'anno precedente, mantenendo tuttavia un differenziale notevole rispetto ai prezzi medi europei".
"Nel 2010 il prezzo italiano del gas al netto delle imposte - si legge nella relazione - per un consumatore domestico, si è collocato su livelli in linea con la media europea per tutte le classi di consumo, con scostamenti positivi o negativi inferiori o intorno al 5%. Il prezzo del gas per le utenze domestiche si è collocato a un livello superiore rispetto al prezzo medio europeo se calcolato al lordo delle imposte, con scostamenti positivi progressivamente crescenti per le classi di consumo più alte, in conseguenza di un livello di imposizione fiscale relativamente elevato rispetto alla media dei Paesi europei". Un po' meglio la situazione per le imprese con alti consumi.
Confronto con gli Usa. I prezzi medi europei si mantengono a livelli doppi rispetto a quelli prevalenti sul mercato americano, mentre i prezzi asiatici sono addirittura tripli. Lo sviluppo degli scisti bituminosi, avviato da qualche anno negli Stati Uniti, infatti, "ha non solo ridotto il prezzo di tre volte in quel Paese ma anche portato a un surplus di offerta che si riverserebbe pure sui mercati europei e asiatici, se solo fossero pronte le infrastrutture per l'import/export via Gnl".
L'effetto Libia. "La crisi in Libia non minaccia la sicurezza delle forniture di petrolio ma permane un rischio prezzi", segnala l'Autorità per l'energia e il gas. "Anche togliendo la produzione libica - ha detto Bortoni - rimane un margine più che sufficiente per coprire la domanda attesa nel corso del 2011. Tuttavia, per una serie di motivi, l'ampia disponibilità di greggio non mette i paesi consumatori al riparo da aumenti, pure sostenuti, del prezzo del greggio".
Separazione proprietaria rete gas. L'opzione preferibile per l'Autorità dell'energia resta la separazione proprietaria di Snam rete gas da Eni. "La regolazione della rete di trasporto del gas giocherà un ruolo chiave nel futuro", ha detto Bortoni per il quale è "cruciale l'attività affidata, per espressa volontà delle commissioni parlamentari, al ministero dello Sviluppo economico e all'Autorità di approvare (ciascuno per la parte di competenza) il piano decennale di sviluppo delle reti che il gestore del trasporto gas è tenuto a predisporre, nonché di verificarne l'attuazione".
Bollette più chiare. Tra gli obiettivi che l'Autorità per l'energia intende perseguire c'è l'impegno per bollette più semplici e chiare, e il contrasto ai contratti non richiesti. Bortoni ha parlato della necessità di una "più completa informazione" al consumatore, "conseguibile anche grazie a documenti di fatturazione che ci impegniamo a rendere più semplici e chiari". Inoltre, ha proseguito, "nei mercati liberi è da tempo presente una patologia più deleteria di altre per lo sviluppo e la credibilità della concorrenza: quella dell'attivazione di contratti di vendita non richiesti". Bortoni si è quindi rivolto alle aziende, avvertendo che tali comportamenti le danneggiano proprio sul piano della fiducia del cliente finale.
Fini: "Irrisolto il problema concorrenza tra fornitori". Nel suo intervento Fini ha sottolineato anche come resti "ancora irrisolto il problema di garantire sul piano nazionale una reale concorrenza tra i fornitori di energia elettrica e di gas". "Questo è un campo caratterizzato da distorsioni notevoli - ha spiegato il presidente della Camera - anche se è doveroso prendere atto dell'esistenza di oggettive difficoltà derivanti da consistenti motivazioni di ordine industriale, dalla necessità di elevati investimenti e anche della limitata disponibilità sul mercato di specifiche professionalità".
http://www.repubblica.it/economia/2011/07/06/news/energia_gas-18732831/?ref=HREC1-2
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Doppie bollette, extracosti e contenziosi. Quando cambiare utenza è una via crucis
Due bollette per un contatore. Un telefono per due operatori. Un incubo che vivono migliaia di italiani quando decidono di cambiare fornitore di luce, gas o telefonia fissa. Oppure quando il cambio avviene in modo inconsapevole, con il furto di numero di utenza o falsificazione della firma. Nel primo caso può succedere che il precedente gestore di energia non comunichi l'ultima lettura al nuovo fornitore, o fornisca una lettura presunta (più alta rispetto di quella reale) o un conguaglio sbagliato, cosicché possono passare mesi prima di ricevere la prima fattura del nuovo fornitore.
"Nel 2010 sono arrivati 70mila reclami alle associazioni di consumatori di cittadini che si sono trovati con contratti di fornitura mai richiesti, con in calce una firma falsa; contratti attivati nonostante l'esercizio del diritto di recesso entro dieci giorni; mancate risposte a reclami, che devono arrivare entro 40 giorni come previsto dal garante", spiega il vicepresidente di Federconsumatori, Mauro Zanini: "Senza parlare di bollette gonfiate e fatturazioni errate: lo scorso anno Enel ha emesso 450mila bollette errate, soprattutto in Triveneto, Lombardia ed Emilia Romagna. Tanti lamentano il pessimo servizio di switch-off. Nonostante tutto, dal 2007 alla fine del 2010 il 15% delle famiglie italiane ha cambiato fornitore di energia elettrica, mentre per il gas siamo ancora fermi all'8%".
Il problema, specialmente nel gas, è che c'è poca informazione e l'esistenza di un'azienda, l'Eni, che, oltre a essere proprietaria delle rete di distribuzione, di fatto vende il gas all'ingrosso agli altri operatori concorrenti che, quindi, non possono applicare prezzi competitivi. "Il maggior livello di concorrenzialità del mercato all'ingrosso, il differente assetto delle infrastrutture di trasporto e distribuzione, e la presenza di apparecchiature e sistemi di misura più avanzati hanno favorito un maggior sviluppo del mercato elettrico rispetto a quello del gas naturale. L'Autorità sta lavorando su questi elementi per ridurre le asimmetrie" spiega Massimo Ricci, direttore Mercati dell'Authority dell'energia.
Nel settore elettrico c'è stata una riduzione di oneri stimabile in oltre 4,5 miliardi di euro all'anno, rispetto al 1999. Tra le proposte allo studio c'è la revisione periodica del regime di "maggior tutela" dell'elettrico "che consentirebbe di acquisire elementi per un'eventuale revisione degli attuali assetti se si evidenziasse un insufficiente sviluppo della concorrenza. Revisione che potrebbe essere su base biennale, attuata attraverso un'istruttoria dell'Autorità, per valutare ulteriori possibili misure di promozione della concorrenza".
