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  • Processi-lumaca: l'equo indennizzo scatta anche se la causa aveva poche "chances" di successo

    La legge Pinto indennizza anche le “missioni impossibili” (sul piano giudiziario, s'intende). Non conta che il giudizio promosso avesse carattere seriale e poche probabilità di successo: se la durata della causa fu irragionevole, l'equa riparazione scatta comunque. Lo precisa l'ordinanza 25244/08 della Cassazione.

    Il caso
    Materia del contendere nel processo-lumaca svoltosi davanti al Tar era il computo dell'indennità pensionabile di polizia nell'indennità di buonuscita. Perché la Corte d'appello esclude l'equa riparazione? Si tratta - spiegano i giudici - di una classica causa intentata su consiglio dei sindacati con un ricorso collettivo che però ha scarse chances di esito favorevole: l'orientamento giurisprudenziale in materia, dopo qualche tentennamento, si è ormai consolidato in senso contrario. E il giudice del merito lascia intendere che gli stessi promotori dell'azione non sembravano crederci fino in fondo. Dov'è, allora, il patema d'animo nell'attesa del verdetto? Eppure c'è. È vero: il danno non patrimoniale da processo-lumaca non è in re ipsa. Ma una volta accertata la violazione dei parametri di “durata” della Pinto (di provenienza europea: tre anni, due e uno rispettivamente per i giudizi di primo grado, secondo e di legittimità), la lesione va ritenuta sussistente ogni volta che non ci siano cause particolari che la possano positivamente escludere. Il fatto che il giudizio fosse stato promosso da una pluralità di attori - osservano gli “ermellini” - non vale a escludere lo stato d'ansia in chi aspetta la fine della causa: al massimo può ridurre l'entità della riparazione. Solo chi intenta una lite temeraria o compie comunque un abuso del processo non può essere indennizzato: l'esito favorevole della lite non condiziona il diritto alla ragionevole durata del processo e, dunque, non incide sulla pretesa indennitaria di chi è rimasto coinvolto in un processo-lumaca.
    Fonte: lastampa.it


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  • L'ex dipendente delle Poste può accedere ai documenti che riguardano l'organizzazione della forza lavoro

    I dipendenti delle Poste possono accedere ai documenti che riguardano l’organizzazione della forza lavoro. Lo chiarisce la sesta sezione del Consiglio di Stato con la decisione 5987/09.

    Il caso
    E' stato respinto il ricorso della società Poste italiane Spa contro la sentenza del Tar Lombardia che aveva autorizzato una ex dipendente a tempo determinato a consultare alcuni documenti che riguardavano l’organizzazione delle forze lavorative e quindi del servizio postale. I consiglieri di Stato ricordano la costante giurisprudenza di Palazzo Spada in tema di ostensione: i dipendenti delle Poste italiane anche cessati dal rapporto hanno diritto ad accedere ad alcuni atti relativi all’organizzazione interna della società, a nulla rilevando che l’attività della società si svolga in parte in regime di concorrenza. L’attività della società, relativa alla gestione del rapporto di lavoro con i propri dipendenti, è stata ritenuta, infatti, strumentale al servizio gestito da Poste e incidente potenzialmente sulla qualità del servizio: il cui rilievo pubblicistico va valutato tenendo conto non solo della dimensione oggettiva, ma anche di quella propriamente soggettiva della Spa. La società, tuttavia – avverte il Supremo organo di Giustizia amministrativa – qualora non abbia i dati aggregati e ritenga di non essere in grado di aggregarli senza eccessivo dispendio, potrà mettere a disposizione della donna tutti i documenti necessari affinché possa procedere da sola all’unione.
    Fonte: laStampa.it


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  • Irap, non si può condannare il Fisco al rimborso senza passare ai raggi X il modello Unico del contribuente

    Ancora Irap in Cassazione. Se è spesso l’amministrazione finanziaria a “litigare” con i presupposti dell’imponibilità indicati dalla giurisprudenza di legittimità, non mancano i giudici frettolosi nel decidere: prima di decretare il rimborso al contribuente bisogna almeno guardare fra le pieghe delle dichiarazioni fiscali. È il monito alle commissioni tributarie che arriva dall’ordinanza 21640/09.

    Il caso
    E' stata cancellata con rinvio la sentenza impugnata dalle Entrate: è sbagliato sostenere che il professionista “incriminato” (per ben cinque annualità d’imposta) abbia sempre svolto la sua attività senza servirsi del lavoro di terzi: per il giudice del merito mancherebbe la prova contraria da parte dell’amministrazione. Il Fisco, invece, deduce correttamente i compensi pagati a terzi che emergono da due dichiarazioni fiscali del contribuente, il modello Unico del 2002 e del 2003. E le somme versate costituivano il corrispettivo di prestazioni ottenute che risultano direttamente afferenti all’attività svolta dal professionista. È evidente l’omissione del giudice che non ha considerato un punto decisivo della controversia. Ma attenzione: l’errore si manifesta a parti invertite se si nega il rimborso al contribuente senza indicare quali sono gli elementi sintomatici dell’imponibilità Irap all’interno della documentazione fiscale. Gli altri presupposti per la debenza dell’Irap, accanto all’utilizzo di lavoro altrui, sono: il contribuente è tenuto al versamento quando è il responsabile dell’organizzazione (risulta esclusa l’appartenenza a strutture altrui) e impiega beni che vanno oltre il minimo indispensabile (Cassazione 16226/09, 8838/09, 8834/09, 8835/09).
    Fonte: lastampa.it

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  • Dalla Regione sussidi a chi guadagna meno di 13 mila euro

    Torino Una giunta, quattro provvedimenti a sostegno delle fasce più deboli. Il primo, un disegno di legge, istituisce un fondo di garanzia a sostegno dei lavoratori dipendenti in condizioni di disagio economico: le banche aderenti potranno concedere prestiti fino a 2500 euro garantiti dal fondo regionale (3 milioni).

    Altri 12,5 milioni arriveranno sotto forma di sussidi a favore di lavoratrici e lavoratori in gravi difficoltà economiche: la somma è destinata a chi si trova in una situazione economica inferiore a 13 mila euro. Le domande per il sussidio, 2.500 euro, andranno presentate all’Agenzia Piemonte Lavoro tra febbraio ed aprile 2010. Inoltre la Regione aderisce al progetto presentato da Corte d’Appello di Torino e Procura generale della Repubblica per utilizzare in attività socialmente utili negli uffici giudiziari oltre 200 lavoratori ultracinquantenni in mobilità retribuita.

    La crescita dimensionale e la patrimonializzazione delle piccole e medie imprese sarà sostenuta da un fondo di 20 milioni di euro per prestiti partecipativi e/o contributi in conto interesse per la durata massima di cinque anni.
    Fonte: lastampa.it



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  • Furto d'identità: nel codice penale una norma ad hoc

    Secondo i dati forniti dall'Associazione bancaria italiana (ABI) in sede di audizione davanti alla Commissione finanze della Camera il 10 novembre 2009, nell'ambito di una indagine conoscitiva sul credito al consumo, risultano in crescita e costano fra 1,6 e 2 miliardi, le frodi bancarie realizzate tramite uso di dati personali anagrafici, fiscali o previdenziali di terze persone per richieste di finanziamento. E' quanto si legge nella relazione parlamentare che ha accompagnato alla Camera un disegno di legge volto ad introdurre nel nostro ordinamento sanzioni ad hoc e severe contro il furto d'identità messo in pratica sia mediante strumenti tradizionali (furto della corrispondenza o dei documenti), sia attraverso la pirateria informatica.
    Il provvedimento, assegnato alla Commissione Giustizia in sede referente il 9 dicembre scorso, introduce, nel codice penale, l'articolo 494bis proponendosi, nello specifico, di punire chi indebitamente acquisisca, in qualsiasi forma, dati identificativi personali, codici di accesso o credenziali riservate o in qualsiasi modo formi, ricostruisca o diffonda informazioni individuali relative a persone fisiche o giuridiche al fine di organizzare attività fraudolente mediante assunzione abusiva dell'identità altrui o di una identità fittizia funzionale alla formazione di un rapporto contrattuale di qualsiasi genere.



    DISEGNO DI LEGGE
    Modifiche al codice penale e al codice di procedura penale per favorire il contrasto al furto d'identità
    Art. 1.
    (Modifica al codice penale)
    1. Dopo l'articolo 494 del codice penale è inserito il seguente:
    «Art. 494-bis. - (Frode con falsa identità). – Chiunque indebitamente acquisisca, in qualsiasi forma, dati identificativi personali, codici di accesso o credenziali riservate o in qualsiasi modo formi, ricostruisca o diffonda informazioni individuali relative a persone fisiche o giuridiche al fine di organizzare attività fraudolente mediante assunzione abusiva dell'identità altrui o di una identità fittizia funzionale alla formazione di un rapporto contrattuale di qualsiasi genere, anche attraverso l'invio massivo di corrispondenza informatica ingannevole, è punito, salvo che il fatto costituisca più grave reato, con la reclusione da uno a cinque anni e con la multa fino a 10.000 euro.
    Chiunque, ottenuti abusivamente i dati identificativi personali di cui al primo comma o comunque avvalendosi di falsa o contraffatta documentazione di identità, concluda, sostituendosi ad altri, rapporti contrattuali ovvero di mutuo, locazione o locazione finanziaria, ovvero contratti bancari, assicurativi o societari, finanziari di investimento o di finanziamento per l'acquisto, l'abbonamento o il pagamento di beni o servizi, è punito, salvo che il fatto costituisca più grave reato, con la reclusione da due a sei anni e con la multa da euro 15.000 a 25.000.
    La pena è aumentata quando il fatto è commesso nell'esercizio di un'attività professionale o se riguarda una pluralità di parti offese».


    Art. 2.
    (Modifica al codice di procedura penale)
    1. All'articolo 51 del codice di procedura penale, il comma 3-quinquies è sostituito dal seguente:
    «3-quinquies. Quando si tratta di procedimenti per i delitti, consumati o tentati, di cui agli articoli 494-bis, 600-bis, 600-ter, 600-quater, 600-quater.1, 600-quinquies, 615-ter, 615-quater, 615-quinquies, 617-bis, 617-ter, 617-quater, 617-quinquies, 617-sexies, 635-bis, 635-ter, 635-bis, 635-ter, 635-quater, 635-quinquies, 640-ter e 640-quinquies del codice penale, nonché dei reati di cui agli articoli 55, comma 9, del decreto legislativo 21 novembre 2007, n. 231, e di cui alla parte terza, titolo III, capo II del codice in materia di protezione dei dati personali di cui al decreto legislativo 30 giugno 2003, n. 196, le funzioni indicate nel comma 1, lettera a), del presente articolo sono attribuite all'ufficio del pubblico ministero presso il tribunale del capoluogo del distretto nel cui ambito ha sede il giudice competente».
    Fonte: ilsole24ore.com


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  • Pasta troppo cara: produttori convocati di nuovo da Mr Prezzi

    MILANO — La rivolta con­tro il caro pasta continua. Questa volta i dati parlano da soli. Nell’ottobre 2006 un chi­lo di frumento duro (la mate­ria prima) costava 0,15 euro, un chilo di semola (il semila­vorato) costava 0,27 euro, un chilo di pasta era venduta a 1,18 euro al consumatore. A fi­ne novembre di quest’anno al­l’origine il prezzo era salito a 0,18 euro (+4,2%), quello al­l’ingrosso a 0,31 euro (+7,1%), quello al consumo a 1,65 euro (+39,7%).

    Ma anche la dinamica dei tre andamenti, come mostra l’elaborazione del Garante sui Prezzi su dati Istat ed Ismea, è significativa. A un certo punto, tra marzo e maggio 2008, dopo un perio­do di impennata, i prezzi del­la materia prima e quelli al­l’ingrosso cominciano a scendere, i prezzi al detta­glio invece continuano a sali­re e poi si stabilizzano. «In genere se i prezzi all’ingros­so scendono per un periodo di tempo congruo, in un mercato concorrenziale qual­cuno si differenzia e al detta­glio diminuisce i prezzi. In­vece con la pasta non acca­de: gli attori si muovono tut­ti insieme, nonostante la frammentazione del merca­to. Vuol dire che c’è qualco­sa che non va», afferma Mr Prezzi Roberto Sambuco.

    Nell’ultimo anno è succes­so qualcosa di ancora più evi­dente. I dati dicono che a no­vembre il prezzo della pasta sugli scaffali dei negozi è di­minuito del 4,7% sull’ottobre 2008, ma nel frattempo la ma­teria prima è crollata del 30,5% e la semola del 26,6%. Come dire: la fiammata dei prezzi dei cereali si è spenta, ma i prezzi della pasta non so­no diminuiti o non sono dimi­nuiti abbastanza. E questo do­po la prima indagine del Ga­rante dei prezzi, seguita da una serie di tavoli con i pro­duttori, dopo l’indagine del­l’Antitrust, culminata con una multa per 12,5 milioni di euro a 24 pastifici e due asso­ciazione del settore, poi con­fermata a fine ottobre anche dal Tar, che ha respinto il ri­corso dei pastifici. Ecco perché il Garante dei prezzi, dopo aver completato la nuova indagine sull’anda­mento dei prezzi degli ultimi 12 mesi, si prepara a una nuo­va offensiva contro i produtto­ri di pasta. «A gennaio convo­cheremo di nuovo i pastai e tutte le parti interessate della filiera a un tavolo. Nel frattem­po ci attiviamo, perché la dina­mica sui prezzi è opaca e sicu­ramente non virtuosa. Sembra prefigurarsi un comportamen­to dannoso nei confronti dei consumatori». In pratica? «Speriamo che si ripeta quan­to accaduto con gli Sms. Il prezzo massimo era fuori mi­sura, perciò abbiamo chiesto agli operatori di intervenire, al­trimenti lo avremmo fatto noi. E alla fine si sono adeguati».

