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Noi Consumatori: "Diesel prima causa di tumore ai polmoni. Le istituzioni, la Procura di Napoli e tutti i magistrati devono fermare questa strage"
“Non si tratta più di una probabilità, purtroppo è un’ amara e grave certezza. Secondo studi inconfutabili dell'Organizzazione Mondiale della Sanità, i gas di scarico dei motori diesel causano certamente il tumore ai polmoni negli essere umani, per questo motivo è mio dovere professionale e sociale - annuncia l’avv. Angelo Pisani , Presidente di Noi consumatori e leader dell’ Associazione Municipalità Italiane (AMI) -, presentare un esposto alla Procura della Repubblica di Napoli per chiedere il sequestro di tutti i vetusti e pericolosi mezzi pubblici, carrette del mare, navi da crociera, veicoli ed impianti diesel esistenti sul territorio della città partenopea e provincia, in particolare di pullman e navi inquinanti che emettono nell’aria altissime quantità di sostanze tossiche e deleterie per la salute”.
Pertanto nell'esposto di Noi Consumatori, si precisa : “si chiede, inoltre, che il Procuratore della Repubblica adito voglia accertare il pericolo che la libera disponibilità e circolazione anche nelle giornate ecologiche e fasce protette dei mezzi pubblici di trasporto, di navi, traghetti, aliscafi e di tutti i veicoli diesel possa aggravare o protrarre le conseguenze delle violazioni in corso e, quindi, voglia ordinare il sequestro preventivo ex artt. 321 c.p.p. di tutti i pullman, veicoli, natanti ed impianti alimentati a diesel presenti sul territorio della città di Napoli e provincia».
L'associazione di consumatori chiede anche alla Procura di “accertare la responsabilità dei rappresentanti delle istituzioni e delle società di trasporto, oltre che dei titolari di mezzi ed impianti inquinanti per le ipotesi di violazione di legge descritte nell’esposto, in particolare rispetto ai reati di omissione di atti d'ufficio (328 c.p.) e getto pericoloso di cose (674 c.p.), a seguito delle conclusioni a cui è giunta il 12 giugno u.s. l'Oms . In precedenza, infatti, i gas di scarico dei diesel erano definiti solo ‘probabilmente’ cancerogeni - spiega l’avvocato Angelo Pisani -, ora sappiamo con certezza che sono il nemico numero uno e che dobbiamo combattere per la tutela della nostra salute” .
"Noi già avevamo presentato questa denuncia ma la Procura aveva archiviato senza approfondire il tutto forse per la mancanza di una prova certa della correlazione tra smog e patologie il che aveva reso difficile in questi anni poter procedere penalmente nei confronti dei soggetti eventualmente inadempienti. Ma ora questo studio apre nuovi scenari e rende possibile procedere con maggior successo sia per il reato di getto pericolose di cose che per quello di omissione d'atti d'ufficio. Oggi, infatti, come ha dichiarato il presidente del Circ Christopher Portier, «le prove scientifiche sono inconfutabili e le conclusioni del gruppo di lavoro sono state unanimi: le emanazioni dei motori diesel causano il tumore del polmone», quindi si aprono anche le strade a forme di risarcimento danni per le malcapitate vittime del sistema industriale e della superficialità ed omissioni dei responsabili di tale disastro”.
“Per questo i gas di scarico sono stati classificati nel «gruppo 1», quello appunto delle sostanze cancerogene certe, mentre in precedenza erano annoverati nel «gruppo 2» delle sostanze «probabilmente» cancerogene per l'uomo . La prova inconfutabile del legame tra i gas di scarico dei motori diesel e la diffusione del cancro rende necessario un intervento straordinario da parte della Procura, a tutela della salute dei cittadini . Da qui la richiesta di sequestro dei mezzi pubblici, natanti, traghetti, aliscafi, navi, pullman, navi e veicoli diesel palesemente ed altamente inquinanti, dato che sono una causa certa di malattie mortali ha dichiarato il presidente di Noi consumatori che anche di fronte alla complessità del fenomeno e alle conseguenze di tale battaglia di civiltà e legalità chiediamo a tutti di non chiudere gli occhi per poter far respirare i polmoni”. Noi Consumatori si affida pertanto al penalista dell'associazione, l’ avvocato Sergio Pisani, che domani stesso presenterà l'Esposto in Procura.
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Smog, centraline fuori uso. Controlli impossibili: scatta l'inchiesta. Arpac, niente stipendi: lavoratori in strada
Nuove ombre sull’Arpac per i mancati controlli della qualità dell’aria a Napoli. Le centraline non funzionano a dovere, se tutto va bene se ne riparlerà a gennaio per avere informazioni sulle famigerate e pericolosissime polveri sottili (le pm10) e sulla quantità di benzene che respiriamo.
Così si accendono nuovamente i riflettori della Procura sull’Agenzia regionale per l’ambiente, dopo lo scandalo di due anni fa che portò a ben 63 indagati e all’azzaramento dei vertici dell’Agenzia.
