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Visualizzazione post con etichetta EQUITALIA. Mostra tutti i post
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  • Cartelle Equitalia: stop a quelle pazze
    Cartelle Equitalia, cartelle pazze. E’ attualmente allo studio della Commissione finanze del Senato una proposta di legge avanzata dapprima dall’Italia dei valori guidata da Antonio Di Pietro e poi condivisa da tutti i gruppi parlamentari, che riguarderebbe l’introduzione dell’annullamento in autotutela delle cartelle Equitalia pazze, ossia gli avvisi errati che con cadenza periodica sono inviati ai contribuenti.

    Cartelle Equitalia: incubo dei contribuenti

    A chi non è capitato di ricevere una cartella esattoriale a firma Equitalia, piena di errori e omissioni, in relazione ad immobili già ipotecati senza che il debitore nemmeno lo sapesse o notifiche sbagliate che fanno aumentare il peso delle imposte di almeno il 40 o il 50%.

    Cartelle pazze: quali sono

    Sono tantissimi i contribuenti italiani che ricevono queste tipologie di cartelle Equitalia, le cartelle pazze, soprattutto lo dicono i dati, le cartelle pazze riguardano le multe stradali, una serie di raccomandate con cui si notifica il preavviso di fermo amministrativo delle autovetture che non hanno risolto il debito di pagamento delle contravvenzioni o anche, sempre i dati lo dicono, le cartelle pazze possono riguardare anche la possibile iscrizione a ipoteca sulla casa qualora non si fosse risolto il pagamento, anche in caso di cifre basse. In riferimento alle multe stradali, possono arrivare anche cartelle Equitalia in relazione a multe ricevute 10 anni prima, o anche di multe che sono state pagate.

    Cartelle pazze: la proposta dell’Idv

    La proposta di legge, firmata Italia dei Valori, sottoposta all’attenzione del sottosegretario all’Economia, Vieri Ceriani, e del direttore dell’Agenzia delle Entrate, nonchè presidente di Equitalia, Attilio Befera prevede l’annullamento in autotutela delle cartelle Equitalia conosciute come cartelle pazze. Proprio un esponente del partito che ha avanzato la proposta, poi condivisa, per una volta, dagli altri gruppi parlamentari, afferma la soddisfazione per la tutela maggiore dei diritti dei cittadini se la proposta di legge sull’annullamento in autotutela delle cartelle pazze passerà. Nella proposta si prevede che i concessionari per la riscossione devono sospendere immediatamente ogni ulteriore iniziativa finalizzata alla riscossione delle somme iscritte a ruolo su presentazione di una dichiarazione da parte del debitore nei casi in cui, per esempio, il pagamento era stato effettuato o nei casi in cui sia già scaduto il termine per l’accertamento, quindi nel caso ricevano cartelle pazze. Una proposta efficiente questa che potrebbe portare un sospiro di sollievo a tutti quei contribuenti, e sono tanti che hanno ricevuto le cartelle Equitalia, nel particolare le cartelle pazze, in un momento delicato come questo che stiamo vivendo. Si attende il passaggio in Commissione.

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  • Equitalia condannata per 1.600 euro a Sulmona, bloccato l'ufficiale giudiziario
    Ufficiali giudiziari anche per Equitalia per 1.600 euro. Condannata dal Giudice di Pace di Sulmona a pagare le spese legali, dopo il ricorso vinto da un imprenditore abruzzeseper una cartella esattoriale relativa a infrazioni stradali, Equitalia ha ignorato la disposizione e ha evitato l'ufficiale giudiziario sostenendo, secondo il legale dell'imprenditore, di essere un ente pubblico, quindi con beni non pignorabili. Ora, la pratica è sul tavolo del giudice dell'esecuzione del Tribunale dell'Aquila. «In un momento così delicato in cui si tartassano i contribuenti con richieste di pagamento eccessive e spesso ingiustificate per le quali non dà tregua nè sconti - afferma il legale napoletano dell'imprenditore, Carlo Ponticiello - Equitalia si arroga il diritto non solo di non fare opposizione al precetto, che potrebbe e dovrebbe essere legalmente proposta in caso di contestazioni, ma anche di limitarsi a non pagare attendendo che il sottoscritto faccia ogni volta 600 chilometri per il recupero di quanto dovuto». «Mi meraviglia poi - prosegue il legale - l'affermazione di Equitalia quando sostiene di essere un ente pubblico e, quindi, non soggetto a pignoramento: Equitalia è una società per azioni a partecipazione pubblica, il che è cosa ben diversa dall'ente pubblico, come sono per esempio il Comune dell'Aquila o la Prefettura. Ma la cosa più grave è costituita dal fatto che la pretestuosa affermazione di essere ente pubblico è stata utilizzata per bloccare un pubblico ufficiale nell'esercizio delle sue funzioni, al posto, come per noi comuni mortali, dell'opposizione all'esecuzione davanti a un giudice dello Stato». Nei giorni scorsi il funzionario del Tribunale dell'Aquila si era presentato nella sede del capoluogo regionale della società di riscossione per pignorare i beni, dopo un atto di precetto per il pagamento di 1.600 euro notificato a giugno a Equitalia e da quest'ultima ignorato.




     http://www.ilmessaggero.it/abruzzo/equitalia_condannata_ufficiale_giudiziario/notizie/218015.shtml

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  • Le società private di riscossione chiedono la proroga per le gare
    Le società private di riscossione chiedono «più tempo» per esaminare ed eventualmente elaborare offerte in risposta al bando dell'associazione dei Comuni per la creazione della nuova società chiamata dal prossimo anno a sostituire Equitalia nell'incasso dei tributi locali. La richiesta di proroga è dovuta ai tempi stretti dell'avviso di selezione (lanciato il 10 agosto, con scadenza il 17 settembre), ma anche alle «forti perplessità» sollevate da alcuni meccanismi previsti dal documento Anci. Lo ha deciso l'Anacap, l'associazione che riunisce le società private iscritte all'Albo della riscossione, e che oggi formalizzerà con una lettera all'Anci la richiesta di una «congrua» proroga per esaminare più a fondo il problema.
    Il cantiere è quello della nuova società di riscossione che dal 1° gennaio prossimo dovrebbe avere un ruolo da protagonista nel campo della fiscalità locale successivo all'addio di Equitalia, previsto dal Dl Sviluppo del 2011 e rinviato di un anno dal Milleproroghe del dicembre scorso. Il progetto degli amministratori locali punta alla creazione di «Anci riscossioni», con un partner operativo privato a cui vengono affidate le attività di accertamento, riscossione e liquidazione con il marchio della nuova società. Nella platea dei destinatari dell'offerta, cioè i privati attivi nella riscossione, c'è ovviamente interesse per la partita, ma dominano i punti interrogativi. «Molti aspetti meritano un approfondimento – spiega Pietro Di Benedetto, presidente dell'Anacap –, a partire dalla forma della nuova società: l'avviso parla di avvalimento, ma non ne sono chiare le modalità e forse sarebbe preferibile un sistema più paritario come l'associazione temporanea d'impresa». Anche sul piano economico (che vale 40 punti, gli altri 60 sono attribuiti all'offerta tecnica) c'è chi storce il naso, anche per il corrispettivo fisso (minimo 50mila euro, a prescindere dalle performance di mercato come chiariscono le Faq pubblicate sul sito Anci) in aggiunta alla percentuale che il partner si impegna a garantire ad «Anci riscossioni». «Sono aspetti cruciali – chiude Di Benedetto – e richiedono un'attenzione maggiore di quella che si può realizzare in pochi giorni successivi alla pausa estiva».
    La richiesta formale di proroga sarà recapitata oggi, anche se già il calendario attuale non è troppo generoso con le prospettive della nuova società. Alla data prevista per l'ingresso in campo effettivo mancano poco più di due mesi, ma oltre a costituire la nuova società occorre allestire le gare per i tanti sindaci che devono cambiare partner sulla riscossione: tra spontanea e coattiva, l'agente nazionale è arrivato a lavorare con 6.100 Comuni, cioè il 75% del totale, e nella stragrande maggioranza dei casi le decisioni sul futuro sono ancora sospese in attesa di capire quali saranno i soggetti in campo.
    Le settimane che mancano al 1° gennaio prossimo (a meno di una nuova proroga, che però sembra improbabile vista la temperatura raggiunta dalla polemica su Equitalia) potrebbero essere l'occasione anche per risolvere i tanti problemi normativi lasciati dagli interventi degli ultimi due anni sulla riscossione locale: su tutti, vanno ricordate le difficoltà nell'utilizzo degli strumenti classici di riscossione (il ruolo rimane esclusiva di Equitalia) e i problemi legati ai futuri obblighi di gestione associata nei piccoli enti. 