Le associazioni di consumatori nel 2010 hanno inoltrato tremila domande di conciliazione paritetica, ossia protocolli di conciliazione con i principali operatori del mercato (Eni, Enel Sorgenia ed Edison), cui si ricorre se i gestori non rispondono al reclamo entro 40 giorni in modo pertinente ed esaustivo. Lo strumento della conciliazione paritetica, che nel settore dell'energia inizia a decollare ora, è a pieno regime nel settore della telefonia. Le azioni sanzionatorie del Garante delle comunicazioni (Agcom) nei confronti degli operatori nel 2010 hanno fatto rientrare nelle tasche dei consumatori 10 milioni di euro, in forma di indennizzo, grazie ai processi di conciliazione attivati dai Corecom, gli organismi di controllo regionale delle comunicazioni.
"Nel 70% dei casi di conciliazione paritetica si sono registrati dei successi. Il tutto è gratuito e l'udienza di conciliazione arriva in 30-60 giorni - fanno sapere dall'Agcom - . In questi anni è diminuita la quota di denunce all'Agcom nei confronti di Telecom per passaggio non richiesto a nuovo operatore (15%), sorpassata da Teletu (20%). Teletu ha richiesto di non essere sanzionata finanziariamente ma con il cosiddetto "impegno" a tenere comportamenti corretti", ma l'Autorità non lo ha concesso e l'operatore ha dovuto rimborsare centinaia di migliaia di euro ai consumatori truffati.
Le azioni sanzionatorie hanno portato in soli due anni alla riduzione a un decimo del numero delle denunce pervenute all'Autorità, passando dalle 1.167 del primo bimestre del 2009 alle 128 dell'ultimo bimestre di quest'anno. "Anche noi abbiamo visto ridurre del 30-40% l'avvio di procedure di conciliazione" osserva Rosario Trefiletti, presidente di Federconsumatori: "Però la cattiva gestione del processo di apertura del mercato delle tlc ha condizionato negativamente i cittadini quando hanno avuto la possibilità di cambiare gestore dell'energia, terrorizzati di incorrere negli stessi problemi della telefonia fissa. Ora l'intoppo è nei nuovi servizi che servono realmente ai cittadini, cioè la banda larga, ancora troppo cara e troppo lenta, sovraccarica di contenuti. E i costi ricadono sempre sul cittadino, non sulle aziende che sulla rete si arricchiscono, come Google e Facebook".http://www.repubblica.it/economia/2011/06/21/news/cambio_utenze-17991511/?ref=HREC1-11
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Dl Omnibus, passa fiducia alla Camera. Pisani: "E' un errore negare il referendum agli italiani. Assurdo recupare più fondi per la Cultura aumentando l'accisa. A pagarne le spese sono sempre i cittadini!"
La Camera vota la fiducia al decreto omnibus con 313 sì e 291 no e due astenuti. Il decreto prevede Stop alle centrali nucleari e al referendum; aumento delle tasse sulla benzina per finanziare la Cultura; nuovo ruolo per la Cassa Depositi e Prestiti per difendere le aziende italiane dalle scalate straniere; Risorse per Pompei; proroga del divieto dell'incrocio tra Tv e giornali. Sono queste le principali norme contenute del decreto omnibus, su cui il governo ha ottenuto la fiducia.
Riguardo al nucleare il decreto inizialmente prevedeva una moratoria di un anno del programma nucleare, ma un emendamento del governo approvato in Senato abroga tutte le norme che riguardano la realizzazione di impianti nucleari decise con la legge 99 del 2009. Il decreto stabilisce che tra un anno il Governo vari una Strategia energetica nazionale, nella quale non é esclusa l'opzione nucleare. L'emendamento eviterebbe il referendum del 12 giugno e secondo l'opposizione differisce a tempi migliori una scelta sul nucleare che altrimenti sarebbe preclusa dalla vittoria del "no" nelle urne.
“Nonostante il testo della normativa sia passato alla Camera con il voto di fiducia riteniamo che i cittadini abbiano il diritto di pronunciarsi con il referendum – commenta l’avvocato Angelo Pisani, Presidente dell’associazione NoiConsumatori -. La legge fatta passare dal Governo infatti nei commi 1 e 8 non esclude la realizzazione di centrali che può avvenire per volontà della Presidenza del Consiglio dei Ministri. In base a ciò riteniamo fondamentale il referendum che dà la facoltà ai cittadini di esprimere la propria opinione che non deve e non può essere ‘insabbiata’ dal Governo. E’ inconcepibile cercare di svuotare il significato del referendum, strumento fondamentale per le scelte dei cittadini! Il popolo italiano non può essere privato del suo diritto alla libertà di voto e dei principi democratici”. “Inoltre ricordiamo che – continua Pisani – il decreto prevede più fondi alla Cultura ma i soldi verranno ricavati dall’aumento dell’accisa che causerà enormi ricadute sui costi diretti per i carburanti con conseguenze consistenti sul tasso d’inflazione. Il Governo prende in giro i cittadini speculando sui loro portafogli già messi a dura prova dall’aumento dei prezzi della benzina, dell’energia, dei mutui e dei beni di prima necessità. Il Governo chiede agli italiani ulteriori sacrifici - conclude Pisani - ma di fatto non ha varato alcuna soluzione concreta in grado di sostenere ed aiutare le tante famiglie che a causa della profonda crisi economica e della disoccupazione non ce la fanno nemmeno ad arrivare a fine mese!”
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Nucleare, Marcegaglia: non decidere sull'onda del panico
Gli industriali rispettano la moratoria decisa dal Governo sul nucleare ma chiedono che non si prenda alcuna decisione ''sull'onda del panico''. Lo ha affermato Emma Marcegaglia, presidente di Confindustria, a margine del road show di Torino. ''Dopo quanto accaduto in Giappone - ha detto Marcegaglia - comprendiamo le preoccupazioni. Venerdi' saro' a Parigi all'incontro di tutte le Confindustrie dei paesi del G8 e da li verra' la richiesta di non prendere decisioni sulle politiche energetiche che sono a medio termine sull'onda del panico perche' se faremo scelte sbagliate pagheremo per molto tempo. Rispettiamo il fatto che si prenda un momento di pausa per capire quale sara' il reale impatto della centrale giapponese di Fulushima ma ragioniamo bene prima di prendere decisioni definitive''.