    Là c’era una direttiva Ue da rispettare, qui no. Però Mr Prezzi sembra pronto a inter­venire comunque. Anche a co­sto di ricorrere all’uso della Guardia di Finanza, dopo l’in­tervento nei giorni scorsi con incursioni nelle maggiori aziende, su incarico della Pro­cura della Repubblica, che ipo­tizza il reato di manovre spe­culative. E intenzionato, se i pastai non cederanno, perfino a presentare una riforma del mercato, come ha già fatto con i carburanti, riforma ades­so allo studio del governo.
    Fonte: corrieredellasera.it


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  • L'amore clandestino difeso dalla Cassazione

    Minacciò di rivelare la storia: condannato per estorsione
    E adesso i mariti (e le mo­gli) che pensano di farla fran­ca negando, negando sempre, possono esultare. Perché l’amante che vuole uscire dal­la clandestinità potrebbe ri­schiare il reato di estorsione. Insomma l'outing non concor­dato potrebbe costare molto caro all'amante negletto. Al­meno così ha deliberato la Cas­sazione esaminando il caso di Sergio T, 33 anni, da Nola, che aveva minacciato di rivelare al­la madre dell'amante la loro relazione segreta. Denunciato e condannato, aveva fatto ri­corso, i giudici supremi però lo hanno respinto ribadendo gli estremi del reato «quando la minaccia sia fatta con lo sco­po di coartare la volontà altrui per soddisfare scopi personali non conformi a giustizia».

    Ma, per tanti consorti che possono rilassarsi, quanti amanti disperati: per esempio che fine farebbero alla luce di questa sentenza tutte le "fidanzate" di Tiger Woods (fra cui una cameriera di Los Angeles bombardata da 300 sms) che in un mese sono esplose con le loro rivelazioni mandando in crisi un matri­monio collaudato, un campio­ne miliardario e il business che gli ruotava intorno. Storie non inusuali in un mondo che insegue il quarto d'ora di celebrità. Che dire del­le due bellezze che a distanza di pochi giorni, nel 2004, ten­tarono di mandare in frantu­mi – senza successo - il matri­monio di un altro campione sportivo come David Be­ckham? O del tentativo itali­co, l'anno seguente, operato ai danni della coppia del desi­derio nostrano Totti-Blasi da Flavia Vento che, proprio quando Ilary era molto incin­ta e alla vigilia del matrimo­nio, raccontò a Gente di una notte d'amore con lui? O della rincorsa alle rivelazioni segre­te da parte di due maschietti, Rossano Rubicondi e Antonio Tequila, sulla multimiliarda­ria Ivana Trump, che, dopo aver ballato per qualche estate con loro in quel di Saint Tro­pez, si è ricordata di essere una signora e li fatti diffidare dai suoi avvocati dall’usare an­cora il suo nome o la sua im­magine.

    Ma l’alchimia delicata e diffi­cile (sentimenti, passioni, inte­ressi) che si nasconde dietro una relazione clandestina si può liquidare davvero alla vo­ce estorsione? C’è solo questo dietro alla voglia disperata di possesso e di riconoscimento di persone negate in un rap­porto mai reso pubblico? Nelle loro soluzioni estreme film co­me Tutta la vita davanti e At­trazione fatale ci raccontano anche della rabbia e della fru­strazione di essere cancellati: che altro volevano Sabrina Fe­rilli e Glenn Close se non riba­dire il disperato bisogno di es­serci, di essere riconosciute? Viene in mente il volto di­sperato e stranito di una don­na apparentemente fortunata come la principessa Di­ana che, incurante di tutti i suoi privilegi, era andata in televisione a mettere in piazza addirit­tura un doppio tradimen­to: quello del marito e il suo; ma solo per far sapere al mondo della sua umilia­zione per non essere in fon­do mai stata amata, al di là di un sontuoso e celebrato matrimonio. Anche dietro al volto della giovane Monica Lewinsky, che in tante intervi­ste raccontava i retroscena più gustosi delle avance del Presidente, non si intravede­vano soltanto giochi politici più grossi di lei e una giovani­le febbre da protagonismo, ma la lusinga che suscitava in una ragazza fresca ma non par­ticolarmente attraente il fatto di essere entrata per un atti­mo nel cono di luce di un po­tente della terra. Lo stesso bisogno che forse ha spinto Patrizia Caselli a re­galare a Bruno Vespa, nel li­bro L'amore e il potere, una ri­velazione postuma, per far sa­pere a tutti quello di cui fino ad allora erano a conoscenza solo le persone che erano an­date in pellegrinaggio ad Ham­mamet da Bettino Craxi: che era stata lei l'ultimo amore se­greto del Cinghialone.
    Fonte: corrieredellasera.it


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  • Potrebbe essere un precedente "pericoloso", se facesse giurisprudenza. Napoli, poi, ne potrebbe approfittare a piene mani

    «Il fatto non sussiste». Due ore abbondanti di camera di consiglio e i giudici della decima sezione penale del tribunale di Roma hanno assolto un signore temerario Roberto Vernarelli dall'accusa di abuso in atti d'ufficio e danneggiamento per aver cancellato alcuni centimetri di strisce blu dei parcometri in via Bettolo e via Camozzi (quartiere Prati) con la vernice di una bomboletta spray. La vicenda risale alla mattina 22 maggio del 2003 quando nella veste di presidente del XVII Municipio, Vernarelli, papa' di Friedrich, il ragazzo attualmente sotto processo con l'accusa di aver travolto e ucciso a bordo di una Mercedes due turiste irlandesi la notte tra il 17 e il 18 marzo del 2008 all'altezza di Lungotevere degli Altoviti, diede appuntamento a giornalisti e consiglieri municipali nelle due strade del quartiere Prati per dimostrare che le strisce blu erano state fatte in due luoghi non idonei e in violazione al codice della strada: un punto consentiva di parcheggiare in curva, un altro prevedeva la sosta davanti a un passo carrabile riservato al passaggio dei portatori di handicap. La Sta, l'azienda che cura i servizi per la mobilita' del Comune di Roma, non gradi' quella pubblicita' negativa e sporse querela determinando l'apertura di un'inchiesta. Due pm (Carlo Luberti e Giovanni De Leo) chiesero l'archiviazione del procedimento ma Vernarelli padre fu rinviato a giudizio dal gup Simonetta D'Alessandro dopo averne disposto l'imputazione coatta. Oggi in aula e' stato il pm Giuseppe Corasaniti a chiedere l'assoluzione di Vernarelli ritenendo che il suo gesto non nascesse da un abuso delle proprie funzioni ma fosse legato a un'iniziativa provocatoria legata a un reale problema di viabilita'. Nessun danno, poi, sarebbe stato causato dalla cancellazione di pochi centimetri di fascia blu. Dello stesso avviso, ovviamente, anche l'avvocato Giovanni Marcellitti secondo il quale questo procedimento non sarebbe mai dovuto approdare in aula alla luce delle due richieste di archiviazione avanzate da due pm diversi.



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  • Pensioni, stretta per quelle di invalidità: le pratiche saranno istruite dall'Inps

    ROMA (22 dicembre) - Stretta sulle pensioni di invalidità in arrivo nel 2010. Dall'anno prossimo infatti - secondo quanto previsto dall'articolo 20 del decreto anticrisi - l'Inps avrà un maggiore potere decisionale sul via libera alle nuove indennità sia perché istruirà la pratica in luogo delle Asl sia perché integrerà con un proprio medico le commissioni mediche delle aziende sanitarie locali che dovranno accertare lo stato di disabilità.

    Domande per via telematica. «Le domande saranno fatte all'Inps solo per via telematica e l'Inps sarà nelle commissioni mediche - spiega il presidente dell'Istituto Antonio Mastrapasqua - questo sarà garanzia di trasparenza, di legittimità degli atti e soprattutto di uniformità dei comportamenti sul territorio nazionale». Non sarà più possibile quindi avere commissioni più disponibili a erogare la pensione al Sud rispetto che al Nord. «Oggi le Asl producono 500.000 accertamenti per nuovi invalidi ogni anno e noi paghiamo - sottolinea Mastrapasqua - c'è bisogno di accertamenti uniformi sul territorio». Con la riforma dal primo gennaio le domande per le nuove pensioni di invalidità potranno essere presentate solo telematicamente (o direttamente o attraverso i patronati) e l'Istituto le trasmetterà in tempo reale alla Asl di competenza assegnando automaticamente la data della visita per l'accertamento della invalidità.

    Il giudizio della Commissione. Se il giudizio della Commissione medico legale (integrata dal medico Inps) sarà unanime sulla necessità di rilasciare l'assegno di invalidità sarà soppresso il passaggio di verifica, se il giudizio è positivo a maggioranza ci vorrà la validazione del centro medico legale. Per le tabelle sulle percentuali di invalidità è stata nominata una Commissione con il compito di aggiornarle. Con il nuovo sistema è previsto un calo dei tempi di attesa per la pensione da 345 a 120 giorni.

    Controlli su vecchie indennità. Se le regole cambiano completamente per l'assegnazione delle nuove pensioni di invalidità resta forte l'impegno dell'Inps sui controlli sulle vecchie indennità. Se per il 2009 le verifiche sono state oltre 200.000 (con oltre 15.000 non confermati pari all'11%) per il 2010 sono previsti 100.000 nuovi controlli. A fronte di un 11% medio sul territorio nazionale non hanno passato il controllo sanitario soprattutto i pensionati della Campania (quasi il 19%) e della Calabria (14,3%) mentre la Lombardia ha avuto il 6,7% di non confermati, poco sopra il Lazio (6,2%). Nel complesso Gli invalidi civili nel 2009 erano 2.627.000 per una spesa di 16 miliardi mentre nel 2010, secondo il bilancio di previsione, saranno 2.741.000 con una spesa di 16.675 milioni di euro.
    Fonte: il mattino


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  • Aumenta il canone Rai, costerà 109 euro. L'Agcom: «Decisione inopportuna»

    ROMA (21 dicembre) - Il canone Rai per il 2010 è fissato in 109 euro. Il vice ministro allo sviluppo economico con delega alle comunicazioni, Paolo Romani, ha firmato in data 11 dicembre 2010, il decreto in cui viene determinato l'importo per il 2010 del canone di abbonamento Rai. Come per la precedente annualità, l'importo è stato adeguato di 1,50 euro, tenendo conto, ai sensi di legge, dell'inflazione programmata. Per il 2010 il canone è stato quindi determinato in 109 euro (rispetto ai 107,50 euro previsti per il 2009).


    «Assolutamente da evitare l'aumento del canone. Soprattutto a fine 2009, anno che ha visto il passaggio al digitale in diverse aree, tra cui Roma, con notevoli difficoltà per i cittadini». Lo afferma una nota del Consiglio Nazionale degli Utenti (Cnu), organismo dell'Agcom.

    «Abbiamo più volte espresso la nostra contrarietà all'aumento del canone - continua nella nota il Cnu- Sarebbe, infatti, utile che i cittadini conoscessero con esattezza quali attività il canone va a finanziare e quali invece sono realizzate con la pubblicità. Una manovra inopportuna anche considerato il fatto che è stato ridimensionato il Qualitel».
    Fonte: il mattino


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  • Fisco, Cassazione silura studi di settore: «Da soli non provano nulla»

    D'ora in poi nulli gli accertamenti fiscali che si poggiano solo sugli studi di settore. La soddisfazione di Confesercenti
    ROMA (21 dicembre) - Le Sezioni Unite della Cassazione hanno emesso una sentenza, la 26635, destinata a rivoluzionare in favore del contribuente la formazione della prova nelle cause con il fisco. La Suprema Corte ha respinto il ricorso con il quale l'Agenzia delle entrate sosteneva che gli studi del settore "parrucchiere da uomo" fossero applicabili - tout-court - anche nel caso del gestore di un piccolo salone dell'entroterra lucano che già da anni aveva ammortizzato i costi riferiti a minime quantità di beni e servizi, acquistati in tempi remoti, e ormai obsoleti.

    La sentenza specifica così che gli studi di settore - spauracchio dei contribuenti che hanno un'attività in proprio - non sono più un parametro certo in base al quale l'Agenzia delle entrate può inoltrare la cartella di accertamento fiscale sulla presunzione che lo scostamento, dai parametri di reddito introdotti dalla legge finanziaria del 1996, nasconda l'elusione dell'imposta dovuta.

    Gli studi di settore, infatti, anche se frutto della diretta collaborazione con le categorie interessate, sono da considerare solo «una elaborazione statistica, il cui frutto è una ipotesi probabilistica che, per quanto seriamente approssimata, può solo costituire una presunzione semplice».

