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Stop metro e bus, disagi nelle città
Rischio disagi oggi per lo sciopero generale indetto dai sindacati di base. Lo sciopero di 24 ore riguarderà tutte le categorie, ma per i cittadini potrebbe avere conseguenze soprattutto per le difficoltà di spostamento con lo stop dei vari mezzi di trasporto (fatte salve le fasce di garanzia). Qualche disagio potrebbe esserci anche per gli asili nido, ancora aperti a giugno e quindi coinvolti dalla protesta e per gli uffici pubblici e le strutture sanitarie (fatti salvi gli interventi urgenti). La protesta è indetta "contro le politiche economiche e sociali del Governo Monti" solo dai sindacati di base, quindi é improbabile un fermo generale, mentre è possibile che soprattutto nel trasporto pubblico locale autobus e metro viaggino a singhiozzo.Le difficoltà maggiori dovrebbero esserci a Roma e Milano dove sono previste due manifestazioni. Le Fs provano comunque a rassicurare, sottolineando che oggi sarà in circolazione il 95% dei treni a media e lunga percorrenza, mentre non è prevista alcuna cancellazione per Frecciarossa e Frecciargento. E anche nell'ambito del trasporto ferroviario locale, la circolazione sarà "pressoché regolare". Qualche difficoltà in più per i cittadini romani, con il corteo che partirà da piazza della Repubblica e si concluderà in piazza Santi Apostoli.
ROMA: METRO A CHIUSA E B RIDOTTA - E' iniziato alle 8.30 anche a Roma lo sciopero nazionale di 24 ore del trasporto pubblico e privato indetto dai sindacati di base Usb, Cib-Unicobas, Snater, SiCobas e Usi. Alle 8.45 questa la situazione nella Capitale secondo l'Agenzia per la Mobilità: ultimi treni della metro A partiti alle 8.30 e poi chiusura della linea, mentre la linea B è attiva con riduzione di corse. Per quanto riguarda le ferrovie urbane la Termini-Giardinetti alle 9 ha fatto partire i suoi ultimi treni prima di chiudere, la Roma-Viterbo ha chiuso alle 9 mentre sulla Roma-Lido le ultime corse effettuate sono state alle ore 8.30. Per bus e tram possibili riduzioni di corse o sospensioni di linee. Per il trasporto pubblico locale lo sciopero, nel rispetto delle fasce di garanzia, concluderà la prima frazione alle 17 per riprendere l'astensione alle 20 sino a fine esercizio. A Roma un corteo partirà alle 9 da piazza della Repubblica per raggiungere alle 14 piazza Santi Apostoli, percorrendo nel centro storico via delle Terme di Diocleziano, via Giovanni Amendola, via Cavour, largo Corrado Ricci, via dei Fori Imperiali, piazza Venezia e via Cesare Battisti.
A ROMA PARTITO CORTEO USB, 'FERMIAMO MONTI' - 'Fermiamoli'. Con questo slogan contro il governo Monti su un enorme striscione è partito a Roma il corteo dei lavoratori che hanno risposto all'appello dai sindacati di base e autonomi. Centinaia di manifestanti stanno sfilando da piazza della Repubblica verso piazza Santi Apostoli dove si concluderà il percorso della manifestazione, tutto all'interno del centro storico. Nella capitale è in corso lo sciopero di 24 ore del trasporto pubblico locale proclamato dalle stesse sigle. Tra i cartelli e gli striscioni esposti 'La precarieta' non é un bene comuné, 'No all'imbroglio sull'art.18', 'Basta a tagli, precariato e privatizzazioni'. "Noi non ci arrendiamo - si legge su un volantino distribuito -. Via il governo Monti, Via il governo dei banchieri. C'é chi dice 'no' all'attacco alle condizioni e al diritto del lavoro".
METRO' FERMI A MILANO, CORTEO VERSO DUOMO - Si è fermato come previsto a partire dalle 8.45 di questa mattina il servizio delle 3 linee metropolitane milanesi e parzialmente dei mezzi di superficie, come indica la stessa Atm sul proprio sitoper lo sciopero indetto dai sindacati di base. Nel frattempo dal Castello Sforzesco è partito, diretto verso Piazza del Duomo, il corteo di Cub, Slai Cobas e Usb che si concluderà con un comizio di Piergiorgio Tiboni, storico leader del sindacalismo di base. Alla testa del corteo uno striscione che riporta la scritta 'Fermiamoli', riferito alla riforma delle pensioni, a quella del mercato del lavoro e all'introduzione dell'Imu da parte del governo Monti. Lo sciopero dei mezzi pubblici proseguirà fino alle 15.00 di oggi, per riprendere poi dalle 18 alle 21, mentre per quanto riguarda i treni regionali l'interruzione, iniziata alle 21 di ieri sera e proseguita fino alle 6 di questa mattina, è tra le 9 e le 18. Nel pomeriggio, poi, è previsto un presidio della Cub a Bergamo.Ecco una scheda sullo sciopero nei settori dei trasporti:- AEREI: Personale navigante, turnista e addetti settori operativi: intera giornata, con il rispetto delle fasce di garanzia e dei voli garantiti; Lavoratori normalisti o non operativi: intero turno di lavoro. - NAVI: Collegamenti isole maggiori: Personale amministrativo, intero turno; Personale viaggiante: da un ora prima delle partenze del 22 giugno. Collegamenti isole minori: intero turno per il personale amministrativo e intera giornata del 22 giugno per il personale viaggiante.
- TRASPORTO PUBBLICO LOCALE: 24 ore nel rispetto delle fasce protette, localmente definite (a Roma la fascia protetta arriva fino alle 9.00 la mattina per consentire la partecipazione alla manifestazione. La sera sarà possibile viaggiare in bus e metro tra le 17.00 e le 20.00).- TRENI: Personale addetto agli impianti fissi ed uffici: intera giornata del 22 giugno; personale addetto alla circolazione dei treni: dalle 21.00 del 21 giugno 2012 alle 21.00 del 22 giugno 2012. La Commissione di Garanzia ha escluso dallo sciopero i treni a lunga percorrenza che attraversano l'Emilia Romagna e/o con partenze e destinazioni nelle province di Bologna, Modena, Ferrara, Reggio Emilia, Mantova e Rovigo.- ANAS: Tutto il personale, compreso quello turnista 24 ore dalle 6.00 del 22 giugno alle 6.00 del 23 giugno.
http://www.ansa.it/web/notizie/rubriche/economia/2012/06/20/Venerdi-stop-sindacati-base-rischio-bus_7067117.html
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Italia perde a Strasburgo causa con 4 pensionati Banco di Napoli dovrà risarcire 70mila euro a testa
Due pensionati del Banco di Napoli e gli eredi di altri due hanno vinto la causa intentata a a Strasburgo contro lo Stato italiano che ora dovrà risarcirli di 70 mila euro La Corte europea dei diritti dell'uomo, nella sua sentenza emessa oggi, ha stabilito che le autorità italiane hanno violato il diritto ad un equo processo nei confronti di Bachisio Zizi, Alessandro Dessi, Antonio Arras e Celestina Dede (questi ultimi due nel frattempo deceduti), emanando delle leggi che sono andate ad agire retroattivamente sul calcolo della loro pensione mentre i quattro avevano un processo pendente sulla questione. La Corte ha sottolineato che uno Stato non può interferire attraverso l'emanazione di una legge che sfavorisce una delle parti in causa in un processo, anche quando non sia lo Stato stesso a essere coinvolto nel procedimento. Questo è tuttavia quanto è avvenuto con l'emanazione della legge 243/04 con cui si prevedeva che gli incrementi delle pensioni pagate ai dipendenti che avevano cessato di lavorare per il Banco di Napoli all'inizio degli anni '90 non fossero più calcolate con il metodo della perequazione aziendale ma secondo quella legale.
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Strasburgo condanna Italia per emergenza rifiuti in Campania, Pisani denuncia: "Servono condanne anche per violazioni ed inadempienze per strade e Sanità"
La Corte dei Diritti dell’Uomo di Strasburgo ha emesso ieri una sentenza di condanna nei confronti dello Stato Italiano per l'emergenza rifiuti in Campania.