Fonte: http://www.ansa.it/web/notizie/rubriche/economia/2011/04/04/visualizza_new.html_1527479156.html
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Dal 1° aprile in arrivo nuova stangata su energia e gas. Pisani: "Che il Governo intervenga sugli incentivi per l'energia rinnovabile! I cittadini vittime degli oneri che gravano sul bilancio statale!E i campani avranno la peggio"
In arrivo una nuova stangata per gli italiani. L’autorità per l’energia elettrica e per il gas ha comunicato ieri che dal primo aprile le tariffe dell'energia elettrica aumenteranno del 3,9% e quelle del gas del 2%, con un aggravio complessivo sulle bollette di 37,5 euro su base annua per famiglia.“Siamo davanti all’ennesimo salasso a danno del portafogli degli italiani – commenta l’avvocato Angelo Pisani, Presidente dell’associazione NoiConsumatori.it -. Tali aumenti sono il frutto delle conseguenze dei rincari sul prezzo della benzina e del metano derivanti dalla crisi libica. E le autorità in merito non hanno fatto nulla finora per eliminare le accise. Se il Governo non interviene nemmeno sugli incentivi relativi alle fonti di energia rinnovabile, che porterebbero un netto risparmio economico in bolletta alle famiglie italiane, la situazione è destinata a peggiorare. Il Governo continua a far pesare sui cittadini le incombenze presenti nel bilancio statale”."Ricordiamo che in Campania la situazione è ancor più grave - conclude Pisani -. Record del prezzo della benzina e dal 1° aprile anche rincaro del trasporto pubblico. La vita qui è insostenibile e le istituzioni, sia locali che nazionali, continuano a non alzare un dito!"
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I Comuni italiani preferiscono il rinnovabile. Pisani: "L'alternativa al nucleare è concreta. Che il Governo investa in questa direzione considerando la volontà dei cittadini!"
Cresce il ricorso alle fonti energetiche rinnovabili da parte dei Comuni in Italia. Sono infatti 7.661 i Municipi che ospitano almeno un impianto che produce energia da fonti rinnovabili, pari al 94% degli Enti. I dati si riferiscono al rapporto annuale di Legambiente sui Comuni rinnovabili, realizzato con il contributo di Gse e Sorgenia e presentato oggi a Roma. La crescita è impressionante e riguarda ognuna delle fonti pulite. Sono 7.273 i Comuni del solare, 374 quelli dell'eolico, 946 quelli del mini idroelettrico, 290 i Comuni della geotermia e 1.033 quelli che utilizzano biomasse e biogas. Aumenta quindi significativamente il contributo energetico delle rinnovabili che nel 2010 ha coperto il 22% dei consumi elettrici complessivi, grazie a 200 mila impianti distribuiti nel territorio“I dati presentati oggi – commenta l’avvocato Angelo Pisani, numero uno dell’associazione NoiConsumatori – dimostrano che l’alternativa all’energia nucleare è una realtà. Oltre all’accesso sempre più concreto del cittadino al rinnovabile che determina un netto risparmio economico per ogni singolo nucleo familiare grazie ad impianti eolici, a pannelli solari istallati sui tetti delle case, le fonti alternative sono importanti anche per il rispetto dell’ambiente e del territorio. Che il Governo si impegni nell’incremento delle energie rinnovabili invece di prendere tempo sulle fonti nucleari altamente rischiose per la salute dei cittadini e per l’ambiente. Anziché bloccare gli investimenti in questa direzione, crediamo sia invece necessario aumentare sempre più gli interventi a sostegno delle fonti rinnovabili. In questo modo i cittadini saranno maggiormente tutelati in ogni aspetto della vita quotidiana. Lo Stato ha il dovere e la responsabilità di considerare prima di tutto la volontà dei comuni italiani”.
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Nucleare, approvata moratoria di un anno. Pisani: "E' una presa in giro. Il Governo sta prendendo tempo con gli italiani!"
Dodici mesi di moratoria e 24 mesi per l'elaborazione della strategia nucleare. E’ questo il periodo di tempo , proposto dal Ministro per lo Sviluppo Economico Romani, che il consiglio dei ministri ha indicato oggi per l'iter del ritorno all'atomo. Nel provvedimento correttivo al decreto 31 sulla localizzazione dei siti, la strategia era infatti prevista originariamente a distanza di tre mesi dall'approvazione del provvedimento. Ora, con l'approvazione della moratoria di un anno, il termine per la definizione del piano programmatico è invece spostato ulteriormente in avanti a 24 mesi da oggi.
"E’ una manovra che vuole svuotare il senso del referendum sul nucleare – ha detto Angelo Pisani, Presidente di NoiConsumatori -. Il Governo vuole solo tenere a bada gli italiani perché sa che sono in disaccordo sulla questione delle centrali e spera di far finire la polemica nel dimenticatoio. La verità è che lo Stato sta prendendo tempo e non si preoccupa affatto della salute dei cittadini e dell'ambiente. Non si ha alcuna volontà di investire sulle energie rinnovabili, in realtà il Governo ha già deciso in cuor suo! Con questa moratoria gli italiani vengono presi per l’ennesima volta in giro da uno Stato che pensa solo ai propri interessi!"