    D'ora in poi - quindi - sono da considerarsi nulli gli accertamenti fiscali che si poggiano solo sulle indicazioni provenienti dagli studi di settore. Anche nelle cause con il fisco la prova si forma in dibattimento e il contribuente «ha la più ampia facoltà di prova» per contestare «l'applicabilità degli standard al caso concreto».

    La soddisfazione di Confesercenti. «La sentenza della Cassazione ribadisce quello che la Confesercenti ha sempre sostenuto, vale a dire che gli studi di settore sono un punto riferimento ma che non vanno considerati esaustivi riguardo alla fedeltà del contribuente rispetto ai suoi impegni con il fisco». Così Mauro Bussoni, vicedirettore generale della Confesercenti, commenta il pronunciamento della Corte di Cassazione. «Certo, ora bisognerà capire bene il contenuto della sentenza e vedere il caso nello specifico ma comunque la sentenza ribadisce un concetto importante, cioè - prosegue Bussoni - che lo scostamento dagli studi di settore non vuol dire che il contribuente sia in dolo, e comunque vi è per il contribuente o l'azienda la possibilità di un contraddittorio, indicando i motivi di tali scostamento. Una sentenza insomma che non può che migliorare il rapporto tra contribuente e fisco».

    Confartigianato: la Cassazione svelenisce il clima. La sentenza della Cassazione «contribuisce a svelenire il clima in materia di studi di settore e pone nella giusta centralità il contraddittorio. Ci deve essere un momento di dialogo vero tra l'Agenzia delle Entrate e il contribuente», afferma Andrea Trevisan, responsabile del settore tributario della Confartigianato.
    Fonte: il mattino


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  • Legittima l?ammissione al giudizio abbreviato per i fatti già oggetto di indagine in dibattimento

    L'imputato può chiedere in dibattimento di essere ammesso al rito abbreviato in relazione a fatti (reato concorrente e fatti diversi) oggetto della stessa indagine contro di lui. Lo ha deciso la Corte Costituzionale con la sentenza n. 333 del 17 dicembre 2009, con cui ha stabilito l’illegittimità costituzionale dell’art. 517 del codice di procedura penale, in particolare ha criticato la parte in cui non è prevista la facoltà dell’imputato di richiedere al giudice del dibattimento il giudizio abbreviato relativamente al reato concorrente contestato in dibattimento, quando la nuova contestazione concerne un fatto che già risultava dagli atti di indagine al momento di esercizio dell’azione penale. I giudici, inoltre, hanno bocciato l’art. 516 del codice di procedura penale, in particolare criticando la parte in cui non è prevista la facoltà dell’imputato di richiedere al giudice del dibattimento il giudizio abbreviato relativamente al fatto diverso contestato in dibattimento, quando la nuova contestazione concerne un fatto che già risultava dagli atti di indagine al momento di esercizio dell’azione penale.


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  • Non versa il mantenimento ai figli? Perde il diritto all?affido condiviso

    Il genitore che non versa ai figli l’assegno di mantenimento perde il diritto all’affido condiviso. Il giudice, infatti, può decidere di affidare i figli esclusivamente all’altro genitore. A questa conclusione è giunta la Corte di Cassazione con la sentenza n. 26587 del 17 dicembre 2009, con cui ha respinto il ricorso di un padre che lamentava il fatto che i figli fossero affidati solo alla ex moglie. L'uomo, però, non aveva mai versato loro l’assegno di mantenimento. I giudici hanno spiegato che “perché possa derogarsi alla regola dell'affidamento condiviso, occorre quindi che risulti, nei confronti di uno dei genitori, una sua condizione di manifesta carenza o inidoneità educativa o comunque tale appunto da rendere quell'affidamento in concreto pregiudizievole per il minore (come nel caso, ad esempio, di un'obiettiva lontananza del genitore dal figlio, o di un suo sostanziale disinteresse per le complessive esigenze di cura, di istruzione e di educazione del minore), con la conseguenza che l'esclusione della modalità dell'affidamento esclusivo dovrà risultare sorretta da una motivazione non più solo in positivo sulla idoneità del genitore affidatario, ma anche in negativo sulla inidoneità educativa del genitore che in tal modo si escluda dal pari esercizio della potestà genitoriale e sulla non rispondenza, quindi, all'interesse del figlio dell'adozione, nel caso concreto, del modello legale prioritario di affidamento”.


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  • Sospetto di reato? Illegittima la perquisizione domiciliare

    Gli inquirenti non possono perquisire il domicilio di un cittadino sulla base di un'ipotesi di reato, come potrebbe essere quella di detenzione di armi. Non solo. La resistenza del cittadino agli inquirenti non è da definirsi resistenza a pubblico ufficiale. Il cittadino che si oppone con la forza, dunque, non è perseguibile dalla legge. A questa interessante conclusione è giunta la Corte di Cassazione con la sentenza n. 48552 del 18 dicembre 2009, con cui ha annullato la condanna nei confronti di un cittadino che aveva reagito con forza alla pretesa di perquisizione del proprio appartamento da parte di un pubblico ufficiale e di un maresciallo dei carabinieri, i quali sospettavano che l'uomo detenesse armi illegalmente. I giudici hanno spiegato che “va evidenziato che la previsione costituzionale, nell’introdurre la riserva di legge per derogare alla regola inviolabilità del domicilio, in stretto collegamento con la libertà personale, impone all'interprete un'interpretazione rigorosa dell'art. 41 R.D. cit., da cui sia bandita qualsiasi libera iniziativa e valutazione discrezionale degli organi di polizia giudiziaria e negata la possibilità che la perquisizione possa essere effettuata sulla base di un mero sospetto (che può trarre origine anche da un semplice personale convincimento), essendo sempre necessaria l'esistenza di un dato oggettivo che costituisca "notizia, anche per indizio", il quale, per sua natura, deve ricollegarsi ad un fatto obbiettivamente certo o a più fatti certi e concordanti tra loro. Al di fuori di tale presupposto, la perquisizione domiciliare è non soltanto illegittima, ma anche oggettivamente arbitraria, sconfinando nell'indebita incisione della libertà domiciliare, tutelata per Costituzione nei confronti di chiunque, anche e innanzitutto nei confronti del potere pubblico”.


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  • Il trasferimento per incompatibilità ambientale del dipendente della p.a. non è legittimato dalla violazione del rapporto gerarchico

    Il dipendente pubblico che non rispetti la gerarchia non può subire il trasferimento d’ufficio per incompatibilità ambientale nella pubblica amministrazione; al massimo può essere sottoposto a procedimento disciplinare. A questa conclusione è giunto il Tribunale amministrativo del Lazio con la sentenza n. 12946 del 15 dicembre 2009, con cui ha reso nullo il trasferimento di un vicequestore del Corpo forestale dello Stato, trasferito dal Capo perché aveva violato le disposizioni sui rapporti gerarchici. I giudici hanno spiegato che il trasferimento d'ufficio avviene a seguito di ben altri motivi e, in particolare, hanno sottolineato che “le condizioni ed i presupposti in cui può intervenire il trasferimento d’ufficio per incompatibilità ambientale si identificano: in fatti e/o comportamenti anche della vita privata che violino i principi dell’onore e del decoro e che, per la loro risonanza, ledano il prestigio e l’immagine esterna dell’ufficio; in una condotta all’interno dell’ufficio che, per la sua sistematicità e reiterazione, pregiudichi ogni ulteriore proficua permanenza nella sede; in situazioni di conflittualità palesi e/o latenti con l’ambiente di lavoro che pregiudichino ogni ulteriore proficua utilizzazione del dipendente nella sede di assegnazione, anche per il pregiudizio che ciò arreca alla funzionalità dell’ufficio. In siffatte ipotesi, la natura ampiamente discrezionale dell’atto cui si collega l’allontanamento dall’ufficio impone all’Amministrazione un’adeguata e congrua motivazione sull’esistenza oggettiva dei fatti impeditivi della permanenza nella sede, sul nocumento che si riflette sulla funzionalità e prestigio dell’ufficio, sul nesso di correlazione fra la situazione di grave conflittualità e la condotta tenuta dal dipendente”.


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  • Dopo una condanna per spaccio l'extracomunitario resta in Italia, se risulta integrato nel territorio nazionale

    L’extracomunitario che sia perfettamente inserito nel tessuto sociale, familiare e lavorativo italiano e che sia in Italia da molto tempo, non può essere espulso anche qualora sia condannato per detenzione e spaccio di pochi grammi di hashish.
    A questa conclusione è giunto il Tribunale amministrativo regionale dell’Emilia Romagna con la sentenza n. 3035 del 16 dicembre 2009, con cui ha sottolineato che deve essere esaminata di volta in volta la pericolosità sociale dello straniero. Dunque, ha chiarito la Corte, per extracomunitari che soggiornino da lungo tempo in Italia, la condanna per uno dei delitti previsti negli articoli 380 e 381 del c. p. p. non impedisce ex se il rilascio della carta di soggiorno. Infatti la dimostrazione del cittadino extracomunitario in qualità di soggiornante di lungo periodo nel territorio nazionale e di individuo perfettamente inserito nell’ambito sociale, familiare e lavorativo, non fa scattare l'espulsione o la revoca del permesso di soggiorno da parte del questore.


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  • L?accertamento nei confronti del socio non può prescindere dal condono della società

    "Il condono fiscale di una società non opera direttamente in favore dei soci ma cambia la loro posizione verso l’amministrazione finanziaria". A questa conclusione è giunta la Corte di Cassazione con la sentenza n. 26323 del 16 dicembre 2009, con cui ha accolto il ricorso di un uomo, socio insieme a sua moglie di una sas che contestava la richiesta dell'amministrazione di maggiori imposte sui redditi a seguito di un accertamento fatto nei confronti della società, tralasciando il condono ottenuto dall’azienda. La Corte ha chiarito che "È illegittima la richiesta di maggiori imposte al singolo socio basata sull’accertamento dei redditi dell’impresa e non sui tributi concordati nella definizione agevolata".


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  • Corte d'Appello: il telefonino aumenta il rischio patologie

    Esiste un nesso tra l'esposizione elettromagnetica dei telefonini e l'insorgere delle patologie tumorali? Secondo la recente sentenza emessa dai giudici della Corte d'Appello di Brescia la risposta è sì. Infatti la Corte ha accolto la richiesta di riconoscimento di malattia professionale avanzata da un ex dipendente di un'azienda, il quale era andato incontro a grossi problemi di salute a seguito del prolungato utilizzo del cellulare aziendale. Al lavoratore è stata riconosciuta la malattia professionale dell'80%. In questo modo, la Corte d’Appello di Brescia ha rovesciato completamente quella che era stata la prima decisione, per cui il giudice del lavoro aveva bocciato in primo grado la prima richiesta di riconoscimento. La nuova sentenza in appello di Brescia apre, così, un interessante caso giuridico sulla correlazione tra le patologie e l'uso dei cellulari. Fino a questo momento varie e contrapposte erano state le teorie sulla correlazione salute-telefonino: lo studio australiano di Vini Khurana, ad esempio, ha posto in evidenza il rapporto causa-effetto tra l'esposizione elettromagnetica dei telefonini e l'insorgere delle patologie tumorali; mentre, un altro studio, condotto dall'Istituto di Epidemiologia dei Tumori della Società Tumori danese di Copenhagen, pubblicata sul Journal National Cancer Istitute, ha negato questa correlazione.
    L'associazione Noiconsumatori.it, a seguito della recente sentenza, ha presentato un esposto alla Procura della Repubblica affinché siano accertate eventuali responsabilità tra chi fosse già a conoscenza della pericolosità e dei rischi legati all’uso del cellulare e non abbia garantito al consumatore azioni cautelative necessarie a prevenire le patologie.
    Chiunque voglia saperne di più, può contattare i nostri uffici ai seguenti contatti:

    Segreteria nazionale Noi Consumatori

    indirizzo: 80129 NAPOLI - Piazza Vanvitelli, 15
    sito: www.noiconsumatori.it
    mail: claudia.petruccelli@noiconsumatori.org
    recapito telefonico: 081 556 77 77
    sms: 333 71 76 353





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  • Sanzioni tributarie: 10 anni per la prescrizione della riscossione

    Corte di Cassazione, Sezioni Unite civili, sen. 25790 del 10.12.2009
    Il diritto alla riscossione delle sanzioni amministrative pecuniarie previste per le violazioni tributarie, irrogate con sentenza passata in giudicato, si prescrive entro il termine di dieci anni, per diretta applicazione dell'art. 2953 c.c., che disciplina specificatamente ed in via generale la c.d. actio iudicati.
    Il principio di diritto enunciato dalle Sezioni unite civili della Cassazione mette fine ad un lungo contrasto di giurisprudenza in merito alla fissazione dei termine per la riscossione da parte dell'amministrazione finanziaria.
    Il sistema sanzionatorio - si legge nelle osservazioni della Corte - tracciato dalle disposizioni dettate dall'art. 20 d.lgs. 472/1997, che prevede un arco temporale di cinque anni per la prescrizione del diritto alla riscossione della sanzione irrogata, è sì valido ma solo se non vi è stato contenzioso, altrimenti rimane valida la regola generale dell'actio iudicati - di cui all'art. 2953 c.c., non per applicazione analogica, ma per applicazione diretta.
    Fonte: ilsole24ore.com


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  • È reato la violenza ai fini educativi, anche se è consuetudine del paese d?origine

    No alla violenza sui bambini, nemmeno se questo metodo è utilizzato per educare un figlio e nemmeno se il metodo suddetto è consuetudine del paese d'origine del genitore. Infatti, chiunque utilizzi violenza ai fini educativi rischia una condanna per maltrattamenti in famiglia. Lo ha stabilito la sesta sezione penale della Suprema Corte con la sentenza n. 48272 del 17 dicembre 2009, con cui ha confermato la condanna per maltrattamenti in famiglia nei confronti di un padre marocchino che sosteva che “la sua condotta aveva finalità correttive educative” basata anche sulle consuetudini del suo paese. Piazza Cavour ha precisato che “giova al riguardo considerare che per il primato che il nostro ordinamento attribuisce alla dignità della persona, anche del minore, ormai soggetto titolare di diritti e non più, come in passato, semplice oggetto di protezione (se non addirittura di disposizione) da parte degli adulti, le finalità di correzione-educazione del medesimo, che mirano in particolare a conseguire un risultato di armonico sviluppo -della personalità, rendendola sensibile ai valori di pace, tolleranza, uguaglianza e solidale convivenza, non possono essere perseguite utilizzando un mezzo violento, che tali fini contraddice”. E ancora. “Né diverso criterio interpretativo può evidentemente essere adottato in relazione alla particolare concezione socio-culturale di cui sia eventualmente portatore l'imputato, posto che in materia vengono in gioco valori fondamentali dell'ordinamento (consacrati nei principi di cui agli artt. 2, 3, 30 e 32 della Costituzione), che fanno parte del visibile e consolidato patrimonio etico-culturale -della nazione e del contesto sovranazionale in cui la stessa è inserita e, come tali, non sono suscettibili di deroghe di carattere soggettivo e non possono essere oggetto, da parte di chi vive e opera nel nostro territorio ed è quindi soggetto alla legge penale italiana, di valida eccezione di ignoranza scusabile”.