     http://www.ilsole24ore.com/art/norme-e-tributi/2012-09-07/societa-private-riscossione-chiedono-064135.shtml?uuid=AbncAhZG

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  • Colpite i veri evasori
    In fondo non si chiedeva molto. Solo un’esazione dei tributi più umana, che consentisse ai cittadini di avere un dialogo diretto con il Fisco e la possibilità di poter pagare il proprio debito senza vedersi pignorare anche l’orsacchiotto nella culla del proprio figlio. Senza saperne nulla.
    Con Equitalia, però, non si riesce mai a discutere. E non è un caso se poi, decreti governativi a parte, i cittadini saluteranno con grande gioia l’interruzione della convenzione con la società da parte dei Comuni che arriverà a gennaio 2013: almeno, da quel momento, sarà più difficile trovarsi in mutande senza sapere perchè. L’evasione fiscale non si combatte così.
    Ma è stata l’ultima diatriba giuridica intorno alle notifiche delle cartelle esattoriali a rendere evidente che dentro Equitalia l’arroganza prende troppo spesso il posto del giusto zelo nel raggiungimento dell’obiettivo della riscossione di un credito.
    Molte commissioni tributarie, davanti ai ricorsi dei cittadini rispetto a cartelle esattoriali arrivare per posta semplice — o anche per raccomandata — si sono espresse a favore dei contrinuenti: la cartella deve essere notificata in ogni caso da un ufficiale giudiziario.
    Equitalia, però, non ne tiene conto. E prosegue ad inviare le proprie cartelle per posta e a pretenderne il pagamento. E’ chiaro che si tratta dell’ennesima forzatura, perchè è evidente che notificare le cartelle tramite ufficiale giudiziario non solo rende più difficile l’atto stesso della notifica, ma fa lievitare i costi. E allunga enormemente i tempi. Per questo, dunque, ad Equitalia fanno (ancora una volta) finta di non sentire.
    E nelle case degli italiani continua ad arrivare una pioggia di cartelle, di dubbia legalità, che tuttavia molti pagano comunque (quando possono, s’intende) per timore di ritorsioni che Equitalia, d’altra parte, non ha mai smesso di mettere in pratica. La festa, però, sta per finire.
    A gennaio Equitalia non potrà più riscuotere per i comuni e perderà circa 300 milioni di euro all’anno in termini di aggio (l’ente si vede riconosciuto il 9% sulle cifre incassate).
    Per Attilio Befera, il mega direttore di Equitalia, e per i suoi seguaci diventerà assai più difficile poter vantare con il governo straordinari risultati di cassa nella lotta all’evasione fiscale. Ma, forse, cominceranno a perseguire i veri evasori fiscali, quelli che si annidano nelle grandi aziende e nelle grandi banche, per non parlare dei sempre maggiori esportatori di denaro oltre confine. Non vediamo l’ora di vederli all’opera.


     http://www.ilrestodelcarlino.it/reggio_emilia/cronaca/2012/09/06/768231-colpire-evasori-equitalia.shtml

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  • Bresciana denuncia Equitalia per “usura”
    Equitalia denunciata per “usura”. La querela è stata presentata da un’imprenditrice bresciana alla Guardia di Finanza con il sostegno dell´associazione antiusura Federitalia di Parma.
    La donna, amministratrice di una ditta che commercia metalli di Flero (Brescia) ha subito il pignoramento dei beni ed è attualmente sotto sequestro. La vendita è stata fissata il1 2 settembre. Nel frattempo pero l’imprenditrice si è rivolta a Fedreitalia che analizzato i dati presentati dalla donna e calcolato che confrontando il costa al cittadino dell´operato di Equitalia e il costo del denaro è stato superato il tasso di interesse “legale”, arrivando a pagare il 16%, oltre il doppio rispetto a quanto previsto nel caso dell’azienda bresciana.
    Oltre alla querela per usura a Equitalia è stata anche presentata istanza di accesso al Fondo di solidarietà per le vittime dell´usura ai sensi della legge 108/96.  Procedura che ha portato alla sospensione delle  attività tese al recupero coatto del credito.



     http://www.quibrescia.it/cms/2012/09/05/bresciana-denuncia-equitalia-per-usura/

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  • Cartelle pazze" a Fiumicino, la denuncia di Gil
    Quando noi parliamo parliamo delle difficoltà dei cittadini capiamo anche le difficoltà dello Stato, e comprendiamo che tenti di reperire soldi la dove può. Ciò che non va bene è tramutarsi in persecutore degli onesti, mettendo i cittadini in ginocchio dopo avergli chiesto di pagare cose  di 7, 8 o addirittura 9 anni fa”.

    A parlare è Mario Russo D'Auria, leader di Gil (Gruppo indipendente libero per Fiumicino) “Lo Stato oggi – prosegue Russo - sembra sostituito da Equitalia; il denaro lo maneggiano loro, i debiti li maneggiano loro. E lo fanno con un modo di operare che non è più accettabile. E' vero che la legge impone a tutti  i cittadini di conservare alcune ricevute anche per 10 anni, ma lo fa perché se eccezionalmente dovesse capitare ad una persona di dover dimostrare che l'ha pagata quella persona deve avere la carta che ne dia conto. Ma deve essere l'eccezionalità, non la regola, come fa Equitalia che in questo periodo, proprio a Fiumicino, sta chiedendo con gli interessi soldi per multe di 9 anni fa, Ici dei primi anni 2000. Centinaia di cartelle stanno arrivando a pioggia, con il solo evidente scopo di mettere le mani nelle tasche dei cittadini, In molti hanno pagato, e con la ricevuta in mano perdono intere giornate di lavoro per dimostrare ciò che Equitalia avrebbe dovuto già sapere, e cioè che il cittadino onesto aveva fatto la sua parte. Ma quanto conservano le ricevute per così tanti anni? Quanti hanno avuto vicende familiari che in qualche modo hanno fatto perdere le ricevute? Quanti sono troppo anziani per poterle andare a recuperare? E così, basandosi su queste “mancanze”, Equitalia strappa letteralmente dalle tasche altri soldi ai cittadini già in crisi economica. Così non va, e bisogna gridarlo forte”.

    Sappiamo che il Consiglio comunale non ha potere diretto d'intervento su queste questioni, ma come non lo ha nemmeno nelle grandi questioni internazionali. Eppure in occasione dei marò, o in altre occasioni, il Consiglio di questo  comune e di altri ha fatto sentire la propria voce, se non altro per testimoniare un interesse vero verso quel problema. Bene, chiediamo ai consiglieri del Comune di farsi promotori di una mozione per dire ad Equitalia di allentare la morsa su questo territorio, concentrandosi su coloro che effettivamente non hanno pagato e lasciando stare i cittadini normali. Serie verifiche prima di chiedere soldi alla gente dovrebbero essere doverose, non solo in termini economici ma in termini di equità e giustizia. Altro che Equitalia...”


     http://www.ilfaroonline.it/2012/09/03/fiumicino/cartelle-pazze-a-fiumicino-la-denuncia-di-gil-29645.html

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  • Olbia, ora Equitalia si rivale su un'orfana. Cartella esattoriale per bimba di 7 anni
    A una bimba di 7 anni, rimasta orfana del padre, è stata notificata una cartella di Equitalia da 170 euro. Così l'Agenzia delle Entrate ha inteso risolvere il procedimento intentato a carico della vedova.