Nella sostanza l’Arpac ha varato una gara che non riesce a chiudere per l’acquisto di nuove centraline. Quelle che appunto a gennaio dovrebbero garantire maggiore precisione nei dati. Uno stop sul quale gli investigatori intendono vederci chiaro.
A Napoli nessuno sa qual è la qualità dell’aria, e siamo nella città che ha record degli sforamenti negli anni scorsi. Di più, l’ex assessore Gennaro Nasti, siamo alla giunta Iervolino, la seconda, per questo motivo ci finì davvero sotto inchiesta. La questione delle responsabilità va ben chiarita. Perché il paradosso è che non tocca a Palazzo San Giacomo valutare la qualità dell’aria, al Comune tocca prendere decisioni se questa non rientra in determinati parametri. E in quel caso se non si prendono provvedimenti si finisce nei guai con la legge.
Ma se non si hanno i dati come si a fa decidere che strategia da mettere in campo? «La questione - racconta il vicesindaco e assessore all’Ambiente Tommaso Sodano - è seria - noi chiediamo continuamente all’Arpac la situazione. Ma non arrivano dati. Poi le centraline che non ci sono e la questione della gara non ci fanno dormire sonni tranquilli. Per decidere se chiudere o meno al traffico la città bisogna sapere cosa respiriamo».
Il vicesindaco è chiaro, tuttavia Sodano non intende limitarsi alla denuncia e allo scambio epistolare con l’Arpac. «Sono cambiati i dispositivi del traffico quindi bisognerebbe rilevare l’aria in maniera diversa, non mi pare che all’Arpac si stiano muovendo in questa direzione. Il Comune sta valutando l’acquisto di un paio di centraline per metterle in punti particolari. Così da un lato avremo finalmente dei dati su cui lavorare anche se non tocca a noi fare questo lavoro e dall’altro capiremo se le centraline Arpac funzionino davvero».
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Acque inquinate e notizie discordanti. Pisani chiede alle istituzioni trasparenza d'informazione
Anche quest’anno Goletta Verde, la campagna itinerante di Legambiente, ha effettuato rilevamenti sulla condizione “mare” della Campania. E i risultati sono disastrosi.
Sono 19 i prelievi dove, a causa di scarichi abusivi, mancanza o mal funzionamento di impianti di depurazione, il livello di inquinamento è altissimo. In particolare i risultati più sconcertanti si sono rilevati nel comune di Pozzuoli nella zona Foce del canale dal Lago Averno a mare e della Foce del Canale dal Lago Lucrino. Impressionanti, inoltre, anche i prelievi sul Depuratore di Cuma, situato in via Colmate, che presenta livelli batteriologici superiori alla norma attestando l’intera zona come fortemente inquinata. Livelli di inquinamento alti anche in molti comuni del napoletano come San Giovanni a Teduccio e in città come Castellammare di Stabia ed Ercolano.
“Il quadro nero tracciato da Goletta Verde rappresenta anni di abusivismo edilizio, di mancanza di una depurazione delle acque adeguata ed di una corretta messa a punto della rete fognaria – afferma l’avvocato Angelo Pisani, Presidente dell’associazione NoiConsumatori -. Nonostante ciò in nessuna zona rilevata come inquinata è stato apposto un divieto di balneazione . Così facendo si mette a rischio la salute dei bagnanti che si tuffano inconsapevolmente in acque altamente inquinate. Di fronte a tale problematica non possiamo fare a meno di notare e di denunciare le notizie discordanti e contrastanti che l’Arpac ha dato appena poche settimane fa proprio in merito alla salute delle coste campane ed in particolare sulle rassicurazioni riguardo al Depuratore di Cuma. Ad oggi non risulta da nessuna parte che le istituzioni locali siano intervenute adeguatamente portando il livello dell’acqua di Cuma e delle zone limitrofe a standard sicuri per i bagnanti. Chiediamo la trasparenza d’informazione sullo stato di salute delle acque presso il Depuratore e di quelle della città partenopea e della provincia. Un’ambiguità del genere è inammissibile. Che venga a galla la verità”.
