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  • Respiriamo Diossina, Pisani: "Il cancro della malapolitica e della camorra ci ha devastati e il Nord ci ha sfruttati. I responsabili paghino. Il Governo si svegli!"
    Il Presidente dell'associazione Noi Consumatori avv. Angelo Pisani: "Ecco cosa hanno causato la malapolitica e i falsi tecnici incompetenti. Amministratori, politici criminali e senza scrupoli hanno mangiato sulla pelle dei cittadini, hanno devastato la nostra salute, i nostri territori – divenuti ricettacolo di rifiuti pericolosi provenienti da tutto il Paese -, hanno contaminato l’aria che respiriamo, i cibi che mangiamo, hanno costruito il marchio Gomorra sulla nostra dignità, hanno distrutto la nostra immagine agli occhi del mondo. La nostra regione si è ammalata di un grave cancro che ha le sue radici più profonde nella commistione tra politici e camorra. Quand’è che le istituzioni agiranno seriamente senza restare a guardare? Il mostro delle ecomafie va combattuto a partire da punizioni e condanne certe, da controlli costanti e presenza del Governo. Anche il Nord ci ha sfruttati a causa della politica del malaffare, a causa di quella vergognosa politica di alcuni amministratori che non hanno guardato l’interesse del cittadino ma fini personali, scendendo a compromessi con la malavita e violentando ed avvelenando le vite ed i diritti degli abitanti. Le istituzioni sono intervenute con inammissibile ed ingiustificata lentezza ed inefficienza. Assurdo e vergognoso. Apriamo gli occhi!!!!!!! Paghino tutti i responsabili di questo disastro!!!!!"
    Racconto choc: «Rifiuti tossici dal Nord, così è nata Gomorra»
    di Rosaria Capacchione
    NAPOLI - La differenza l’ha fatta il Fattore C. Ma l’origine è la stessa. Coincide, la genesi dell’emergenza, con la crisi dell’apparato industriale che aveva assicurato lo smaltimento dei rifiuti organici e industriali. In Lombardia e in Toscana il corto circuito fu provocato dalla diossina e dalla progressiva, ma velocissima, chiusura delle grandi discariche che erano state al servizio delle fabbriche e delle concerie. In Campania, dieci anni dopo, dal riempimento dei grandi fossi comunali che avrebbero dovuto assicurare una discreta autonomia per un altro ventennio ma che invece furono colmati prima del tempo proprio dalle scorie che arrivavano dal Nord.
    La differenza, dicevamo, l’ha fatta la camorra, che in Campania ha rallentato e poi bloccato la soluzione strutturale del problema che altrove è stato, invece, governato e irregimentato in appena cinque anni: dal 1985 al 1990. Cinque anni che hanno segnato irreparabilmente il destino ambientale delle province di Napoli e Caserta, raccontati da un imprenditore napoletano, Pietro Colucci, parte offesa e testimone in un processo - che va sotto il nome di «Operazione Artemide» - che si è chiuso con la condanna di tutti gli imputati.
    Il racconto, marginale nell’economia del procedimento, è contenuto nelle motivazioni della sentenza. E ricostruisce, in maniera originale rispetto al punto di vista dei collaboratori di giustizia, la nascita delle ecomafie. Lui, che aveva ereditato dal padre l’azienda che raccoglieva i rifiuti tra Mondragone e Sessa Aurunca, nel 1984 aveva subito un’estorsione dal capozona mondragonese. Rinunciò all’appalto in quel comune, conservò Sessa Aurunca ma poi, dieci anni dopo, lasciò anche quella zona. Al suo posto entrarono altri due imprenditori, Sarnataro e Barbieri, imposti dal capoclan Augusto La Torre. E furono questi ultimi a fare da apripista, qualche tempo dopo, alla Ecoquattro dei fratelli Michele e Sergio Orsi.
    La storia di Pietro Colucci, dunque, è il prequel dello scandalo dei consorzi e dell’affare che ha travolto l’ex sottosegretario Nicola Cosentino, l’ex ministro Mario Landolfi e uno stuolo di amministratori locali che avevano trasformato il consorzio di bacino Ce4 in un carrozzone dispensatore di soldi e di assunzioni, a beneficio della camorra e della politica. E vi compare un personaggio, Giacomo Diana (morto durante il dibattimento), che ha fatto da sponda necessaria e indispensabile ai trafficanti di veleni della prima ora. Gestiva, Diana, la discarica Bortolotto, a Castelvolturno: una montagna di spazzatura en plein air, naturalmente abusiva, che nelle sue viscere ha nascosto tonnellate di bidoni pieni di scarti di lavorazione delle concerie toscane.
    È l’epoca in cui i Casalesi - Francesco Schiavone, Antonio Iovine, Francesco Bidognetti - entravano nell’affare in prima persona. La loro società, con sede in Toscana, si chiamava Ecologia 89. E in cui Nunzio Perrella, camorrista della zona flegrea, scopriva che il traffico di rifiuti era più redditizio del traffico di droga, stringendo un patto d’affari con Cipriano Chianese, avvocato con le entrature giuste in Regione e dei Servizi.
    Colucci racconta il passaggio dalla fase artigianale a quella industriale della raccolta e dello smaltimento, transizione segnata da contenziosi amministrativi e proteste di piazze: perché in quei mesi erano iniziate anche le lunghe code di camion che arrivavano da mezza Italia e che lasciavano cadere immondizia e percolato in strada. Proteste che in tempi più recenti - l’emergenza del 2007/2008 - i Casalesi hanno addomesticato per proprio tornaconto, assicurando la pax sociale in cambio del monopolio dei trasporti e dello stoccaggio delle ecoballe.
    «Per un lungo periodo c’è stata una discarica a Sessa che non mi ricordo da chi fosse gestita, ma era una discarica della città, quindi i camion sversavano in città. Questa discarica fu chiusa, perché nella fase di emergenza nazionale di Lombardia e Toscana, quando cominciarono a chiudere tutti gli inceneritori perché producevano diossina e quelle regioni non erano organizzate per ricevere i propri rifiuti, cominciarono a portare i rifiuti al sud. Cominciò in quella fase l'area della criminalità organizzata legata al trasporto di rifiuti, trasporto talvolta lecito, talvolta illecito, che ha fatto storia, purtroppo. E quella discarica fu chiusa non perché avesse smaltito illecitamente, ma perché accettava rifiuti da fuori regione». Quindi, lo sversamento necessario nell’impianto di Diana. Aggiunge Colucci:«L’emergenza nazionale che ha riguardato tutto il comparto, dalla Lombardia alla Toscana comincia nell’85/86 e dura fino al 1990, quando poi quelle regioni si organizzarono in proprio con impianti». E commenta: «Fu uno scandalo nazionale perché prima invasero il Lazio, poi la Campania, poi andarono in Puglia lecitamente. In Calabria, invece, ci sono andati sempre, anche illecitamente. Lo ricordo perché come associazione (Assoambiente, che riunisce le imprese private aderenti a Confindustria che si occupano dell'igiene urbana, ndr) abbiamo studiato il fenomeno, ormai agli atti parlamentari della commissione di inchiesta sull'ecomafia. Questa vicenda ha coinvolto la Campania dall'86 al 1990, dal punto di vista ufficiale. Ufficioso, i rifiuti sono sempre arrivati, purtroppo, e le autorità hanno fatto di tutto per bloccarli, ma non sempre ci sono riusciti con celerità».
    Fonte: Il Mattino

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  • Mare ed aria inquinati, Pisani: “Non si capisce più nulla e regnano confusione e disinformazione. Estremo pericolo per la salute"
    “Non si capisce più nulla e regna confusione e disinformazione. Acqua sporca, aria inquinata, cibi alterati e mare impraticabile senza nessuna punizione per i responsabili con estremo pericolo per la salute pubblica e per l'ambiente. Non è cessata l’ emergenza mare sporco come nessuno ferma l'inquinamento dell'aria denuncia sul sito noiconsumatori.it. – afferma l’ avvocato Angelo Pisani, che lunedì porterà in Procura altre notizie di reato con foto e nomi da indagare -. Lo specchio di mare del golfo di Napoli, Ischia e Capri comprese, è ancora sporco con chiazze marroni, biancastre ed oleose. Ma al di là di qualche articolo di giornale, i cittadini affogano nella più totale disinformazione ed omissione delle autorità competenti”.