    Suo papà, Franco Diana, è morto in un incidente stradale nel maggio del 2008. Ma il Fisco non ha un'anima e le rivendicazioni dello Stato, che non hanno trovato soddisfazione nella giovane vedova, ora colpiscono la bimba. Al centro del procedimento il mancato pagamento delle tasse sulla liquidazione versata dall'azienda per cui lavorava l'operaio vittima dell'incidente. Il nonno della piccola, Giuseppe Rossi è furente: "Sono andato all'ufficio dell'Agenzia delle Entrate di Olbia e anche loro non riescono a capire. Ho detto che non pago, se vogliono pignorino il triciclo della bimba".

     

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  • Se il mittente è Equitalia la cartella non è valida
    C’è uno scoglio normativo che rischia d’invalidare le notifiche delle cartelle esattoriali inviate da Equitalia via posta, in genere per raccomandata con ricevuta di ritorno. E attenzione, che se da una parte questo giornale ha sempre rimarcato la necessità che la società incaricata della riscossione dei tributi inevasi tenga in maggior considerazione le specifiche situazioni - e ci si riferisce ai casi in cui i mancati pagamenti son dovuti a disavventure personali o accertate crisi aziendali e via dicendo - d’altra parte non si vuol certo indicare ai furbetti della tassa non pagata la strada per sfangarla. Resta il fatto che il problema esiste. Ed è peraltro già noto alle commissioni tributarie di tutta Italia.
    Il fatto è che, in sostanza, la notifica della cartella esattoriale effettuata da Equitalia per posta rischia di non esser valida. Lo dice la legge. O meglio, lo si evince. Nel senso: è vero che la norma 890/82, quella che si applica al’Amministrazione finanziaria dello Stato,  all’art. 14 prevede  gli avvisi possano esser notificati al contribuente anche a mezzo della posta. E però questa disposizione è riservata agli uffici che esercitano la potestà impositiva, non agli agenti di riscossione. D’altro canto - come peraltro rimarcato proprio da una sentenza della Commissione tributaria di Lecce dello scorso anno e confermata tra le altre da un altro verdetto emesso da quella di Foggia il 13 maggio - l’art. 26 della legge 602/73 inizialmente prevedeva sì la notifica per posta anche da parte dell’esattore, facoltà però revocata dal decreto legge 46/99, in base al quale (art. 12) «la cartella è notificata dagli ufficiali della riscossione o da altri soggetti abilitati dal concessionario nelle forme previste dalla legge ovvero, previa eventuale convenzione tra Comune e concessionario, dai messi comunali o dagli agenti della Polizia municipale». Ragion per cui, dunque, i giudici tributari concludono che tale facoltà è riservata «agli uffici che esercitano potestà impositiva, e quindi solo all’Agenzia delle Entrate, la possibilità di notificare avvisi e altri atti a mezzo posta». Conclusione: le notifiche inviate direttamente da Equitalia sono nulle.
    Ambiguità - come detto - da risolvere in fretta. Anche perché, delle 34 milioni di cartelle Equitalia notificate ai contribuenti negli ultimi due anni, quelle inviate via raccomandata rappresentano il 40-50 per cento: se tutti facessero ricorso sarebbe un disastro per la società in questione, e in ultima analisi anche per l’Erario. E però le contestazioni, proprio basandosi sull’impossibilità di notifica, si stanno moltiplicando, con le Commissioni tributarie a dar ragione ai ricorrenti: per fare solo qualche esempio, è successo a Vicenza il 13 aprile, poi come detto a Foggia il 13 maggio, a Campobasso l’11 giugno e a Genova il 27 dello stesso mese, e ancora Milano, Catanzaro, Parma, Roma. Dappertutto. Le sentenze delle Commissioni tributarie non fanno in genere giurisprudenza su tutto il territorio nazionale, ma in questo caso tutte le sezioni locali arrivano alla stessa conclusione. C’è però da dire che al contrario la Corte di Cassazione, con la sentenza del 2011, ha stabilito che invece la notifica postale di Equitalia può esser considerata valida. Pronunciamento che però non  convince i giudici tributari che dopo quel verdetto  hanno continuato a dar ragione ai ricorrenti.
    Scritto questo, che il sistema di riscossione fiscale sia quantomeno da riorganizzare, ecco, questo è un fatto. Allora cambiamo (parzialmente) discorso e passiamo ai contenziosi tributari, persone e imprese che portano il fisco - o chi per esso - davanti al giudice poiché si ritengono vittime d’una qualche ingiustizia o sopruso. E anche qui, non si tratta di dare addosso all’Erario in quanto tale: errori e disservizi e assurdi burocratici non sono certo esclusiva di questo o quell’ufficio. Ma insomma, i numeri fanno impressione. Perché i contenziosi fiscali pendenti davanti alle Commissioni tributarie - a tutto il 31 dicembre 2009 - s’avvicinano al milione. Per la precisione: 945mila e 295. E già questo è un problema mica da ridere. In questo senso l’attuale governo, per la verità, ha introdotto l’istituto della mediazione per le liti  in cui è in ballo una cifra che non superi i 20mila euro: in caso di accordo, è prevista una riduzione del 40% della sanzione. I dati aggiornati alla fine dello scorso maggio parlano di oltre 125mila istanze di mediazione presentate, e però solo 14mila andate a buon fine. 
    Per quanto riguarda invece i verdetti relativi ai contenziosi: il primo grado di giudizio (che si svolge presso la Commissione provinciale), nel 35,6% dei casi  il giudice dà ragione del tutto al contribuente. Significa che una volta su tre il Fisco ha cercato d’incassare dal contribuente soldi non a lui dovuti, e scusate ma - in tempi di pressione fiscale così alta - l’umore non ne giova. Senza contare che c’è un altro 25% di procedimenti in cui il magistrato propende per, diciamo così, una soluzione di compromesso. La percentuale di sentenza favorevoli al ricorrente addirittura sale - e arriva al 44,2% - nel secondo grado di giudizio, quello su cui decidono le Commissioni regionali. 
    Numeri sui quali, qualche mese fa, s’è innescata una piccola polemica. Con il direttore generale dell’Agenzia delle Entrate Attilio Befera a rivendicare un numero sempre più elevato di sentenza favorevoli all’Erario. E la risposta del centro studi torinese Eutekne, vicino alla categoria dei commercialisti, secondo il quale invece il 40% dei ricorsi si è concluso a favore dell’ente impositore (lo Stato, per l’appunto) e il 36,08% a favore del contribuente, mentre il resto va in estinzioni, verdetti di compromesso, conciliazioni. Ma anche questi dati sarebbero da correggere a favore dei contribuenti. Perché se si tolgono i ricorsi rigettati per via di vizi procedurali e si considerano solo quelli arrivati a sentenza di merito, ecco che - sostiene Eutekne - «i contribuenti si vedono dar ragione, in tutto o in parte, il 60,98% delle volte».


     http://www.liberoquotidiano.it/news/1069409/Se_il_mittente_%C3%A8_Equitalia__la_cartella_non_%C3%A8_valida.html