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La Us Navy distribuisce depliant ai militari a Napoli per tutelarli dai rischi per la salute. Pisani: "Siamo indignati. Pretendiamo chiarezza e verifiche dalle nostre autorità locali e trasparenza d'informazione"
Allarme salute alla base Nato di Napoli. Come denuncia il giornalista Alessandro Migliaccio sul sito Napoliscoop.it la Marina degli Stati Uniti ha annunciato l'intenzione di assumere ed inviare alla base Nato di Bagnoli un ispettore per verificare la qualità dell'aria e dell'acqua e creare un' eventuale congiunzione con le autorità sanitarie italiane. I controlli nascono dalla volontà della Us Navy di salvaguardare la salute dei militari statunitensi che vivono in una città conosciuta in tutto il mondo per l’emergenza rifiuti e per l’inquinamento. Nello specifico, come si legge su un sito americano di informazione militare "Stars and Stripes", le preoccupazioni nascono dall'esposizione dei militari a "sostanze chimiche pericolose presenti a Napoli". Recentemente, infatti, la Marina statunitense ha ultimato uno scrupoloso studio, durato tre anni, incentrato sulla salute dei suoi soldati in Italia per chiarire se i militari americani e le loro famiglie che vivono a Napoli corrono rischi per la presenza di spazzatura in strada ed altri fattori inquinanti che pregiudicano anche l'acqua dei rubinetti. Sulla base di questa ricerca la Us Navy ha attuato una serie di accorgimenti capaci di limitare i potenziali rischi determinati dal fatto di vivere a Napoli ed ha consigliato ai suoi militari che prestano servizio alla Nato di Bagnoli di cucinare solo con acqua in bottiglia ed eseguire una serie di norme rigorose per preservare il loro stato di salute. Si apprende che finora la Us Navy ha speso ben 30 milioni di dollari per effettuare tutte le analisi dell'aria, la distribuzione di acqua imbottigliata ai propri militari a Napoli ed il trasferimento di 60 famiglie dalle case considerate "non sicure". Ma non è tutto. A quanto pare per i futuri soldati che si trasferiranno nella città partenopea l’autorità militare statunitense, oltre a prevedere lezioni on line sulle regole di sicurezza, è già impegnata nella pubblicazione di promemoria per coloro che verranno a vivere a Napoli da utilizzare come tutorial nella salvaguardia della salute.
“Siamo indignati per quanto apprendiamo – commenta l’avvocato Angelo Pisani -. Chiediamo alla Us Navy di rendere pubblici anche a Napoli i dati dello studio ricavati dalle ricerche sulla qualità dell’aria e dell’acqua. Inoltre vogliamo un intervento immediato delle autorità sanitarie locali e nazionali in merito alla vicenda e, dunque, nuove analisi e verifiche sul livello di inquinamento dell’intera città. Ciò in base anche alla notizia relativa al blitz della Guardia di Finanza che ha arrestato 7 imprenditori i quali sversavano liquami all’interno della rete fognaria partenopea. A questo punto ci sembra quanto mai doverosa un’analisi approfondita dell’acqua che sgorga dalle nostre fontane – spiega Pisani -. Che la Marina statunitense istauri subito un rapporto di collaborazione con le nostre istituzioni invece di creare facili allarmismi all’interno del presidio militare. Ci piacerebbe anche sapere cosa intendono i militari statunitensi quando definiscono alcune case consegnate alle famiglie USA come ‘non sicure’ ed in base a quali criteri. Se è necessario adottare misure di sicurezza allora lo si faccia anche per i cittadini partenopei. Come associazione volta alla tutela dei consumatori pretendiamo trasparenza di informazione sulla vicenda ed un interscambio di notizie tra le nostre autorità e quelle americane al fine di salvaguardare, se fosse necessario, l’intera cittadinanza. Che si faccia chiarezza!”
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Rapporto su Ecomafia, primato della Campania. Pisani: "Finora poca prevenzione e verifiche discontinue. Diciamo Basta a questo drammatico fenomeno che danneggia l'ambiente e la salute. Chiediamo sinergia istituzioni-cittadino"
Crescono i crimini contro l'ambiente che nel 2010 sono arrivati a 30.824 accertati, pari a 84 al giorno, 3,5 ogni ora. E questo circolo criminale che colpisce dai rifiuti all'abusivismo edilizio al settore agroalimentare e anche all'archeologia ha prodotto nell'ultimo anno un fatturato pari a 19,3 miliardi di euro. A tracciare lo scenario del crimine contro l'ambiente è 'Ecomafia 2011' di Legambiente presentato oggi a Roma nella sede del Cnel. Pesanti le cifre anche sui rifiuti pericolosi sequestrati, pari a 2 milioni di tonnellate solo in 12 delle 29 inchieste per traffico illecito di rifiuti messe a segno dalle forze dell’ordine nel corso del 2010. Mentre il volume dei traffici illegali di rifiuti, potrebbe coprire 1.117 chilometri. Sono 290 i clan criminali coinvolti nel business dell'ecomafia 2, 20 in più rispetto al 2009.In testa alla classifica dell'illegalità ambientale c'è la Campania con 3.849 illeciti, pari al 12,5% del totale nazionale, 4.053 persone denunciate, 60 arresti e 1.216 sequestri per un affare che ammonta a circa 4 miliardi di euro nel 2010 e gestito da 80 clan malavitosi. E come se ciò non bastasse la regione campana risulta prima della lista anche per quanto riguarda il ciclo illegale dei rifiuti con 786 reati accertati pari, dunque al 13% del totale nazionale, 919 tra persone arrestate e denunciate e 348 sequestri. Seimila sono invece le case abusive edificate nell’ultimo anno con una cementificazione di 180 ettari.