    Stamane nuovo Blitz di Noi consumatori e rappresentanti delle municipalità in mare per raccogliere prove del disastro ambientale e denunciare tutti i responsabili per i gravi danni e pericoli alla collettività non solo ai bagnanti. L’avvocato Angelo Pisani, presidente dell’AMI (Associazione Municipalità Italiane) e numero uno di Noi Consumatori, invita tutte le autorità ad intervenire subito ed a vietare i bagni oltre che coltivazioni e consumo di pesce e frutti di mare. “Vergognoso vedere il mare del Golfo di Napoli pieno di liquami, olii e feci per causa e dolo di criminali senza scrupoli e malapolitica”. Pisani lancia l’allarme: “In mare non ho visto nessuno a vigilare. Attenzione Anche alle cozze ed ai pesci coltivati nei liquami e mucillagini senza storia perché vanno a finire direttamente sulle nostre tavole. Tutto ciò accade allo scuro dei cittadini mentre le autorità guardano o prendono il sole senza avvertire nessuno e senza adottare alcun provvedimento!

    E’ quanto denunciato dal presidente dell’AMI, l’avvocato Angelo Pisani, che questa mattina recandosi in sopralluogo nelle acque del Golfo di Napoli ha constato: “Il litorale partenopeo, dalle isole a Portici, fino a Miseno, è zeppo di liquami e chiazze oleose galleggianti, una vergogna inaudita. Inammissibile che, nonostante il caso sia stato sollevato da tv e giornali per tutta la settimana, ad oggi ancora non ci sono controllo in mare a tutela della salute pubblica specie dei bambini che fanno il bagno senza conoscere i rischi”.

    “Non ci sono vedette delle forze dell’ordine che monitorano la situazione e che vietano ai cittadini di farsi il bagno in queste acque altamente inquinate – continua Pisani -. Inoltre abbiamo verificato che queste enormi chiazze vengono portate dalla corrente marina proprio a ridosso delle coltivazioni di cozze e di pesce che poi saranno messi in vendita nei mercati e finiranno direttamente sulle nostre tavole, mettendo a gravemente a rischio la salute dei consumatori. Il pericolo per i bagnanti e per le nostre tavole è altissimo – avvisa Pisani – perché le condizioni igienico-sanitarie del mare sono disastrose e nessuna delle autorità ha reso noto questo pericolo agli ignari cittadini!”.

    Il presidente dell’AMI invita sindaco di Napoli e tutti i sindaci dei comuni che affacciano sul Golfo ad organizzare subito un tavolo di confronto per prendere atto dell’assurdo stato del mare ed intervenire immediatamente senza attendere un minuto di più. “Inoltre – annuncia Pisani – chiediamo alla Procura di intervenire, individuando ed arrestando i responsabili di tale scempio ed anche chi eventualmente lo ha permesso”. “A Napoli tutta l’attenzione è concentrata sulle blatte, ma in realtà il pericolo concreto di contrarre malattie infettive sta proprio nel mare del nostro Golfo devastato incivilmente dalle feci e dai liquami dei depuratori, un vero e proprio attentato alla salute dei cittadini” - conclude Pisani.

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  • PISANI AL FIANCO DEI CITTADINI ONESTI E STANCHI, ricorso al tar contro la illegittima delibera sul sito di compostaggio a Scampia e il netto no della Municipalità
    “NO e ancora NO ad un mega impianto di compostaggio a Scampia, potenzialmente destinata a diventare l’epicentro riqualificato della prossima città metropolitana e non una mega discarica. Vergognoso ingannare i cittadini sfruttando la crisi economica e il miraggio di posti di lavoro, un solo sito a Scampia sarebbe insufficiente e non si deve fare, ne noi lo permetteremo - dichiara in una nota il Presidente dell’Ottava Municipalità, l’avvocato Angelo Pisani, annunciando ricorso al TAR e ha dato mandato al prof.re Angelo Scala di studiare ogni forma di tutela urgente per i cittadini contro la illegittima delibera del Comune di Napoli sul sito di compostaggio “finanche priva del parere obbligatorio della Mnicipalità e letteralmente imposta dall’alto senza confronto ed informazioni da persone che ancora una volta dimostrano di non conoscere il territorio. Il Disegno dell’amministrazione comunale viola i diritti dei cittadini e mortifica un territorio già vittima della malapolitica e della camorra che ogni giorno si sostituisce a quelle istituzioni assenti e miopi che da anni sfruttano la zona solo per passerelle elettorali”.

    “La delibera della vergogna, non solo è priva del parere obbligatorio della Municipalità, ma è sottoscritta da assessori che, o non conoscono il territorio né l’hanno mai visto o dichiarano cose irreali affermando che nelle vicinanze dell’ ipotizzato sito non vi sarebbero abitazioni, quando in realtà ci sono scuole, impianti sportivi e un denso centro abitato che ogni giorno già inghiotte i fumi e scarichi illegali provenienti dai campi rom abusivi circostanti. La gente è giustamente stanza ed esasperata per cui nel quartiere monta la protesta perchè i cittadini, soprattutto i più giovani sono stufi di essere considerati la pattumiera di Napoli. Scampia, come anche Chiaiano, ha già dato, ora basta, questo hanno giustamente gridato ieri le associazioni incredule delle promesse e utopie del Comune di Napoli.

    E il presidente della Municipalità non ci sta a fare da capo espiatorio, anzi l’avvocato Angelo Pisani, spiega: “Abbiamo sposato le preoccupazioni e i diritti della gente e per evitare disordini ho contattato subito il vicesindaco Sodano e abbiamo fissato un appuntamento per lunedì alle ore 12,00 per spiegargli la realtà dei fatti e l’impossibilità di realizzare l’opposto progetto. In verità non siamo mai stati messi al corrente o coinvolti nella realizzazione di questa scandalosa delibera e confermeremo il nostro NO irrevocabile ad un unico sito di compostaggio a Scampia ma quali amministratori responsabili e coscienziosi indicheremo anche la zona della nostra municipalità dove poter ospitare il nostro sito di compostaggio, che sicuramente è più logico istituire in una delle cave adiacenti la ex discarica dei rifiuti che con l’occasione potrebbe anche esser prima bonificata e regolarizzata come avverrebbe in ogni paese civile” .

    “Sappia bene Sodano che la Municipalità con il presidente e tutti i consiglieri avanti alla popolazione si batteranno con ogni mezzo legale e civile per impedire blitz, mortificazioni, disastri e che a Scampia non è pensabile né accettabile un unico grande sito di compostaggio per 30mila tonnellate di rifiuti “puzzolenti”, quando invece occorre farne subito uno in ogni quartiere della città Altrimenti sarà svelato il bluff del sindaco De Magistris che in campagna elettorale aveva promesso mari e monti per Napoli nord con riqualificazione e sviluppo del territorio invece si sta dimostrando in grado di portare solo altra spazzatura, oltre a tollerare rom e il degrado delle vele illegali”.