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  • Equitalia non va in vacanza e perseguita migliaia di professionisti e contribuenti con intimazioni prescritte di cartelle pazze
    Agosto in fila agli sportelli "non amici " di equitalia per migliaia di professionisti avvocati e medici oltre a milioni di contribuenti che in questi giorni di caldo africano stanno , nonostante la pausa feriale anche della giustizia ed il diritto ad una serena vacanza , ricevendo le notifiche di intimazioni di pagamento e minacce di procedure espropriative targate equitalia, criticate e definite fuori luogo,temerarie e scandalose  dal presidente del movimento anti equitalia , avv angelo pisani, che in una lettera ed appello al capo del governo ed al presidente della repubblica chiede di far fermare e sospendere nei caldi giorni di agosto  le  procedure ed esecuzione della riscossione equitalia onde non rovinare quei pochi giorni  di vacanza agli italiani e garantire ai contribuenti un minimo di difesa alla riapertura dei tribunali .
    In questi giorni anche migliaia di avvocati stanno ricevendo richieste di pagamento di crediti previdenziali e delle rate di iscrizione con mora ed interessi assurdi palesemente prescritti per anni antecedenti al 2006, facendo compagnia in fila ad altrettanti contribuenti vittime di ipoteche pazze e fermi ammvi assurdi 
    E' chiaro che equitalia non va in vacanza ma in pieno agosto ed in un momento di crisi sociale e' ingiustificabile ed imperdonabile spedire una Pioggia di cartelle ed intimazioni per crediti oramai gia' prescritti  di Equitalia, che quest’anno prende di mira anche gli avvocati dopo i medici di Napoli e provincia.
    Nonostante la sospensione feriale anziché andare a riposarsi i contribuenti ed in questo caso anche gli avvocati devono fare i conti con Intimazioni di versamento per somme prescritte e difendersi  per non pagare o subire espropri per crediti non dovuti e che potevano esser richiesti  anche a settembre considerati gli anni oramai passati e la particolarità del mese di agosto 
    Rabbia, delusione, stupore, sorpresa assalgono i malcapitati cittadini , denuncia pisani, ma soprattutto paura che l’intervento dell’ente riscossore equitalia  con la lettera di intimazione a pagare entro 5 giorni possa dare il via a esecuzioni  coatte ingiuste e non dovute con il corollario di ansie e inutili perdite di tempo e costi per difese a 40*.
    Cartelle pazze che finora hanno raggiunto a casa tantissimi iscritti all’Ordine degli avvocati come gia dei medici e degli odontoiatri di Napoli e provincia, in buona compagnia di tanti malcapitati contribuenti . 
     E nelle sedi degli studi anti equitalia  scoppia il caos per i metodi ed il momento scelto dal concessionario per tentate di recuperare somme prescritte e con l'opposizione da presentarsi entro 20 giorni non più dovute . Le linee telefoniche ed anche le caselle di posta elettronica  sono sempre occupate perché i contribuenti  protestano per i disagi  il disguido e chiedono di sapere come comportarsi mentre negli uffici c’è un continuo via vai di persone che si presentano con gli avvisi di mora di Equitalia .
    Una situazione delicata e imbarazzante. “E’ diventato un dramma e allo stesso tempo un problema serio che il governo deve affrontare e risolvere prima di chiudere per le vacanze– avverte il presidente di AE avv angelo pisano – perché in queste ultime settimane migliaia  dei nostri iscritti – è stato raggiunto da una «cartella per ruolo prescritti o non prima notificato di Equitalia. 
    Parliamo di numerosi professionisti come tanti altri malcapitati e perseguitati contribuenti  che chiedono il rispettp della qualità della vita e' spiegazioni su questo incredibile modo di procedere e di minacciare esecuzioni sotto il caldo di agosto che i cittadini non e' giusto debbano subire.

    All’inizio di luglio, quando è cominciato l’arrivio degli avvisi e delle minacce di esproprio sembrava un problema controllabile ma, di giorno in giorno, la situazione si è aggravata con la notifica di un numero crescente di intimazioni per crediti oramai prescritti che ben potevano notificarsi a settembre dando la possibilità ai contribuenti di difendersi. 
     
    “Siamo convinti che Equitalia – conclude l'avvocato pisani  – debba porre un’attenzione maggiore nei confronti dei cittadini e di professionisti che hanno diritto alle vacanze e non approfittare di incassare soldi nel particolare mese di agosto rispettando almeno i principi costituzionali .
    E ’ inaccettabile che si verifichino questi blitz estivi e gravi errori di strategia della riscossione in danno dei contribuenti . – spiega sempre  pisani  – e chi ha ricevuto la notifica della lettera di messa in mora  deve fare ricorso al giudice dell esecuzione che non va in ferie anche se le attività giudiziarie ordinarie sono sospese fino al 15 settembre ”. 
    Equitalia dovrebbe scrivere   a tutti i malcapitati contribuenti  che hanno ricevuto la cartella esecutiva estiva di agosto e prorogate i termini  per difese ed informazioni alla luce delle tante pretese oramai prescritte.

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  • MOV. ANTI EQUITALIA: SPORTELLO AMICO INDIRIZZA SOLO A PAGARE 'NON DA' ASSISTENZA AI CONTRIBUENTI'. SI SVILUPPA RETE STUDI MILANO
    (ANSA) - MILANO, 1 AGO - "Offrire ai contribuenti strumenti validi per difendersi non solo dalle cosiddette 'cartelle pazze' ma soprattutto dalle ipoteche, dai pignoramenti, dagli interessi sui ritardi e dalle rateizzazioni speculative". Questi gli obiettivi del movimento anti Equitalia che critica l'operazione "buona solo per l'opinione pubblica, degli sportelli amici di Equitalia che in realtà non aiutano e non danno assistenza ai contribuenti, indirizzati solo a pagare come viene spesso denunciato". Il movimento anti Equitalia, si informa in una nota, si sta sviluppando sul territorio nazionale attraverso l'adesione di studi di avvocati e commercialisti: in Lombardia sarà rappresentato ed organizzato dagli avvocati Simone Forte e Marcella Grazioso e dai commercialisti Silvio Ceci e Massimiliano Toriello. "La finalità del movimento anti-Equitalia è rispondere con solo la forza sociale, la sovranita" popolare e soprattutto con la legge agli errori/orrori - spiega il fondatore del movimento, Angelo Pisani - nella riscossione dei tributi, organizzare in tutt'Italia ed in particolare in ogni comune anche presso studi e sedi professionali di addetti ai lavori ed esperti già conoscitori dei problemi veri e reali della gente sportelli di ascolto e di tutela dei diritti dei contribuenti". Lunedì prossimo è prevista l'apertura della prima sede in Piemonte.(ANSA).

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  • Risarcimento danni per iscrizione ipotecaria esattoriale illegittima ? Equitalia condannata a pagare 5000 euro alla vittima
    Questo ha deciso il Tribunale di Napoli . V sez esecuzioni Giudice Petruzziello, condannando l’agente della riscossione alla cancellazione del vincolo ed a risarcire i danni , ponendo fine ad un contenzioso che riguardava un contribuente, che si era visto iscrivere ipoteca sulla casa a garanzia di un debito erariale non dovuto. Equitalia, dichiara l’avv Pisani deve controllare prima di avviarle alla cieca la legittimità e regolarità delle procedure di riscossione non c’è colpa degli enti impositori.

    - Equitalia condannata al risarcimento del danno per la illegittima iscrizione di ipoteca sulla casa di un contribuente, perchè avvenuta "sine titulo" e “ trattenuta senza ragione” (senza titolo) in quanto la commissione tributaria provinciale di Napoli aveva già dichiarato nulle le cartelle di pagamento sottese alla procedura di ipoteca mentre Equitalia ometteva di cancellarle e le utilizzava come presupposto d’ipoteca. E' questo quanto ha statuito con propria sentenza il Tribunale di NAPOLI, ponendo così fine ad un contenzioso durato anni che riguardava un contribuente un corretto partenopeo, che si era visto iscrivere ipoteca sulla unica casa di sua proprietà a garanzia di un debito erariale inesistente rimanendo anche escluso dal circuito finanziario legale e correndo il rischio di finire nelle mani degli usurari di turno per ottenere piccoli prestiti .