“I dati presentati da Legambiente fanno rabbrividire. L’ecomafia è un fenomeno che presenta diramazioni ovunque ed estremamente insidiose in primis nel campo dello smaltimento dei rifiuti e dell’abusivismo edilizio – commenta l’avvocato Angelo Pisani, presidente dell’associazione NoiConsumatori -. Nonostante i tanti allarmi le autorità hanno fatto ben poco per la prevenzione e per intensificare le verifiche che non si sono mostrate costanti e durature nel tempo. Finora l’ecomafia ha danneggiato gravemente i nostri territori e la salute dei cittadini con discariche fuorilegge ed altamente tossiche incrementando un giro d’affari sporco a vantaggio dei clan criminali. Ma ciò non è accaduto solo in Campania ma in tutto il Paese. Purtroppo in Campania la cattiva amministrazione degli ultimi anni, non in grado di gestire e di far fronte adeguatamente al fenomeno criminale, ha procurato alla cittadinanza ed al patrimonio ambientale gravi problemi che ancora oggi i cittadini subiscono direttamente sulla propria pelle. E’ arrivato il momento di dire Basta e di combattere questo cancro che fa marcire il nostro Paese. Con i dati alla mano adesso è necessario che si riparta, serve una collaborazione attiva e duratura tra istituzioni e cittadini per interventi diretti e appropriati, una sinergia che miri ad una nuova cultura incentrata sul rispetto della legalità e dell’ambiente e sulla sicurezza” - conclude Pisani.
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Risultati progetto Sentieri, emergono dati choc sui decessi. Pisani: "Colpa delle inefficenze locali. A Napoli la situazione è pericolosa. Priorità all'emergenza ambientale!"
Dati choc. Durante il convegno organizzato dall’Istituto Superiore di Sanità tenutosi a Roma sono stati resi noti i risultati del progetto Sentieri sulle quarantaquattro aree più inquinate d’Italia ed è venuto fuori che tra il 1995 e il 2002 sono stati circa 10mila i morti in più nei luoghi esaminati. La stima provvisoria è stata fornita da Marco Martuzzi del centro Europeo per la Salute e l’Ambiente dell’Oms che ha affermato che "Questo è il dato dei morti in più rispetto alla media regionale nelle zone prese in esame. Di sicuro molti di questi sono dovuti alla contaminazione, ma ci sono anche altri fattori, e dire esattamente quanti sono stati causati dall’inquinamento è impossibile". Secondo i dati presentati il 43 e dei decessi è stato provocato dal cancro – per la maggior parte ai polmoni e al fegato - mentre il 19 % da malattie cardiocircolatorio ed il 16 % da quelle all’apparato digerente. "In alcuni casi - spiega Pietro Comba, epidemiologo dell’Iss - come quello di Manfredonia,abbiamo visto che nonostante negli anni ’70 ci sia stata unaforte contaminazione da arsenico, che fa si’ che questo sito sia fra quelli monitorati, la mortalità sia risultata minore, per effetto della bonifica. In altri siti, invece, come quello di Taranto, la mortalità è risultata più alta da tutti i punti di vista".
“I dati presentati al convegno sono impressionanti – commenta l’avvocato Angelo Pisani, presidente dell’associazione NoiConsumatori -. Tra le varie aree segnaliamo che anche la Campania possiede una serie di zone estremamente pericolose e nocive. Per troppi anni gli amministratori locali non hanno fatto nulla per evitare la catastrofe sanitaria ed ambientale e non a caso in molti luoghi, come Pianura o nel casertano, i casi di tumore e di patologie gravi sono aumentati a dismisura negli anni. Discariche illegali contenenti rifiuti nocivi, smog alle stelle, spazzatura ad ogni angolo di strada: a tutto questo la classe politica non ha mai trovato soluzioni concrete che potessero tutelare la salute ambientale e dei cittadini . Lo stesso monitoraggio per le polveri sottili si è rivelato inefficiente! La Campania e la città di Napoli hanno bisogno per prima cosa di ricominciare da capo e la prima urgenza che il nuovo sindaco partenopeo deve affrontare è proprio quella ambientale a cui va data la priorità assoluta. I cittadini sono stanchi di aspettare interventi che non arrivano mai, soluzioni negate, promesse non mantenute! E’ arrivato il momento di dire Basta!”.
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Rifiuti, il latte materno napoletano e casertano è più inquinato. Pisani: "Gli amministratori locali paghino le loro responsabilità. I dati emersi non possono essere trascurati!"