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  • LA DENUNCIA Feci e liquami galleggianti nelle acque del Golfo, Pisani lancia l'allarme: "Estremo pericolo per la salute "
    Blitz di Noi consumatori in mare per raccogliere prove del disastro ambientale e denunciare tutti i responsabili. L’avvocato Angelo Pisani, presidente dell’AMI (Associazione Municipalità Italiane) e numero uno di Noi Consumatori, invita tutte le autorità ad intervenire subito ed a vietare i bagni oltre che coltivazioni e consumo di pesce e frutti di mare. “Vergognoso vedere il mare del Golfo di Napoli pieno di liquami e feci per causa e dolo di criminali senza scrupoli e malapolitica”. Pisani lancia l’allarme: “Attenzione alle cozze ed ai pesci coltivati nelle feci perché vanno a finire direttamente sulle nostre tavole. Tutto ciò accade allo scuro dei cittadini mentre le autorità guardano o prendono il sole senza avvertire nessuno!”

    E’ quanto denunciato dal presidente dell’AMI, l’avvocato Angelo Pisani, che questa mattina recandosi in sopralluogo nelle acque del Golfo di Napoli ha constato: “Il litorale partenopeo, dalle isole a Portici, fino a Miseno, è zeppo di liquami e feci galleggianti, una vergogna inaudita. Inammissibile che non ci sia alcun controllo in mare. Non ci sono vedette delle forze dell’ordine che monitorano la situazione e che vietano ai cittadini di farsi il bagno in queste acque altamente inquinate. Inoltre abbiamo verificato che queste enormi chiazze vengono portate dalla corrente marina proprio a ridosso delle coltivazioni di cozze e di pesce che poi saranno messi in vendita nei mercati e finiranno direttamente sulle nostre tavole, mettendo a gravemente a rischio la salute dei consumatori. Il pericolo per i bagnanti è altissimo – ha avvisato Pisani – perché le condizioni igienico-sanitarie del mare sono disastrose e nessuna delle autorità ha reso noto questo pericolo agli ignari cittadini!”.

    Il presidente dell’AMI ha invitato il sindaco di Napoli e tutti i sindaci dei comuni che affacciano sul Golfo ad organizzare subito un tavolo di confronto per prendere atto dell’assurdo stato del mare ed intervenire immediatamente senza attendere un minuto di più. “Inoltre – ha annunciato Pisani – chiediamo alla Procura di intervenire, individuando ed arrestando i responsabili di tale scempio ed anche chi eventualmente lo ha permesso”. “A Napoli tutta l’attenzione è concentrata sulle blatte, ma in realtà il pericolo concreto di contrarre malattie infettive sta proprio nel mare del nostro Golfo devastato incivilmente dalle feci e dai liquami dei depuratori, un vero e proprio attentato alla salute dei cittadini” - ha concluso Pisani.

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  • Caldo, a Napoli il Comune e l’Asl non intervengono ancora per pulizia ed espurgo fogne. Pisani: “Grave rischio igienico-sanitario. Vogliamo interventi. Per tali omissioni intervenga la Procura"

     “Espurgo fogne e pulizie caditoie non eseguiti, rifiuti, sporcizia dappertutto e puzza insopportabile, case e strade invase dalle blatte. I cittadini sono oramai esasperati mentre l’Asl e il Comune si rimpallano le responsabilità e pensano ancora al programma da mettere in atto. La mia municipalità è invasa da topi grandi come gatti che mettono a rischio l'incolumità dei residenti, soprattutto dei bambini che rischiano di essere morsi giocando per strada”. A denunciarlo è l’avvocato Angelo Pisani, presidente dell’Ottava Municipalità di Napoli e dell’AMI (Associazione Municipalità Italiane). “Il caldo di questi giorni e l’assoluta quanto ingiustificata mancanza di interventi creano gravi rischi igienico-sanitari per la cittadinanza. Non si può aspettare nemmeno un minuto di più. Cosa stanno facendo l’Asl e il Comune per tutelare i cittadini?” . “Non è mai stata fatta a Napoli una deblatizzazione nei tempi, termini e modalità previste dalle norme igienico-sanitarie, né le municipalità hanno strumenti, mezzi e possibilità per agire autonomamente. Non possiamo più aspettare tempi eterni, vogliamo subito gli interventi e pulizia. Per queste gravi omissioni si dimettano subito i vertici di Asl, Asìa e Comune che ad oggi non hanno tutelato la salute e la sicurezza dei cittadini. Auspichiamo un intervento della Procura per fare chiarezza ed accertare tutte le responsabilità del caso" - conclude Pisani.

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  • L' Ottava municipalità di Napoli in ritiro per il via alla maratona del riciclo della carta e del cartone
    Dal 1° e fino al 31 maggio i cittadini delle dieci municipalità del Comune di Napoli si sfideranno per la pulizia e riciclo di carta e cartone gareggiando per aggiudicarsi il campionato della relativa raccolta differenziata. L' avvocato Angelo Pisani, fondatore dell’ Associazione Municipalità Italiane (AMI), annuncia  che “L' Ottava Municipalità è già in ritiro per allenarsi e vincere la gara mettendo in campo scuole e associazioni come fuoriclasse, per vincere le Cartoniadi  e poi investire il premio in palio, 50mila euro, nel progetto di riqualificazione dell'itinerario turistico/religioso di Sant’ Alfonso Maria dei Liguori”. “E' già partita la gara - dichiara Pisani, in veste di allenatore dei cittadini e ragazzi dell’Ottava Municipalità -, sarà una sfida non solo sportiva ma soprattutto culturale e di sviluppo che orienterà sempre più l'opinione pubblica al metodo della differenziata”.

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  • PISANI, PRESIDENTE OTTAVA MUNICIPALITA’: "CHIAIANO NON SARA’ PIU’ VIOLENTATA, CI OPPORREMO CON OGNI MEZZO E AZIONE A QUALISIASI IPOTESI DI RIAPERTURA DELLA CAVA DI CHIAIANO, IN NOME DELLA LEGGE E DEL POPOLO"
    “Dopo tanta violenza e negligenza, anche delle istituzioni, nei confronti della popolazione di Napoli nord, ci sentiamo parzialmente soddisfatti per la decisione della Sap.na di cessare la violenza e le mortificazioni sul territorio di Chiaiano e per l’accoglimento delle nostre richieste di verifica e chiusura del sito ora sotto osservazione della magistratura. Adesso però non vogliamo neanche più sentir parlare di un’ ipotesi di riapertura della cava e pretendiamo la stabilità della chiusura della discarica, priorità che da mesi trattiamo durante i nostri consigli municipali ed oggetto dei nostri appelli più concitati ed insistenti alle autorità" . Lo dichiara l’avv. Angelo Pisani, Presidente dell’Ottavo Parlamentino, che sulle voci di una riapertura della cava di Chiaiano ha voluto confermare lo stop e sgombrare il campo da ogni equivoco promettendo battaglia contro chiunque tenti “furbate”, insieme alla gente ora più che mai consapevole dei propri diritti .

    “Tuttavia - ribadisce Pisani - la battaglia non è ancora finita. La Municipalità ed i cittadini, oltre ad opporsi fermamente all'apertura di qualsiasi altro sito in zona, esigono la bonifica del territorio come previsto per legge. Non si può lasciare una bomba ecologica di tale portata in un territorio abitato, vicino a scuole e case. Per questo il prossimo Consiglio della Municipalità si riunirà per argomentare ancora una volta sulla questione della chiusura definitiva della discarica e sulla legittima protezione da garantire ai residenti della zona, invitando ad un confronto Comune, Provincia, Sap.na, Autorità giudiziarie e comitati del territorio. Sicuramente un impegno che già da oggi ci prendiamo in nome del diritto alla salute degli abitanti di Chiaiano è di monitorare le operazioni di chiusura e messa a norma del sito oltre che ottenere la bonifica urgente della cava e di tutto il territorio circostante, che ci spetta, ribadisco, per legge” .