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Nucleare, tre italiani su quattro dicono "no" alle nuove centrali
E' un bollettino carico di pessime notizie per il governo il sondaggio sul sentimento degli italiani rispetto al nucleare realizzato dalla Gnresearch. I risultati delle risposte fornite dal campione di mille cittadini rappresentativi dell'intera popolazione nazionale alla società internazionale di ricerche di mercato pubblicati in anteprima su Repubblica.it fotografano infatti un quadro decisamente negativo non solo per le aspirazioni di un ritorno all'energia atomica, ma anche per le ricadute sul consenso nei confronti della maggioranza. Circa tre italiani su quattro non vogliono infatti la realizzazione di nuovi impianti nucleari, giudicano negativamente le politiche del governo nei confronti delle energie rinnovabili e si dicono pronti ad andare a votare all'imminente referendum per bloccare i piani dell'esecutivo. Entrando nel dettaglio del sondaggio il dissenso popolare per le scelte energetiche di Palazzo Chigi appare poi ancora più evidente e strutturato. Il 59% degli intervistati si dice "molto contrario" alla costruzione di nuove centrali. A questa opposizione va poi aggiunta quella del 17% che si definisce "abbastanza contrario", per un totale di oltre il 75%. A preoccupare gli italiani non sono tanto gli eventi "straordinari" come il terremoto giapponese, ma piuttosto l'ordinaria amministrazione. "L'impatto negativo sull'ambiente e sulla salute dei cittadini, anche in assenza di incidenti o errori umani" è temuto dal 45%, lo "smaltimento delle scorie radioattive" dal 29%, il "rischio di incidenti dovuti ad errori umani" dal 15% e il "rischio di incidenti dovuti ad eventi naturali" dall'11%. Temi che evidentemente condizionano anche i fautori dell'atomo. Circa il 20% di questi ultimi, malgrado il loro consenso al nucleare, si dice infatti "abbastanza" o "molto contrario" all'eventuale costruzione di una centrale nella sua regione.Se ben il 90% degli italiani ha comunque ben presente che la nostra dipendenza energetica da altri paesi è un tema "molto" (59%) o "abbastanza" importante (30%), una schiacciante maggioranza del 69% ritiene che la soluzione per risolvere il problema sia il ricorso "esclusivamente alle energie rinnovabili". Una scelta per la quale il 37% degli italiani sarebbe "certamente" disposto a pagare un qualcosa in più in bolletta e un altro 39% lo sarebbe "probabilmente".A fronte di questa predisposizione non meraviglia quindi che il 43% giudichi "molto negativamente" i provvedimenti del governo sulle rinnovabili 2 (leggi decreto Romani) e un altro 29% li ritenga "abbastanza negativi".Per far valere queste opinioni gli italiani si dicono quindi in larga maggioranza (70%) pronti a recarsi alle urne in occasione del prossimo referendum sul nucleare mentre un altro 71%, alla domanda "cosa voterebbe nel caso decidesse di andare a votare" risponde "contro il ritorno delle centrali atomiche".Davanti a questo quadro davvero pesante non sembrerebbero aver sortito effetti positivi per l'immagine dell'esecutivo neppure le repentine frenate 3 annunciate da diversi esponenti del governo. Per ben il 56% degli intervistati la pausa di riflessione auspicata dai ministri Romani e Prestigiacomo altro non è che "una scelta di convenienza per non perdere consensi", mentre solo il 39% pensa che la motivazione vada ricercata in una "concreta preoccupazione per la salute e la sicurezza dei cittadini". Valutazioni che pesano sul giudizio complessivo dato all'operato dei due ministri. Né il responsabile dell'Ambiente né tantomeno quello dello Sviluppo economico superano infatti il 4,5 in pagella.
Fonte:http://www.repubblica.it/ambiente/2011/03/22/news/sondaggio_atomo-13943258/?ref=HRER2-1
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Centrale solare di Teggiano, ridotta a metà per troppi furti. Pisani: "Sono stati stanziati tanti soldi e nulla è stato destinato per un sistema di sicurezza, Tutto ciò è frutto della negligenza delle isitituzioni!"
Centrale solare a Teggiano, nel salernitano. Una risorsa per rispettare l’ambiente, una risorsa per la sicurezza dei cittadini. Se Non fosse che da oltre sei anni ormai, l’impianto per trarre energia dal sole opera in modo ridotto: ben 2.400 pannelli in meno sugli iniziali 7.400. Tutti rubati dal 2004. I ladri agirono praticamente indisturbati, perché l’impianto non era sottoposto a nessun tipo di sorveglianza. I pannelli da allora non sono stati più sostituiti. La centrale fotovoltaica, che fu progettata per produrre 500 kilowatt ogni ora, arriva a fatica a generarne più di 340. All’epoca della sua costruzione, nel 2001, furono spesi novecentomila euro con fondi comunitari. Fu garantito un impianto all’avanguardia ed altamente tecnologico. Peccato che non sia stato lo stesso per il sistema di sorveglianza, completamente assente. Sulla vicenda il sindaco di Salerno, Vinceno De Luca, assicura: «Entro sette, otto mesi metteremo i pannelli mancanti. I nuovi pannelli sono dotati di sistema di rilevamento satellitare». “E’ davvero una vergogna – commenta Angelo Pisani, Presidente dell’associazione NoiConsumatori.it -. Possibile che siano stata stanziati così tanti soldi e non si sia pensato subito ad un sistema di sicurezza? Per anni i ladri hanno trafugato l’impianto e mai nessuno ha fatto nulla! Una grande risorsa persa per il nostro territorio! Un abbandono assurdo ed insensato che delinea solo un grande spreco di soldi! Immaginiamo che importanza poteva avere questa centrale proprio in un momento come questo, in cui la questione nucleare è tra le più scottanti della Regione e dell’intero Paese. Come al solito le negligenze delle scelte e delle politiche si riversano direttamente sulla vita dei cittadini! Adesso, in base alle promesse fatte, si dovrà aspettare quasi un anno per il ripristino dei pannelli, un' ulteriore spesa che poteva essere evitata anni fa con decisioni e politiche giuste!”
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Nucleare, il Governo tira il freno. Romani: "Fermiamoci un attimo"
Il governo tira il freno a mano sul nucleare. Incalzato dal disastro giapponese e da un dibattito sempre piu' acceso, l'esecutivo affida al ministro dello Sviluppo economico, Paolo Romani, cui fanno eco le prese di posizione di Berlusconi, Bossi e, ancora di piu', della Prestigiacomo (''e' finita, bisogna uscirne''), il compito di togliere il piede dall'acceleratore dell'atomo. Romani ha scelto un contesto energetico, l'inaugurazione del cavo sottomarino Lazio-Sardegna di Terna, per giocare la carta della prudenza: ''Quello che e' successo in Giappone, un momento di riflessione lo deve dare'', ha detto, invitando il ''sistema Paese, il governo, i tecnici a fermarsi un attimo e capire cosa sia meglio fare''.
Nessun dettaglio temporale su questa ''pausa di riflessione'', che ''deve consentire di capire cosa sta accadendo'' e in particolare se gli stress test sulle vecchie centrali decisi dall''Europa ''diano sicurezza e informazioni''. In ogni caso, ha concluso ribadendo la propria ferma convinzione sull'opportunita' della scelta nucleare, ''non si possono fare scelte che non sono condivise da tutti''. Se quella di Romani e' una frenata, di vera e propria marcia indietro si puo' parlare per il ministro dell'Ambiente Stefania Prestigiacomo: ''E' finita, non possiamo mica rischiare le elezioni per il nucleare'', e' il de profundis recitato dal ministro nei corridoi di Montecitorio. Adesso ''bisogna uscirne, ma in maniera soft. Ora non dobbiamo fare niente. Si decide tutto tra un mese''. I segnali mandati dai due ministri sono abbastanza chiari, ma prima di prendere decisioni e' la sicurezza che va messa al centro. Lo avrebbe detto anche il premier Silvio Berlusconi, convinto che, in questo momento, ci si debba affidare all'Unione europea. In ogni caso, ha avvertito Bossi senza entrare nel merito delle dichiarazioni di Romani sulle centrali, che a questo punto sembrano sempre piu' lontane, ''decide il territorio''.