    Il contribuente, assistito dall'avvocato Angelo Pisani, fondatore del movimento anti Equitalia, dopo aver fatto annullare dalla competente commissione tributaria le cartelle pazze addebitategli ancora subiva ipoteca esattoriale sulla base di tali debiti non dovuti per cui non riuscendo a dialogare con gli uffici di Equitalia ed a risolvere l’antipatico equivoco per pulire la sua casa da vincoli temerai ha dovuto instaurare un giudizio teso ad ottenere la cancellazione ed il risarcimento del danno a causa dell'illegittimo modus operandi ed imposizione dell'agente della riscossione. Nel corso del dibattito è stato, infatti, esposto il fatto che il contribuente, nel corso del giudizio tributario svoltosi innanzi alla Commissione tributaria, aveva ottenuto l’annullamento delle cartelle presupposto della procedura di ipoteca ma Equitalia ignorando il dispositivo dei giudici continuava ad imporre le sue procedure creando solo danni e disagi , oltre che rovinando la qualità della vita del contribuente .

    Il Tribunale di Napoli, Giudice dott. Petruzziello, ha, dunque, fatto proprie le ragioni esposte dall'avvocato Pisani, accertando la responsabilità di Equitalia "perchè, pur edotta del precedente provvedimento di annullamento delle cartelle in discorso, continuava a tener iscritta ipoteca esattoriale sull'unica casa del contribuente, per il mancato - ma non dovuto per intercorsa sentenza di annullamento - pagamento delle stesse, provocando un danno ingiusto al contribuente .

    Si legge nella sentenza “ che la notificazione della cartella esattoriale costituisce compito specifico di Equitalia con la conseguenza che l’illegittimità di quest’ attività si riverbera su ogni fase successiva come ipoteca, pignoramento ed espropriazione i cui dannosi effetti per il soggetto sottoposto all’esecuzione devono riferirsi esclusivamente a colpa dell’agente della riscossione e non degli enti impositori, deve pertanto darsi atto al contribuente di aver subito l’illecita ipoteca sui suoi bene condotta che ha violato il principio generale del neminem laedere di cui all’art 2043 c.c. e per cui deve essere risarcito .L’avv. Pisani nel commentare la sentenza che riconosce giustizia al malcapitato contribuente precisa " l'agente della riscossione è un ente preposto all'incasso dei crediti in base alle leggi e ai regolamenti, cioè previo esame della regolarità dell'ordine impartito dagli enti pubblici richiedenti, nonchè valutazione dei limiti entro cui l'ordine stesso può essere eseguito". In particolare, è stato osservato che "Equitalia ha l'obbligo di controllare la regolarità formale e sostanziale dei ruoli nonchè predisporre le cartelle esattoriali ed eseguire la procedura esecutiva osservando per prima le leggi ".

    In sostanza, spiega l'avvocato Pisani, Equitalia è obbligata a verificare la reale sussistenza del credito presupposto all'esecuzione od alla misura cautelare ipotecaria; pertanto, la "grave negligenza nell'adempimento di questi doveri può dar luogo ad ingenti risarcimenti del danno, a titolo di responsabilità per danno ingiusto ex art 2043 c.c. e art 96 cpc per lite temeraria, a causa del mancato uso di un minimo di diligenza e controllo della legittimità dei propri atti".

    A causa di questo illegittimo comportamento tenuto da Equitalia, la stessa è stata condannata a risarcire il contribuente dei danni subiti, pagando la somma di 5000,00 euro, nonchè al pagamento delle spese di giudizio.

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  • Migliaia di richieste di adesione agli sportelli Anti Equitalia
    Gli studi anti equitalia si centuplicano rispetto ai virtuali sportelli amici di equitalia .
    In 24 ore si sono iscritti in duecento e in poco più di 48 ore sono diventati migliaia. Sono gli aderenti spontanei agli "Studi anti Equitalia" che si stanno autorganizzando sulla rete degli sportelli noiconsumatori.it chiamato dal popolo movimento anti equitalia .

    Sportelli on line che stanno registrando migliaia di richieste di adesione spontanea al neo movimento popolare. E le richieste partono da moltissimi professionisti, pronti a scendere in campo contro l’ingiustizia e l’indifferenza del sistema della riscossione e la totale mancanza di percezione della realtà dei partiti per dare assistenza ed informazioni ai cittadini vessati dalle istituzioni. In migliaia e con una sola univoca richiesta indirizzata all’ideatore di Antiequitalia, l’avvocato Angelo Pisani di non demordere ma di trovare la giusta soluzione alle tante vessazioni che si stanno subendo.

    Tantissimi cittadini, imprenditori e intellettuali, oltre a rappresentati della sana politica provenienti da ogni schieramento e colore sono i volti delle migliaia di adesioni al movimento Anti Equitalia che si rispecchiano in toto nelle finalità e principi, tra questi anche soggetti politici che si vogliono distinguere dai partiti e praticare una politica per la gente .

    "Il nostro obiettivo - fa sapere l'avvocato Angelo Pisani, anche legale di Maradona nella vertenza da 40 milioni di euro che vede il pibe de oro contrapposto al fisco italiano - è evitare le violenze sviluppando cultura, legalità e socialità e offrire ai contribuenti strumenti validi per difendersi non solo per le cosiddette 'cartelle pazze' ma soprattutto per le ipoteche, dai pignoramenti, gli interessi sui ritardi, in sostanza, da ogni speculazione". La sede gestionale e operativa dell'organismo è Napoli ma altre 186 sedi sono sparse lungo il territorio nazionale.

    In particolare a Roma sede nazionale (curata da Massimilano Toriello), ma anche Milano (da Silvio Ceci), Palermo (da Roberto Saueborn), Bari (da Maurizio Cardanobile), Torino (da Pino Velardo) e Caserta (da Francesco Borrelli).

    In ogni città è prevista l'apertura di uno sportello del Movimento "Anti Equitalia", con sedi negli studi professionali di avvocati e commercialisti.

    "L'intento è quello di giungere a una riforma della normativa ancorata a un Dpr del 1973", sottolinea Pisani, presidente anche di Noi Consumatori. Problemi di ordine fiscale - spiega - vengono affrontati dai 'freddi' software degli elaboratori del fisco mentre c'é bisogno di umanità e trasparenza, adeguando il pagamento delle tasse alle capacità di erogazione di ciascun cittadino, così come previsto dalla Costituzione. Il principio fondante del movimento - conclude Pisani, - é che le tasse vadano pagate ma secondo giustizia e trasparenza, con l'assoluto rispetto dei diritti e della qualità del vita del cittadino”.