    “I cittadini e la Municipalità mantengono altissima la guardia per prevenire ripensamenti e passi indietro sulla chiusura della discarica di Chiaiano oltre ad opporsi a qualsiasi eventuale apertura di altri siti in zona”.

    Così ha concluso l’avvocato Angelo Pisani, Presidente dell’Ottava Municipalità di Napoli, il quale ha ribadito che : “Si terrà subito un’altra seduta monotematica tra i rappresentati del Consiglio Comunale, provinciale e della Municipalità a cui sono invitati tutti i comitati territoriali, cittadini e autorità giudiziarie, con l’unico obiettivo di fermare ogni scellerata idea di riapertura della cava e di accelerare per attivare subito il piano di bonifica che deve essere esteso a tutta l’area Nord di Napoli con relativa riqualificazione ed investimenti e che spetta per legge al territorio ed alla gente che tanto ha sofferto ” .

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  • Inaugurazione Isola ecologica a Scampia, Pisani: " Finalmente premiati i nostri sforzi. Adesso andare avanti su tutto il territorio"
    Questa mattina inaugurazione dell 'isola ecologica a Scampia, soddisfazione della municipalità per riqualificazione.

    Alle 12.30 il sindaco di Napoli Luigi De Magistris, il vicesindaco Tommaso Sodano ed il presidente dell’Ottava Municipalità Angelo Pisani hanno inaugurato la nuova struttura ed impianto dell’ Asìa ed hanno poi effettuato un sopralluogo intendendosi e concordando anche i nuovi interventi e progetti da farsi per pulire efficientemente le strade.

    Il presidente Angelo Pisani ha dichiarato che “ finalmente è stato premiato lo sforzo e la costanza dei nostri interventi per avere un territorio sano e pulito, ora però non possiamo fermarci e dobbiamo eliminare le discariche a cielo aperto che , nonostante i nostri sforzi , esistono ancora per mano di cittadini incivili e criminali che spesso sfruttano anche le popolazioni Rom del quartiere, ed abolire anche gli insediamenti abusivi. Fondamentale è estendere l‘iniziativa a tutti i quartieri della municipalità a partire da Chiaiano, zone che hanno bisogno di urgente riqualificazione e pulizia, i cui residenti non possono più aspettare”. Ma l'evoluta ed efficiente isola ecologica - ha aggiunto Pisani - è comunque un ottimo strumento per procedere alla bonifica del territorio dove stiamo sviluppando sempre di più la cultura per l'ambiente e per il riciclo dei rifiuti che sono una ricchezza e non devono essere più degrado. Presto porteremo le scuole a visitare questo impianto affinché i giovani siano portavoce di sviluppo ed tutela ambientale proprio partendo da Scampia che ancora una volta è grande esempio di sviluppo ed organizzazione”.

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  • Acqua: quasi a secco, chiudiamo i rubinetti
    Siamo un Paese in riserva, quasi a secco. Questa volta però non si tratta di una metafora della crisi economica. La spia rossa segnala il quadro reale, e grave, del fronte idrologico: in Italia manca acqua. E se un cardinale, Giuseppe Betori, invita il popolo a pregare il Signore perché conceda un po’ di pioggia, si capisce che il problema è serio. I non credenti non sanno a chi affidarsi e gli agricoltori vedono profilarsi il rischio che le loro coltivazioni finiscano in ginocchio, anche quelle della Pianura Padana.
    DISPONIBILITÀ - E dire che l’Italia è un Paese “acquatico”: abbiamo una disponibilità annua di circa 52 miliardi di metri cubi di acqua, per un massimo di 1.975 per ogni abitante del Nord-Est e un minimo di 220 per un pugliese, con una quota media disponibile in tutte le regioni di almeno 400 metri cubi per abitante, cioè dieci volte superiore alla quota disponibile nei Paesi del Sud del Mediterraneo. Noi sprechiamo acqua in mille modi, a cominciare dal fatto che ogni abitante, solo per uso civile, ne consuma 152 metri cubi a testa contro i 62 di un tedesco; rubinetti aperti e cervelli chiusi. La falla più grande resta quella dell’agricoltura dove se ne vanno almeno 20 miliardi di metri cubi l’anno, molti sicuramente a causa di sistemi di irrigazione basati su tecniche vecchie e inefficienti visto che i ricercatori che hanno lavorato per stilare il rapporto Italia 2012, di Legambiente e dell’Istituto di ricerche ambiente, stimano che un miglioramento delle tecniche irrigue permetterebbe un risparmio del 30%.

    RETE IDRICA - «La rete idrica fa acqua da tutte le parti, tranne che dai rubinetti delle nostre case», era scritto su un volantino diffuso qualche anno fa da esasperati cittadini di Agrigento. La situazione non è cambiata, anzi: in Molise, secondo i dati raccolti in una ricerca di Cittadinanzaattiva ed Ecosistema Urbano, si registra una perdita nella rete idrica pari al 65%, in Basilicata del 58% e in Lazio del 38%. La media nazionale è del 35%: perdiamo acqua come uno scolapasta. Gli invasi sono metà vuoti e cominciano a esserci problemi seri per l’agricoltura, in particolare in alcune aree: Emilia, Toscana e Umbria davanti a tutti, in particolare le zone appenniniche. Ma tutto il Nord è in una situazione critica che può diventare emergenza mentre, per una volta, sono le regioni meridionali a essere fuori dall’allarme.

    INVASI E CORSI D’ACQUA - La situazione in Toscana è grave: il livello di invaso del lago Bilancino, risorsa fondamentale per garantire l’approvvigionamento idrico agli abitanti dell’area di Firenze, Prato e Pistoia, è pari a 37 milioni di metri cubi, rispetto ai 70 milioni di capienza. La questione è arrivata in Parlamento, con un interrogazione presentata da Ermete Realacci, deputato del Pd: «È possibile che quest’estate nella regione sarà necessario un razionamento della fornitura di acqua e una riduzione del Dmv dei fiumi (deflusso minimo vitale, quello che garantisce la sopravvivenza degli ecosistemi acquatici, ndr). La terra secca e argillosa, anche in caso di piogge abbondanti, ne assorbirebbe la gran parte ed è ormai difficile che si riequilibri il livello degli invasi e dei corsi d’acqua. Bisogna favorire colture meno onerose sotto il profilo idrico, e recuperare l’acqua favorendo impianti di irrigazione che riusino quella degli impianti di depurazione».
    RUBINETTI - Delle 549 stazioni di monitoraggio sulla salute delle acque censite dall’Ispra solo la metà è risultata in “buono stato”. Il resto male o malissimo. E alzando gli occhi al cielo la situazione non sembra migliorare: «Le previsioni meteo indicano fino alla fine di giugno precipitazioni nella media con temperature al di sopra dei valori stagionali», spiega Massimiliano Pasqui, ricercatore dell’Istituto di biometeorologia del Cnr. «Dal punto di vista idrologico quindi la situazione resta preoccupante e lo scioglimento della poca neve caduta non potrà certo modificare il quadro generale. Gli ultimi aggiornamenti confermano situazioni molto critiche al Centro-Nord, sia nelle dighe che nei bacini naturali». Dal cielo, quindi, nessun aiuto. Dobbiamo imparare a cavarcela da soli e, in attesa di politiche più lungimiranti, cominciare a fare l’unica cosa alla portata di tutti: chiudere i rubinetti.
     