La Commissione della Corte europea ha reputato l’Italia colpevole dell’inaccettabile ritardo nel garantire alla regione Campania gli impianti necessari oltre che sufficienti per lo smaltimento dei rifiuti urbani.
Dalla sentenza si legge che: "lo Stato Italiano, non avendo adottato per la regione Campania tutte le misure necessarie per assicurare che i rifiuti siano recuperati o smaltiti senza pericolo per la salute dell'uomo, e in particolare, non avendo creato una rete adeguata ed integrata di impianti di smaltimento, ha palesemente violato gli articoli 4 e 5 della direttiva europea sui rifiuti Ce/12/2006”.
La sentenza riporta inoltre che: "i rifiuti giacenti nelle strade, nonchè quelli in attesa di trattamento presso i siti di stoccaggio, hanno costituito un degrado significativo dell'ambiente e del paesaggio, e una reale minaccia tanto per l'ambiente quanto per la salute umana. L'accumulo dei rifiuti potrebbe aver determinato una contaminazione del suolo e delle falde acquifere, il rilascio di sostanze inquinanti nell'atmosfera a seguito dell'autocombustione dei rifiuti o degli incendi provocati dalla popolazione, con conseguente inquinamento dei prodotti agricoli otre ad emanazioni maleodoranti."
I giudici hanno anche rilevato "un'anomalia nello stato di salute della popolazione residente nei comuni dell'area nord est della provincia di Napoli e dell'area sud ovest della provincia di Caserta, le zone maggiormente interessate da pratiche illegali di smaltimento e incenerimento di rifiuti solidi urbani pericolosi."
L’avvocato Angelo Pisani, presidente dell’associazione Noi Consumatori e numero uno dell’Ottava Municipalità di Napoli, che in passato ha denunciato più volte il pericolo per la salute dei cittadini connesso all’emergenza rifiuti, in merito alla sentenza di condanna ha dichiarato che: “Condanna giusta ed inevitabile. Le violazioni e l’omissione di misure urgenti per lo smaltimento adeguato dei rifiuti nonché per la sacrosanta salvaguardia dell'ambiente e della salute dei cittadini - in questi anni si è registrato infatti un aumento sensibile dei casi di tumore soprattutto per i residenti che vivono nelle zone in prossimità delle discariche - hanno causato danni immani ed inaccettabili alla Campania, danni che i cittadini per primi sono costretti a subire sulla propria pelle. Inoltre è un dato di fatto che ancora oggi in molti luoghi della Campania ed in molti quartieri partenopei l'emergenza rifiuti è ancora una realtà. E finora a poco sono servite le innumerevoli petizioni e proteste pubbliche e nemmeno i dossier prodotti sull’aumento di casi di cancro o di patologie respiratorie e cardiocircolatore hanno smosso lo Stato nell’assicurare la tutela dei diritti dei cittadini che invece sono stati abbandonati a se stessi. La Corte di Giustizia Europea – continua Pisani – dovrebbe indagare ed emettere medesime condanne anche per l’assoluta mancanza di manutenzione stradale che mette a rischio quotidianamente l’incolumità di centinaia di cittadini e causa di gravi incidenti. Troppe carreggiate sono rotte e pericolanti e da troppi anni non vengono praticati interventi di messa in sicurezza. Stesso discorso vale per il settore della Sanità, che in Campania è vittima di innumerevoli inadempienze: dalla mancanza di posti letti al caos barelle, sulle quali la gente ci muore, dalla mancanza di pulizia alle inqualificabili carenze strutturali che mettono a rischio la salute dei pazienti a cui non è nemmeno garantito il diritto a ricevere cure adeguate”.
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Peggiora la qualità della vita, tiene il Nord. Ambiente: Val d'Aosta prima, Lazio ultima
La qualità volano dello sviluppo. E' per promuovere la certificazione di qualità come motore della crescita che nasce l'Osservatorio Accredia, che stamane viene presentato a Roma dal presidente dell'ente, Federico Grazioli, e dal presidente del Censis Giuseppe De Rita. E poiché gli indici di qualità non sono applicabili solo alle imprese, ma a qualunque tipo di attività, l'Osservatorio ha messo a punto anche quattro indicatori delle dinamiche economiche e sociali del Paese, che "misurano" il sistema produttivo, l'offerta di servizi pubblici, la qualità della vita e la tutela e conservazione ambientale.
Indici dai quali emergono alcuni dati prevedibili, ma anche qualche sorpresa. Per esempio, il nostro sistema produttivo dal 2005 a oggi è migliorato: l'indice sintetico di qualità misurava 61,8 nel 2005, ma nel biennio 2009-2010 è passato a 69,8, valore certo, "apprezzabile ma non eccellente", commentano gli analisti Censis-Accredia, ma comunque in consistente rialzo. Al primo posto la Lombardia, "notoriamente con un tessuto produttivo ed un'economia forte ed orientata all'innovazione"; in buona posizione anche il Piemonte, l'Emilia Romagna, il Veneto e il Lazio.
Il Lazio riserva invece una sorpresa sotto il profilo dell'indice di qualità dell'ambiente: è all'ultimo posto. Mentre ci sono alcune regioni meridionali che si segnalano in positivo: il Molise è al terzo posto e la Basilicata al quinto. In generale, l'indice di qualità dell'ambiente, che sintetizza 13 differenti variabili statistiche, presenta un andamento piuttosto discontinuo negli ultimi anni, ma dopo un "crollo" nel 2008, quando era sceso a 37,8, è risalito tra il 2009 e il 2010 a 48,7, valore massimo degli ultimi sei anni. Al primo posto c'è la Valle d'Aosta, seguita (a una certa distanza) dal Trentino Alto Adige.
L'indicatore della qualità della vita, frutto della sintesi di 18 variabili statistiche (tra le quali hanno un peso notevole i dati sul reddito e sui consumi delle famiglie e quelli relativi ai livelli occupazionali), mostra sicuramente un livello medio-alto, sottolineano gli autori del rapporto, più alto di quelli riguardanti il sistema produttivo e l'ambiente, ma in decrescita negli ultimi anni (è passato dal 75,3 del 2005 al 73,8 del biennio 2009-2010). In testa ci sono le regioni del Nord, in particolare, a pari merito, Lombardia e Friuli Venezia Giulia, seguiti dal Trentino Alto Adige. A una certa distanza (ma comunque ancora a un livello piuttosto elevato) ci sono poi il Lazio, l'Emilia Romagna e il Veneto.
In decrescita anche l'indice di qualità dell'offerta dei servizi pubblici, passato dal 75,3 del 2005 all'attuale 73,8. La performance migliore spetta alla Lombardia, seguita da tutte le regioni del Nord-Est; seguono le restanti regioni del Nord e quelle del Centro, con un livello comunque superiore alla media; in coda le regioni del Mezzogiorno, al di sotto della media.
Questa la qualità "pubblica". Sulla qualità privata, c'è ancora molto da fare, ma ne vale la pena, assicura Giuseppe De Rita: "Pur in un momento così difficile dal punto di vista economico, resto dell'opinione che il sistema produttivo mostri una propria forza intrinseca sulla quale dobbiamo ricominciare a investire. Se la finanza distrugge valore, la nostra economia reale, fatta di piccole e medie imprese, ha ancora capacità di respiro forte, ha una sua riconoscibilità solida all'estero, grazie alla qualità dei propri prodotti". Il che vale in particolare, sottolinea il rapporto Accredia, per le quattro A del made in Italy: abbigliamento moda, alimentare, arredamento mobili e apparecchiature meccaniche, settori che coprono il 45% dell'export nazionale, con un "incremento delle vendite all'estero continuo negli ultimi anni".
Nel campione di aziende analizzato da Censis-Accredia oltre il 60% dispone della certificazione di qualità, e il 90% delle aziende certificate ritiene che il sistema di gestione della qualità consenta all'azienda di migliorare effettivamente le proprie prestazioni e di razionalizzare l'organizzazione interna. Il contributo delle certificazioni di qualità è sostanziale, assicura Grazioli, anche per la credibilità delle nostre aziende all'estero: "Le certificazioni rappresentano un vero e proprio passaporto per le nostre imprese, che vedono riconosciuta la propria qualità a livello internazionale e soprattutto sono una leva importante per snellire la burocrazia e semplificare il rapporto tra imprese e pubblica amministrazione".