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  • Equitalia, notifica intempestiva: condanna a spese insindacabile in Cassazione
    La società concessionaria per la riscossione dei tributi ricorre avverso la sentenza della Commissione Tributaria Regionale che aveva annullato una cartella di pagamento in quanto notificata oltre il termine perentorio di legge, con conseguente condanna della società alla rifusione delle spese di lite in applicazione del principio della soccombenza sancito dall’art. 91 c.p.c..
    Spese di lite: la regola della soccombenza e la sua derogabilità
    Secondo quanto stabilito dall’art. 91 c.p.c., il giudice condanna la parte soccombente al rimborso delle spese a favore dell’altra e ne liquida l’ammontare insieme con gli onorari di difesa.
    Tale regola generale soffre le eccezioni stabilite dall’art. 92 c.p.c..
    In particolare, il comma 2 della predetta norma dispone che il giudice possa compensare le spese tra le parti, parzialmente o per intero, in due casi:
    1. soccombenza reciproca tra le parti;
    2. gravi ed eccezionali ragioni esplicitamente indicate nella motivazione.
    Il mancato esercizio del potere discrezionale “derogatorio” della regola generale sulle spese di lite trova fondamento in un fatto negativo (mancanza di “giusti motivi” nel testo previgente dell’art. 92 c.p.c. o “gravi ed eccezionali ragioni nel testo attualmente vigente) ed è insindacabile in sede di legittimità, anche sotto il profilo della omessa od insufficiente motivazione, in quanto non soggetto a motivazione.
    Notifica della cartella di pagamento oltre i termini ed eventuale condanna alle spese di lite della società concessionaria della riscossione dei tributi: insindacabilità in sede di legittimità
    Fissato il principio dell’insindacabilità in sede di legittimità della mancata pronuncia di compensazione totale o parziale delle spese di lite da parte del giudice del merito, il Collegio si sofferma sulla tematica specifica della condanna alle spese di lite a carico della società di riscossione dei tributi a causa della notifica della cartella di pagamento oltre il termine perentorio di legge.
    A tal proposito la Suprema Corte afferma che la condanna alle spese di lite è fondata sul criterio legale della soccombenza ex art. 91 c.p.c.. Non è utilizzabile, ai fini dell’eventuale esclusione della condanna alle spese di lite il diverso criterio fondato sull’accertamento della colpa della società concessionaria nel ritardo della notifica della cartella di pagamento.
    In altre parole, i giudici di Piazza Cavour ritengono che la statuizione, nel merito, della condanna alle spese di lite in applicazione del principio legale della soccombenza sia intangibile in sede di legittimità, non potendosi riconsiderare l’assenza di colpa della società di riscossione dei tributi nella intempestiva notifica della cartella di pagamento ai fini di un eventuale riforma della condanna alla rifusione delle spese.
    La pronuncia non va letta, quindi, nel senso che ogniqualvolta la società concessionaria violi il termine perentorio di legge previsto per la notifica della cartella di pagamento debba essere condannata al pagamento delle spese di lite.
    Il significato è un altro: qualora il giudice del merito non abbia emesso una pronuncia (discrezionale) di compensazione delle spese, adottando il diverso criterio legale della soccombenza, la relativa statuizione è insindacabile in sede di legittimità.



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  • Cartelle pazze a medici napoletani, Pisani: "Molti si sono rivolti agli studi AntiEquitalia, Equitalia deve revocare le pretese e chiedere scusa"
    In merito all’ennesimo scandalo Equitalia legato alle richieste di pagamento di mora per il versamento della rata 2012 d’iscrizione all’Ordine dei Medici nei confronti di ben 2300 medici napoletani che invece sono in regola, quest’oggi numerosi camici bianchi si sono rivolti agli studi del Movimento AntiEquitalia per richiedere tutela legale. L’avvocato Angelo Pisani, Fondatore del Movimento AntiEquitalia e presidente dell’ associazione noi Consumatori, ha preparato subito una diffida “affinché Equitalia in autotutela ed ad horas revochi immediatamente le illegittime pretese e chieda scusa, non come ha fatto con le ipoteche inferiori agli ottomila euro che risultano ancora prescritte in danno a migliaia di poveri cittadini – ha spiegato l’avvocato Pisani -. La denuncia arrivata ordine dall’Ordine dei Medici è l’ennesima testimonianza che i metodi dell’agente della riscossione sono medievali e sparano nel mucchio colpendo in modo illegittimo cittadini in regola e che non devono nulla al fisco. Troppi errori ed ingiustizie nelle metodologie praticate da Equitalia che rendono la vita impossibile a cittadini perseguitati e vessati dacartelle pazze e da ipoteche e fermi illegittimi. Per la vicenda odierna pretendiamo che Equitalia ammetta il suo errore e si assuma le sue responsabilità”.

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  • NULLO ED ILLEGITTIMO IL FERMO AMMINISTRATIVO DELL’AUTO PER DEBITI INFERIORI AD EURO 8000,00
    “Premesso che e' vergognoso quanto accade da anni con i metodi violenti della riscossione - scrive l'avvocato Angelo Pisani su Facebook -, finalmente dichiarati fuorilegge e da cancellarsi, tali sproporzionati ed illegittimi fermi, milioni di veicoli potranno tornare a circolare e gli automobilisti possono pagare la tassa di circolazione facendo anche incassare regolari tasse allo Stato”

    I GIUDICI TRIBUTARI NAPOLETANI CHIARENDO LA NORMATIVA VIGENTE E BLOCCANDO LO STRAPOTERE DI EQUITALIA, DICHIARANO NULLO ED ILLEGITTIMO IL FERMO AMMINISTRATIVO DELL’AUTO PER DEBITI INFERIORI AD EURO 8000,00, RESTITUENDO CERTEZZA DEL DIRITTO E PACE AI CONTRIBUENTI.

    In un Paese dove la pressione fiscale è elevatissima, tra le più alte d’Europa, e dove negli ultimi anni le azioni esecutive di recupero da parte di Equitalia Sud S.p.a. sono aumentate indiscriminatamente con percentuali superiori al 25%, una sentenza della Commissione Tributaria di Napoli (Pres.te Annunziata - relatore Frunzi ), depositata a seguito di un ricorso per un contribuente, difeso dall’Avvocto Angelo Pisani di Noiconsumatori.it, vittima di un fermo amministrativo, farà tornare il sorriso ed anche un po’ di serenità a migliaia di italiani alle prese con le procedure esecutive dell’agente della Riscossione e del fisco.

    I Giudici Tributari di Napoli hanno infatti stabilito - con la sentenza 241/17/2012- che è illegittimo il fermo amministrativo (allo stesso modo delle ipoteche iscritte sui beni immobili di cui anche la Cassazione, sempre su ricorso dell’avvocato Angelo Pisani) se il presunto debito reclamato da Equitalia è inferiore agli ottomila euro, ossia per una cifra sproporzionata rispetto all’esecuzione sul veicolo.

    In altre parole, con poche centinaia di euro non pagate non si rischia più, come finora è stato, di vedersi impedito l’utilizzo e il godimento di un proprio bene, in particolare nel caso specifico del proprio veicolo, a volte strumento di lavoro e/o mezzo di circolazione per i bisogni familiare .

    La decisione dei giudici partenopei è resa in applicazione delle norme vigenti e dei principi espressi dalla Cassazione con la famosa sentenza 4077/2010, e attraverso una opportuna, equa e logica applicazione delle norme a seguito di una corretta interpretazione sistematica di esse e del rispetto dei principi costituzionali.

    “Il fermo (così come l’ipoteca) è si una misura di garanzia - ricorda l’avvocato Pisani - ma nel sistema della riscossione essa va necessariamente inquadrata come atto preordinato all’esecuzione, atteso che la funzione istituzionale di Equitalia è quella di recuperare il credito per conto dello Stato. Per cui non si può concepire una iscrizione ipotecaria, così come un fermo amministrativo, al di fuori della logica della futura espropriazione per il recupero coattivo delle somme e fuori dei limiti di valore, né è giusto che tali strumenti esattoriali diventino forme di persecuzione e di ossessione per i contribuenti” .