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  • Le imposte degli esercizi commerciali si accertano con la media aritmetica

    Le imposte degli esercizi commerciali si accertano con la media aritmetica. Infatti, il fisco può utilizzare “la media aritmetica non ponderata” per la ricostruzione della percentuale di ricarico. A questa conclusione è giunta la Corte di Cassazione con la sentenza 26312 del 16 dicembre 2009, con cui ha accolto il ricorso del fisco ed ha chiarito che l’unico caso in cui la media aritmetica non può essere utilizzata per gli accertamenti fiscali è quello “della notevole differenza di valore” fra i vari tipi di merce.


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  • Fare la linguaccia è un'ingiuria incide sull'onore ed è reato

    Lo ha deciso la Cassazione confermando la condanna a un contadino marchigiano
    Durante una lite aveva fatto una smorfia al vicino che lo ha fotografato e ora sarà risarcito
    ROMA - Fare sberleffi, smorfie e linguacce è reato e può costare una condanna per ingiuria. Lo afferma la Cassazione che ha confermato la condanna al risarcimento dei danni nei confronti di un agricoltore marchigiano che era entrato nel campo del vicino, con il quale aveva frequenti litigi, e gli aveva fatto la linguaccia. L'altro lo aveva fotografato e con l'immagine dello sberleffo in mano era andato a denunciarlo al giudice di pace di Fabriano (Ancona).

    Carlo O., 41 anni, era stato assolto dal reato di "ingresso abusivo nell'altrui fondo", e condannato invece per ingiuria, "commessa non verbalmente ma mediante una smorfia del volto, e fotografata dalla persona offesa". L'imputato, quindi, si era rivolto alla Suprema Corte sostenendo che il suo gesto era solo una smorfia che non aveva alcun valore offensivo. Ma la Cassazione - con la sentenza 48306 - gli ha dato torto e ha convalidato la decisione emessa, il 13 febbraio 2008, dal giudice di pace.

    Adesso Carlo O. dovrà risarcire il vicino per avergli mostrato la lingua. Secondo piazza Cavour infatti la semplice smorfia è "idonea a incidere sul decoro e sull'onore della vittima" e dunque si ha diritto anche al risarcimento dei danni, la cui entità sarà decisa nel corso di una causa civile. Intanto l'imputato si tiene la condanna per il reato di ingiuria e dovrà inoltre sborsare 1.300 euro per le spese processuali sostenute dall'avversario.
    Fonte: Repubblica.it


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  • Falsa partenza per il Frecciarossa Nessun treno in orario fino a Torino

    Settimana nera per i viaggiatori dell'alta velocità. Il nodo del nuovo tunnel appenninico
    Effetto domino in tutta Italia. E le chance di essere risarciti ora sono più scarse

    TORINO - La rivoluzione dell'alta velocità - il lessico del viaggiatore tipo formato fast è indicativo - è partita al rallentatore. E continua a zoppicare. Palinsesti che saltano. Gli imbuti delle stazioni che diventano ragnatele. Macchinisti che in caso di difficoltà fermano i treni. Altri che non partono se i viaggiatori si assiepano nei vagoni-ristorante. E, snodo cruciale e critico, il nuovissimo tunnel del tratto Bologna-Firenze: quando lo impongono ragioni tecniche e di sicurezza, per questioni legate alla segnaletica e alle comunicazioni bordo-terra, i macchinisti non percorrono la galleria e ripiegano sulla linea storica, con un nefasto effetto domino anche per la circolazione tradizionale.

    Così i 37 minuti previsti per coprire la tratta tra i due capoluoghi di regione diventano sogno, utopia, promesse di carta. Scovare un Frecciarossa partito e arrivato in perfetto orario allora è impresa ardua. I tabelloni che nelle stazione sferzate dal freddo polare annunciano gli sforamenti dei Tav - sempre all'ultimo secondo e mai appena possibile, come il regolamento di matrice europea imporrebbe - sono zeppi di variazioni.

    Ieri mattina sembrava andasse meglio del solito, una settimana decisamente no. Il 9500 partito all'alba da Bologna e attraccato a Torino - città capolinea di convogli e di abbonati sull'orlo di crisi di nervi - ha fatto segnare solo tre minuti di ritardo. Poi è stata Caporetto. O Armageddon, altro termine entrato nel gergo dei pendolari ad alta velocità e dei passeggeri fast da corsa singola.

    Non meglio precisati «interventi tecnici» - pare si tratti del tempo che ci vuole a resettare gli apparati Gps a bordo treno, in caso di caduta dei segnali - hanno imbrigliato il Frecciarossa 9533 da Torino a Roma (partenza ritardata di 41 minuti), l'ormai famigerato 9544 del percorso inverso (attracco 40 minuti dopo il previsto), il Napoli-Milano 9626 (62 minuti extra), il 9635 in direzione contraria (ha preso 78 minuti prima ancora di attraversare Roma) e via elencando. E la magra consolazione di un parziale risarcimento non c'è per tutti. In virtù del nuovo regolamento - «non possiamo fare diversamente, abbiamo dovuto applicare la direttiva comunitaria in materia», spiegazione da Fs - il bonus del 25 per cento scatta solo dopo un'ora tonda di ritardo e sempre che la colpa non sia dello stesso viaggiatore, di frane e catastrofi o di una infinità di altri imprevisti.

    Ieri non è andata meglio ai passeggeri dei treni tradizionali. Le persone infreddolite a bordo dell'Intercity 514, partito fuori orario da Genova Principe, destinazione Torino, sono rimaste "prigioniere" in una gelida galleria ligure. «Si è rotto il locomotore - denunciano da bordo treno, chiamando con i cellulari - siamo qui da un paio d'ore e nessuno viene a liberarci». Non meno amareggiati quelli dell'espresso pomeridiano Palermo-Roma, il 728: «Siamo partiti con 63 minuti di ritardo e danno la colpa a noi: dicono che si sono prolungate le operazioni di imbarco».
    Fonte: Repubblica.it


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  • "Danni emotivi per cane ucciso"

    Usa, coniugi: "Era come un figlio"
    Due coniugi americani hanno fatto ricorso alla Corte Suprema per ottenere un maxi-risarcimento per il loro cane, ucciso a colpi di pistola da un uomo. Un tribunale del Vermont ha condannato tale Lewis Dustin a un rimborso di 4.000 euro. Troppo poco per gli Scheele, che consideravano il bastardino Shadow un membro della famiglia. Pretendono ora dall'uccisore del quadrupede anche i "danni emotivi", come se avesse ammazzato un loro figlio.

    La famiglia Scheele punta a ottenere che il cane non sia riconosciuto banalmente come un "oggetto, una proprietà" la cui scomparsa possa essere ricompensata solo con il rimborso delle spese del veterinario, della cremazione e dell'adozione. Gli Scheele chiedono alla Corte di essere riconosciuti come genitori che perdono un figlio e che quindi possano fare causa per ottenere i danni morali per la "perdita della loro felicità e la sofferenza" causata dalla morte di Shadow.

    "Stiamo lavorando duramente affinche' i tribunali riconoscano il vero valore degli animali da compagnia. Sono membri della famiglia, non una mera proprietà" spiega Sarah, 58 anni, di Annapolis (Maryland), prima di recarsi in Vermont per l'udienza davanti alla Corte Suprema statale. La battaglia della famiglia Scheele va avanti ormai da sei anni. Nel luglio 2003, gli Scheele si sono recati in Vermont dai parenti. Con loro c'erano anche Shadow e Lucy, i due cani adottati nel 1999. Il 19 luglio, mentre la coppia portava a spasso gli animali, Shadow si era avvicinato a una casa. Il proprietario, Lewis Dustin, si era spaventato e gli aveva sparato un colpo di pistola, uccidendolo.

    La famiglia aveva fatto subito causa all'uomo, che aveva ammesso la propria colpevolezza in merito all'accusa di violenza sugli animali, spiegando che voleva solo spaventare il cane. Dustin era stato condannato a sborsare 4.000 dollari agli Scheele e a svolgere 100 ore di servizio alla comunità. La sentenza però non ha soddisfatto la coppia.
    Fonte: tgcom


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  • Brunetta: 7 ore di reperibilità per visite mediche dipendenti pubblici

    ROMA (18 dicembre) - Ancora un aumento delle assenze per malattia dei dipendenti pubblici: a novembre hanno registrato un incremento del 44,3% rispetto allo stesso mese dell'anno scorso. Mentre dalla prossima settimana scatteranno le nuove fasce orarie di reperibilità per le visite mediche di controllo dei dipendenti pubblici in malattia. Le nuove fasce sono estese a sette ore (dalle quattro attuali) e vanno dalle 9.00 alle 13.00 del mattino e dalle 15.00 alle 18.00 della sera; un aumento di tre ore rispetto all'attuale reperibilità, compresa tra le 10.00-12.00 e le 17.00-19.00. Lo ha fatto sapere il ministro della Pubblica Amministrazione e l'Innovazione, Renato Brunetta, spiegando di aver firmato proprio oggi la versione definitiva del relativo decreto.

    Assenteismo oportunistico. «Sarà pubblicato nella Gazzetta ufficiale di lunedì, martedì», ha aggiunto il ministro, motivando la decisione di tornare ad una fascia oraria più lunga per combattere «l'assenteismo opportunistico», che negli ultimi quattro mesi sembra essersi riaffacciato tra i dipendenti pubblici, con l'aumento delle assenze per malattia; di fronte al quale il precedente ampliamento a undici ore (8.00-13.00 e 14.00-20.00), applicato sino a giugno scorso, aveva invece avuto, ha detto Brunetta, un «effetto deterrente».

    Aumento assenze. Al netto dell'aumento del rischio influenza, le assenze riporterebbero comunque un aumento del 20% circa. «Un andamento sinceramente inaspettato», ha detto Brunetta: «Da luglio in poi ho cambiato le fasce di reperibilità, riportandole a quattro ore, pensando che il fenomeno fosse ormai sotto controllo e si fosse assestato. Così non era», di qui la decisione - ha spiegato - di estendere la fascia delle viste fiscali a sette ore. «La battaglia quindi continua. Già da gennaio - ha aggiunto Brunetta - conto di ritornare ad un andamento fisiologico virtuoso». L'aumento di novembre segue i dati di agosto (+16,7%), settembre (+24,2%) e ottobre (+21% al netto dell'influenza) che, è stato sottolineato, si sono verificati in un periodo in cui sono state ripristinate le originarie fasce di reperibilità, meno stringenti delle undici ore applicate fino a giugno, «con possibili conseguenti effetti sulla propensione ad un uso opportunistico dell'assenza per malattia da parte dei dipendenti pubblici». In ogni caso, la riduzione delle assenze rispetto al 2007 rimane ancora «sensibile»: il confronto tra giugno-novembre 2009 e gli stessi mesi del 2007, quando la legge contro l'assenteismo non era in vigore, indica un -29,9% pro-capite.
    Fonte: il mattino


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  • Falsi dentisti: un affare da 720 milioni Chiuso dai Nas uno studio ogni tre giorni

    Su 57mila professionisti attivi ci sono, in più, 15mila abusivi
    Cure gratis per meno abbienti con le attrezzature sequestrate
    ROMA (19 dicembre) - Sono 15 mila i falsi dentisti stimati in Italia, che potrebbero fornire un minimo di 7 milioni 200 mila cure all'anno, per un giro d'affari di 720 milioni di euro, se si ipotizza un costo di 100 euro a prestazione e solo due cure annuali. Ma le cifre dell'abusivismo odontoiatrico potrebbero essere più elevate perchè il fenomeno è in espansione, anche per la crescita delle false lauree, acquisite a all'estero, in Romania ad esempio, con pochi esami e congrui pagamenti.