Latte materno inquinato nelle donne che vivono vicino a sversatoi e discariche. Sono i risultati della ricerca Sebiorec che attesta che nelle zone limitrofe ai siti di abbandono dei rifiuti siano stati superati i limiti previsti dalla letteratura internazionale. Rilevato più arsenico, dunque, nel campione di popolazione analizzato nella provincia di Napoli ed in quella di Caserta. “Lo studio – spiega Fabrizio Bianchi del Cnr - non fornisce dati allarmanti evidenti, ma ci sono informazioni utili che indicano correlazioni tra luogo di residenza della popolazione e livelli superiori di presenza di metalli o diossina nel sangue, correlazioni di cui ci si deve occupare perchè non è trascurabile il dato secondo cui tutti i pool più vicini a siti hanno parametri più alti”.Sulla vicenda il presidente dell’associazione NoiConsumatori.it, l’avvocato Angelo Pisani, afferma che “I dati rilevati dal Sebiorec non possono essere assolutamente tralasciati. Sta finalmente venendo alla luce la verità ed il danno inestimabile che le istituzioni locali hanno provocato alla salute dei cittadini e dei loro figli. L’emergenza rifiuti di questi anni e le discariche illegali continuano a causare seri danni all’ambiente ed ai napoletani da troppi anni ormai costretti a vivere in condizioni disumane a causa dell’incompetenza e della malapolitica dei nostri amministratori. Sono necessari un monitoraggio dell'intero territorio e continue analisi per garantire ed accertare l’incontaminazione di tutti quei prodotti destinati alle nostre tavole. Ricordiamo che in alcune zone, come Pianura e Chiaiano, che da decenni sono a contatto con ogni sorta di rifiuti compresi quelli altamente pericolosi, il numero di tumori, di leucemie e di malformazioni è aumentato. Non è un caso, e adesso sta venendo fuori. Ma chi ha responsabilità deve pagare e non passarla liscia come al solito!”
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Emergenza rifiuti, il sì della Regione. Napoli potrà sversare fuori provincia
Con 34 sì (i voti della maggioranza e dell’Idv), 11 astenuti (tutti tra le file del Pd) e 5 contrari: Zecchino (gruppo Caldoro presidente), Ruggiero (Pdl), Lonardo (Udeur), D'Amelio e Del Basso De Caro (tutti e due del Pd) - i socialisti Mucciolo e Oliviero hanno abbandonato l'aula per dissenso - è passata in Consiglio regionale la norma che di fatto abolisce la provincializzazione della gestione del ciclo dei rifiuti. La nuova legge prevede che, qualora il piano di una Provincia non riesca a garantire il pieno rispetto dell'autosufficienza per fondate ragioni oggettive, la giunta regionale, su richiesta della provincia interessata, può ricorrere a soluzioni in altre province. Intanto, da un rapporto della Regione Campania realizzato con l'Istituto superiore della Sanità e il Cnr, emerge che i livelli di inquinanti nel sangue e nel latte materno, pur essendo nella norma, sono comunque più alti delle popolazioni campane che vivono vicino ai siti di sversamento dei rifiuti.
Fonte: http://www.ilmattino.it/
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Arriva il "Munnezza day", i napoletani insorgono all'emergenza rifiuti. Pisani: "Chiediamo subito la raccolta differenziata. Che la politica apra gli occhi davanti all'indignazione della città. Basta con le promesse da marinaio!"
Montagne di rifiuti in strada. I napoletani insorgono. Appuntamento sabato prossimo alle 10 in piazza Dante ed in piazza dei Martiri per il “Munnezza Day”: il giorno dell’indignazione. Ad oggi sono circa 1900 le tonnellate di spazzatura abbandonate in strada, davanti alle scuole, davanti agli ospedali, davanti alle abitazioni. E le maggiori criticità si hanno soprattutto nel quartiere di Pianura e nella zona orientale della città. Lo slogan della protesta è molto forte : ”17 anni di disgrazia: buon compleanno Munnezza!Dove finisce la spazzatura? Come sono gestiti i tuoi soldi? Come tutelano la tua salute? Quando ti riprendi la tua dignità e i tuoi diritti?». Intanto dal Comune di Napoli fanno sapere che il problema da risolvere sta nell’ottenere il consenso per uno sversamento straordinario capace di liberare le strade cittadine. Sul prossimo “Munnezza Day” il Presidente dell’associazione NoiConsumatori.it, l’avvocato Angelo Pisani, afferma che “la protesta indetta per sabato prossimo è il grido disperato ed esasperato di chi si trova a vivere in condizioni vergognose a causa dell’incapacità e degli errori di chi ha governato e continua a governare".“Chiediamo subito una raccolta differenziata dei rifiuti organici ed il porta a porta – spiega Pisani -. La reazione ai rifiuti deve partire dal popolo perché sia la politica locale che nazionale non hanno volontà concreta di sanare la situazione. E’ scoppiata l’ennesima emergenza e nessuno ha fatto nulla. Ma intanto sono i cittadini che vivono a contatto con i sacchetti, che mangiano i prodotti delle terre inquinate, che respirano il cattivo odore della spazzatura e che abitano in strade in cui le condizioni igienico-sanitarie sono degradanti. Le istituzioni hanno il dovere civile e morale di aprire gli occhi davanti all’indignazione di centinaia di cittadini e di intervenire con decisione e concretezza. E’ arrivato il momento di dire basta alle solite promesse ed alle perdite di tempo!”