Fonte: http://www.ansa.it/web/notizie/rubriche/speciali/2011/03/11/visualizza_new.html_1557155833.html
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Nucleare, la Campania favorevole ma ci sono ostacoli e pericoli
La tragedia che ha colpito in questi giorni il Giappone ha focalizzato l’attenzione sulla questione dell’energia nucleare anche in Italia. Due sono le fazioni: chi ritiene il nucleare una risorsa strategica, chi invece lo denigra perché considerato altamente pericolso. Giochi politici a parte, ci sono regioni che son già ad altro rischio sismico, vulcanico e idrogeologico e che non potrebbero “reggere” ulteriori pericoli. La prima della lista è la Campania che ha dato il parere favorevole al decreto legislativo del governo sulla i localizzazione degli impianti nucleari e dei depositi di rifiuti.In questo scenario il presidente della Regione Campania, Stefano Caldoro, mette in guardia su alcuni punti:. “La preoccupazione del mondo – afferma - deve guardare innanzitutto alla salute e alla sicurezza dei cittadini. La scelta del nucleare è una scelta mondiale, europea. Abbiamo centrali al di là delle Alpi, nel bacino del Mediterraneo e ne avremo a cento chilometri da noi. E come abbiamo visto il mare non ti difende e noi compriamo l’energia nucleare da questi paesi, fatta in centrali che noi non controlliamo”. “E’evidente - aggiunge il governatore - che ci sono alcune regioni, con la Campania in testa, che hanno problemi sismici o idrogeologici. Ribadisco che però si tratta di una scelta mondiale da fare senza paletti ideologici».Sulla questione interviene anche il presidente di NoiConsumatori.it, l’avvocato Angelo Pisani che si dice “contrario al nucleare e soprattutto ad eventuali installazioni di centrali in Campania. Che la nostra regione faccia un passo indietro”.
“Come già evidenziato da Caldoro, la Campania è già una regione a rischio – continua Pisani -, se a questo aggiungiamo anche il pericolo nucleare, con centrali predisposte in zone non lontane dai centri abitati, allora vuol dire che la salute dei cittadini è l’ultimo dei pensieri del Governo. La tragedia che ha colpito il Giappone costituisce il chiaro segno dei rischi a cui andiamo incontro. E’ necessario un confronto fra tutte le regioni italiane in quanto al momento solo quattro, quindi in netta minoranza, si sono dichiarate favorevoli al nucleare non calcolando rischi e conseguenze. Crediamo che il Governo così come la Regione debbano fermarsi a riflettere e pensare al bene dei cittadini. Le energie alternative come l’eolico e il fotovoltaico rispettano l’ambiente e la salute delle persone. Ad oggi ci rendiamo conto che lo Stato non sta muovendo un dito per affrontare la situazione”.
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Giappone, le ore della disperazione. Paura nucleare, black out a Tokyo
TOKYO - La parte Est del Giappone potrebbe risentire di una sospensione dell'energia elettrica su larga scala se il consumo non verrà ridotto. La produzione di energia elettrica è scesa a causa di danni alle strutture nucleari provocati dal terremoto. L'avvertimento arriva dal ministro dell'Industria. A causa della ondata di freddo che sta colpendo il Giappone orientale, il consumo energetico è aumentato drasticamente, nonostante le interruzioni programmate su scala geografica, ha detto Banri Kaieda durante una conferenza stampa. La temperatura è scesa notevolmente a partire da mercoledì notte nelle zone servite dalla Tokyo Electric Power Company (Tepco), che gestisce gli impianti nucleari a Fukushima, arrestati dopo il disastro di venerdì. Se le imprese e i cittadini non fanno tutti gli sforzi possibili per ridurre al minimo il consumo di energia, la megalopoli di Tokyo potrebbe essere immersa nelle tenebre da questa sera. «Questa mattina già il consumo era quasi pari alla produzione, il che significa che questa notte, quando il fabbisogno ha il tradizionale picco di consumo, sarà di gran lunga superiore all'offerta e porterà ad un black out senza preavviso e su larga scala», ha avvertito.La tv di stato giapponese Nhk ha detto che a causa delle radiazioni a Fukushima non è possibile utilizzare i cannoni ad acqua.Il Presidente della Commissione per la regolamentazione del nucleare USA, Gregory Jaczko, denuncia la gravità della minaccia posta dalla situazione della centrale nucleare di Fukushima. Secondo gli esperti americani, almeno uno dei reattori della centrale, il numero 4, pone pericoli molto più gravi di quanto riconosciuto dal governo giapponese. Jaczko ha denunciato che non vi è più acqua, o ve ne è in pochissima quantità, nella piscina in cui si trovano le barre di combustibile usato al reattore numero 4 della centrale di Fukushima Daiici. Le barre, e le radiazioni che emettono, sono quindi quasi completamente, o completamente, esposte all'atmosfera. «Riteniamo quindi che i livelli di radiazione siano estremamente elevati, possibilmente con un impatto sulla capacità di adottare misure correttive», ha quindi affermato. «Non possiamo entrare e controllare, ma stiamo osservando attentamente i dintorni dell'edificio e non sono emersi problemi particolari», ha dichiarato Hajime Motojuku, portavoce della Tepco. «Non siamo stati in grado di essere sul posto, quindi non possiamo confermare se ci sia o meno acqua rimasta», ha ammesso poco dopo un portavoce dell'agenzia per la sicurezza nucleare giapponese, Yoshitaka Nagayama. Un'altra piscina per le barre usate, al reattore numero tre, sta velocemente perdendo acqua, e potrebbe presto trovarsi nelle stesse condizioni di quella del reattore quattro, ha aggiunto Jaczko. Lo scenario più grave, secondo gli esperti americani, è quello in cui tutti i tecnici debbano essere fatti evacuare da Fukushima, lasciando tutte le barre di combustibile dei reattori a fondersi, con la conseguente ulteriore diffusione di radioattività.