    Secondo i dati dei Nas, inoltre, nell'ultimo anno sono state accertate 550 violazioni in questo campo, 100 di più rispetto allo scorso anno. Mentre sono state 121 le strutture abusive chiuse, nei primi 9 mesi del 2009, una ogni tre giorni.

    La denuncia arriva dalla Commissione Albo odontoiatri della Federazione nazionale degli Ordini dei Medici che ha presentato, questa mattina a Roma, insieme ai Nas, le cifre dell'abusivismo odontoiatrico.

    L'abusivismo odontoiatrico «è un fenomeno allarmante - spiega Giuseppe Renzo , presidente della Commissione Albo odontoiatri (Cao) - che, oltre a mettere a rischio la sicurezza dei cittadini, pesa sulla categoria, considerando che su 57mila professionisti attivi ci sono, in più, 15 mila abusivi». Ma pesa anche sulle casse dello Stato. Soprattutto se si pensa all'evasione fiscale.«Solo per le 121 strutture chiuse negli ultimi mesi, se consideriamo soltanto 2 prestazioni offerte al giorno al costo di 100 euro - aggiunge - arriviamo ad un'evasione su oltre 5 milioni di euro incassati. E se, in base alla stessa ipotesi, consideriamo i 15 mila abusivi stimati, l'evasione è su oltre 720 milioni di euro».

    Nessuna regione, spiega il presidente degli odontoiatri è esente dal fenomeno. Negli ultimi 4 anni, su tutto il territorio nazionale, sono stati 2.042 i casi segnalati alle autorità. E dal 2006 al 2009 il valore delle strutture sequestrate è stato di 80 milioni di euro. In termini di sicurezza per i cittadini questo vuol dire «maggiore diffusione di patologie anche gravi - spiega Renzo- come epatiti B e C, infezioni da Hiv e da altri agenti patogeni. Da alcune analisi, infatti emerge che sull'aumento di queste malattie incide l'esercizio abusivo dell'odontoiatria», questo per la scarsa preparazione dei falsi dentisti su igiene e prevenzione.

    E l'allarme sull'abusivismo, secondo Renzo, cresce, soprattutto con l'aumento delle false lauree «in pratica comprate - spiega Renzo, in Paesi comunitari come la Romania, che quindi dovranno essere riconosciute». Il presidente Renzo ipotizza «15-20mila false lauree in arrivo nei prossimi anni, ottenute con vacanze di pochi giorni l'anno all'estero». Un fenomeno che, per Renzo, va affrontato a livello europeo. Per questo l'ordine professionale, che già ha interessato rappresentanti dell'Unione, invierà, a fine gennaio, una delegazione, insieme a rappresentanti dell'università e del ministero della Salute, presso sedi comunitarie per trovare soluzioni comuni.

    Dentisti italiani pronti a curare gratis i cittadini meno abbienti utilizzando anche le attrezzature sequestrate agli odontoiatri abusivi e il ricavato di sanzioni rese più pesanti. Con prestazioni volontarie offerte attraverso strutture onlus, senza fini di lucro, in comunità di recupero ed altri centri dotate di postazioni odontoiatriche. È la proposta della Commissione Albo Odontoiatri (Cao) della Federazione nazionale degli Ordini dei medici e degli odontoiatri, annunciata oggi a Roma, nel corso della presentazione dei dati sull'abusivismo nella professione.
    Fonte: il mattino


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  • Cassazione: Vetustà dell?attrezzatura di lavoro? L'azienda risarcisca anche il danno morale al dipendente infortunato

    L'azienda deve rinnovare il suo arredo d'ufficio perché in caso di infortunio del dipendente causato, ad esempio, da una sedia rotta da cui cade, deve risarcire il lavoratore anche dei danni  morali. Lo ha sancito la Corte di Cassazione con la sentenza n. 26372 del 16 dicembre 2009, con cui ha sottolineato che “il datore di lavoro è responsabile del danno subito dal lavoratore per infortunio derivato da vetustà dell’attrezzatura di lavoro. In tal caso il lavoratore ha sempre diritto a vedersi risarcito anche il danno morale. Infatti tale tipologia di danno qualora inerisca ad una lesione di un interesse della persona costituzionalmente garantito, come la salute, è risarcibile a prescindere dal fatto che la condotta illecita che ha determinato l’infortunio costituisca un reato”.


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  • REGIONALI: NASCE 'ALLEANZA POPOLO', LISTE APERTE A CITTADINI

    CARTELLO RIUNISCE PENSIONATI,NOICONSUMATORI,ALLEANZA DEMOCRATICA

    (ANSA) - NAPOLI, 17 DIC - Nasce per le regionali in Campania
    il cartello ''Alleanza di Popolo'', che mette insieme sotto un
    unico simbolo i movimenti Noiconsumatori.it e Alleanza
    Democratica con il Partito dei Pensionati. ''Le nostre -
    assicura Angelo Pisani, presidente di Noiconsumatori - saranno
    liste aperte alla società civile, nelle quali non candideremo i
    soliti professionisti o riciclati della politica, ma daremo
    spazio alle energie migliori dell'associazionismo, delle
    professioni, dei cittadini''. Obiettivo della lista è attuare
    nel futuro Consiglio regionale ''battaglie di civiltà” e
    progetti sociali per i reali interessi della gente'': il nuovo
    cartello si rivolge ''ai cittadini sfiduciati e stanchi della
    politica, delusi dalle innumerevoli e vane promesse dei
    governanti''.
       La presentazione della lista è in programma sabato 19
    dicembre alle ore 10,00 nella sede regionale del Nuovo Movimento
    (viale Gramsci 21, Napoli) con un incontro stampa cui
    parteciperanno il presidente di NoiConsumatori.it Angelo Pisani
    ed i segretari regionali di Alleanza Democratica, Nicola Turco e
    del Partito Pensionati, Fortunato Sommella. (ANSA).





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  • Rifiuti Campania, in arrivo nuove tasse per debiti dei Comuni e società provinciali

    Oltre un miliardo di euro il «buco» dei vari Commissariati. Difficile gestione dei dipendenti dei consorzi: 500 persone a rischio

    NAPOLI (18 dicembre) - La gestione straordinaria dei rifiuti è finita, il decreto è stato licenziato dal Consiglio dei ministri. Si passa alla fase ordinaria con la struttura stralcio guidata dagli uomini di Bertolaso ma ora i nodi vengono al pettine: toccherà infatti ai Comuni il saldo dei debiti accumulati e ciò si tradurrà in una stangata per gli enti locali che saranno costretti ad aumentare le imposte. Le cifre dovute alla struttura di Bertolaso saranno recuperate riducendo i trasferimenti erariali e trattenendo soldi dall’Irpef e dal gettito delle imposte sulle assicurazioni auto.

    Nei giorni scorsi c’era stato un forte pressing della Regione Campania per individuare una soluzione soft. Inoltre, molti Comuni hanno accumulato debiti anche nei confronti dei consorzi, una cifra che si aggira sui 150 milioni.

    Ancora, c’è il buco dei vari commissariati che si sono succeduti per un ammontare di circa un miliardo: toccherà alla struttura stralcio accertarli e stabilire le priorità dei pagamenti. Infine, il futuro del sottosegretario: Bertolaso resterà alla Protezione civile ancora per un anno.

    I punti più delicati di questa fase? Il saldo dei debiti accumulati, sui quali nei giorni scorsi c’è stato il pressing della Regione, e il pagamento del termovalorizzatore di Acerra; il futuro dei dipendenti dei consorzi di bacino; il decollo delle previste società provinciali.

    Il capitolo più controverso: il destino dei dipendenti dei consorzi di bacino. I problemi più gravi riguardano i lavoratori di Napoli e Caserta. Innanzitutto bisognerà definire le reali necessità del cosiddetto consorzione. Secondo le prime stime ci sarebbero 260 persone in più a Caserta e 220 a Napoli. Il loro destino sarebbe estremamente incerto: in un primo momento si era parlato di una deroga al patto di stabilità per permetterne l’assunzione da parte degli enti locali. Ma quest’ipotesi è saltata. Sembra invece che ci sia un fondo Inps, trenta milioni in tutto, al quale attingere per gli ammortizzatori sociali e i corsi di riqualificazione. Un’ipotesi sulla quale, però, si continua a lavorare.
    Le società provinciali. Per consentirne il decollo è loro assegnata una somma pari a 1,50 euro per ogni cittadino.Subentreranno nei contratti già in corso e gestiranno i nuovi. A loro saranno anche affidati gli impianti che ricadono sul loro territorio con l’eccezione di quelli di selezione e trattamento dei rifiuti di Giugliano e di Tufino che andranno all’Asia. I costi saranno coperti integralmente dalle imposte a carico degli utenti. Se le Province non costituiranno le previste società saranno nominati dei commissari ad acta.
    Fonte: il mattino


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  • Padova, da tre anni è diventata cieca ma la Rai la costringe a pagare il canone

    PADOVA (18 dicembre) - Augusta Beghetto ha 84 anni e da oltre tre non ci vede più. Da quando un intervento mal riuscito agli occhi l’ha resa praticamente cieca. Distingue solo le ombre con l’occhio destro e si orienta nel suo appartamento in via Belludi, grazie all’abitudine di compiere gli stessi passi, lungo gli stretti corridoi che ormai percorre da anni. Ma nonostante la sua quasi totale cecità la signora Beghetto deve continuare a pagare il canone Rai: 106 euro.

    «Io la televisione non posso più vederla – spiega – Non ci riesco, purtroppo. Ascolto le voci, che mi fanno compagnia, ma nulla più. La tengo per abitudine». Tanto che il canone ha continuato a versarlo essendo una tassa “di possesso” anche l’anno seguente l’operazione che l’ha resa di fatto non vendente. Ha smesso invece di corrispondere il tributo a “mamma” Rai l’anno dopo. «Non lo ritenevo giusto – si difende Augusta – Ho anche spiegato il motivo per cui non volevo pagare l’abbonamento e dimostrato le mie condizioni di salute». Ma niente da fare. Il canone va pagato. Comunque. Anzi, alla signora è pure arrivata una “sanzione per interessi” di 66,07 euro. «Una cosa assurda – commenta – una vera e propria operazione di strozzinaggio legalizzato. È inammissibile che un cittadino onesto sia vessato in questa maniera».

    E allora per Augusta Beghetto l’ancora di salvataggio è arrivata dal presidente dell’Osservatorio del cittadino contribuente, Nicola Ramundo.
    «Con la sanzione per interessi arrivata dalla Rai siamo davvero al ridicolo – osserva Ramundo – È una cosa che grida vendetta, oltretutto se non vengono corrisposti i 66,07 euro potrebbe partire un’azione di pignoramento dei beni della signora. Pazzesco. Ed è incredibile come di fronte a cittadini onesti si finisca sempre per usare il bastone». Tanto che della vicenda, l’Osservatorio del cittadino contribuente intende fare un vero e proprio manifesto di lotta. «Anzitutto faremo ricorso a “mamma” Rai – conclude Nicola Ramundo – non tanto per non pagare il canone, quanto perché venga immediatamente tolta la sanzione per interessi. Inoltre ci piacerebbe che riguardo a questa battaglia civile, accanto alla signora Beghetto si schierassero anche il sindaco Zanonato e magari pure qualche parlamentare cittadino. Il loro intervento sarebbe un regalo di Natale molto gradito».
    Fonte: il mattino



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  • Napoli, blitz in commissione tributaria Sentenze comprate, venti indagati

    NAPOLI (18 dicembre) - Un blitz in piena regola quello compiuto dagli uomini della Guardia di finanza negli uffici delle commissioni tributarie di Napoli: risultato, venti indagati tra professionisti, consulenti e magistrati non togati. Si indaga per corruzione: sentenze comprate e accordi sottobanco. L’inchiesta seguita dal procuratore aggiunto Greco e dal pm Curcio ha condotto a perquisizioni a via Nuova Poggioreale.
    Fonte: il mattino


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  • Agevolazioni a misura di fondi pensione

    Tutti i vantaggi fiscali della previdenza complementare
    L'adesione ai fondi di previdenza integrativa comportano dei vantaggi dal punto di vista fiscale. Per incentivarne l'adesione il sistema ha previsto un sistema di incentivazione che si basa su tre fondamentali pilastri:

        * L'esenzione della contribuzione
        * La tassazione agevolata dei rendimenti
        * La tassazione agevolata della prestazione

    I contributi

    L'occhio favorevole del fisco si rivolge ai contributi versati dal lavoratore e dal datore di lavoro o committente. Sono infatti deducibili per un importo non superiore ad euro 5.164,57 e ai fini del computo di tale limite rientrano anche i contributi versati dal datore di lavoro.
    Nel caso poisi continui l'attività lavorativasi avrà ancora diritto al vantaggio della deducibilità fiscale, anche nei casi di prosecuzione volontaria, oltre il raggiungimento dell'età pensionabile, dei versamenti dei contributi alle forme pensionistiche complementari.
    Un'ulteriore facilitazione riguarda i contributi versati aforme pensionistiche di altri Paesi, deducibili a loro volta nella misura prevista per i fondi italiani.
    Ulteriori sconti fiscali sono inoltre previsti per i "lavoratori di prima occupazionesuccessiva alla data di entrata in vigore del decreto 252/2005"(1 gennaio 2007).
    Questi soggetti infatti, limitatamente ai primi cinque anni di partecipazione alle forme pensionistiche complementari, possono, nei venti anni successivi al quinto anno di partecipazione a tali forme, dedurre dal reddito complessivo contributi eccedenti il limite di 5.164,57 euro pari alla differenza positiva tra l'importo di 25.822,85 euro e i contributi effettivamente versati nei primi cinque anni di partecipazione alle forme pensionistiche e comunque per un importo non superiore a 2.582,29 euro. Pertanto, l'importo massimo annuale complessivamente deducibile è di 7.746,86 euro ricorrendo le condizioni per l'incremento.
    Sono altresì deducibili nei limiti annui di 5.164,57 € i contributi versati per ifamiliari a carico.