    “Pertanto - spiega Pisani, professore di Processo Tributario all’Università Parthenope di Napoli - la costante parificazione tra i due strumenti utilizzati da Equitalia (fermo e ipoteca) e il loro inquadramento nella espropriazione è insita nella natura di tali provvedimenti ed è anche conseguente al fatto che i due istituti sono disciplinati dal medesimo capo (Capo III – espropriazione forzata ) della legge che disciplina la riscossione ovvero il famoso DPR 602/73. Anche la collocazione delle norme deve dar vita ad una interpretazione adeguata da parte dei giudici, così come è finalmente avvenuto dopo anni di battaglie giuridiche nel caso che ci occupa, e quindi è chiaro che se l’espropriazione non si può fare per crediti inferiori agli ottomila euro neppure l’ipoteca e il fermo possono essere iscritti per cifre inferiori, al solo fine di terrorizzare i contribuenti e causando di conseguenza la crisi del sistema economico per depressione e avvilimento degli imprenditori !”

    “Per la ctp è, infatti, nullo il fermo amministrativo targato Equitalia iscritto per debiti di modico valore inferiore comunque agli ottomila euro. L’importo dei ruoli e cartelle esattoriali sulla base della quale viene iscritto il fermo amministrativo deve sempre superare gli ottomila euro proprio perché esso è un atto preordinato e strumentale all’espropriazione e in quanto tale ne eredita le regole operative”.

    Insomma, una sentenza clamorosa che ora apre le porte per una class action storica contro Equitalia per la revoca di un milione di fermi amministrativi e danni ad altrettanti contribuenti che si sono visti sequestrare i veicoli o i motocicli anche per poche centinaia di euro, così come ha promesso Pisani, presidente nazionale dell’associazione Noiconsumatori.it che continua la sua battaglia legale contro i metodi del sistema della riscossione.

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  • Equitalia, la Cassazione le dà torto per un pignoramento illegittimo
     È un sospiro di sollievo quello che suscita una sentenza della terza sezione della Cassazione che ha condannato un agente della riscossione Equitalia per “Danno da pignoramento illegittimo”. Se si vuole essere ironici si potrebbe dire che le ganasce questa volta le hanno messe a Equitalia. Da quando lo scorso autunno si era fatta luce sul dramma di storie di persone pignorate perché non avevano rispettato le cartelle esattoriali, in tanti hanno cercato di portare all’attenzione della politica un modus operandi dell’agenzia di riscossione che sembrava forzato e irrispettoso delle persone coinvolte. Questa volta però si è andati oltre.

    L’AVVOCATO VITTIMA DI EQUITALIA - La vicenda nasce dal ricorso di un avvocato che aveva vinto un’opposizione a una cartella di pagamento riferita a sanzioni amministrative e nonostante questo si era visto notificare un avviso di mora da parte dell’ente creditore e dell’agente riscossore. Equitalia non ha esitato a procedere con l’esecuzione forzata con un pignoramento immobiliare presso lo studio legale dell’avvocato. Il professionista, pignorato davanti alla figlia e alla segretaria,  non ha esitato a citare in giudizio l’ente creditore e l’agente della riscossione per danno non patrimoniale causato dalla procedura di pignoramento. La terza sezione della Cassazione ha ribaltato le precedenti pronunzie, relative al caso, emesse dalle due corti di merito che avevano escluso la risarcibilità del danno non patrimoniale (danni morali).

    «LA SENTENZA È UNA SPERANZA PER I CITTADINI» - Il caso è indicativo della pervicacia con cui Equitalia ha portato avanti una pratica in maniera illegittima, visto che l’avvocato aveva già vinto l’opposizione a una cartella di pagamento riferita alle sanzioni amministrative e che aveva provveduto immediatamente a proporre un’istanza di autotutela chiedendo il contestuale annullamento con diffida ad astenersi dal compiere atti di esecuzione forzata. Evidentemente ad Equitalia non avevano prestato attenzione. Secondo Giovanni D’Agata, presidente e fondatore dello “Sportello dei diritti”, la sentenza 9445 dell’11 giugno 2012 rappresenta una speranza per molti cittadini vittima di comportamenti anche illegittimi e che di fatto impone maggiore attenzione nelle procedure di riscossione da parte della stessa società.



     http://www.ilvostro.it/economia-e-lavoro/equitalia-la-cassazione-le-da-torto-per-un-pignoramento-illegittimo/47087/

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  • Danno da pignoramento illegittimo: Equitalia condannata
    Un avvocato, nonostante la vittoriosa opposizione ad una cartella di pagamento relativa a pregresse sanzioni amministrative, si vedeva notificare un avviso di mora da parte dell’ente creditore e dell’agente riscossore, ai quali prontamente inviava copia della sentenza che aveva annullato l’atto di intimazione di pagamento, chiedendo altresì l’annullamento in autotutela dell’indebito avviso di mora, con diffida ad astenersi dal compiere atti di esecuzione forzata.

    Tuttavia veniva attivata la procedura di esecuzione forzata nei confronti dell’avvocato, il quale subiva pignoramento mobiliare presso la sede del proprio studio legale.

    A questo punto, lo sfortunato professionista conveniva in giudizio ente creditore e agente riscossore chiedendo il risarcimento del danno non patrimoniale subito per effetto delle operazioni del pignoramento, avvenuto peraltro davanti alla figlia, ad una collega ed alla segretaria.

    Il danno non patrimoniale derivante da un fatto illecito astrattamente configurabile come reato: il danno morale prodotto dall’omissione d’atti d’ufficio

    Nel caso di specie il pregiudizio non patrimoniale posto a fondamento della domanda di risarcimento è rappresentato dal danno morale prodotto da un fatto di reato astrattamente configurabile, ai sensi del combinato disposto degli artt. 2059 c.c. e 185 c.p..

    Secondo la prospettazione operata dal ricorrente, infatti, la condotta dell’ente impositore e dell’agente di riscossione, consistente nell’inerzia tenuta a fronte dell’istanza di annullamento dell’ingiustificato avviso di mora, integrerebbe gli estremi del reato di omissione d’atti d’ufficio disciplinato dal secondo comma dell’art. 328 c.p..

    Secondo la formulazione vigente di detta norma, risponde del reato di omissione d’atti d’ufficio il pubblico ufficiale o l’incaricato di un pubblico servizio, che entro trenta giorni dalla richiesta di chi vi abbia interesse non compie l’atto del suo ufficio e non risponde per esporre le ragioni del ritardo.

    Il modus operandi nell’accertamento giudiziale della responsabilità per danno non patrimoniale derivante da fatto astrattamente costitutivo di reato

    La Suprema Corte, nella pronuncia in commento, ha censurato l’iter logico-giuridico percorso dai Giudici della fase del merito nell’accertamento degli elementi costitutivi della responsabilità risarcitoria dell’ente creditore e del riscossore: in particolare, nel secondo grado di giudizio, la Corte territoriale, senza operare il doveroso preliminare accertamento circa l’astratta configurabilità della fattispecie di reato nella condotta dell’ente creditore e dell’agente riscossore, aveva escluso la risarcibilità del danno non patrimoniale (sub specie di danno morale) ritenendo non sussistente – alla luce delle prove raccolte – la lesione di un diritto della personalità costituzionalmente rilevante (diritto all’immagine), con conseguente esclusione del danno.

    Al contrario, secondo i Giudici di Piazza Cavour, “quando il fatto illecito sia astrattamente configurabile come reato, la vittima avrà astrattamente diritto al risarcimento del danno non patrimoniale scaturente dalla lesione di qualsiasi interesse della persona tutelato dall’ordinamento, ancorché privo di rilevanza costituzionale, costituendo la tutela penale sicuro indice di rilevanza dell’interesse leso”.