La qualità non è il guizzo di un momento, conclude il presidente del Censis, ma qualcosa di molto più solido: "L'originalità improvvisata, lo abbiamo visto un po' ovunque ultimamente, genera stupore e fa pensare a qualcosa di originale, ma dopo un po' è destinata a consumarsi; la cura del dettaglio, la capacità di visione del futuro, l'organizzazione aziendale efficiente, in una parola "la qualità" con la "q" maiuscola, sono i mattoni con cui abbiamo costruito questo Paese e sono fattori su cui occorrerebbe ritornare a puntare seriamente".
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Carceri affollate, secondi solo alla Serbia. In Italia un suicidio ogni cinque giorni
Triste primato per l'Italia, che vede le sue carceri tra le più affollate d'Europa. Con 67.428 detenuti stipati in 45.817 posti, il nostro Paese presenta un tasso di sovraffollamento di 147 detenuti ogni 100 posti. Al primo settembre 2009, data dell'ultima rivelazione ufficiale del Consiglio d'Europa, il tasso di sovraffollamento era analogo (148,2%) e rappresentava un record assoluto nel Vecchio Continente, superato solo dalla Serbia (157,9%). In Francia il tasso era del 123,3%, in Germania del 92%, in Spagna del 141%, nel Regno Unito del 98,6%, mentre la media europea si attestava al 98,4%.
A scattare la fotografia, che getta non poche ombre sul sistema penitenziario del nostro Paese, è l'VIII Rapporto nazionale sulle condizioni di detenzione di Antigone onlus, presentato oggi a Roma. Al primo settembre 2009 l'Italia aveva 106,6 detenuti ogni 100 mila abitanti (oggi sono 111,4). In Francia il numero scendeva a 103,1 su 100 mila, in Germania si attestava a 89,3, in Spagna saliva a 167,5, nel Regno Unito era a 150,5. Eppure, stando al Rapporto 'Prigioni malate' che riporta dati Eurostat, i tassi di criminalità in Italia sono piuttosto bassi, con 4.545 reati registrati ogni 100 mila abitanti. Dati leggermente superiori in Spagna e Francia, rispettivamente con 5.147 e 5.559 reati registrati per 100 mila abitanti, mentre Germania e Regno Unito presentano tassi di criminalità decisamente più elevati, con 8.481 e 7.436 reati registrati per 100 mila abitanti.
Ma sono anche altre le anomalie italiane emerse dal confronto con diverse realtà europee. Mentre in Francia al primo settembre 2009 non aveva una sentenza definitiva il 23,5% dei detenuti, in Germania il 16,2%, in Spagna il 20,8% e nel Regno Unito il 16,7%, in Italia questa percentuale schizzava al 50,7%.
Altro dato che rende uniche nel Vecchio Continente le nostre carceri è la percentuale di persone condannate per reati previsti dalla legge sulle droghe. Se al primo settembre 2009 tra i definitivi in Francia questa percentuale era del 14,5%, in Germania del 15,1%, in Spagna del 26,2%, nel Regno Unito del 15,4%, da noi la percentuale si attestava a ben il 36,9%. A dimostrazione dell'"impatto fortissimo che il giro di vite sulle droghe - sottolinea Patrizio Gonnella, presidente di Antigone onlus - ha avuto sul sistema penitenziario".
Italia fanalino di coda, inoltre, sull'applicazione di misure alternative al carcere. Se nel corso del 2009 hanno iniziato a scontare questo tipo di misure 123.349 persone in Francia, quasi 120 mila in Germania, 111.994 in Spagna e ben 197.101 persone nelle solo Inghilterra e Galles, in Italia le misure alternative alla detenzione sono diventate realtà solo per 13.383 persone.
Non solo. Un detenuto ogni 5 giorni si toglie la vita nelle carceri italiane. Nei penitenziari della Penisola si suicida circa un recluso ogni mille, rispetto ai dati nazionali che registrano fra la popolazione un suicidio ogni ventimila persone. Dall'inizio del 2011 al 25 ottobre scorso, mostra il Rapporto 'Prigioni malate', si contano 154 morti dietro le sbarre, di cui 53 per suicidio. A questi si aggiunge il detenuto che si è tolto la vita ieri a Livorno, a sole 48 ore dalla libertà.
"Penso - ipotizza Franco Ionta, Capo del Dipartimento di amministrazione penitenziaria, a proposito di questo episodio - che abbia avuto timore di uscire perché forse non aveva possibilità di accoglienza nella società. Altrimenti - aggiunge - è impensabile commettere un atto così drammatico a poche ore dalla fine della pena. Ogni suicidio - ribadisce infine a più riprese - è una sconfitta per il sistema".
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Commercio, vendite ferme ad agosto. I dati Istat delineano quadro nero per l'Italia. Pisani: "Troppi negozianti costretti a chiudere e la disoccupazione sale. Servono subito incentivi ed agevolazioni"
L’Istat ha oggi rilevato che nello scorso mese di agosto l'indice destagionalizzato delle vendite al dettaglio ha segnato una variazione nulla rispetto a luglio; su anno ha avuto un calo dello 0,3%. A pesare la negativa performance del comparto non alimentare. Nel confronto con luglio 2011, infatti, le vendite di prodotti alimentari aumentano dello 0,3% e quelle di prodotti non alimentari diminuiscono dello 0,1%.
“I dati Istat testimoniano che i consumi sono nettamente e drammaticamente in discesa – ha commentato l’avvocato Angelo Pisani, presidente dell’associazione NoiConsumatori -. Il potere d'acquisto è ridotto purtroppo all'osso e sempre più commercianti si vedono costretti a chiudere la propria attività con conseguenze negative che vanno ad incidere in primis sul livello di occupazione e sulle imprese che non trovano terreno fertile per la nascita e lo sviluppo”. “Mai come ora di fronte a quest’ennesimo quadro disastroso che continua tuttavia a non smuovere le coscienze delle istituzioni, urgono segnali forti per il Paese a partire dagli incentivi per le nuove imprese e per i giovani sempre più scoraggiati per il proprio futuro”.
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Malasanità, 326 casi in Italia dal 2009. Maglia nera alla Calabria
In quasi 2 anni e mezzo sono stati 470 i casi di malasanità giunti all'esame della Commissione d'inchiesta sugli Errori sanitari, con una media di quasi due al giorno (1,85), di cui 329 terminati con la morte del paziente. A fare però il pienone sono Lazio, Calabria e Sicilia, che insieme totalizzano oltre la metà dei casi (239, rispettivamente 51, 97, 91) tra errori e altre criticità, con una media di 3,6 casi al giorno. Dai dati presentati dalla commissione presieduta da Leoluca Orlando (Idv), che vanno da fine aprile 2009 al 30 settembre 2011, emerge che i presunti errori sanitari sono stati 326, di cui 223 conclusisi con il decesso del paziente.
MAGLIA NERA ALLA CALABRIA - La maglia nera va alla Calabria, con 82 casi di presunti errori e 67 decessi, seguita da Sicilia (57 e 39), Lazio (28 e 17) e Campania (23 e 17). Sul fronte dei presunti errori c'è da segnalare il caso positivo della Sardegna, dove in 29 mesi non ne è stato segnalato nessuno, mentre in Molise uno solo, e anche in Trentino Alto Adige, ma con la morte del paziente. Se a queste cifre si aggiungono anche le altre criticità arrivate all'esame della commissione, la maglia per la regione più virtuosa spetta al Trentino, con un solo caso, seguito da Sardegna e Molise (2), Friuli Venezia Giulia, Basilicata e Marche (3) e Umbria (4). Le cosiddette regioni virtuose, con la sanità migliore in Italia, si collocano nella seconda parte della classifica, con la Toscana a 29 casi di malasanità (18 decessi), Lombardia a 28 (11 morti), Emilia Romagna 24 (16 morti) e Veneto 23 (13 morti).
http://www.corriere.it/salute/11_ottobre_24/malasanita-casi-commissione-parlamentare_ac22a57a-fe30-11e0-bb8b-fd7e32debc75.shtml
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Sviluppo, Dal 2013 pagelle on line, biglietto bus elettronico
"Apprendiamo con preoccupazione l'ipotesi di un decreto sullo sviluppo a costo zero e senza vere riforme. Questo non può essere assolutamente condiviso. Occorre che il governo dia una risposta convincente al grido di allarme del mondo del lavoro e delle imprese". Lo affermano Adolfo Urso, Andrea Ronchi e Pippo Scalia.