    Tassazione agevolata sui rendimenti

    Per quanto riguarda i rendimenti gli iscritti ai fondi possono avvalersi di una tassazione agevolata dell'11% anziché la normale aliquota del 12,50% prevista per le altre rendite finanziarie.

    Le prestazioni pensionistiche complementari poi se erogate in forma di rendita o in capitale sono tassate con un'aliquota del 15%, che si riduce  di 0,30% per ogni anno di partecipazione successivo al quindicesimo, fino a un massimo del 6% di riduzione.
    Sono escluse dal calcolo del reddito imponibile le prestazioni per le quali sono già stati dedotti i contributi e/o tassati i rendimenti durante la fase di accumulo.
    Fonte: laStampa.it


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  • Auto aziendale, quanto "corre" il fisco?

    Nulla di nuovo sul fronte benefit. Sebbene siano state recentemente aggiornate le tabelle Aci per il calcolo del reddito sui fringe benefit, gli importi rimangono sostanzialmente invariati. La notizia arriva da un comunicato delle Entrate che riporta le nuove tariffe Aci per il benefit auto, ciclomotori e motocicli ad uso promiscuo 2010.

    Il comunicato dell'agenzia delle Entrate con le "tabelle nazionali dei costi chilometrici di esercizio di autovetture e motocicli elaborati dall'Aci" per il calcolo del reddito derivante dall'uso promiscuo di auto aziendali è stato pubblicato sul supplemento ordinario 233 alla «Gazzetta Ufficiale» 289 del 12 dicembre 2009.

    Come si calcola il reddito?
    La tabella Aci del benefit auto predisposta sulla base di una percorrenza annua di 15mila chilometri è quella prevista dal Fisco per il calcolo del reddito da indicare in busta paga. L'imponibile si ottiene moltiplicando il costo al chilometro dell'autovettura interessata per 15mila e calcolando quindi il 30% del risultato, quota che la legge attribuisce all'uso privato da parte del dipendente.

    Dal momento che la percorrenza convenzionale è stata stabilita su base annua, l'ammontare da assoggettare a tassazione va rapportato al periodo dell'anno durante il quale il lavoratore ha utilizzato o poteva utilizzare in modo promiscuo il veicolo, ossia deve essere considerato il numero dei giorni per i quali il veicolo risulta assegnato, indipendentemente dal suo utilizzo.

    Ovviamente, se il dipendente, in cambio della possibilità di utilizzare il veicolo anche per uso personale, corrisponde al datore di lavoro delle somme (direttamente o tramite trattenuta in busta paga), questi importi vanno sottratti dal reddito imponibile del fringe benefit.
    Nel valorizzare il fringe benefit, l'importo addebitato al lavoratore o dallo stesso corrisposto per l'utilizzo promiscuo del veicolo deve essere computato al lordo dell'Iva.

    Guida alle tabelle ACI
    Tali tabelle devono essere predisposte dall'Aci annualmente entro il 30 novembre e comunicate all'agenzia delle Entrate, che provvede alla loro pubblicazione entro il 31 dicembre, e valgono per l'anno successivo. Le tabelle sono suddivise per tipo di alimentazione e per autoveicoli in produzione e fuori produzione. Se il veicolo ricercato non è presente nella tabella (perché, ad esempio, si tratta di un nuovo modello), l'ammontare del reddito in natura va determinato prendendo a riferimento quello che per tutte le sue caratteristiche risulta più simile (circolare ministeriale 326/1997).

    Alcune eccezioni
    Beni e servizi accessori al veicolo (ad esempio garage) dovranno essere valutati separatamente per stabilire l'importo da assoggettare a tassazione

    Quando invece il veicolo è concesso per uso esclusivamente personale, non si applica la regola forfetaria di determinazione del fringe benefit, ma quella generale, in base alla quale l'imponibile fiscale è determinato applicando il criterio del valore normale (articolo 9 del Tuir), riferendosi cioè al valore di mercato del noleggio di quel determinato tipo e modello di veicolo.

    Il vantaggio per l'azienda
    Benefit fortemente incentivato dal fisco, l'auto aziendale consente anche alle aziende di "scaricare" buona parte dei costi sostenuti. Con l'assoggettamento in busta paga dei valori convenzionali infatti, l'impresa ottiene la possibilità di dedurre una quota del 50 per cento in più dei costi sostenuti (passando dal 40% al 90%) dell'auto, senza altresì dover applicare il tetto di 18.076 euro per il conteggio degli ammortamenti e dei canoni di leasing.
    Fonte: lastampa.it


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  • Fare la linguaccia è reato. Cassazione: diritto a un risarcimento

    Fare la linguaccia per sbeffeggiare qualcuno è un reato. Lo dice la Cassazione, che ha confermato la condanna al risarcimento dei danni nei confronti di un agricoltore marchigiano. Questi, entrato nel campo del vicino, con cui spesso litigava, gli aveva per l'appunto mostrato la lingua. Il giudice di pace di Fabriano, in provincia di Ancona, aveva dato ragione all'uomo così ingiuriato. E la Cassazione ha confermato.

    L'uomo che era stato così "ingiuriato" aveva prontamente fotografato il vicino che gli mostrava la lingua e con quell'immagine era andato a fare denuncia davanti al giudice di pace del paese dove abita. L'immagine dello spernacchio aveva sortito l'effetto voluto da chi aveva presentato la denuncia.

    L'altro, Carlo O., il contadino che si era lasciato andare al gesto, si era difeso sostenendo, in Cassazione, che il suo gesto era soltanto una smorfia, senza valore di offesa.

    Ma la Cassazione non ha voluto sentir ragione e, con la sentenza 48306, gli ha dato torto convalidando la decisione emessa, il 13 febbraio 2008, dal giudice di pace. Adesso Carlo O. dovrà risarcire il vicino per avergli mostrato la lingua.

    I danni saranno quantificati in una causa civile. Intanto l'imputato ha dovuto incassare la condanna penale per il reato di ingiuria, la cui entità non è però riportata in sentenza. Per il momento Carlo O. deve rifondere con 1.300 euro le spese legali sostenute dalla vittima della sua linguaccia per i vari gradi di giudizio.
    Fonte: tgcom


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  • Soglia dell?evasione dimostrata dai documenti extracontabili

    I documenti extracontabili possono mettere alle strette il contribuente anche nel processo penale. Per dimostrare il superamento dei limiti oltre i quali si può essere processati per evasione è , infatti, sufficiente mostrare i file trovati nel computer aziendale. A questa conclusione è giunta la terza sezione penale della Corte di Cassazione con la sentenza n. 48148 del 17 dicembr 2009, con cui ha dato conferma alla condanna di un proprietario di un locale cheera stato processato per evasione, a seguto di un'indagine, effettuata dalla guardia di finanza, su una contabilità parallela custodita nel computer aziendale.


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  • Cassazione: la parte civile può impugnare l?assoluzione del giudice di pace pronunciata perché il fatto non costituisce reato

    Maggior tutela alla parte civile di fronte al giudice di pace. È infatti possibile impugnare le sentenze che hanno assolto l’imputato con la formula “perché il fatto non costituisce reato”. A questa conclusione è giunta la Corte di Cassazione con la sentenza n. 47995 del 16 dicembre 2009, con cui ha sancito che “sussiste l’interesse della parte civile ad impugnare, ai fini civili, la sentenza di assoluzione dell’imputato con la formula perché il fatto non costituisce reato (per mancanza dell’elemento psicologico), in quanto ai sensi dell’art. 652 c.p.p. l’azione civile per il risarcimento del danno da fatto illecito è preclusa, oltre che nei casi in cui l’imputato sia stato assolto per non aver commesso il fatto o perché il fatto non sussiste, anche quando egli sia stato assolto perché il fatto non costituisce reato”.


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  • Cassazione: l?avviso bonario del Fisco equivale a un accertamento

    L’avviso di accertamento e di liquidazione può essere sostituito dall'avviso bonario. La comunicazione fatta dal fisco al contribuente, infatti, è valida anche se priva “di una formale intimazione al pagamento” e priva della dizione di rito. Lo ha stabilito la Corte di Cassazione con sentenza del 9 dicembre 2009 con cui ha spiegato che “in tema di contenzioso tributario, sono qualificabili come avvisi di accertamento o di liquidazione, impugnabili ai sensi l'art. 19 del d.lgs. 31 dicembre 1992, n. 546 solo dinanzi al giudice speciale tributario, tutti quegli atti con cui l’amministrazione comunica al contribuente una pretesa tributaria ormai definita, ancorchè tale comunicazione non si concluda con una formale intimazione di pagamento sorretta dalla prospettazione in termini brevi dell'attività esecutiva, bensí con un invito bonario a versare quanto dovuto, non assumendo alcun rilievo la mancanza della formale dizione "avviso di liquidazione" o "avviso di pagamento" o la mancata indicazione del termine o della forma da osservare per impugnazione o della commissione tributaria competente”.


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  • Cassazione: occhi lucidi e rossi alla guida? Significano guida sotto l'effetto del fumo

    Il guidatore che venga fermato ad un posto di blocco e che mostri occhi lucidi e rossi rischia la responsabilità penale per guida sotto l'effetto di stupefacenti. La responsabilità è confermata dalla percezione degli agenti e dalle analisi biologiche che però non accertano la guida sotto effetto di stupefacenti in una data giornata, ma confermano solo se il guidatore fa uso abitualmente di stupefacenti. Dunque, niente visita medica per confermare la guida sotto l'effetto del fumo e che accerti l' alterazione psico-fisica del guidatore. Lo ha sancito la Corte di Cassazione con la sentenza n. 48004 del 16 dicembre 2009, con cui ha bocciato la precedente assoluzione del giudice di pace di Tirano di un 24enne che era stato fermato mentre guidava con gli occhi lucidi e rossi.


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  • Assolto in Tribunale dopo 16 mesi agli arresti

    Assolto per non aver commesso il fatto: con questa formula i giudici del Tribunale di Napoli hanno scagionato un 35enne di Pozzuoli, Massimo Del Giudice, dall’accusa di rapina a mano armata. Un’accusa che gli era costata cara: l’uomo ha infatti scontato sei mesi di detenzione in carcere e altri dieci ai domiciliari. La fine dell’incubo è arrivata grazie al verdetto del Tribunale. Il processo si è infatti concluso con l’assoluzione. «Un classico caso di malagiustizia - commenta il difensore di Del Giudice, l’avvocato Salvatore Chiaravalle - Forse l’unica colpa del mio assistito è stata quella di essere schedato negli archivi di polizia giudiziaria come un cattivo venditore di mitili (tra i precedenti aveva infatti la vendita di prodotti alimentari con violazione delle norme igieniche, ndr) o, al più, per aver disertato il servizio militare. Perché questi erano i suoi precedenti penali». Sta di fatto che per i giudici l’uomo non commise 19 giugno 2007 una rapina a mano armata. Sei mesi in galera. Dieci agli arresti domiciliari e - complessivamente - due anni per poter ottenere l’esito del processo in Tribunale. Tempi lunghissimi, insomma. «Eppure - conclude l’avvocato Chiaravalle - sin dalle prime battute del processo avevamo dato ampia prova dell’innocenza del nostro assistito. Nonostante ciò, la Procura non ha voluto sentire ragioni, o comunque non ha voluto smentire se stessa, e il suo operato».
    Fonte: il mattino


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  • Cartello dei prezzi, i pastai: la qualità si paga