     
     
     http://www.corriere.it/ambiente/12_aprile_19/chiudiamo-i-rubinetti-stefano-rodi_4e4e3e00-889b-11e1-989c-fd70877d52ac.shtml

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  • Con i gas di scarico diesel più rischi di cancro ai polmoni
    I gas di scarico dei motori diesel, classificati già nel 1989 come possibili cancerogeni dall’Agenzia Internazionale per la Ricerca sul Cancro (Iarc), aumentano le probabilità di morire di tumore ai polmoni. A dare la conferma sui possibili e a lungo sospettati danni per la salute provenienti dall’inquinamento sono due studi iniziati negli anni Ottanta i cui esiti sono stati pubblicati nei giorni scorsi sul Journal of the National Cancer Institute. «Gli ultimi esiti delle ricerche americane – commenta Sergio Harari, direttore dell’Unità di pneumologia all’ospedale San Giuseppe di Milano - rafforzano i dati di altre analisi precedenti che documentavano come l’inquinamento atmosferico fosse causa oltre che di malattie respiratorie e cardiovascolari anche di tumori, e in particolare di tumori polmonari. Bisogna però ricordare che la prima causa di questo killer è di gran lunga il fumo di sigaretta, nel nostro Paese sempre più diffuso tra i giovani e fra le donne. E se si aggiunge che l’azione nociva del tabacco è potenziata dallo smog è chiaro che smettere di fumare è ancora più fondamentale per chi vive in città industriali».
    LE CITTA’ INQUINATE UGUALI A MINIERE - I ricercatori statunitensi (nei due studi noti come Diesel Exhaust in Miners Study condotti da Michael D. Attfield e Debra T. Silvermanhanno analizzato i dati di oltre 12mila minatori che in otto miniere diverse utilizzavano macchinari con motori diesel, trovandosi a respirarne in varia misura i gas di scarico in livelli comunque generalmente più alti rispetto al resto della popolazione e ad altre categorie di lavoratori. Le loro conclusioni indicano che i minatori più esposti ai gas (quelli attivi a lungo sottoterra più di quelli addetti alle aree minerarie in superficie) hanno maggiori rischi sia di ammalarsi di tumore ai polmoni che di morirne. «I risultati delle nostre ricerche sono importanti non sono per chi lavora in miniera ma anche per l’1,4 milioni di americani e i tre milioni di europei che quotidianamente devono usare macchinari diesel. E per chi vive in città molto inquinate, dove l’esposizione ai gas di scarico diesel è simile» ha spiegato Debra Silverman, facendo riferimento ai centri urbani di Cina, Messico e Portogallo che nell’ultimo decennio hanno raggiunto livelli di smog simili a quelli registrati sottoterra in miniera.
    L’ARIA INQUINATA SARA’ IL PRIMO BIG KILLER - Secondo l’ultimo rapporto dell’Ocse da qui al 2050 l’inquinamento dell’aria diventerà il «big killer» principale causa di 3,6 milioni di morti all’anno in tutto il mondo (attualmente è già il responsabile di oltre un milione di decessi). Oggi, sottolinea il documento, solo il due per cento della popolazione urbana mondiale vive con concentrazioni di pm10 accettabili, sotto i 20 microgrammi per metro cubo, mentre il 70 per cento ne deve subire più di 70, una cifra che è destinata a crescere nei prossimi anni. Un altro aspetto preoccupante è quello dell’ozono nelle città, che raddoppierà le proprie vittime dalle 385 mila l’anno a più di 800 mila. Secondo il rapporto, molte di queste morti saranno concentrate in Asia, ma anche i paesi occidentali saranno colpiti soprattutto a causa del fatto che gli anziani, sempre più numerosi, sono più sensibili a questo gas. Anche i livelli di ossidi di zolfo e azoto sono destinati, in assenza di interventi, ad aumentare rispettivamente del 90 e del 50 per cento e, nello stesso lasso di tempo, le emissioni di gas serra potrebbero aumentare del 50 per cento. 
     
     
     
     
    http://www.corriere.it/salute/sportello_cancro/12_marzo_28/smog-diesel-cancro-martinella_c223c896-77fb-11e1-978e-bf07217c4d25.shtml

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  • Strada invasa da oltre 100 metri di spazzatura, la protesta dei residenti. Pisani: "Intervengano sindaco e Asìa. Differenziata bluff "
    Sacchetti della spazzatura riversati sul marciapiede e per strada, sporcizia ovunque ed odore nauseabondo. E’ la drammatica situazione della Prima traversa Ippolito al confine tra Secondigliano e Scampia, dove da giorni i residenti lamentano il degradante stato di carreggiate e marciapiedi, completamente invasi da oltre 100 metri di immondizia, tanto da essere impraticabili. E questa mattina è scoppiata la protesta degli abitanti che, stanchi di vivere in tale scempio, si sono recati nella sede della Municipalità in viale della Resistenza a Scampia. In particolare i cittadini si dicono stufi di pagare la tassa sui rifiuti dato che ad oggi non ricevono alcuni servizio di raccolta della spazzatura e lavaggio delle strade. Ad accogliere la protesta dei cittadini è il presidente dell’Ottava Municipalità, l’avvocato Angelo Pisani, che ha denunciato”la vergognosa condizione in cui versa da giorni la strada e la mancanza totale di pulizia da parte degli operatori Asìa”. “Sono molte le strade soprattutto alla periferia di Napoli che soffrono ancora dell’emergenza rifiuti. La tanto sbandierata differenziata sul territorio non è mai partita definitivamente e ad oggi si è rivelata un bluff clamoroso – ha affermato Pisani -. I rischi che corrono i cittadini sono tanti in questa strada, come in altre zone del territorio, dove da tempo non viene effettuato alcun servizio di raccolta e di lavaggio di carreggiate e marciapiedi oramai inagibili. Innanzitutto ad essere minacciata è la salute dei residenti continuamente sottoposti alla presenza di rifiuti e alle scarse condizioni igienico-sanitarie della strada che si trova proprio a ridosso delle abitazioni. Inoltre anche la viabilità è messa a repentaglio a causa dell’occupazione dei sacchetti che costringono numerosi centauri a pericolosi slalom ed al rischio incidenti. Chiediamo subito al sindaco De Magistris, all’ assessore all’Ambiente Sodano ed al presidente Asìa Del Giudice di prendere atto di questo degrado e di intervenire per la pulizia definitiva dell’intera traversa che presenta un’inammissibile cordone di rifiuti che supera addirittura i 100 metri. Un nuovo record quindi, ma tutto negativo. Una condizione del genere è inaccettabile ed a farne le spese sono i cittadini ai quali continuano a venir negate le più basilari norme igienico-sanitarie e il diritto alla salute” – ha concluso Pisani.

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  • Bombe chimiche, allarme di Legambiente. "Armi dimenticate che minacciano le città"
    Si dice "bomba" in senso generalmente metaforico: per dire una notizia o un fatto clamoroso, destinato a scoppiare suscitando reazioni e polemiche. Ma qui diciamo "bombe", al plurale, in senso stretto: cioè ordigni esplosivi. Per maggior precisione, bombe chimiche. Sono quelle che, a più di mezzo secolo dalla fine della seconda Guerra mondiale, giacciono ancora in fondo ai nostri mari e ai nostri laghi o sul nostro territorio, minacciando l'ambiente e la salute dei cittadini.

    Dal Golfo di Napoli al litorale pugliese nel basso Adriatico, dai fondali pesaresi al lago di Vico (Viterbo) fino all'area industriale di Colleferro, in provincia di Frosinone, l'inventario delle armi chimiche compilato da Legambiente disegna la mappa di un pericolo occulto che incombe sulla nostra sicurezza. Un'eredità invisibile dell'ultima guerra o piuttosto un'ipoteca nascosta che grava tuttora sulla sicurezza della popolazione. Oltre ai siti inquinati di cui si conosceva già l'esistenza, l'indagine dell'associazione ambientalista ne ha individuati altri sulla base di diversi documenti militari. Ma a tutt'oggi non risulta che siano state svolte indagini accurate per localizzarli esattamente e quantificarne il materiale pericoloso. Né tantomeno lavori di bonifica. Si sa però che il "campionario" di queste sostanze chimiche comprende liquidi irritanti come l'iprite o la lewisite; l'arsenico, tossico e cancerogeno; e ancora il fosgene, un gas asfissiante.