Per il decreto Sviluppo "non c'é la possibilità di fondi importanti. Ci sono problemi da risolvere", afferma il premier Silvio Berlusconi, aggiungendo: "Non credo che l'imprenditore più capace degli ultimi decenni sia improvvisamente incapace di decidere". "Spero di poter annunciare qualcosa in settimana. Comunque quanto prima", afferma Berlusconi. E il concordato fiscale? "Abbiamo anche discusso anche di questo - risponde - ma sui contenuti non posso entrare nei dettagli".
BERLUSCONI,GOVERNO SENZA POTERI,PUO'SUGGERIRE - "L'architettura istituzionale del Paese non da al governo alcun potere. Non abbiamo poteri. Possiamo solo suggerire provvedimenti". Così Silvio Berlusconi. "E' inutile suggerire provvedimenti se sappiamo già che non avrebbero ricezione nelle forze politiche che devono approvarle. Bisognerà pure interpellarle"
VERTICE DA BERLUSCONI CON TREMONTI A P.GRAZIOLI - Vetrtice a Palazzo Grazioli, sul decreto sviluppo con il Premier Silvio Berlusconi, il ministro dell'Economia, Giulio Tremonti, il Ministro delle Infrastrutture Altero Matteoli e il segretario del Pdl, Angelino Alfano
DL SLITTA, NODO RISORSE, SPUNTA CONCORDATO
Si allungano ancora i tempi del decreto sviluppo. Il provvedimento era atteso al consiglio dei ministri di questa settimana, ma con ogni probabilità il dl non sarà pronto per l'appuntamento di Palazzo Chigi. I ministeri e lo stesso presidente del Consiglio, Silvio Berlusconi, sono al lavoro sulle misure, tra cui sembra spuntare come ultima ipotesi quella di un concordato con la Svizzera, ma nonostante il ritorno in pressing delle imprese, per il premier fretta non ce n'é. "Il provvedimento sarà varato - ha spiegato il Cavaliere - quando il testo sarà convincente, non c'é nessuna fretta".
Per il ministro degli Esteri, Franco Frattini, è essenziale rispettare almeno la scadenza di fine mese o sarà troppo tardi, ma per Berlusconi l'essenziale è trovare gli stimoli giusti per sviluppo e crescita. Il nodo fondamentale da sciogliere resta però quello delle risorse. Secondo le ultime indicazioni della maggioranza sarà difficile ottenere un decreto a costo zero, ma, come spiegato anche in questo caso da Berlusconi, "i soldi non ci sono". "Dobbiamo inventarci qualcosa", ha detto il premier. Sul "qualcosa" permane ancora molta incertezza, nonostante i ministri interessati e il Cavaliere si siano appositamente riuniti in serata a Palazzo Grazioli. L'ipotesi di una forma di condono per reperire fondi non è mai stata del tutto seppellita. Dal vertice serale è infatti emersa l'idea di un concordato con la Svizzera (sulla falsariga di quello già siglato da Germania e Gran Bretagna), che potrebbe portare nelle casse dello Stato circa 5 miliardi di euro. Immediata però la smentita ufficiale del governo, affidata al ministro del Welfare Maurizio Sacconi: "non c'é nessun condono fiscale, né diretto né indiretto, né velato", ha sottolineato, lanciando anche un messaggio di pacificazione politica.
Al decreto, secondo il titolare del Lavoro, starebbero infatti lavorando tutti i ministri interessati, compreso Giulio Tremonti. Per reperire fondi l'idea dell'introduzione della patrimoniale, accettata persino dal mondo bancario e imprenditoriale, è stata invece bocciata a Berlusconi in prima persona. Passi avanti saranno in compenso probabilmente fatti sul mondo del lavoro e sulle semplificazioni. Il ministero del Welfare ha già annunciato misure per l'apprendistato e per incoraggiare il telelavoro, soprattutto nel momento della nascita dei figli, oltre a semplificazioni in arrivo per favorire le assunzioni. La 'decertificazione' sarebbe invece tra le misure clou in quota al ministero della P.A., mentre difficoltà starebbe incontrando la concessione di incentivi fiscali alla realizzazione di infrastrutture. Punto fondamentale intorno al quale ruoterebbero interventi a corredo per favorire il project financing. "Ci saranno misure fortissime di deregolazione per accelerare gli investimenti in infrastrutture - ha aggiunto Sacconi - e verranno riassegnate le risorse del Cipe". Nessuna traccia invece di interventi sulle pensioni, liberalizzazioni e imposte sui patrimoni. Misure che rientravano nel manifesto presentato dal mondo imprenditoriale e rimasto, a quanto pare, lettera morta. Le imprese, tagliate fuori dai tavoli di confronto dopo il passaggio della gestione del dl dall'Economia allo Sviluppo economico, sono tornate infatti oggi a far sentire con forza la propria voce, chiedendo al governo di fare presto, perché "il tempo è scaduto". La tensione sale anche nelle fila dell'opposizione: "l'unica cosa che il governo può fare è passare la mano - insiste il segretario del Pd, Pierluigi Bersani - non credo che il governo sia in condizione di fare quello che non ha fatto in tre anni". A slittare non è del resto solo il testo sullo sviluppo. E' arrivata solo nel tardo pomeriggio al Senato la legge di Stabilità, nonostante la legge preveda la presentazione entro il 15 ottobre. L'annuncio dell'arrivo è stato comunicato dal presidente del Senato, Renato Schifani in aula spiegando che giovedì pomeriggio si aprirà la sessione di bilancio.
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Standard & Poor's taglia ancora giù il rating per 24 banche italiane
Standard & Poor's ha tagliato il rating per 24 banche e istituti finanziari italiani, tra questi Monte dei Paschi e Ubi banca. Valutazione confermata invece per altre 19 banche, fra cui le big Intesa Sanpaolo e Unicredit. Il downgrade segue come effetto-cascata il giudizio dell'agenzia di rating sull'Italia per i rischi dell'economia e del debito sovrano.Il governo italiano, afferma Standard and Poor's nel suo rapporto, deve attuare "misure fattibili di aumento della crescita e portare avanti una più veloce riduzione del peso del debito dovuto al settore pubblico" oppure, fra le diverse conseguenze, le banche e le imprese dovranno affrontare costi di finanziamento più alti e una stretta sul credito con conseguenze sull'economia.Partendo da livelli di rating diversi, il declassamento ha coinvolto Mps (da A- a Bbb+), Banco Popolare (da A- a Bbb), Banca Popolare di Milano (da A- a Bbb+), Banca Carige (da A- a Bbb+).
Colpite anche Credito bergamasco, Banca Aletti & c, Bper, Banca Akros, Banca popolare di Vicenza, Credem, Veneto banca, Cassa di risparmio della provincia di Teramo, Cassa di risparmio di Cento, Banca popolare dell'Alto Adige, Banca di Bologna, Iccrea holding e Iccrea banca, Iccrea bancaimpresa, Agos-Ducato, Farmafactoring, Banca mediocredito del Friuli-Venezia Giulia, Bancasai. Confermati i rating di Intesa Sanpaolo e Unicredit (entrambi A) e Bnl (A+) oltre che quelli di Mediobanca (A).Per l'agenzia le rinnovate tensioni sul mercato e nei Paesi periferici europei, specie in Italia, oltre che le prospettive di crescita in calo hanno portare a un ulteriore deterioramento delle condizioni operative delle banche italiane. Per il settore è previsto un aumento del costo della raccolta e un calo della redditività nei prossimi due anni mentre il rallentamento dell'economia nel 2012 potrebbe impedire il miglioramento della qualità degli attivi.L'agenzia di rating ha rivisto inoltre la sua valutazione del settore bancario italiano ("Bank Industry Country Risk Assessment) dal gruppo 2 al gruppo 3 su una scala da 1 a 10, dove 1 è il livello più elevato.