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Ozono, a marzo buco record Colpa di clima e inquinanti
Guai ad abbassare la guardia nella lotta contro il buco nell'ozono. Gli ultimi rilevamenti satellitari indicano a marzo "una diminuzione record dei livelli di ozono sul settore euro-atlantico dell'emisfero nord" del Pianeta. Detto in altri termini, si è avuta quella che l'Esa, l'agenzia spaziale europea , definisce una "perdita record di ozono sull'Artico" con livelli scesi ai minimi dal 1997. Come è noto questo gas costituisce uno strato in grado di proteggere gli organismi viventi dalle radiazioni ultraviolette nocive del sole ma l'utilizzo di una serie di sostanze chimiche, e in particolare i clorofluorocarburi, negli anni passati ne ha assottigliato fortemente la consistenza. Grazie alla messa al bando di queste sostanze decisa con il Protocollo di Montreal del 1987, il buco nel corso degli anni si è andato gradualmente riducendo, fino all'imprevista frenata delle scorse settimane. Le interpretazioni sui motivi della controtendenza sono però almeno in parte divergenti. Secondo l'Esa la colpa è di "insoliti forti venti, conosciuti come 'vortici polari'". Sarebbero questi vortici ad aver determinato la perdita record di ozono. Praticamente, spiega l'Esa, al Polo Nord "si sono create condizioni simili a quelle che si determinano ogni inverno al Polo Sud". Le temperature della stratosfera nel circolo polare artico cambiano di inverno in inverno, ma "l'anno scorso temperature e quantità di ozono sopra l'Artico sono state piuttosto elevate", come non accadeva dal 1997.
Adesso gli scienziati sono al lavoro per cercare di capire perché gli inverni di questi due anni sono stati così caldi e "se questi eventi casuali sono statisticamente collegati ai cambiamenti climatici globali". Il danno potrebbe non essere però irreparabile. Secondo Mark Weber, dell'università di Brema, "molti studi mostrano come la circolazione" delle correnti nella stratosfera nell'emisfero nord "in futuro potrà aumentare e, di conseguenza, molto più ozono potrà essere trasportato dai tropici a latitudini più elevate e ridurne la perdita". Nel frattempo, però, "nei decenni a venire continueranno ad esserci forti perdite chimiche di ozono nel corso di inverni artici eccezionali".
Diversa l'intepretazione dei dati dell'Omm, l'Oorganizzazione mondiale meteorologica. La distruzione, per l'agenzia scientifica che fa capo alle Nazioni Unite, è dovuta alla persistenza nell'atmosfera di sostanze nocive e ad un inverno molto freddo nella stratosfera. "Se l'area priva di ozono si muove via dal Polo verso latitudini più basse c'è da temere una maggiore radiazione ultravioletta nel corso della prossima stagione", avverte l'Omm. I pericoli sono legati soprattutto a maggiore incidenza di tumori nella pelle e guasti al sistema immunitario. Le zone più a rischio sono Canada, Russia e Alaska.
Fonte: http://www.repubblica.it/ambiente/2011/04/05/news/ozono_polo-14511507/?ref=HREC1-3
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Da auto 'blu' ad auto un po' più... verdi. Avviato il monitoraggio del ministero P.A.
Le auto 'blu' diventeranno un po' più... verdi. Anche se per il momento restano divise in 'blu-blu', 'blu' e 'grigie'. E' stato avviato dal ministero della Pubblica amministrazione il monitoraggio degli autoveicoli pubblici a disposizione delle amministrazioni centrali, regionali e locali: la mole dei questionari compilati sta già riversandosi nei computer di palazzo Vidoni.Intanto la direttiva del ministro Renato Brunetta ha chiesto di valutare la possibilità di ripensare e rivedere al ribasso le cilindrate delle auto a disposizione: un primo passo per ridurre, oltre i costi, anche l'inquinamento, quando Oltreoceano il presidente americano Barack Obama annuncia che entro il 2015 negli Usa i veicoli governativi saranno 'verdi': elettrici, ibridi o alimentati da carburanti ecologici.In Italia, entro il 29 aprile, tutte le amministrazioni pubbliche inserite nell'elenco Istat - già chiamate a non effettuare "spese di ammontare superiore all'80% della spesa sostenuta nell'anno 2009 per l'acquisto, la manutenzione, il noleggio e l'esercizio di autovetture" - dovranno quindi consegnare debitamente compilati i questionari inviati dal ministero per la "rilevazione quantitativa di tutte le autovetture in dotazione alle amministrazioni".In particolare, le amministrazioni pubbliche dovranno aggiornare i dati relativi "al numero di auto utilizzate, assegnate in uso esclusivo e non esclusivo; al numero e alla qualifica degli assegnatari delle autovetture; al numero di auto di servizio a disposizione per le esigenze degli uffici; al costo complessivo delle autovetture e del servizio".Tutto questo distinguendo la 'dotazione' in auto 'blu-blu' "utilizzate dalle alte cariche dello Stato, delle magistrature e delle autorità indipendenti o assegnate agli organi di governo di regioni e amministrazioni locali e ai vertici istituzionali degli enti pubblici centrali e locali"; in auto 'blu' "di servizio"; e in auto 'grigie' "a disposizione degli uffici".Oltre che sul numero complessivo delle auto pubbliche, il monitoraggio ordinato dal ministro della Pubblica amministrazione Brunetta servirà a determinare "il