    LA DISCARICA DEL BASSO ADRIATICO

    Sono oltre 30 mila - secondo il dossier di Legambiente - gli ordigni inabissati nel sud dell'Adriatico, lungo la costa pugliese, di cui 10 mila solo nel porto di Molfetta e di fronte a Torre Gavetone, a nord di Bari. Agli arsenali chimici dispersi sui fondali durante la seconda guerra mondiale, si sono aggiunte le bombe inesplose sganciate dagli aerei della Nato durante il conflitto del Kosovo nel 1999. Fra il 1946 e il 2000, molti pescatori della zona hanno fatto ricorso a cure ospedaliere, dopo essere entrati in contatto con aggressivi chimici provenienti da residuati bellici. Le analisi dei sedimenti marini hanno rilevato gravi conseguenze anche nei pesci, causate da sostanze come l'iprite e concentrazioni di arsenico superiori ai valori di soglia. Mentre la bonifica procede a rilento, la Regione Puglia ha stanziato intanto 2 miliardi di euro per favorire il ripopolamento della fauna ittica.

    L'ARSENALE CHIMICO DI PESARO

    Nel settembre del '43, subito dopo l'armistizio, il quartier generale tedesco ordinò di conquistare tutti i depositi di gas sul territorio italiano, tra cui quello di Urbino, per evitare che cadessero in mani nemiche. Il materiale venne trasportato su camion fino a Pesaro e Fano, per essere caricato su un treno. Ma, in seguito all'avanzata anglo-americana, i tre vagoni con 84 tonnellate di testate all'arsenico rientrarono a Pesaro, vennero svuotati da squadre speciali e buttati in acqua. Così 4.300 grandi bombe C500T furono caricate su barconi e nell'agosto del '44 ben 1.316 tonnellate di iprite finirono in mare dove ancora oggi continuano a essere potenzialmente molto pericolose.

    LE BOMBE NEL GOLFO DI NAPOLI

    Alcuni documenti militari americani, denominati "rapporti Brankowitz", parlano del Golfo di Napoli e del mare intorno all'isola di Ischia come siti per lo smaltimento di arsenali chimici. Durante la presidenza Clinton, per un dovere di trasparenza, si decise di rendere pubblici gli atti. Ma, dopo l'attentato alle Torri Gemelle, George W. Bush impose di nuovo il segreto. Una "Bozza" di 139 pagine, redatta il 27 aprile 1987 da William R. Brankowitz, contiene un "sommario storico sul movimento delle armi chimiche". A pagina 5 si legge che nell'aprile del '46 una quantità non specificata di bombe al fosgene è partita da "Auera" (probabilmente si tratta di Aversa, base militare americana) con destinazione il mare aperto: presumibilmente, venne effondata al largo della costa campana.

    A NORD E A SUD DI ROMA

    La "Città della Chimica", una gigantesca base di oltre 20 ettari, fu voluta da Mussolini e realizzata sulle rive del lago di Vico (Viterbo). Conclusa nel 2000 la bonifica del sito, le autorità militari dichiararono che non esistevano ulteriori rischi di contaminazione. Ma nel novembre 2009 l'Arpa (Agenzia regionale protezione ambientale) del Lazio rilevò in un'alga tossica la presenza di diverse sostanze chimiche inquinanti. Finalmente, nel marzo 2010, le autorità militari hanno riconosciuto la necessità di ulteriori interventi di bonifica all'interno del centro chimico. A Colleferro, provincia di Frosinone, dopo la prima guerra mondiale il calo della produzione di esplosivi impose la ristrutturazione della BPD, l'azienda fondata dall'ingegner Leopoldo Parodi Delfino e dal senatore Giovanni Bombrini. Negli anni '70 e '80, gli scarti della produzione furono interrati all'interno del sito industriale, con "ripercussioni devastanti" sull'intera Valle del Sacco. Ma, secondo Legambiente, la produzione bellico-chimica è proseguita fino ai giorni nostri, prima in direzione dell'Iraq e poi della Libia.

     
     
     
     
    http://www.repubblica.it/ambiente/2012/02/20/news/allarme_bombe_chimiche-30176605/?ref=HREC1-46

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  • Buste biodegradabili flop. Solo un negozio su 10 le usa
    LA LEGGE sui bio shopper, partorita dopo molti rinvii, il primo gennaio scorso ha compiuto un anno. Ma i nuovi sacchetti sono veramente ecologici? In realtà solo un negoziante su 10 supera l'esame "compost", cioè utilizza buste biodegradabili in tempi brevi. Tre su 10 usano i prodotti sbagliati. E 6 su 10 materiali su cui non hanno certezze.

    La notizia viene da una ricerca Ispo che fotografa il comportamento dei commercianti. Il primo dato confortante è che sapevano: il 97% era a conoscenza della norma entrata in vigore il primo gennaio 2011. Il secondo dato positivo è che 9 su 10 considerano la nuova legge "un passo avanti nel rispetto dell'ambiente". Ma qui si fermano le buone notizie e si entra nell'area critica.

    Tanto per cominciare un commerciante su tre se ne infischia della legge e continua imperterrito a smerciare i vecchi sacchetti di plastica di cui troviamo traccia nei boschi, sui prati, sulle spiagge e nei fiumi. E solo 1 su 10 ha sul banco gli shopper che effettivamente non causano problemi ambientali.

    Un risultato decisamente poco brillante che spiega l'intensità delle polemiche che nelle ultime settimane hanno alimentato il dibattito parlamentare. Il Pd (con i capigruppo in commissione ambiente Roberto Della Seta e Raffaella Mariani e il responsabile cambiamenti climatici Francesco Ferrante) ha presentato emendamenti al decreto Milleproroghe per reintrodurre la norma sui parametri di dissolvenza degli shopper che era misteriosamente scomparsa dal testo dopo l'annuncio del governo.

    "Aggirare la legge con false plastiche verdi è un disastro", ricorda David Newman, direttore del Consorzio italiano compostatori. "Ci sono Comuni che stanno sbagliando gli acquisti: distribuiscono sacchetti per la raccolta dell'umido che non si degradano nei tempi giusti. Questo errore ci costa già oggi 20 milioni di euro l'anno in danni agli impianti di compostaggio che restano intasati dalla plastica".

    "Noi chiediamo una cosa molto semplice: attenerci alla normativa europea", aggiunge Marco Versari, presidente di Assobioplastiche. "Le bioplastiche devono sostanzialmente avere gli standard della cellulosa che si dissolve nell'ambiente, in determinate condizioni, in 180 giorni. Non è un obiettivo impossibile. Lo provano le aziende, da Novamont a Mossi & Ghisolfi, che offrono prodotti certificati e che nei prossimi 5 anni investiranno in Italia 700 milioni di euro per sviluppare la chimica verde".

    In sostanza il punto è che il concetto di degradabilità, privo di parametri, non ha significato: tutto prima o poi si degrada. Ma un conto è che il processo avvenga in qualche settimana, un conto è dover aspettare secoli. Un conto è avere a che fare con un prodotto che viene dai campi, un conto è usare una plastica che frammentandosi diventa meno visibile ma resta insidiosa.

    "Noi proponiamo un cambio di prospettiva", precisa il ministro dell'Ambiente Corrado Clini. "Con la chimica verde, che tra l'altro vede un ruolo importante delle industrie italiane, si passa dalla filiera dei combustibili fossili a quella dei prodotti organici. Si usa mais invece di petrolio. Il che vuol dire che non soltanto si difende il paesaggio dall'invasione dei frammenti di plastica, ma si dà un contributo alla riduzione dell'uso dei fossili che, quando vengono bruciati, rappresentano la principale minaccia per la stabilità del clima".