    Accusa dell’Antitrust a «Garofalo», gli imprenditori del polo di Gragnano attaccano: prodotto d’eccellenza
    L’atmosfera dell’antica tradizione che si fa industria si respira ancora a Gragnano. È il tuffo tra i «maccheronai» di due secoli fa diventati imprenditori appezzati ovunqu. È questa realtà urbana sopra Castellammare con poco meno di trentamila abitanti che Ferdinando II di Borbone battezzò cin compiacimento la «città dei maccheroni». Artigiani, imprenditori, cultori di metodi in attesa di ottenere un marchio doc. Un’ «arte bianca» che ha avuto persino nobilitazione in un romanzo. Undici aziende, che danno lavoro a 400 persone, tecniche di produzione tramandate da almeno due secoli, un volume di vendite da 298600 tonnellate di pasta che significano fatturati da 370 milioni di euro. Un piccolo grande polo, che hada sei anni il suo consorzio di promozione, il «Gragnano città della pasta», e sta per inaugurareanche un museo su quello che viene anche considerato «l’oro bianco». Da Nocera Inferiore a Gragnano, si passa per aree benedette dalla natura. Sarà leggenda, sarà realtà, che un clima caldo e mai troppo umido e la presenza di sorgenti d’acqua per gli antichi mulini favorirono la concentrazione dei pastai. E nacque una fiorente attività economica. Qui la pasta è ricchezza. In controtendenza. In piena crisi economica, il consorzio di Gragnano ha aumentato il suo fatturato totale del 25 per cento. E i clienti restano soprattutto stranieri, con un’esportazione massiccia diretta negli Stati Uniti, in nord Europa, in Francia, Germania, Giappone. Un limbo, in un panorama che resta difficile anche in questo settore, se in Campania, negli ultimi mesi, sono falliti tre pastifici industriali. Un limbo scosso due giorni fa dalla notizia della perquisizione al pastificio «Garofalo» in via dei Pastai, uno degli assi portanti del consorzio con fatturato da 39,1 milioni di euro e vendite all’estero per 56,4 milioni di euro. Un piccolo grande gigante, cresciuto negli anni con una produzione da 68mila tonnellate di pasta. Un’inchiesta della Procura di Roma, delegata alla guardia di finanza, sospetta che la «Garofalo», insieme con altri quattro pastifici di varie zone d’Italia (tra cui la «Barilla» di Parma), abbia promosso un accordo sui prezzi dei loro prodotti, di fatto aumentati sulla pelle dei consumatori. L’ingegnere Massimo Menna, amministratore delegato e proprietario del «Garofalo» dal 1997, ripete ancora il suo commento, che aveva espresso a caldo: «Mai fatto speculazioni, né accordi sulle spalle dei nostri clienti. Il nostro stabilimento di 30mila metri quadri dà lavoro a 130 addetti. Ma le quote di mercato occupate dai pastai di qualità gragnanesi non superano mai il 4 per cento. Come potevamo fare trust sui prezzi?» Giri per i pastifici e tutti ripetono che «il prezzo della pasta gragnanese è dettato dalla sua nota qualità di apprezzato prodotto di nicchia». Con un’aggravante: l’aumento del prezzo del grano, cresciuto nel 2008 del 30 per cento rispetto all’anno precedente dopo aver raggiunto valori minimi nel 2005. Un’analisi del consorzio dei pastai gragnanesi cita dati sui costi di produzione, aumentati nel 2007 del 28 per cento e l’anno successivo ancora del 19 per cento. «Abbiamo oneri di materie prime, personale, confezionamento e soprattutto di tecnologia - spiega il presidente del consorzio, Giuseppe Di Martino - Ma è proprio la qualità, la storia di una tradizione che risale al sedicesimo secolo a rendere competitiva la pasta gragnanese. E ad avere sempre mercato». In questi giorni, i pastifici del consorzio gragnanese espongono alla fiera invernale «Fancy food» di San Francisco. La promozione e il marchio di qualità sono gli obiettivi principali degli associati, insieme dal 2003. E l’impressione è che, in questo piccolo «polo d’eccellenza», paradiso degli amanti dello slow food, la scossa di due giorni fa sia passata.
    Fonte: il mattino


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  • Mutui, nuovo minimo storico per i tassi In arrivo la moratoria per i ceti a rischio

    Non si arresta la discesa dei tassi sui nuovi mutui per l’acquisto di una casa, che a novembre toccano il nuovo minimo storico: secondo il rapporto mensile dell’Abi, il tasso medio, che tiene conto sia dei mutui a tasso variabile che di quelli a tasso fisso, è sceso al 2,85% dal 2,97% di ottobre. Ma restano molte le famiglie in difficoltà, quelle cioè che non riescono a pagare rate di prestiti stipulati prima della grande crisi: proprio per venire incontro alle loro necessità, la stessa Abi e tredici associazioni dei consumatori firmeranno domani un accordo per sospendere, a determinate condizioni, le rate dei mutui a partire da febbraio. La moratoria durerà dodici mesi e riguarderà i mutui stipulati da nuclei che hanno subito eventi negativi come la morte, la perdita del lavoro o il collocamento in cassa integrazione. Eventi, questi, che dovranno essersi verificati tra il primo gennaio e il 31 dicembre del 2009. In una prima versione, la finestra era più stretta e comprendeva solo gli ultimi sei mesi dell’anno che sta per finire. Ma le novità rispetto alla formulazione iniziale dell’intesa sono anche altre: la moratoria interesserà solo gli intestatari di mutui con un reddito non superiore ai 40mila euro all’anno e riguarderà i mutui per l’acquisto dell’abitazione principale fino a un tetto massimo di 150mila. Era questo l’ultimo nodo da sciogliere per raggiungere l’intesa, con l’Abi che aveva inizialmente previsto un tetto di 120 mila euro e le associazioni dei consumatori che chiedevano di ampliarlo. L’Abi ha dato inoltre la disponibilità ad estendere a 180 giorni (dai 90 originariamente previsti) il limite massimo di ritardo nel pagamento oltre il quale la moratoria non si applica: più elasticità, insomma, nei confronti di chi è stato moroso fino a un massimo di sei mesi, sempre per colpa del peggioramento delle delle condizioni economiche familiari. C’è ancora da precisare che la moratoria non comporterà l’applicazione di interessi di mora per il periodo di sospensione e che, all’atto di adesione, ogni banca potrà applicare condizioni più favorevoli al proprio mutuatario. La notizia della raggiunta intesa tra banche e consumatori sul fronte dei mutui è stata confermata ieri dal presidente dell’Abi Corrado Faissola, che nella conferenza stampa di fine anno, ha presentato il rapporto mensile dell’associazione. Rapporto che, oltre a registrare, come detto, il nuovo minimo storico per i tassi sui mutui destinati all’acquisto di una casa, fotografa una situazione ancora in chiaroscuro per il settore creditizio italiano. Continua infatti a crescere, a causa della recessione, il peso delle sofferenze bancarie (+1,6 miliardi di euro a novembre rispetto ad ottobre), che rimangono però sotto il livello di guardia, prosegue la stagnazione degli impieghi, mentre per il 2010 è attesa la ripresa dei prestiti, principalmente quelli per le famiglie, che già hanno mostrato segnali di risveglio negli ultimi mesi, con un andamento che si consoliderà nei prossimi due anni. A fine anno, ha spiegato Faissola facendo il punto di un anno che ha definito «difficile, ma non drammatico», le rettifiche sui crediti potrebbero arrivare a 18 miliardi e la speranza è che nel 2010, «considerando che il secondo anno di crisi è per esperienza il peggiore, si possa migliorare». Per questo, aggiunge il numero uno dell’Abi, tenendo conto che le banche «affrontano una situazione di tassi ai minimi storici e di forti sofferenze», sarebbe opportuno rivedere il trattamento fiscale sulle rettifiche sui crediti per adeguarlo a quello in vigore in Europa. Una richiesta che, sottolinea Faissola, non è assolutamente merce di scambio con l’impegno delle banche nel Fondo per le pmi voluto dal ministero del Tesoro.
    Fonte: il mattino


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  • Quali spese affrontare entro fine anno per pagare meno tasse nel 2010

    ROMA (16 dicembre) - La fine dell’anno rappresenta un appuntamento importante per quanti vogliono risparmiare sulle tasse da pagare nel 2010. Chi, infatti, entro il 31 dicembre sostiene spese riconosciute dal fisco come deducibili o detraibili, troverà un conto renderà meno salato da pagare con la prossima denuncia dei redditi (o comunque aumenterà il credito Irpef spettante).

    Occhio alla data. Il punto fondamentale da focalizzare è che le detrazioni d’imposta e le deduzioni dal reddito complessivo spettano in base al principio di cassa: vale il giorno in cui la spesa viene realmente pagata. Non importa, ad esempio, se la rata del mutuo scade il 3 gennaio 2010: chi anticipa il pagamento a dicembre potrà conteggiare la spesa tra quelle del 2009 e portarla in detrazione nella denuncia dei redditi, 730 o Unico 2010. Ecco qualche esempio.

    Mutui prima casa. Chi non ha ancora raggiunto la soglia massima di detraibilità (4.000 euro), può pagare ora la rata del mutuo “prima casa”, anche se scade a gennaio 2010. A giugno prossimo, infatti, potrà detrarre, sempre al 19%, l’importo relativo agli interessi passivi e agli oneri accessori (come l’onorario del notaio per il contratto di mutuo, le spese per l’iscrizione o la cancellazione dell’ipoteca).
    Spese mediche. Le spese sanitarie sostenute nel 2009, oltre la quota di 129,11 euro annui, danno diritto ad uno sconto sull’Irpef del 19%. Chi, ad esempio, è alle prese con una lunga cura odontoiatrica che si protrarrà anche nel 2010, potrà chiedere al dentista, prima di fine anno, la fattura per gli acconti già pagati, oppure, se ne ha la possibilità, saldare una parte del conto: il beneficio fiscale arriverà tra pochi mesi.

    Beneficenza. Anche per una donazione, ad esempio di 250 euro, fatta a fine 2009 a favore di una Onlus (organizzazione non lucrativa di utilità sociale) si risparmieranno:
    - 58 euro per chi ha un reddito imponibile fino a 15mila euro;
    - 68 euro con un reddito di 28mila euro;
    - 103 euro con un reddito di 60mila euro.
    Va ricordato che i versamenti alle Onlus sono deducibili fino al 10% del reddito globale dichiarato e, comunque, per un importo massimo di 70mila euro.

    I contributi Inps versati per la colf, la baby sitter o la badante sono deducibili fino ad un massimo di 1.549,37 euro. Chi nel 2009 non ha raggiunto questo importo, può valutare la possibilità di anticipare a dicembre il pagamento dei contributi del 4° trimestre 2009 la cui scadenza è fissata al 12 gennaio 2010.
    Fonte: il mattino


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  • Cassazione: rubare il cellulare per gelosia non è reato

    ANCONA (16 dicembre) - Non è reato sottrarre il cellulare al rivale in amore che, via sms, corteggia la fidanzata altrui. Lo sottolinea la Cassazione che ha definitivamente assolto un ragazzo romeno di 28 anni, Cristian N., che aveva rubato il cellulare del suo connazionale Sorin D., dopo essersi accorto che il giovane «insidiava con corteggiamenti, tramite messaggini, la sua fidanzata».

    Contro l’assoluzione di Cristian pronunciata dal tribunale di Pesaro, il 19 maggio 2008, la Procura di Ancona ha presentato ricorso in Cassazione sostenendo che il comportamento di Cristian è un furto bello e buono, anche se non lo aveva fatto per trarne un vantaggio economico, ma una «utilità di natura non patrimoniale»: solo, cioè, per evitare che il rivale contattasse la sua ragazza. Ma la Cassazione - con la sentenza 47997 - ha respinto la tesi della Procura, sottolineando che questo genere di furto non costituisce reato perchè la condotta era finalizzata solo a «creare difficoltà alla vittima per inviare sms alla ragazza dell’imputato».
    Fonte: il mattino


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  • Cartello dei prezzi, blitz nei pastifici

    Il caro-pasta attira anche la Guardia di Finanza. S’indaga su cinque dei più noti produttori italiani e l’Unipi. Ieri il blitz. Sono state perquisite dalle Fiamme Gialle le sedi dell’Unione dei pastai italiani, della Barilla di Parma, della De Cecco a Pescara, dei pastifici Garofalo a Gragnano, Amato a Salerno, e Divella, a Bari. Sequestrati documenti e verbali che erano stati redatti in riunioni dell’associazione degli industriali. Obiettivo, verificare le cause del rialzo ingiustificato dei prezzi. Rincari di ben il 50% in due anni, tra maggio 2006 e lo stesso mese del 2008. L’inchiesta è stata avviata dalla procura di Roma, dopo la condanna, nello scorso febbraio, da parte dell’Autorità Antitrust. Barilla, De Cecco, Colussi, Garofalo, Di Martini, Rummo, Fabianelli, Mennucci, De Matteis, Cellino, Delverde, Divella, La Molisana, Tandoi, Nestlé, Zara, Riscossa, Liguori, Chirico, Granoro e Berruto insieme all’Unipi erano state ritenute colpevoli della formazione di un cartello. Alle principali aziende simbolo del made in Italy (con una quota del 90% del mercato) era stata così inflitta una multa di 12,5 milioni di euro per aver violato le regole della concorrenza. Un provvedimento confermato poco più di un mese fa dal Tar. L’ultima parola spetterà, però, al Consiglio di Stato che dovrà giudicare i ricorsi presentati. Proprio dietro questo baluardo di difesa si trincerano i dirigenti della De Cecco, la nota azienda meridionale a conduzione familiare. «Siamo sereni», commentano nel noto pastificio. I finanzieri si sono trattenuti per diverse ore ieri nella fabbrica di Fara San Martino, in provincia di Chieti. No comment invece dalla Divella di Bari e da Parma, sede della multinazionale della famiglia Barilla, a cui fanno capo anche i marchi Mulino Bianco, Voiello, Pavesi, Wasa e Kamps. «Non possiamo che ribadire che non vi sono mai state speculazioni, né si è mai configurato alcun accordo lesivo degli interessi dei consumatori», fa presente Massimo Menna, titolare della Garofalo, nonché presidente dell’Unipi. I consumatori non possono che dichiararsi soddisfatti. L’inchiesta dell’Authority, guidata da Antonio Catricalà, era partita proprio da un loro esposto. «Nella segnalazione - spiega Carlo Rienzi, presidente del Codacons - sottolineammo, attraverso un nostro dossier, l’andamento anomalo dei prezzi in relazione alle quotazioni della materia prima». La Coldiretti non si stanca infatti di denunciare le speculazioni dal campo alla tavola: «Se per un chilo di grano duro gli agricoltori incassano 18 centesimi al chilo, il prezzo della pasta è in media di 1,4 euro al chilo. Il ricarico è quindi del 400%. E i prezzi nel 2009 non sono scesi malgrado il grano sia diminuito del 30% rispetto al 2008». A parte questa doppia velocità anomala, comunque, il Garante aveva sanzionato i pastifici perché di fronte all’ascesa delle quotazioni della materia prima avevano realizzato un’intesa illegale.
    Fonte: il mattino


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  • Londra, italiana fermata dalla polizia per aver filmato edifici

    Legge antiterrorismo vieta riprese
    Una studentessa italiana è stata fermata, multata e tenuta in custodia per cinque ore dalla polizia per aver filmato alcuni edifici a Londra. Alla richiesta di mostrare agli agenti le immagini filmate la 32enne si è rifiutata. A questo punto la situazione è precipitata. La nostra connazionale è stata portata in cella in base alle speciali leggi sul terrorismo. Solo dopo il pagamento di un'ammenda di 80 sterline è stata rilasciata.