Fonte:http://www.ilmattino.it/articolo.php?id=142169&sez=MONDO
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Energia atomica, il governo in affanno "Centrali solo in Regioni che dicono sì"
Sarebbe un errore congelare il piano per il nucleare in Italia dopo l'emergenza giapponese, ma le Regioni italiane stiano tranquille: le centrali non verranno costruite nel territorio di chi negherà il suo assenso. Così, nella seduta delle commissioni Ambiente e Attività produttive della Camera svoltasi ieri sera, il sottosegretario allo Sviluppo economico Stefano Saglia cerca di frenare l'allarmismo sul nucleare. E, pur di rassicurare le amministrazioni locali, va persino oltre quanto previsto dal piano. Poco più di un anno fa, la Cassazione ha infatti stabilito che, per la costruzione di un impianto nucleare, lo Stato ha l'obbligo di chiedere un parere alle Regioni interessate, parere però "non vincolante" rispetto alla decisione. E, a fine 2010, la Consulta aveva boccuato le leggi regionali con cui Puglia, Calabria e Campania avevano "vietato" il nucleare nel loro territorio, legiferando in una materia che è specifica competenza del governo centrale. Ebbene, per Saglia quel parere regionale ora diventa politicamente vincolante: "Non si potranno realizzare le centrali nucleari nelle Regioni che si esprimeranno negativamente sulla localizzazione degli impianti nel loro territorio e il programma energetico nucleare non potrà essere realizzato in assenza di una totale condivisione delle comunità territoriali coinvolte" ha volutamente sottolineato ieri sera il sottosegretario. Dal canto loro, le commissioni Ambiente e Lavori pubblici e attività produttive della Camera hanno espresso parere favorevole, con condizioni, sul decreto legislativo correttivo sulla localizzazione dei siti nucleari. Il dlgs si è reso necessario dopo che la Consulta aveva deciso che il parere delle regioni è obbligatorio anche se non vincolante. Il Pd è uscito al momento del voto, l'Idv ha votato contro. A favore, insieme alla maggioranza, anche Fli e Udc (ma Savino Pezzotta, Udc, si è astenuto). Il sottosegretario Saglia ha confermato che martedì dovrebbe arrivare il parere del Senato e mercoledì il Consiglio dei ministri approverà il decreto legislativo in via definitiva. Sulla questione nucleare è intervenuta il ministro dell'Ambiente, Stefania Prestigiacomo, rispondendo nel corso del "Question Time" alla Camera a due interrogazioni di Idv e Pd: "Il Governo intende affrontare la questione della sicurezza nucleare in ambito europeo, uniformando le proprie scelte a quelle che verranno assunte in sede di Unione Europea". "É stato deciso di svolgere degli stress test nelle centrali nucleari europee - ha spiegato la Prestigiacomo -. L'Italia seguirà con particolare attenzione gli esiti di questi test". Per il ministro "è sbagliato e irresponsabile prendere decisioni sull'onda emotiva. Al governo stanno a cuore innanzitutto la salute e la sicurezza dei cittadini. Questa è sempre la priorità. Speriamo e ci auguriamo che al di là della propaganda si possa sviluppare un dibattito non ideologico. L'energia non è nè di destra nè di sinistra". Nella sua controreplica, Antonio Di Pietro ha accusato la Prestigiacomo: "Lei, signor ministro, ha detto una bugia clamorosa - afferma il leader di Idv -. Perché il commissario europeo ieri ha affermato che 'l'Unione europea deve valutare un'opzione zero sul nucleare dopo gli eventi giapponesi. L'esatto contrario di quello che lei oggi vuole far credere agli italiani. Per questo motivo, noi chiediamo a tutti i cittadini di andare a votare il nostro referendum contro il nucleare". Per i senatori del Pd Roberto Della Seta e Francesco Ferrante, "oggi è stata messa la pietra tombale sul ritorno del nucleare in Italia. Il sottosegretario Saglia ha testualmente dichiarato che il nucleare si potrà fare solo nelle Regioni che diranno di sì alla localizzazione nel proprio territorio. Il che vuol dire che nel nostro Paese l'energia atomica non ci sarà mai, perché nessuna Regione, comprese quelle amministrate dal centrodestra, intende dare l'assenso". Il ministro dello Sviluppo economico, Paolo Romani, ribadisce il suo favore al nucleare ma ammette che oggi "all'ordine del giorno c'è il problema sicurezza". "Dobbiamo dare informazioni precise alla pubblica opinione, non possiamo nascondere nulla - dichiara ai cronisti in Transatlantico -. Le decisioni non devono essere prese dalla pancia o sull'onda delle emozioni ma sulla base di dati precisi". "E' da verificare se le centrali esistenti in Europa siano in grado di assicurare la sicurezza - chiarisce Romani -. Il problema non è italiano, è stato deciso di fare un coordinamento in Europa per eseguire gli stress test". La seduta notturna era stata convocata dopo la sospensione di quella pomeridiana a causa dell'assenza di un esponente del governo. Saglia, benché malato, è partito da Brescia per essere presente a Roma a causa dell'indisponibilità di altri esponenti dell'esecutivo. Esecutivo a cui numerosi esponenti del Pd hanno chiesto la "sospensione" del piano alla luce dell'incidente alla centrale Fukushima e delle decisioni degli altri Paesi europei. Un fronte, quello dei contrari al nucleare, cui negli ultimi giorni si sono uniti anche diversi esponenti della maggioranza, a cominciare da vari governatori. Per tutta risposta, Saglia ha chiesto che "la tragedia immane in atto in Giappone non sia connessa con le scelte per il nucleare: si tratta di una catastrofe inimmaginabile, con conseguenze imprevedibili. Dei 55 reattori nucleari presenti in Giappone, 11 sono stati bloccati secondo le procedure di sicurezza; solo quattro reattori stanno attraversando una fase critica e, di questi quattro, solo un reattore ha registrato il mancato funzionamento dei sistemi di raffreddamento". Per il sottosegretario, quindi, sarebbe "inopportuna una modifica da parte del governo delle decisioni già assunte sul piano energetico sull'onda emotiva degli eventi catastrofici del Giappone". Quanto alle scelte degli altri Paesi europei, Saglia ha sottolineato "come la Germania si sia limitata a decidere una moratoria sul prolungamento delle centrali nucleari dello stesso modello di quello entrato in crisi in Giappone. Altra questione è invece la necessità di un maggior coordinamento delle autorità nazionali di sicurezza che, anche alla luce delle decisioni del Consiglio dell'Unione europea convocato per il prossimo lunedì 21 marzo, dovrà riguardare anche la fissazione di requisiti di sicurezza degli impianti europei".
Fonte:http://www.repubblica.it/ambiente/2011/03/16/news/nucleare_saglia_solo_nelle_regioni_favorevoli-13674955/?ref=HRER1-1
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Tragedia Giappone, pericolo nucleare. Pisani: "Chiediamo al Governo di bloccare il programma attuale e di puntare su energie alternative!"