http://www.repubblica.it/economia/2011/10/18/news/s_p_abbassa_il_rating_a_24_banche_italiane-23455517/
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Rapporto Caritas, in aumento i "nuovi poveri". Pisani: "Situazione drammatica per centinaia di famiglie e di giovani. Pretendiamo risposte immediate non si può andare avanti così"
In aumento i 'nuovi poveri', italiani che pur risiedendo in una casa e possedendo un lavoro rientrano fra le persone con disagi economici importanti. Dal 2007 al 2010 sono aumentati del 13,8%, in particolare al Sud l'aumento è arrivato al 74%. A renderlo noto sono i dati presentati oggi dal rapporto Caritas-Fondazione Zancan in cui si ricorda che l'Istat fissa al 2010 a 8.272.000 le persone povere (13,8% della popolazione); nel 2009 erano 7.810.000 (13,1%). Fra gli italiani, con un +42,5% - afferma il rapporto odierno dall'emblematico titolo 'Poveri di diritti' - si e' registrato l'incremento maggiore delle persone che si sono rivolte ai centri mentre fra gli stranieri si e' avuto il +13,9%. Fra i nuovi poveri ci sono molti giovani. Il 20% delle persone che si rivolgono ai Centri di ascolto ha meno di 35 anni. In soli cinque anni, dal 2005 al 2010, il numero di giovani e' aumentato del 59,6%. Il 76,1% (era il 70% nel 2005) di questi non studia ne' lavora. Forte anche l'aumento delle richieste di sussidi economici (+80,8%) e di consulenze professionali (+46,1%).
“Dati preoccupanti e sconfortanti, soprattutto per il Sud Italia – commenta l’avvocato Angelo Pisani, presidente dell’associazione NoiConsumatori.it -. A causa della crisi economica ed occupazionale le famiglie non riescono ad arrivare a fine mese pur stringendo la cinghia e cambiando le proprie abitudini a partire dalla spesa dei beni di prima necessità. Con l’inflazione e gli aumenti costanti il potere d’acquisto è calato drasticamente, si compra sempre in saldo, approfittando degli sconti e delle offerte dei supermercati, talvolta badando più al prezzo che alla qualità. Anche per i commercianti, in particolare nel Meridione, la situazione è drammatica. I cittadini comprano sempre meno e le vendite sono in calo. Questa crisi produce un effetto a catena che non risparmia nessuno”.
“E’ da troppo tempo – continua Pisani – che i cittadini non hanno più certezze: il mondo del lavoro è fermo, non ci sono sbocchi per i giovani, per i neo-laureati, non ci sono investimenti ed incentivi che li supportino. E’ necessario adottare politiche urgenti capaci di dare sostegno alle famiglie italiane, i dati parlano chiaro ma nulla ancora è stato risolto. E’ una situazione improponibile, pretendiamo dalle istituzioni locali e nazionali risposte immediate!”
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Asili nido, Italia a due velocità. E' il Sud il fanalino di coda, il Nord Est batte tutti
Italia a due velocità sul fronte asili nido, con il Meridione che arranca. Nel nostro Paese, infatti, rimangono molto ampie le differenze territoriali: i bambini che usufruiscono di asili nido comunali o finanziati dai Comuni variano dal 3,4% al Sud, fanalino di coda, al 16,4% al Nord-Est, mentre la percentuale di Comuni, che offrono il servizio, varia dal 21,2% al Sud al 77,3% al Nord-Est. A scattare la fotografia è il Rapporto Istat sui servizi socio-educativi per la prima infanzia. Il quadro dell'offerta pubblica di asili nido in Italia, sottolinea dunque l'Istat, è la risultante di situazioni regionali molto diverse fra loro. Il Nord-Est mantiene livelli superiori rispetto al resto d'Italia, con un incremento continuo dell'offerta comunale in tutte le Regioni, che porta l'indicatore di presa in carico al 16,4% nel 2009/2010. L'Emilia Romagna, in particolare, conserva il primato per la diffusione degli asili nido in termini di numerosità degli utenti (pari al 25,2% dei bambini tra zero e due anni), mentre assieme al Friuli Venezia Giulia risulta essere la regione in cui è maggiormente presente il servizio in termini di percentuale di Comuni coperti (86,8% e 86,2% dei Comuni, in cui risiede il 98,2% e il 95,7% della popolazione target rispettivamente per l'Emilia-Romagna e il Friuli-Venezia Giulia). Anche al Centro si è registrato un aumento considerevole dell'offerta, dovuto prevalentemente all'Umbria e al Lazio. Nel primo caso la crescita è significativamente elevata a partire dal 2008 in conseguenza del potenziamento dei contributi erogati dai Comuni per l'abbattimento delle rette, consentendo alla Regione di conseguire uno dei piu' alti indicatori di presa in carico (21,3%).
Il Lazio, invece, mostra un incremento graduale negli anni sotto la lente di ingrandimento dell'Istat. In termini di bambini iscritti su cento residenti fra zero e due anni, i Comuni del Centro Italia oltrepassano nell'arco di cinque anni la media del Nord-Ovest (14,1%), nonostante la Valle d'Aosta sia la terza Regione italiana per bambini presi in carico dai servizi, dopo l'Emilia-Romagna e il Friuli-Venezia Giulia. Permangono decisamente inferiori alla media nazionale i parametri riscontrati per le regioni del Sud e per le Isole, anche se si intravedono alcuni segnali di miglioramento: nell'ultimo anno la Sardegna è la regione in cui si registra un incremento maggiore della quota di bambini iscritti in rapporto ai residenti (da 6,5% a 10,9%), portandosi al livello più alto in termini di presa in carico degli utenti. Seguono l'Abruzzo (8,1%), la Basilicata (7,6%), la Sicilia (5,1%), il Molise (4,7), la Puglia (4,1%), la Calabria (3,1%) e la Campania (1,7%). Abruzzo, Molise e Basilicata, pur mantenendo numerosità relativamente contenute in termini di utenti, hanno incrementato di un quarto il numero di Comuni in cui è presente il servizio, mentre la Sardegna l'ha più che raddoppiato.
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Assunzioni nelle città Roma davanti a Milano
E' a Roma che le imprese programmano, tra luglio e settembre, il maggior numero di assunzioni di questa estate sempre complicata per chi è in giro a cercare un impiego. Ci saranno nella Capitale e nell'area della provincia, quasi 14 mila posti. Non tanti, è vero, se si considera il numero di abitanti che insistono nell'area, ma pur sempre tremila in più delle assunzioni che verranno effettuate a Milano e nel suo hinterland dove invece le aziende si fermeranno a quota 10mila e 800.
A decretare il piccolo predominio nell'esiguo mercato del lavoro italiano è la rilevazione anche a livello provinciale, per la prima volta trimestrale, del sistema informativo Excelsior. Il rapporto è messo a punto da Unioncamere e dal ministero del Lavoro e vi sono registrate le intenzioni di assunzioni delle aziende italiane per il terzo trimestre del 2011.
Saranno quindi 13mila e 810 i nuovi impieghi delle imprese romane. Circa quattromila di questi saranno stagionali mentre saranno più del doppio (9.540) quelli che non avranno un carattere stagionale. Per le aziende romane non sarà molto difficile trovare quel che cercano. Se ne ha conferma anche a sentire le loro opinioni. Infatti, solo nel 15,9 per cento dei casi i direttori del personale affermano che avranno problemi a individuare i candidati adatti. Un valore al di sotto della media nazionale del secondo trimestre 2011 (pari al 17,2 per cento) e di molto inferiore alla media nazionale di solo tre anni fa quando era pari al 26,2 per cento.
Nella Capitale il tasso di disoccupazione è pari al 9,1 per cento. Sono anche qui soprattutto i giovani a soffrire. Tra gli under 25 i senza lavoro sono il 30,5 per cento. Più accentuato il fenomeno nel segmento femmile dove la disoccupazione è pari al 31,7 per cento contro il 29,6 per cento dei ragazzi.