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  • Rifiuti, Italia condannata da Strasburgo E il ministro Clini: «Lunedì il piano»
    Il piano rifiuti della Campania prende forma. Ed entro lunedì prossimo, annuncia il governo, arriverà in commissione Ue. In seguito, il 25 gennaio - ha detto il ministro per l'Ambiente Corrado Clini - «parlerò con il commissario». «Siamo riusciti - afferma - a mettere insieme tutti e stiamo lavorando su un piano che comincia ad essere consistente». Ieri, lunedì, il ministro - che sta partecipando al forum «L'Italia verso Rio +20» - aveva incontrato il vicesindaco di Napoli, Tommaso Sodano, e i rappresentanti di Regione e Provincia di Napoli.
    E sempre in tema di rifiuti, sull'Italia si abbatte una sentenza di condanna comminata addirittura dalla Corte dei diritti dell'uomo di Strasburgo. Secondo la Corte, lo Stato italiano sin dal 1994 e fino al 2009 non è stato capace di gestire adeguatamente l'emergenza rifiuti in Campania. Una pronuncia soltanto simbolica perché i risarcimenti chiesti dai ricorrenti non sono stati riconosciuti dall'organismo giudicante.
    L'EMERGENZA INFINITA - La crisi dei rifiuti in Campania, che è alla base della condanna della Corte dei diritti dell'Uomo di Strasburgo, scoppiata nel 1994 è durata fino al 2009, e tutt'oggi ritorna a cicli più o meno regolari (l'ultima nel giugno scorso). La condanna della Corte fa riferimento alla «incapacità prolungata delle autorità italiane di assicurare il funzionamento regolare del servizio di raccolta, di trattamento e di eliminazione dei rifiuti» che «ha colpito il diritto dei richiedenti, al rispetto della loro vita privata e del loro domicilio». Secondo i giudici di Strasburgo, inoltre, la mancata raccolta ed eliminazione dei rifiuti dalle strade, contrariamente a quanto sostenuto dallo Stato italiano, non fu provocata da cause di «forza maggiore».
    SOMMA VESUVIANA - Tutto parte da un ricorso presentato da 18 cittadini di Somma Vesuviana, in provincia di Napoli. La Corte ha riconosciuto la violazione del diritto alla salvaguardia della vita privata e familiare: lo Stato cioè non può costringere i suoi abitanti a vivere tra i rifiuti. Non è stato però riconosciuto il danno alla salute. I giudici di Strasburgo hanno ritenuto che la vita e la salute dei ricorrenti non sono state messe in pericolo dall'emergenza rifiuti e che gli studi scientifici presentati dalle parti sull'esistenza di un legame tra un aumento dei casi di cancro e la gestione dei rifiuti in Campania arrivano a risultati divergenti.
    SOLO SPESE LEGALI - Allo stesso tempo la Corte di Strasburgo non ha riconosciuto l'indennizzo di 15 mila euro per danni morali richiesto dai ricorrenti asserendo che la constatazione della violazione del loro diritto alla vita privata e familiare è da considerarsi una riparazione sufficiente del danno morale subito. I giudici hanno anche stabilito che lo Stato italiano dovrà versare all'avvocato Errico di Lorenzo, che aveva chiesto oltre 20mila euro - oltre a rappresentare il gruppo è uno dei ricorrenti, 2.500 mila euro per le spese legali sostenute.
    L'ASSESSORE REGIONALE - «Sapevamo di aver ereditato un disastro. Siamo al lavoro per superare questi venti anni di ritardi e inadempienze» commenta l'assessore campano all'Ambiente, Giovanni Romano. «La Corte condanna la vecchia incapacità di gestire adeguatamente l'emergenza e chi ha saputo dire solo 'no', ponendo veti con una visione solamente ideologica».
    LEGAMBIENTE - Legambiente soddisfatta. La sentenza di condanna della Corte dei diritti dell'uomo, secondo gli ambientalisti, «è assolutamente condivisibile». In Campania non si può prescindere dall'inevitabile costruzione degli impianti di smaltimento della frazione residuale dei rifiuti - sostengono gli ambientalisti - ma la strategia vincente non può che essere fondata sull'estensione della raccolta domiciliare a tutti gli abitanti della regione partendo dalle grandi aree urbane (vedi il capoluogo e la popolosissima provincia), unita alla diffusione delle politiche di prevenzione già praticate in diverse parti d'Italia.



    http://corrieredelmezzogiorno.corriere.it/napoli/notizie/cronaca/2012/10-gennaio-2012/rifiuti-italia-condannata-strasburgoe-ministro-clini-lunedi-piano-1902803936049.shtml

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  • Le strade dell'Ottava Municipalità sono discariche a cielo aperto. La denuncia di Pisani
    “Dopo la campagna elettorale il sindaco De Magistris ha dimenticato i quartieri di Chiaiano, Piscinola, Marianella e Scampia. Nonostante l’annuncio dell’avviamento della raccolta differenziata, la situazione è ben diversa da quella descritta dalle parole del primo cittadino. Tutti i quartieri sono attualmente delle vere e proprie discariche a cielo aperto. Sacchetti ammassati ad ogni angolo di strada, bidoni che non vengono svuotati creando enormi accumuli di spazzatura maleodorante. E’ questa la fotografia reale del territorio dell’Ottava Municipalità i cui residenti continuano a vivere in una situazione vergognosa ed in pessime condizioni igienico-sanitarie. Ad oggi le nostre strade non vengono pulite regolarmente dagli uomini dell’Asìa e si presentano sporche e puzzolenti. L’emergenza rifiuti non è finita, il sindaco venga a fare un giro tra i nostri quartieri”. Lo afferma il presidente dell’ Ottavo Municipio di Napoli Angelo Pisani che denuncia la presenza di ingombranti cumuli di rifiuti in numerose zone della municipalità e l’assoluta mancanza di pulizia e servizio di raccolta dei sacchetti. “Ad oggi non ci è ancora assicurato il servizio di rimozione dei rifiuti, i residenti, pur impegnandosi nella differenziazione dell’immondizia, continuano a vedere solo grandi cumuli di spazzatura ammassati ed abbandonati per strada. Chiediamo spiegazioni e l’intervento del sindaco” - conclude Pisani.

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  • L' Ottava Municipalità è favorevole alle dimissioni di Raphael Rossi
    “Siamo favorevoli alle dimissioni di Raphael Rossi dalla presidenza Asìa. Nonostante i nostri accorati appelli, ad oggi i quartieri dell’Ottava Municipalità sono ancora sporchi in quanto gli interventi di rimozione dei rifiuti e di pulizia delle strade si sono svolti in modo sporadico e inadeguato alle esigenze dell’intero territorio. Più volte abbiamo sollecitato il presidente Asìa in particolare sull’avviamento di servizi ordinari di lavaggio delle arterie stradali e di raccolta dell’immondizia denunciando anche il malcontento dei residenti costretti a vivere tra maleodori e sporcizia di vario genere, ma nulla è stato fatto concretamente per risolvere il problema”.

    E’ quanto ha dichiarato il presidente dell’Ottava Municipalità, l’avvocato Angelo Pisani sulle dimissioni di Raphael Rossi dalla presidenza dell’Asìa. Pisani ha inoltre affermato che “Finora siamo stati vittime di una cattiva gestione della società di igiene urbana che ha danneggiato la vivibilità dei nostri quartieri e ha fatto orecchie da mercante alle nostre richieste. Speriamo, adesso, che chi prenderà il suo posto si dimostri capace e si impegni per la pulizia ordinaria e definitiva delle strade della Municipalità”.  