Tragedia Giappone. Lo spettro di una possibile contaminazione sta facendo il giro del mondo. La catastrofe ha di nuovo acceso in Italia il dibattito sull’energia nucleare. Sulla questione il presidente di NoiConsumatori, Angelo Pisani, si dice sfavorevole all’energia nucleare, in particolare quella dei cosiddetti reattori di terza generazione, che rilasciano un maggior numero di scorie in tempi più brevi. “E’ necessario riflettere sugli avvenimenti di questi giorni ed interrogarci sulle conseguenze che il nucleare può provocare nella vita quotidiana – continua Pisani -. In primis viene la sicurezza dei cittadini. Il nucleare è insicuro, sprigiona sempre e comunque tossicità, che seppur in quantità minime, sono sempre dannose per la popolazione. Il Giappone costituisce un caso-emblema del rischio che corriamo in caso di terremoti ed altri fenomeni della natura. Nonostante sia stato detto che queste centrali giapponesi fossero a prova di cittadino, sicure da qualsiasi forma di radiazioni e velenosità, adesso si è avuta la prova concreta che non è così e che il pericolo è dietro l’angolo. A nostro avviso occorre riaprire il dialogo con le regioni sul modello energetico da attuare. L’energia nucleare non tutela l’ambiente e non tutela le persone! Chiediamo al Governo di bloccare l’opzione nuclearista presente nel programma attuale e di puntare su altre fonti alternative come l’eolico o il fotovoltaico”.
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innovabili: DLGS, blocco incentivi di 10 anni per chi tenta truffe
Chi tentera' di ottenere contributi per le fonti rinnovabili con ''documenti non veritieri'' o ''dichiarazioni false'' non potra' piu' richiedere incentivi per 10 anni. E' quanto prevede il decreto approvato questa mattina dal Consiglio dei Ministri per evitare le truffe nel settore dell'energia verde. ''Non hanno titolo a percepire gli incentivi per la produzione di energia da fonti rinnovabili, da qualsiasi fonte normativa previsti - si legge nel decreto - i soggetti per i quali le autorita' e gli enti competenti abbiano accertato che, in relazione alla richiesta di qualifica degli impianti o di erogazione degli incentivi, hanno fornito dati o documenti non veritieri, ovvero hanno reso dichiarazioni false o mendaci. Fermo restando il recupero delle somme indebitamente percepite, la condizione ostativa alla percezione degli incentivi ha durata di dieci anni dalla data dell'accertamento''. La misura si applica ''alla persona fisica o giuridica che ha presentato la richiesta, nonche' ai seguenti soggetti: il legale rappresentante che ha sottoscritto la richiesta; il soggetto responsabile dell'impianto; il direttore tecnico; i soci, se si tratta di societa' in nome collettivo; i soci accomandatari, se si tratta di societa' in accomandita semplice; gli amministratori con potere di rappresentanza, se si tratta di altro tipo di societa' o consorzio''.
Fonte: Asca
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In Campania è stop all'energia solare, in crisi lavoro ed investimenti. Pisani: "Che il Governo faccia un passo indietro! Grande danno per i cittadini e per lo sviluppo della regione! C'è troppa disparità tra Nord e Sud"
Energia rinnovabile: In Campania si taglia anche il sole. Ora il Governo punta sull’acqua come . energia rinnovabile penalizzando gli investimenti al Sud. Il neo-approvato decreto legislativo modifica gli incentivi sull’energia e contemporaneamente il provvedimento dell’Esecutivo, approvato dalle Commissioni Ambiente e Attività produttive e sancito dai ministri Paolo Romani e Stefania Prestigiacomo, stabilisce la retroattività rendendo, dunque, la nuova disposizione in vigore anche per gli interventi in essere. Provvedimenti, questi, che mettono in crisi le sicurezze degli investitori e l’enorme quantità di stanziamenti e risorse destinati al Sud Italia: si tratta di circa 50 miliardi di euro di incentivi in 20 anni, pari a 2,5 miliardi all’anno, per raggiungere la quota Ue di 8mila megawatt che rappresentano il 17% delle rinnovabili (basti pensare che la Germania e il Giappone sono già a 52mila megawatt).E pensare che tali risorse vengono pagate dai cittadini tramite un contributo in bolletta. Secondo gli esperti in materia, un terzo di questi fondi, sarebbero dovuti essere stanziati in Campania per la produzione di energie rinnovabili, un settore che attualmente vede impiegati circa 120mila lavoratori.
“Ci troviamo di fronte all’ennesima sottovalutazione e al danneggiamento delle nostre risorse e di conseguenza al blocco di fondamentali investimenti per la regione – spiega il Presidente dell’associazione NoiConsumatori.it, l’avvocato Angelo Pisani -. In questo modo il Governo colpisce la Campania e tutto il meridione dato che la maggior parte dei pannelli solari d’Italia sono proprio istallati qui. Si dovrà così rinunciare ad importanti fondi per la crescita di queste regioni già segnate dalla crisi economica e dagli interessi della criminalità organizzata. Per non parlare dell’enorme danno causato ai tantissimi dipendenti impiegati nel settore energetico: la disoccupazione aumenterà vertiginosamente. Che il Governo faccia un passo indietro! – continua Pisani -. Come al solito a pagarne le conseguenze sono i cittadini che sborsano contributi in bolletta in modo ingiusto e sterile. Il Meridione viene puntualmente penalizzato in queste assurde decisioni. Vogliamo dire basta a questa situazione che non fa altro che marcare sempre più la disparità tra Nord e Sud. Gli interessi politici ed economici logorano le nostre terre!”