A Milano le assunzioni non supereranno invece quota undicimila. Le ricerche di personale che non riguarderanno impieghi legati alla stagione saranno 8.860. Nel capoluogo lombardo i datori di lavoro faranno più difficoltà però a trovare le figure idonee ai posti che si apriranno via via con il trascorrere dei giorni. Nel 20 per cento dei casi si tratta infatti di figure di difficile reperimento.
Nel capoluogo lombardo la disoccupazione è meno acuta di quanto non sia però a Roma o nel resto d'Italia e, nella media del 2010, si ferma al 5,9 per cento. Sempre elevata, seppure su livelli più bassi di quelli nazionali, quella giovanile. Qui gli under 25 che non hanno un impiego sono il 21,5 per cento.
Dietro i due grandi centri, che mettono insieme meno di 25 mila assunzioni programmate, c'è Napoli dove le imprese apriranno le selezioni per 6.770 nuovi impieghi. Di questi saranno 5.360 quelli che non hanno carattere stagionale. Nel capoluogo campano, dove il tasso di disoccupazione medio del 2010 è stato del 15,7 per cento, le imprese dichiarano che solo l'11,6 per cento delle figure sarà di difficile reperimento.
A completare la classifica delle prime dieci province per numero di assunzioni programmate per il trimestre luglio-settembre 2011, ci sono poi Torino (5.030 posti), Trento (4.640), Bologna (4.250), Bolzano (4.110), Firenze (3.890), Brescia (3.370) e Venezia (2.830).
All'opposto, le realtà provinciali dove il mercato del lavoro, in termini di volume assoluto, sarà più stagnante sono Enna con 280 posti, Gorizia con 320 assunzioni, Verbano-Cusio-Ossola (320), Rieti (330), Oristano (340), Biella (350), Asti (350), Isernia (380) e Vercelli (390).
Quanto alle città dove le imprese fanno più difficoltà a trovare nuovo personale, in vetta si trova Pordenone dove nel 39,1 per cento dei casi delle assunzioni programmate si tratta di figure di non facile reperimento. Seguono Frosinone (35,7 per cento), Gorizia (35,4 per cento), Trieste (32,4 per cento), Firenze (31 per cento), Udine (29,9 per cento) e Biella (29,9 per cento).
http://miojob.repubblica.it/notizie-e-servizi/notizie/dettaglio/assunzioni-nelle-citt-roma-davanti-a-milano/4001687?ref=HREC2-4
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Bce rialza i tassi di un quarto di punto. Trichet sull'Italia: "manovra corretta e utile"
Il consiglio direttivo della Banca centrale europea, come previsto, ha rialzato di un quarto di punto portandolo dall'1,25% all'1,50 %, il tasso di rifinanziamento pronti contro termine. Aumentati rispettivamente allo 0,75% e al 2,25% anche il tasso sui depositi e quello marginale. E' la seconda volta quest'anno che l'Eurotower rialza i tassi.
Il presidente della Bce, Jean Claude Trichet ha spiegato che Il rialzo dei tassi deciso oggi è "reso necessario dai rischi in aumento per la stabilità dei prezzi". La Banca centrale europea monitorerà "molto da vicino" gli sviluppi inflazionistici. L'inflazione nell'area dell'euro "resterà in futuro nettamente sopra il 2% nei mesi a venire. All'interno del processo produttivo restano rilevabili pressioni al rialzo, soprattutto per quanto riguarda i prezzi dell'energia e delle materie prime".
Trichet ha spiegato che nonostante la decelerazione della crescita dell'area euro "resta una spinta positiva" sulle economie dei Diciassette. Per il presidente della Bce, laa crescita economica nell'area euro mostra segnali di rallentamento nel secondo trimestre dell'anno. Trichet ha sottolineato che l'incertezza resta alta mentre sulla politica monetaria ha indicato che "resta accomodante" considerando che rimangono orientati al rialzo "i rischi sulla stabilità dei prezzi".
Per questi motivi, la Banca centrale europea rinnova i suoi appelli ai governi a rispettare gli impegni sulla disciplina di bilancio. "E' essenziale centrare obiettivi di risanamento concordati in ambito Ecofin", ha affermato il presidente della Bce. Bisogna indicare "misure specifiche per il 2012 e oltre - ha aggiunto - in modo da convincere i mercati" sulla serietà di questi piano di aggiustamento dei conti pubblici.
La Banca centrale europea ha deciso poi di sospendere fino a nuovo ordine a favore del Portogallo i criteri minimi di accettazione sui suoi titoli di stato come collaterali a garanzia dei rifinanziamenti alle banche. In questo modo la Bce continuerà ad accettarli come garanzia anche se non hanno i requisiti minimi previsti dai suoi standard in termini di voti da parte delle agenzie di rating. In precedenza la Bce aveva fatto lo stesso per la Grecia e l'Irlanda. Il Portogallo si è appena visto tagliare il rating a 'junk', il livello speculativo, da parte di Moody's. La sospensione resterà in vigore fino a nuovo avviso.
Per quanto riguarda la Grecia, Trichet ha escluso che l'intervento dei creditori privati nel processo di salvataggio possa includere qualsiasi forma di insolvenza da parte di Atene. "La nostra posizione è chiara: no ai default nell'eurozona anche se selettivi - ha affermato - Punto e basta".
Il presidente della Banca centrale europea ha sottolineato poi che occorre una riflessione globale sul ruolo e sulle modalità di funzionamento e di divulgazione delle informazioni per le agenzie di rating. "Nella finanza mondiale non è auspicabile un piccolo gruppo oligopolistico", ha spiegato.
Infine, Trichet ha parlato anche della manovra finanziaria italiana: "Va nella giusta direzione, è positiva. Le misure prese dal Governo italiano sono state difficili da prendere ma ritengo siano buone".
http://www.repubblica.it/economia/2011/07/07/news/bce_rialza_i_tassi_di_un_quarto_di_punto-18797512/?ref=HREC1-2
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Servizi e disservizi, l'Odissea degli italiani siamo maglia nera per le telecomunicazioni
È un'Italia piena di problemi con le compagnie telefoniche e i servizi pubblici locali, un Paese che fatica a pagare i mutui ed è vittima di una burocrazia segnata dalle lunghe attese: è il ritratto poco incoraggiante che emerge dall'XI Rapporto PiT di Cittadinanzattiva sui servizi di pubblica utilità, che ha analizzato quasi 9000 segnalazioni nel corso del 2010.
Sono le telecomunicazioni il settore in cui i consumatori osservano i maggiori disservizi (21 per cento), oltre un quinto delle lamentele pervenute. La metà di queste riguarda controversie sulla telefonia fissa (48 per cento), con i maggiori problemi legati al cambio dell'operatore, che può comportare anche 90 giorni di attesa, e alla contestazione in bolletta di pagamenti che si ritiene non dovuti.
I servizi pubblici locali. Al secondo posto nella classifica delle segnalazioni raccolte dal PiT si trovano i servizi pubblici locali (17 per cento). In testa i rifiuti, seguiti a poca distanza dal servizio idrico, che per il 13 per cento degli utenti è segnalato come "sistematicamente interrotto", mentre 12 utenti su 100 dichiarano di ricevere acqua non potabile o inquinata. Spazio anche alle odissee dei pendolari: un terzo dei viaggiatori che si sono rivolti al PiT (+2 per cento rispetto al 2009) lamenta la poca regolarità dei treni regionali.
Le banche. Allarmanti anche i dati che provengono dal settore bancario. Una famiglia su quattro risulta in difficoltà a pagare il mutuo e quasi una su due versa il 30 per cento del reddito per la casa. Le maggiori difficoltà sono rappresentate dalla rinegoziazione dei mutui, il cui tempo di attesa in alcuni casi raggiunge anche i cinque mesi.
Quadruplicate anche le segnalazioni relative al ritardo nella liquidazione da parte delle banche, che arrivano ad impiegare venti settimane per pagare l'importo approvato. In crescita i crediti da recuperare per rate e bollette non pagate, che hanno raggiunto nel 2010 la cifra di 31 miliardi di euro. Aumentano anche le segnalazioni relative ai conti correnti, i cui disservizi maggiori riguardano le commissioni di massimo scoperto, quelle di chiusura del conto e addebiti sconosciuti.