numero delle auto entrate nella disponibilità dell'ente per le acquisizioni intervenute nel 2010; il numero e la tipologia degli assegnatari delle auto di rappresentanza, delle auto di servizio e delle auto a disposizione; le unità di personale adibito alla guida o impegnate nella gestione e nella custodia del parco auto; il costo annuale sostenuto nel 2010 per il personale; la percorrenza complessiva in chilometri e le spese di gestione delle autovetture".Da segnalare, inoltre, "l'eventuale adozione di misure di contenimento della spesa, di ottimizzazione dell'utilizzo del parco autovetture e di trasparenza anche nei confronti dei cittadini". Proprio a tal proposito, da Palazzo Vidoni sono giunti 'suggerimenti utili' per raggiungere lo scopo dichiarato di un risparmio complessivo.Si va dalla valutazione sull'opportunità di procedere alla dismissione del parco autovetture di proprietà alla riduzione del loro numero complessivo; dall'acquisto di autovetture a bassa emissione di agenti inquinanti, alla scelta dei veicoli prestando attenzione alla selezione dei modelli e soprattuto delle cilindrate, che vanno ridotte.Tenendo in considerazione anche le possibilità di ricorrere a contratti di noleggio con o senza conducente o a convenzioni con società di taxi o di trasporto, senza scartare la 'extrema ratio' dell'utilizzo "condiviso con altre amministrazioni per percorsi in tutto o in parte coincidenti".La precedente rilevazione statistica è stata effettuata tra il maggio e il settembre del 2010, quando al quesito del ministero della P.a. rispose il 55% delle amministrazioni centrali, regionali e locali; percentuale che sale al 71% se si escludono i piccoli Comuni. Il parco auto risultava composto da circa 86.000 veicoli, di cui 5.000 'blu-blu' di rappresentanza politico-istituzionale, 10.000 'blu' di servizio con autista e 71.000 'grigie' a disposizione degli uffici per attività operative, senza autista.In particolare, nella pubblica amministrazione centrale, vale a dire in ministeri, agenzie, università, enti pubblici, il parco auto è di circa 3.000 vetture 'blu-blu', 5.500 'blu' e 1.500 'grigie'; mentre nelle amministrazioni regionali e locali solo 2.000 sono 'blu-blu', 4.000 'blu' e oltre 70.000 'grigie'. Si tratta di veicoli di proprietà nell'81% dei casi per le amministrazioni locali e nel 57% per le amministrazioni centrali.Quanto poi alla spesa, i risultati del primo monitoraggio predisposto da palazzo Vidoni hanno messo in risalto che la spesa media annuale, onnicomprensiva anche di consumi, ammortamento, stazionamento e personale, è di 138.000 euro per ogni auto 'blu-blu', di 80.000 euro per ogni auto 'blu' e di 16.000 euro per ogni auto 'grigia'. Per una spesa totale dell'intero parco autovetture pari a circa un miliardo di euro.
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Ecopass e isole pedonali per fermare il caos traffico in città
Lo sviluppo sostenibile di una città è diventato un obiettivo prioritario anche in seguito agli specifici e recenti orientamenti comunitari e per effetto delle normative sempre più stringenti sulle emissioni di anidride carbonica e di Pm10. L'area metropolitana di Napoli polarizzata e policentrica copre il 14% dell'intera area regionale, e il 63% del totale degli abitanti (3,5 milioni) determinando così una densità tra le più alte nel mondo: 1900 abitamti per Kilometro quadrato, più del doppio di Milano. Su un territorio con queste caratteristiche assume un ruolo di primaria importanza il tema della mobilità sostenibile, dei cittadini e delle imprese, anche in relazione all’esigenza di garantire una ottimale accessibilità tra le diverse parti del territorio.
Questioni aperte e proposte di intervento
Dopo anni di crisi, Napoli deve ritornare a crescere sia dal punto di vista territoriale, attraverso la costituzione dell'area metropolitana, sia sul fronte della qualità della vita e dei servizi. In questa cornice vanno collocati i progetti sulla mobilità sostenibile.Occorre partire da una analisi di contesto per modulare i contenuti specifici degli interventi. Secondo le statistiche stilate da Legambiente, Napoli è la città italiana con il più alto numero di giorni nei quali viene superato il valore-limite di concentrazione di Pm10. E ciò si verifica nonostante lo sviluppo del trasporto pubblico locale. Il quadro attuale del sistema della mobilità è caratterizzato dai seguenti fattori: il parco veicolare più vecchio e obsoleto; il più alto rapporto tra parco veicolare e superficie comunale; la più alta dotazione di infrastrutture ferroviarie metropolitane e regionali; l’assenza di iniziative di mobilità sostenibile ed innovative (piste ciclabili, bike sharing, car sharing, car pooling).È del tutto evidente che l’ottimizzazione del progetto di metropolitana regionale deve correre di pari passo ed integrarsi con gli interventi più complessivi sul sistema della mobilità. In questa direzione si dovrà operare su alcune fondamentali opzioni:
1) I servizi di trasporto pubblico su gomma andranno riorganizzati ed ottimizzati in funzione anche dei nuovi servizi ferroviari. Ciò è indispensabile per eliminare le sovrapposizioni e assegnare agli autobus il ruolo di servizi di collegamento alla rete ferroviaria metropolitana.