    Alcuni agenti della Police community support (PCSOs) hanno bloccato Simona Bonomo, studentessa d'arte alla London Metropolitan University, in base alla legge antiterrorismo perché stava effettuando delle riprese. Interpellata da un agente, la ragazza ha risposto che filmava "solo per divertimento". Questi ha risposto: "Non ti credo". Alla richiesta di mostrarele immagini, Bonomo si è rifiutata e un poliziotto avrebbe replicato: "Si tratta di siti protetti, posso guardare se voglio e se credo che ci siano legami con il terrorismo".

    Dopo avere spiegato di essere un'artista, racconta The Guardian, gli agenti le hanno chiesto se avesse documenti per identificarsi come tale. Accusata di essere arrogante, i poliziotti hanno sostenuto che stava percorrendo contromano una strada a senso unico; poi sono andati via e sono tornati con altri sei colleghi.

    La studentessa è stata perquisita e, dopo uno scambio di opinion vivace con un agente, accusata di essere aggressiva, è stata gettata a terra con violenza e arrestata. Dopo aver pagato 80 sterline "per aver causato allarme alla quiete pubblica", la Bonomo è stata rilasciata.
    Fonte: tgcom


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  • Caro-pasta, Gdf nelle industrie

    Perquisizioni nelle principali sedi
    Caro-pasta, ora è scesa in campo anche la Guardia di Finanza. Il nucleo di polizia tributaria delle Fiamme Gialle, su richiesta della Procura di Roma, ha perquisito le sedi di Barilla (a Parma), De Cecco (a Pescara e a Roma), Divella (a Rutigliano e a Bari), Garofalo (a Gragnano, in provincia di Napoli), Pastificio Amato (a Salerno) e dell'associazione di categoria Unipi (Unione nazionale industriale Pastai italiani).

    Al centro dell'inchiesta, coordinata dal procuratore aggiunto Nello Rossi e dal sostituto Stefano Pesci, c'è sempre l'aumento ingiustificato dei prezzi della pasta che dal 2007 ad oggi ha portato questo bene a rincarare di oltre il 50%, nonostante il calo dei listini della materia prima. L'ipotesi è che ci sia stato un accordo tra i principali produttori di pasta italiani per farl lievitare i prezzi. E l'operazione della Guardia di Finanza è finalizzata proprio a reperire documentazione idonea a verificare l'esistenza di un cartello restrittivo della concorrenza.

    La Procura procede per l'ipotesi di reato prevista dall'articolo 501 bis del codice penale, vale a dire manovra speculativa sul prezzo delle merci. E il reato prevede una pena fino a tre anni di reclusione.

    Secondo le prime indiscrezioni trapelate vi sarebbe una persona iscritta sul registro degli indagati, ma ben presto gli indagati potrebbero aumentare di numero.

    L'indagine era stata avviata nell'ottobre del 2007 dopo una indagine dell'Antitrust che nel dicembre del 2007 aveva messo sotto inchiesta ventinove tra i principali marchi della pasta italiana, tra cui Barilla, De Cecco, Di Vella, gli stessi finiti nel mirino delle Fiamme Gialle.

    Una denuncia all'autorità giudiziaria era stata fatta da Adoc, Adusbef, Federconsumatori e Codacons.
    Fonte: tgcom


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  • Bankitalia, crisi pesa su famiglie

    "In due anni ricchezza scesa dell'1,9%"
    La crisi si fa sentire sulle famiglie italiane: negli ultimi due anni la ricchezza media è diminuita dell'1,9% (161 miliardi di euro), ed è diventata anche sempre più concentrata: il 10% più ricco ne detiene il 44%, mentre la metà più povera arriva appena al 10%. E' quanto rileva Bankitalia nel supplemento al bollettino statistico. La casa continua ancora a rappresentare la principale fonte di ricchezza, circa il 50%. Cambia la forma di risparmio: più depositi postali o bancari e meno azioni.

    Ricchezza in calo per le famiglie
    Dal 2007 alla fine del 2008 la ricchezza delle famiglie è calata dell'1,9% a 8.284 miliardi di euro. A pesare è stata soprattutto la riduzione delle attività finanziarie, per "effetto della forte contrazione dei corsi azionari", calate dell'8,2% e l'aumento delle passività cresciute del 3%. A prezzi costanti lo scorso anno il calo è stato del 5% con -433 miliardi.

    Secondo il quadro tracciato dalla Banca d'Italia nel 2008 la ricchezza netta delle famiglie italiane, cioè la somma di attività reali (abitazioni, terreni) e attività finanziarie (depositi, titoli, azioni), al netto delle passività finanziarie (mutui, prestiti personali), risultava pari a circa 8.284 miliardi di euro.

    La ricchezza netta per famiglia tra il 2007 e il 2008 è scesa del 3,5% a prezzi correnti. A prezzi costanti il valore della ricchezza netta per famiglia si è ridotto del 6,5%, tornando sui livelli di inizio decennio.

    La casa principale fonte di ricchezza
    La casa continua a rappresentare la principale fonte di ricchezza delle famiglie italiane con un valore nel 2008 di 4.700 miliardi di euro a fronte di quasi 8.300 miliardi di ricchezza complessiva.
    I tecnici di Palazzo Koch sottolineano che alla fine del 2008 le attività reali rappresentavano circa il 69% della ricchezza netta (5.715 miliardi), le attività finanziarie circa il 41% (3.374 miliardi) e le passività finanziarie circa il 10% (805 miliardi).
    "Rispetto ai precedenti anni", si legge nel documento di via Nazionale, "la quota di ricchezza netta in attività reali è cresciuta, mentre quella detenuta in attività finanziarie ha subito una riduzione. La crescita della quota in passività finanziarie è stata lenta ma costante", sebbene il livello resti ancora piuttosto basso nel confronto internazionale.
    Per quanto riguarda le attività reali, quasi l'82% del valore risulta in abitazioni, 6% fabbricati non residenziali, poco più del 6% impianti e macchinari, terreni 4% e oggetti di valore 2%.

    L'ammontare di passività delle famiglie italiane è infatti pari al 74% contro il 100% di Germania e Francia, il 130% degli Stati Uniti, il 140% del Canada e il 180% del Regno Unito.
    Fonte: tgcom


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  • Passaggi pedonali, peggiore a Milano

    Eurotest: a Napoli tutti bocciati

    Il passaggio pedonale più pericoloso d'Europa è a Milano, nei pressi di via Palestro, all'uscita di un parco cittadino molto popolare. E' quanto emerge da un Eurotest sul rischio degli attraversamenti urbani realizzato da diciassette Automobil club. Esaminati 310 passaggi: l'Italia ne esce malissimo. A Napoli, unica città senza un attraversamento giudicato positivamente, ci sono il secondo e il terzo passaggio più pericolosi.

    Ogni anno in Europa ottomila pedoni vengono uccisi in incidenti stradali: di questi, uno ogni quattro perde la vita su un attraversamento pedonale. Per migliorare questa situazione l'Eurotest mette sotto esame dieci attraversamenti pedonali, scelti nelle 31 città più importanti, appartenenti a 22 paesi.

    Il più pericoloso quest'anno è risultato quello milanese. In questo caso, l'esame ha dato risultati negativi in tutte le categorie di sicurezza prese in considerazione, con particolare criticità nella visibilità diurna e notturna e negli indicatori di accessibilità. Questo esito completamente negativo viene imputato alla presenza di veicoli parcheggiati dietro e sopra le strisce e a scalini di ben 12 cm. Che rendono su entrambi i lati particolarmente poco agevole l'accesso al marciapiedi. Durante l'ispezione, inoltre, si è verificata la situazione di un guidatore che ha parcheggiato l'auto esattamente sulle strisce, grazie all'aiuto di un parcheggiatore illegale.

    La classifica di quest'anno conferma per il secondo anno consecutivo Roma al secondo posto nella classifica delle città con il minor numero di attraversamenti giudicati buoni (appena 2 su 10). Milano, vista nell'insieme, presenta invece una situazione migliore, con 5 attraversamenti buoni e 4 cattivi, segnalandosi come la città europea con la maggiore variabilità di risultati. La città europea che protegge meglio i propri pedoni è Rotterdam, seguita da Madrid, Stoccolma e Oslo.
    Fonte: tgcom


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  • Pronto il vaccino contro il fumo

    Sarà in commercio a partire dal 2012
    E dopo chewingum, cerotti e aghi forse è arrivata la soluzione definitiva per chi è schiavo delle sigarette: a partire dal 2012 sarà in commercio il vaccino contro il fumo. L'annuncio è stato fatto dalla Glaxosmithkline. Il vaccino stimola il sistema immunitario a produrre anticorpi in grado di legare la nicotina nel sangue, ed ostacolarne così il passaggio nel cervello inibendo la produzione di senzazione di piacere indotta dalla nicotina.

    La Glaxosmithkline ha comunicato l'avvio a ottobre 2009 di due studi di fase 3 (ovvero la fase finale di sperimentazione sull'uomo), che interessano rispettivamente mille e 600 pazienti tra i 18 e i 65 anni, fumatori di almeno 10 sigarette al giorno. Sviluppato per stimolare il sistema immunitario a produrre anticorpi in grado di legare la nicotina nel sangue, ed ostacolarne così il passaggio nel cervello, il vaccino impedisce ai neuroni cerebrali di produrre la sensazione di piacere indotta come risposta alla nicotina.

    In attesa dell'ingresso sul mercato del vaccino anti-fumo, varie sono le offerte che arrivano dai cassetti delle farmacie per chi vuole chiudere con le sigarette. Insieme a cerotti, pillole e gomme da masticare a base di nicotina, in commercio ci sono anche un farmaco antidepressivo e una medicina che riduce la voglia di sigaretta.

    - NICOTINA: messi in commercio per smettere gradualmente, i preparati a base di nicotina, la sostanza della sigaretta che crea dipendenza, garantiscono un livello della sostanza nel sangue che diminuirebbe il desiderio di accendersi una 'bionda'. In commercio, la nicotina si trova sotto forma di cerotti, pillole o gomme da masticare, si tratta dei primi prodotti venduti come soluzione contro il fumo.

    - BUPROPIONE: in Italia è in commercio dal 2000. E' uno psicofarmaco in uso come antidepressivo negli Stati Uniti e che aiuta a sopprimere il desiderio della sigaretta tra gli accaniti fumatori. La molecola agisce bloccando i recettori di dopamina e noradrenalina, due neurotrasmettitori coinvolti nei meccanismi della dipendenza.

    - VARENICLINE: nelle farmacie italiane dal giugno 2007, si tratta di una molecola che agisce sui recettori della nicotina presenti a livello del cervello. Varenicline agisce in due modi: riducendo il desiderio di nicotina e i sintomi di astinenza, irritabilità e difficoltà di concentrazione, e contrasta, allo stesso tempo, il senso di gratificazione associato al fumo.
    Fonte: tgcom


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  • Obbligo di comunicazione dell?assunzione di lavoratori al Centro per l'impiego

    Il datore di lavoro che non comunichi tempestivamente al Centro per l'impiego l'assunzione di un nuovo dipendente rischia una sanzione amministrativa pecuniaria da 100 a 500 euro. Lo ha stabilito la Corte di Cassazione con la sentenza n. 21119/2009 con cui ha spiegato che il mancato rispetto del termine entro il quale il datore di lavoro deve avvisare il Centro per l'impiego equivale a mancato invio, anche nel caso di ritardo nell’adempimento dell’obbligo. Il Centro per l'impiego, dovendo effettuare un costante e completo monitoraggio del mercato del lavoro, viene ostacolato dalla mancanza di tempestiva informazione circa i  nuovi contratti di lavoro stipulati tra datore di lavoro e dipendente. Inoltre, la finalità dei monitoraggi costanti è quella di ridurre, se non eliminare del tutto, il fenomeno del lavoro nero.


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Movimento noiconsumatori: Notizie, Foto e Video in Liquida Feed

Paolo Chiariello Blog

Anna Maria Chiariello