La Pubblica Amministrazione. Stabili rispetto al 2009 le segnalazioni relative alla pubblica amministrazione: per un terzo si tratta di lamentele connesse al fisco e, in particolare, a tasse considerate non dovute o ingiuste. A queste si aggiungono anche i reclami su multe e pratiche relative al rinnovo/rilascio dei documenti.
Capitolo a parte quello sul welfare, in cui si registra un lieve calo di una voce, quella dei bonus sociali. Era cresciuta sensibilmente lo scorso anno per via della distribuzione della social card, rivelatasi - dice il rapporto - "del tutto inefficace sia per meccanismi troppo burocratici di richiesta e funzionamento della carta, sia per le difficoltà incontrate ad interloquire con gli uffici competenti".
Trasporti nazionali, poste e assicurazioni. Sostanzialmente invariati i reclami relativi ai trasporti nazionali, al cui interno si registra però un'inpennata (dal 7 al 21 per cento) delle lamentele relative alla carenza del servizio ferroviario. In coda alle segnalazioni, chiudono la classifica le poste - per le quali i disservizi si riferiscono prevalentemente alle code negli uffici - e le assicurazioni - i cui reclami sono dovuti soprattutto all'aumento del premio Rc auto.
http://www.repubblica.it/economia/2011/06/23/news/servizi_di_pubblica_utilit_maglia_nera_per_le_telecomunicazioni-18076832/?ref=HREC2-5
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Italia non brilla, ancora giu' stime
''La stella dell'economia italiana non sta brillando'', avvertono gli economisti di Confindustria nel rapporto di meta' anno sulle previsioni economiche. Cosi', spiegano, hanno dovuto ''rivedere un'altra volta all'ingiu' la crescita'', tagliando le stime sul Pil al +0,9% nel 2011 ed al +1,1% nel 2012, in entrambi i casi due decimi in meno rispetto alle previsioni diffuse lo scorso dicembre. Per Confindustria e' stato ''un errore di previsione fidarsi, con ottimismo superiore alla media, dei primi segnali di rilancio''. Sul fronte dei Conti pubblici, il Centro studi di Confindustria "considera pienamente efficace la manovra effettuata". Così "il disavanzo calerà quest'anno al 3,9% del Pil, dal 4,6% del 2010. e poi al 2,8% l'anno prossimo. Quando il debito inizierà a scendere in rapporto al Pil: 119,8%,dal 120,1% nel 2011". Per gli economisti di viale dell'Astronomia 'quest'anno i consumi segneranno una crescita dello 0,8%, rispetto all'1% del 2010, mentre nel 2012 si tornerà al punto percentuale. Mentre l'inflazione, spinta da energia e alimentari, per quest'anno è prevista al rialzo al 2,6%, rispetto all'1,5% dello scorso anno, per poi scendere al 2% nel 2012. Il centro studi di Confindustria prevede inoltre un tasso di disoccupazione pari all'8,4% quest'anno, stabile rispetto al 2010 e all'8,3% nel 2012
582MILA PERSONE HANNO PERSO IL LAVORO - Cassa integrazione e strumenti di flessibilita' dell'orario di lavoro hanno ''molto attenuato la perdita di posti di lavoro, che tra l'avvio della recessione (inizio 2008) e l'inizio del 2011 ha riguardato 582mila persone, mentre la diminuzione della domanda di lavoro ne avrebbe di per se coinvolte 1,1 milioni''. Il Centro studi di Confindustria avverte: a fine 2012 la domanda di lavoro ''sara' ancora inferiore di 840mila unita' rispetto all'avvio della caduta e i posti mancanti risulteranno pari a 453mila''.
MISURE CREDIBILI O ALTRI 18MLD MANOVRA - "Per centrare gli obiettivi ambiziosi ma obbligati di azzeramento del deficit e di evitare la stagnazione" è necessario "varare subito misure strutturali", avverte il Centro studi di viale dell'Astronomia, che rilancia l'invito a fare riforme, a partire dal fisco. Confindustria chiede "misure che siano credibili" e, citando "i documenti dello stesso governo" avverte: senza riforme "diverrebbero necessarie manovre aggiuntive" per l'1% del Pil al 2014, "cioé altri 18 miliardi oltre ai 39" previsti. Ed anche "la modesta crescita verrebbe dimezzata allo 0,6% già nel 2012".
TRA ENERGIA E MUTUI +1.700 EURO A FAMIGLIA - L'aumento dei costi dell'energia pesera' sui bilanci delle famiglie italiane con un aumento delle spese del 2011 di 681 euro. Mentre l'aumento dei tassi costera' in media 1.022 euro alle famiglie che devono pagare le rate di un mutuo variabile. Lo stima il centro studi di Confindustria, calcolando in 75,5 miliardi, in aumento di 18,7 miliardi, la bolletta energetica italiana del 2011, legata alle importazioni di petrolio, gas e carbone.
GRECIA, RISCHIO DOMINO DIFFUSIONE PAURA - "Ristrutturazione del debito greco? No grazie", dice il Centro studi di Confindustria, che avverte: "Sul piano economico la recisione del nodo gordiano della 'solidarieta' con rigoré attraverso una qualunque forma di ristrutturazione delle obbligazioni emesse dalla Repubblica Greca avrebbe effetti sistemici che si trasmetterebbero in ogni angolo della finanza e dell'economia reale con la stessa velocità con cui ciò accadde dopo l'inatteso crack di Lehman Brothers, perché passerebbe attraverso il crollo della fiducia ed il diffondersi della paura". Ma, sostengono gli economisti di viale dell'Astronomia nel rapporto di metà anno sulle previsioni economiche, "avrebbe una intensità e una potenza molto maggiori, il cui assaggio si è avuto in questi giorni nelle reazioni sui mercati dei titoli di stato, dentro e fuori dall'Eurozona, alle notizie riguardanti i tentennamenti di Atene ed in altre capitali circa il da farsi".
CONTENERE SALARI P.A, AUMENTARE ETA' PENSIONI - Serve "una selezione accurata degli interventi", per conciliare sviluppo e risanamento, e "cogliere il traguardo del pareggio di bilancio nel 2014". Lo sottolineano gli economisti di Confindustria che, nel rapporto di metà anno sulle previsioni economiche, avvertono: i tagli di spesa "vanno scelti accuratamente in modo da ottenere la migliore combinazione possibile di abbattimento del disavanzo e tutela del Pil". Tra le misure suggerite al Governo, sul fronte delle Pensioni "bisogna ulteriormente alzare l'età effettiva di ritiro dal lavoro"; e serve un "contenimento delle retribuzioni pubbliche" che sarebbe anche "l'unica cura che originerebbe un incremento del Pil perché darebbe il la a una generale moderazione salariale". Il centro studi di Confindustria calcola che dal 1980 al 2009 "gli stipendi pubblici di fatto sono saliti in termini reali del 43,9% contro il 26,9% di quelli privati". Così "un dipendente pubblico in media guadagna quasi 8.900 euro all'anno in più del collega privato", una differenza "quasi raddoppiata in 10 anni"
http://www.ansa.it/web/notizie/rubriche/economia/2011/06/23/visualizza_new.html_814520136.html
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Marcegaglia: subito manovra e riforma fiscale
"Bisogna approvare il prima possibile" la manovra da 40 miliardi e "contemporaneamente andare avanti su una serie di provvedimenti per aiutare la crescita, tra cui la manovra fiscale che pensiamo debba essere a parità di pressione fiscale complessiva". Lo ha affermato la presidente di Confindustria, Emma Marcegaglia, al suo arrivo all'Unione Industriale di Torino dove si svolge l'assemblea degli imprenditori subalpini.