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Rinnovabili, Governo approva decreto
“Neanche la mobilitazione di questi giorni di cittadini e aziende, associazioni ambientaliste e di settore, parlamentari di entrambi gli schieramenti, è riuscita a fermare un decreto che avrà effetti gravi e dannosi sulle rinnovabili in Italia, visibili già nel 2011”. Edoardo Zanchini, responsabile energia e infrastrutture di Legambiente, commenta così il decreto legislativo sulle rinnovabili approvato oggi dal consiglio dei ministri.“Per il solare fotovoltaico, imprenditori e cittadini sono lasciati nella più totale incertezza. Solo chi ha già i cantieri aperti e finirà entro maggio avrà sicurezza sugli incentivi. Da giugno entrerà in vigore un nuovo sistema con tariffe più basse ma anche un ‘limite annuale alle installazioni’ che non darà garanzie che vuole investire. Per eolico, biomasse e idroelettrico la situazione è ancora più grave, visto che è prevista l’introduzione di un fallimentare sistema di aste al ribasso, che in passato ha già dato risultati scadenti, e solo a uno sconto sul taglio retroattivo agli incentivi, passato dal 30 al 22%”.Legambiente sottolinea come siano stati stravolti il testo e gli obiettivi per le fonti rinnovabili della Diretiva Europea che si doveva recepire. Per questo chiederà alla Commissione europea di verificare la coerenza del provvedimento Romani con gli obiettivi vincolanti al 2020 e il Piano italiano per lo sviluppo delle rinnovabili presentato pochi mesi fa a Bruxelles.“Le rinnovabili rappresentano una scelta strategica per l’Unione Europea – prosegue Zanchini - con obiettivi vincolanti e puntuali verifiche dello sviluppo nei diversi Stati. Questo decreto va in direzione opposta, toglie certezze agli investitori ed è contro l'interesse dei cittadini italiani e del Paese. Ma la mobilitazione ampia e diffusa dei giorni scorsi dimostra la forza delle rinnovabili e il consenso che hanno tra i cittadini, e servirà a cambiare il decreto nei prossimi mesi e spingere le energie pulite nei territori come unica alternativa all'attuale, costoso e inquinante, modello energetico, e a battere il nucleare”.
Fonte: http://www.legambiente.it/dettaglio.php?tipologia_id=3&contenuti_id=2346
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Informazione su bioraria, Autorità avvia istruttoria su 9 società di vendita
Arriva la tariffa bioraria, arrivano i primi provvedimenti dell'Autorità per l'energia elettrica e il gas in favore dei consumatori. L'AEEG ha infatti intimato a nove società di vendita di energia elettrica di rispettare l'obbligo di informare i clienti finali, con la necessaria tempestività e i dovuti preavvisi in bolletta, sull'entrata in vigore dei prezzi biorari, applicati alle famiglie in modo progressivo a partire dal 1° luglio. Ogni cliente deve infatti essere informato con un preavviso di almeno sei mesi e ricevere note informative allegate alle tre bollette precedenti l'inizio dell'applicazione della nuova tariffa.
Le nove società destinatarie dell'intimazione, annuncia l'Autorità in una nota stampa, sono AceaElectrabel Elettricità S.p.A, Iride Mercato S.p.A., Trenta S.p.A., Hera Comm S.r.l., ASM Energia e Ambiente S.r.l., Azienda energetica S.p.A. Etschwerke ag, Enia Energia S.p.A., AcegasAps Service S.r.l. e A2A Energia S.p.A.
Il provvedimento vuole dunque assicurare la tutela dei consumatori e un'informazione adeguata e puntuale sul passaggio alla bolletta dell'energia elettrica calcolata con le tariffe biorarie. Inoltre, informa la nota stampa, "l'Autorità ha avviato altrettanti procedimenti per l'irrogazione di sanzioni nei confronti delle stesse società di vendita, con l'avvertenza che, in caso di mancato rispetto della suddetta intimazione, le imprese dovranno provvedere alla restituzione di eventuali maggiori addebiti dovuti all'irregolare applicazione dei prezzi biorari; ferme restando però, a beneficio dei clienti, le fatturazioni biorarie che risultino inferiori all'importo che sarebbe derivato dall'applicazione delle precedenti condizioni economiche".
http://www.helpconsumatori.it/news.php?id=28649
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Aiuti di Stato: nuova condanna per l'Italia
(Tribunale Ue, 1.7.2010 T-53/08)
La Repubblica italiana ha nazionalizzato il settore elettrico con legge 6 dicembre 1962, n. 1643, che ha istituito l’Ente Nazionale per l’energia elettrica (ENEL), trasferendo a quest’ultimo alcune imprese dell’industria elettrica (GURI n. 316 del 12 dicembre 1962, pag. 5007; in prosieguo: la «legge n. 1643/62»). Con questa legge, essa ha attribuito all’ENEL il monopolio, nel territorio nazionale, della produzione, importazione, esportazione, trasporto, trasformazione, distribuzione e fornitura di energia elettrica, a prescindere dalla fonte di produzione, prevedendo tuttavia alcune eccezioni. Difatti, l’art. 4, comma 6, della legge n. 1643/62 ha escluso dal processo di nazionalizzazione del settore elettrico le imprese che producevano energia elettrica essenzialmente per l’autoconsumo (in prosieguo: gli «autoproduttori»). All’epoca la società Terni, della quale lo Stato era azionista di maggioranza, operava nel campo della siderurgia, dei prodotti chimici e del cemento. Inoltre, essa possedeva e gestiva impianti idroelettrici la cui produzione era utilizzata essenzialmente per alimentare i processi produttivi della società.
http://www.laprevidenza.it/news/leggi-e-normative/aiuti-di-stato-nuova-condanna-per-l-italia/4784
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Gli obiettivi del Governo nel campo delle fonti energetiche rinnovabili
Entro il 2020 l’ utilizzo delle fonti energetiche rinnovabili dovrà coprire il 17% dei consumi energetici nazionali, in linea con le indicazioni della direttiva europea
Questo l’ obiettivo che emerge dal Piano di azione nazionale per le energie rinnovabili elaborato dal Ministero dello Sviluppo economico.
La direttiva dell’ Unione stabilisce infatti un quadro comune per la promozione dell’ energia da fonti rinnovabili e fissa obiettivi nazionali obbligatori; in base all’ art. 4, ogni Stato membro è tenuto a fissare i propri obiettivi adottando un piano di azione da trasmettere alla Commissione Europea entro il 30 giugno 2010.
Da tempo l’ Italia ha posto lo sviluppo delle fonti rinnovabili tra le priorità della sua politica energetica, insieme alla promozione dell’ efficienza energetica, avendo come obiettivi la promozione di filiere tecnologiche innovative, la riduzione dei costi dell’ energia per cittadini e imprese, lo sviluppo sostenibile.
Nel dettaglio, il Piano prevede che le energie rinnovabili dovranno coprire il 6,38% dei consumi legati ai trasporti, il 28,97% dei consumi nel comparto elettrico e il 15% nell’ ambito del riscaldamento e raffreddamento.
Le misure ritenute necessarie per il raggiungimento degli obiettivi sono di vario tipo: economiche, di supporto, di cooperazione internazionale. Il Piano prevede, inoltre, di intervenire sul quadro esistente dei meccanismi di incentivazione, come i certificati verdi, il conto energia, l’ agevolazione fiscale per gli edifici, l’ obbligo della quota di biocarburanti, per incrementare la quota di energia prodotta rendendo più efficienti gli strumenti di sostegno.
Fonte: http://www.mondocasablog.it/
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