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  • Multa Ue per rifiuti Napoli: governo chiede una proroga di due mesi. Ma è ancora emergenza in città
    Le autorità italiane hanno chiesto una proroga di due mesi per rispondere alla lettera di messa in mora della Commissione europea sui rifiuti a Napoli. Lo ha detto all'Ansa Joe Hennon, portavoce del commissario europeo all'ambiente Janez Potocnik. Bruxelles aveva fissato come scadenza ultima il 30 novembre.

    La Commissione europea «deciderà rapidamente se accettare, o meno, la richiesta di proroga dell'Italia», per rispondere alla lettera di messa in mora di Bruxelles sui rifiuti a Napoli. Lo ha precisato ancora Hennon, ricordando che nei confronti dell'Italia è stata avviata una seconda procedura di infrazione per non avere rispettato la sentenza della Corte di giustizia dell'Ue sulla gestione dei rifiuti a Napoli. Nel caso in cui l'Italia non dovesse adempiere alle richieste della Commissione europea, e se quest'ultima decidesse di adire nuovamente la Corte di giustizia europea - sottolinea il portavoce - «per un grande Paese come l'Italia c'è il rischio di richiesta di multe molto elevate in quanto vengono comparate al Pil nazionale. Ma non siamo - ha concluso Hennon - ancora a questo punto».

    Intanto da ieri è ancora emergenza rifiuti. Sono tornati anche i roghi di immondizia, in città come in provincia. «I rifiuti di oggi sono dovuti a uno sciopero nazionale di 24 ore che ha interessato gli operatori del settore, non è responsabilità di Comune, Provincia o Regione». Lo ha detto il sindaco di Napoli, Luigi de Magistris, in merito ai cumuli di rifiuti in città determinati, come ha rilevato, da una mobilitazione nazionale indetta dai sindacati a causa del mancato accordo per il rinnovo del contratto nazionale di lavoro. «È uno sciopero che ha ricadute - ha affermato - ma sono tutti a lavoro da stamattina per recuperare, già in giornata, ma soprattutto questa notte, e quindi tutto dovrebbe tornare alla normalità».

    Il piano del Comune per i rifiuti, sottolinea il sindaco, «sta andando bene». «Prima di Natale partiranno due navi, l'impiantistica nostra l'abbiamo realizzata, la differenziata è partita anche a Posillipo - ha spiegato - Non ci inseriamo nella querelle sull'inceneritore, abbiamo manifestato la nostra opinione che è netta: non lo vogliamo». Delle disposizioni dell'Unione Europea «siamo osservatori interessati, ma anche qui non ci compete nulla perchè riguarda il passato, il piano sui rifiuti presentato dal Goveno che è quello predisposto dalla Regione Campania». «Quello che dovevamo fare, come Comune, per le nostre piccole competenze l'abbiamo fatto, andando anche oltre - ha concluso - C'è chi dice che delle navi si parla da tanti anni, ma siamo stati noi a rendere possibile la cosa in quattro mesi con due contratti che partiranno tra qualche giorno».



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  • Chiaiano, discarica chiude a San Silvestro
    Confermato: la discarica di via Cupa del cane, aperta nel 2008, chiuderà. Il Consiglio provinciale di Napoli, nella seduta di oggi, ha approvato un documento sul sito di Chiaiano, impegnando il presidente della Provincia di Napoli Luigi Cesaro «a confermare la sospensione delle attività, anche all'esito degli accertamenti predisposti dalla Sap.Na (la società che gestisce la discarica, ndr) ed all'avvio di tutte le operazioni propedeutiche alla messa in sicurezza dell'invaso ed alle attività di bonifica». Inoltre, lo impegna «a richiedere, altresì, l'attivazione di tutte le procedure idonee alla chiusura definitiva e ad invitare la Regione Campania alla realizzazione del progetto di riqualificazione dell'intera selva di Chiaiano». Il tutto non oltre il 31 dicembre. «Il documento approvato all'unanimità dal Consiglio - afferma il presidente dell'assemblea Luigi Rispoli - è il frutto di un lavoro e di uno sforzo compiuto da tutte le forze politiche presenti che hanno saputo fare sintesi sancendo l'avvio di un percorso per la chiusura definitiva della discarica».

    I COMITATI ESULTANO - «Grazie alle mobilitazioni incessanti durate 4 anni finalmente abbiamo raggiunto un obiettivo importantissimo» commentano Ivo Poggiani e Egidio Giordano dei comitati antidiscarica. «Abbiamo impedito che per altri due anni si sversassero rifiuti a Chiaiano, abbiamo impedito che le responsabilità che denunciamo da anni venissero insabbiate e dimenticate, abbiamo ridato, grazie alla lotta, dignità ad una comunità resistente che è diventata esempio per tanti in Italia».

    IL SINDACO DI MUGNANO - «Siamo molto soddisfatti dell'ordine del giorno votato dal Consiglio provinciale - ha detto il sindaco di Mugnano, Porcelli presente l'intero pomeriggio a Santa Maria la Nova - speriamo che dalle parole si passi ai fatti concreti, nell'ordine: una legge dello Stato che sancisca la chiusura della discarica, la definitiva messa in sicurezza e la bonifica dell'area. Oggi è una bella giornata per i cittadini dell'area Nord di Napoli».



    http://corrieredelmezzogiorno.corriere.it/napoli/notizie/cronaca/2011/14-novembre-2011/chiaiano-discarica-chiude-san-silvestro-1902167423439.shtml

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  • Chiusura discarica di Chiaiano, Pisani: "Adesso vogliamo subito la bonifica.Venerdì 11 novembre seduta monotematica"
    “I cittadini e la Municipalità mantengono alta la guardia per prevenire ripensamenti e passi indietro sulla chiusura della discarica di Chiaiano oltre ad opporsi a qualsiasi eventuale apertura di altri siti in zona”. Lo ha detto l’avvocato Angelo Pisani, Presidente dell’Ottava Municipalità di Napoli, il quale ha ribadito che : “ Per questa ragione venerdì 11 novembre alle ore 10 si terrà una seduta monotematica tra i rappresentati del Consiglio provinciale e la Municipalità a cui sono invitati tutti i comitati territoriali, cittadini e autorità giudiziarie. Il nostro obiettivo è accelerare per attivare subito il piano di bonifica che dovrebbe essere esteso a tutta l’area Nord di Napoli e che ci spetta per legge” .

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  • Stop rifiuti a Chiaiano, Pisani: "Soddisfatti ma la battaglia non è ancora finita"
    “Siamo soddisfatti per la decisione presa oggi dalla Sap.na. Finalmente le nostre richieste di verifica e chiusura del sito sono state ascoltate. Adesso vogliamo la stabilità della chiusura della discarica, priorità che da mesi trattiamo durante i nostri consigli ed oggetto dei nostri appelli più concitati ed insistenti alle autorità" . Lo ha dichiarato l’avv. Angelo Pisani, Presidente dell’Ottavo Parlamentino, che sullo stop dei conferimenti a Chiaiano ha ribadito che “Tuttavia la battaglia non è ancora finita. La Municipalità ed i cittadini, oltre ad opporsi fermamente all'apertura di qualsiasi altro sito in zona, esigono la bonifica del territorio come previsto per legge. Non si può lasciare una bomba ecologica di tale portata in un territorio abitato, vicino a scuole e case".

    "Per questo venerdi 11 novembre il Consiglio della Municipalità si riunirà alle ore 10.00 per argomentare ancora una volta sulla questione della chiusura definitiva della discarica e sulla legittima protezione da garantire ai residenti della zona -ha detto Pisani -. Invitiamo Provincia, Sap.na, Autorità giudiziarie e comitati del territorio a prendere parte attiva all’incontro. Sicuramente un impegno che già da oggi ci prendiamo in nome del diritto alla salute degli abitanti di Chiaiano è di monitorare le operazioni di chiusura e messa a norma del sito oltre che ottenere la bonifica urgente della cava e di tutto il territorio circostante, che ci spetta per legge” .

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