"Abbiamo chiesto - ha detto Marcegaglia - contemporaneità tra rigore e crescita e, in questo momento delicato in cui è in discussione il piano di salvataggio della Grecia e Moody's ha dato un avvertimento, è essenziale approvare il prima possibile la manovra da 40 miliardi che è nel piano nazionale delle riforme ed è stata approvata dal Parlamento e dalla Commissione Europea. Contemporaneamente deve andare avanti una serie di provvedimenti che possono aiutare la crescita, tra cui la manovra fiscale e bisogna abbassare le tasse su imprese e lavoro dipendente, magari rialzando la tassazione sulle rendite finanziarie, lavorando sull'assistenza e su qualche lieve aumento delle aliquote iva. Sono cose che devono andare di pari passo".http://www.ansa.it/web/notizie/rubriche/economia/2011/06/19/visualizza_new.html_815656912.html
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Bce: l'Italia deve specificare manovre 2013-14 da 2,3% del Pil
La Banca centrale europea chiede maggiore chiarezza all'Italia sull'aggiornamento del programma di stabilità: in particolare, rileva la Bce nel suo bollettino mensile, "vanno ancora specificati per il periodo 2013-2014 ulteriori interventi per un importo cumulato pari circa al 2,3 per cento del Pil". La Bce ricorda gli obiettivi italiani di una riduzione del rapporto disavanzo/Pil dal 4,6% del 2010 al 3,9% nel 2011 e, in seguito, a un livello inferiore al 3% nel 2012. Il debito in rapporto al Pil "dovrebbe rimanere sostanzialmente stabile attorno al 120% fino al 2012 e poi diminuire".
Il richiamo dell'Eurotower riguarda anche altri Paesi dell'area euro, che per i programmi di stabilità presentano piani "in molti casi non del tutto convincenti", anche perché "l'evoluzione del risanamento presentata nella maggior parte dei programmi non trova sufficiente riscontro in misure concrete, soprattutto dopo il 2011". Buone intenzioni, quindi, ma ancora troppo vaghe: anche per la Spagna la Bce nota che "le riduzioni di spesa programmate devono ancora essere specificate nel dettaglio".
Per l'Eurozona, gli esperti hanno rialzato le stime del Pil per il 2011 lasciando sostanzialmente invariate quelle per il 2012: la crescita economica prosegue ma a "un ritmo più moderato". L'istituto di Francoforte raccomanda un atteggiamento molto vigile sulle prospettive per la stabilità dei prezzi, visto che l'andamento dell'inflazione presenta "rischi verso l'alto", per cui è necessario tenersi pronti a intervenire "con fermezza e tempestività". Parole che sembrano anticipare la possibilità di un rialzo dei tassi a luglio.
Tensioni bond anche in Italia, Spagna e Belgio. Nel bollettino mensile della Bce si rileva inoltre che negli ultimi tre mesi i premi di rendimento decennali "si sono notevolmente ampliati" per Grecia, Irlanda e Portogallo. E "anche le tensioni nei mercati del debito sovrano di Belgio, Italia e Spagna si sono riflesse in questo periodo nelle oscillazioni relativamente ampie dei differenziali con i titoli tedeschi". Attualmente, si legge nel bollettino, "i differenziali di rendimento fra i titoli di Stato greci, irlandesi e portoghesi e quelli tedeschi superano di oltre 300 punti base i corrispondenti livelli di maggio 2010, quando le tensioni nei mercati del debito sovrano hanno iniziato ad acuirsi".
Crescita più moderata nel secondo trimestre. "I recenti dati statistici e gli ultimi indicatori basati sulle indagini congiunturali - spiega l'Eurotower - segnalano per il secondo trimestre il procedere dell'espansione dell'attività economica nell'area euro, ancorché a un ritmo più moderato". Tale "rallentamento", secondo l'istituto di Francoforte, "rispecchia il fatto che la vigorosa crescita del primo trimestre è in parte dovuta a fattori straordinari, il cui impatto verrà meno nel secondo trimestre".
La Banca centrale europea conferma la revisione al rialzo delle stime relative alla crescita economica. Le nuove 'staff projections' prevedono una crescita nell'area euro compresa fra 1,5% e 2,3% quest'anno, e fra 0,6% e 2,8% il prossimo. Le stime fornite tre mesi fa indicavano una crescita fra 1,3% e 2,1% per il 2011 e fra 0,8% e 2,8% per il 2012.
Inflazione. Dovrebbe restare "nettamente sopra" il 2% nei prossimi mesi (quest'anno dovrebbe attestarsi fra 2,5% e 2,7%, e fra 1,1% e 2,3% il prossimo. Le stime fornite tre mesi fa indicavano un tasso fra 2% e 2,6% per il 2011 e fra 1% e 2,4% per il 2012). Le informazioni disponibili "confermano il persistere di pressioni al rialzo sull'inflazione complessiva", sotto il peso dei rincari dei beni, avverte l'istituto di Francoforte, sottolineando l'importanza di mantenere le aspettative inflazionistiche "ancorate all'obiettivo" del 2 per cento, e lanciando nuovi segnali sul suo orientamento a procedere a un aumento dei tassi di interesse a luglio. "I rischi sulle prospettive di inflazione sono orientati verso l'alto", mentre "l'orientamento della politica monetaria resta accomodante, offrendo sostegno all'economia" che in base agli ultimi indicatori si conferma con una dinamica di fondo positiva. "Di conseguenza è necessario tenere un atteggiamento molto vigile".
http://www.repubblica.it/economia/2011/06/16/news/bce_16_giugno-17768247/
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Ocse a Italia, vigilare su conti
La ripresa dell'economia mondiale sta divenendo piu' generale e in grado di sostenersi da sola tuttavia restano dei rischi potenziali e la crescita mostra due velocita' fra i paesi emergenti e quelli sviluppati che continuano a recuperare in maniera moderata. Queste le previsioni del rapporto semestrale Ocse secondo cui il tasso di disoccupazione dei paesi dell'area, la cui crescita del Pil si fermera' al 2,3% quest'anno contro il 4,2% del mondo, rimane ben al di sopra dei livelli pre-crisi con una stima in lieve calo al 7,9% che scendera' al 7,4% nel 2012.
ITALIA MANTENGA VIGILANZA SU CONTI, PESA DEBITO - L'Italia deve mantenere la stretta vigilanza sui conti pubblici dimostrata fino a ora a causa del suo alto debito rispetto al Pil. E' quanto chiede l'Ocse nel suo economic outlook secondo cui ''dopo aver raggiunto un deficit inferiore a quello previsto nel 2010'', ''il governo italiano sta mantenendo i suoi precedenti obiettivi di bilancio per il 2011 e 2012''. Cio' richiede, nota l'Ocse, ''un mantenimento dello stretto controllo sulla spesa e sugli ulteriori miglioramenti nelle entrate fiscali''. Questa vigilanza ''e' necessaria a causa dell'altro rapporto debito/Pil, seppure questo sia in via di riduzione nel 2012, oltre al probabile aumento nel costo del finanziamento del debito visto che i tassi di di interesse sono previsti in salita nel medio termine''. L'Ocse ricorda inoltre come il piano nazionale di riforme dell'esecutivo contenga una vasta lista di priorita' ''che deve essere effettivamente portata a termine in modo da migliorare il potenziale dell'economia e cosi' ridurre il peso del debito attraverso la crescita del Pil''.
http://www.ansa.it/web/notizie/rubriche/economia/2011/05/25/visualizza_new.html_845268325.html
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Mediaset, nasce Premium Net Tv «La televisione libera su Internet»
Mediaset lancia «la tv del futuro»: così Pier Silvio Berlusconi, vicepresidente dell'azienda, dedinisce Premium Net Tv, il nuovo servizio al via domani, visibile su tv e pc con qualsiasi connessione Adsl. «Dopo il successo di Premium On Demand - spiega Pier Silvio Berlusconi in una nota - abbiamo deciso di offrire al pubblico televisivo un servizio che per livello tecnologico, facilità d'uso, qualità e freschezza di contenuti rappresenta un'innovazione senza precedenti».
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Vicenza, nonno-vigile salva bimbo e muore travolto dall'auto impazzita
Si è sacrificato per salvare i bambini che ogni giorno aiutava ad attraversare la strada. Antonio Mercanzin, 73 anni, nonno vigile di Alte Montecchio, nel vicentino, non ci ha pensato un attimo quando ha visto arrivare quell'auto a folle velocità, con un gesto istintivo ha fatto in tempo a spostare dalla strada un bambino e poi è stato centrato in pieno dalle vettura.L'anziano ha fatto un volo di una ventina di metri, ed è spirato nonostante il pronto intervento dei medici del Suem 118. L'investitore, un italiano di 31 anni, incensurato, è rimasto ferito a sua volta. L'auto ha proseguito la sua corsa per alcuni metri.
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