    Da ciò la Corte ricava i seguenti principi:

    1.quando è prospettato un illecito, astrattamente riconducibile a fattispecie penalmente rilevanti, per il quale la risarcibilità del danno non patrimoniale è espressamente prevista dalla legge, ai sensi degli artt. 2059 c.c. e 185 c.p., spetta al giudice accertare, incindenter tantum e secondo la legge penale, la sussistenza degli elementi costitutivi del reato, indipendentemente dalla norma penale cui l’attore riconduce la fattispecie;

    2.l’accertamento circa la astratta configurabilità di un reato è logicamente preliminare all’indagine sull’esistenza di un diritto leso di rilievo costituzionale, cui sia eventualmente ricollegabile il risarcimento del danno non patrimoniale, secondo l’interpretazione pretoria costituzionalmente orientata dell’art. 2059 c.c.;

    3.di conseguenza l’accertamento circa la sussistenza di un diritto leso di rilievo costituzionale va effettuata solo dopo l’esclusione dell’astratta configurabilità di un reato;

    4.l’indagine in ordine alla sussistenza in concreto (prova) del pregiudizio patito dal titolare dell’interesse tutelato è subordinata all’accertamento circa l’astratta riconducibilità della condotta del danneggiante ad una fattispecie criminosa, o, qualora questa sia stata preliminarmente esclusa, all’accertamento circa la lesione di un diritto di rilievo costituzionale.

     
     
     
    http://www.altalex.com/index.php?idnot=57711

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  • Equitalia, nulle le cartelle per posta
    La sentenza è di pochi giorni fa e rischia di avere un effetto valanga: le cartelle esattoriali notificate da Equitalia via posta, senza il passaggio di un messo o di un ufficiale giudiziario, sono nulle. Lo ha stabilito il giudice di pace di Genova, che ha recepito un orientamento ormai sempre più diffuso già espresso da altri tribunali. Il rischio è che migliaia di cartelle diventino carta straccia.
    La sorte può essere beffarda, e a bloccare gli ingranaggi del Golia delle riscossioni pubbliche è uno dei tanti cittadini colpiti dalla crisi. Un’ex impiegata di Sampierdarena che con l’inizio della crisi economica è entrata in una spirale di debiti: prima è finita in cassa integrazione, poi ha smesso di pagare le multe. I verbali nel giro di poco più di un anno sono lievitati fino ad arrivare a circa ottomila euro. E raggiunto il limite temporale previsto, gli esattori le hanno sequestrato la macchina.
    La donna, assistita dall’avvocato Roberto Bianchi, presenta ricorso e lo fonda su un elemento fondamentale: la legge non permette più a Equitalia di notificare gli avvisi di pagamento tramite raccomandata. È troppo alto il rischio che qualcosa vada storto. Le missive potrebbero non arrivare, il mittente potrebbe aver cambiato casa. L’utilizzo della corrispondenza è accettato, ma a effettuare l’operazione devono essere solo i soggetti autorizzati: un ufficiale giudiziario o un messo comunale. Non «soggetti terzi», come appunto gli impiegati della società.


     http://www.ilsecoloxix.it/p/genova/2012/07/03/APAbXJrC-equitalia_nulle_cartelle.shtml#axzz1zYIS8Mrr


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  • Scandalo addebiti centuplicati per spese postali fantasma e cartelle Equitalia

    “Un altro assurdo caso di illegittimità targato Equitalia e Comune di Praia a Mare dove al malcapitato automobilista vittima di in autovelox, tutto da verificare, per una multa già pagata  tempestivamente e col bollettino dei vigili, addirittura gli ritorna centuplicata per presunte spese postali di 2 euro non pagate. Una scandalosa ingiunzione di altri 203,00 euro per spese inesistenti e non dovute, persino maggiore della multa di 160 euro già pagata,  che neanche il migliore dei prestigiatori può giustificare e che urla vendetta e necessita dell’ intervento del Ministro degli Interni per eliminare altre truffe e speculazioni in danno dei cittadini. Purtroppo si tratta di uno scandalo senza fine in danno di onesti cittadini strangolati da soprusi legalizzati e dalle tenaglie di Equitalia”.  A denunciare l'accaduto e difendere l'ennesima vittima del comune calabrese  e dell'Agente della Riscossione è l’avvocato Angelo Pisani, noto alle cronache nazionali per le innumerevoli battaglie e vittorie contro i metodi di Equitalia. Il legale, presidente dell’associazione Noi Consumatori e fondatore del movimento AntiEquitalia, chiede l'istituzione di una Commissione di Inchiesta del Parlamento e un’ indagine della Magistratura per accertare come e perché un presunto ed ingiusto addebito di due euro per una notifica tramite portiere mai autorizzata possa moltiplicarsi fino a 250 euro: “Si tratta di un vero e proprio tentativo di rapina e basti pensare al numero di casi che si ripetono ogni giorno per avere idea della gravità dello scandalo”. L'avvocato Pisani nel ricorso contro la aggressione della burocrazia e della riscossione denuncia che “la questione cominciò nell'agosto di due anni fa quando l'auto del mio assistito  transitando sulla strada statale Tirrenica subì una contravvenzione per eccesso di velocità. L'automobilista  senza discutere ha subito pagato la relativa multa (166 euro) qualche giorno dopo il recapito della raccomandata consegnata per scelta delle Poste al suo portiere e secondo l’ unico bollettino recapitatogli. Ora lo stesso Comune di Praia ha fatto inviare da Equitalia una nuova assurda ed illegittima  richiesta di pagamento di 203,67 euro per presunti 2 euro non pagati e non indicati sul primo bollettino ma dovuti per la consegna al portiere decisa da Poste Italiane”.

     “Alle proteste ed alle legittime richieste di delucidazioni in merito, un’ addetta del Comando di Polizia Municipale di Praia a Mare ha risposto al malcapitato automobilista che la nuova multa gli è stata comminata in quanto due anni fa aveva omesso di pagare il surplus di 2,80 euro previste nel caso in cui la consegna della raccomandata non fosse avvenuta nelle mani del diretto interessato. – ha spiegato Pisani -. Poiché la prima multa già pagata  era stata consegnata al portiere adesso l onesto cittadino si trova nell’ingiusta condizione di dover ripagare molto più della prima multa e tutte le more del caso oltre il dovuto all'esattore Equitalia, fino all' ammontare, appunto, di 203,67”.

    “Premesso che è ingiustificato quanto illegittimo ed assurdo la pretesa di far pagare anche di più e due volte la multa – ha spiegato Pisani -, innanzitutto va chiarito il motivo per il quale al mio cliente non è stata recapitata la notifica direttamente a casa ma al portiere ed a sua insaputa con un solo bollettino e poi chi si arricchisce ingiustamente a danno dei cittadini. Anche lo stesso sindaco della cittadina, Antonio Praticò, ha inoltre ammesso, a seguito di insistenti reclami e chiarimenti, che effettivamente esiste un reale disagio dato che sono molti gli utenti che hanno protestato e lamentato questa vergogna”.
    Sulla questione l’avvocato Angelo Pisani si dice “indignato sia per lo scaricabarile di responsabilità sulla vicenda sia sull’illegittimo metodo perseguito da Equitalia che come al solito addebita ingiuste pretese e ulteriori costi e minacce di procedure esecutive colpendo un cittadino che ha pagato regolarmente la sua multa e che non era stato nemmeno avvisato del recapito al portiere e del surplus da pagare.
    “Questi metodi vergognosi che continuano a perpetrarsi vanno combattuti, il mio cliente ha ragione e porteremo la sua difesa fino alla Corte Europea di Strasburgo perché lo stato non si può arricchire in danno dei cittadini ed anche il Comune di Praia a Mare ci deve senz’altro delle spiegazioni”.
    L’avvocato Pisani invita tutti i cittadini che hanno subito vicende simili a contattare l’associazione NoiConsumatori per ottenere giustizia e far condannare chi è responsabile organizzando anche una class action contro le illegittimità della ingiunzione e riscossione di multe pazze “ma volutamente pazze” senza neanche chiedere eventualmente solo i due euro di una raccomandata mai inviata, ed imponendo poi in modo violento e temerario direttamente 203,00” .

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