2) Andrà migliorata la qualità dei servizi di trasporto pubblico locale, in particolare per quanto riguarda la pulizia dei treni, il miglioramento del comfort di viaggio, l'informazione all'utenza e la puntualità. In questo ambito dovranno sviluppare azioni mirate le Aziende di trasporto pubblico locale. Altra questione è legata ai livelli di efficienza e alla riorganizzazione delle aziende di trasporto pubblico locale del Comune, in particolare per l'ANM che attualmente presenta una situazione gestionale critica. Si deve intervenire mettendo fine ad una gestione aziendale talvolta basata su logiche politiche e clientelari, favorendo appieno il processo di liberalizzazione dei servizi attraverso procedure di gara che individuino il gestore più qualificato dei servizi coerentemente con la normativa nazionale e gli indirizzi adottati in ambito regionale.
Altra possibilità prevista dalla normativa da poter mettere in campo è quella della gara a doppio oggetto, con la messa a gara dei servizi e di almeno il 40% della società favorendo in questo modo un processo di privatizzazione dell'azienda (da verificare quanto previsto dall'art.23 bis sui servizi pubblici locale). Prevedere interventi di road pricing (Ecopass) per recuperare risorse per lo sviluppo del trasporto pubblico e della mobilità sostenibile.
Ecopass, Ztl e Aree pedonali
Un possibile significativo intervento per reperire risorse per il potenziamento del trasporto pubblico locale e lo sviluppo di una mobilità sostenibile è dato dall'introduzione di politiche di road pricing e, in particolare, di un'area Ecopass, analogamente a diverse esperienze internazionali (a cominciare da quelle di Stoccolma o di Londra che interessa un'area di 41 kmq e un ricavo di 121 M€) e a quella di Milano.L'Ecopass di Milano ha fatto registrare risultati molto interessanti sul fronte della riduzione del traffico e dell'incidentalità, dell'aumento dell'uso del trasporto pubblico, del minor impatto ambientale (nel 2008: - 5.000.000 veicoli inquinanti nel centro di Milano, + 35.000.000 persone che hanno utilizzato i mezzi pubblici nel 2008, , - 62 giorni di superamento dei limiti per le polveri sottili nel centro di Milano rispetto alla media degli ultimi 6 anni, - 14,4% incidenti nel centro di Milano) e dei ricavi ottenuti (oltre 12 milioni di euro). Gli introiti dell'ecopass di Milano sono stati destinati al potenziamento del trasporto pubblico, ad interventi di mobility management, e al bike-sharing. Gli interventi di road pricing come l'ecopass assumono anche una certa valenza sociale: prevedono, infatti, di far pagare di più chi inquina, destinando le maggiori risorse allo sviluppo del trasporto pubblico o a interventi di mobilità sostenibile.
La proposta è, quindi, quella di introdurre in una zona significativa del centro della città di Napoli un'area ecopass, con una costo di attraversamento che può essere definito proporzionalmente ai tassi di inquinamento prodotti dai mezzi e alle distanze percorse. Tale intervento può rappresentare una fonte importante di introiti da destinare allo sviluppo del trasporto pubblico e, in particolare, ai nuovi servizi della metropolitana. Recuperare qualità dell'ambiente urbano attraverso la previsione di aree pedonali vere (ad esempio a Chiaia e nel Centro antico) e di ZTL all'interno delle aree servite dal ferro l'intero centro antico circondato dalle linee di metro 1 e 2.
Per fare questo occorre anche tener ben presente il problema della sosta da poter risolvere attraverso nuovi parcheggi fuori strada. Ed ancora promuovere servizi di trasporto innovativi ed ecocompatibili (bike sharing, piste cilabili, car sharing, car pooling, taxi collettivo, percorsi pedonali). La città di Napoli al momento, a differenza di molte altre città e capoluoghi italiani, soprattutto del Nord, si presenta completamente priva di iniziative sul fronte dei servizi di trasporto innovativi ed ecocompatibili. Si tratta di iniziative che in molte città del nord ed anche nella capitale stanno riscuotendo interesse e successo quali: bike sharing, piste cilabili, car sharing, car pooling, percorsi pedonali.
Servizi alternativi eco-sostenibili
Per queste considerazioni occorre che anche Napoli metta in campo azioni ed iniziative mirate. Nel dettaglio alcune indicazioni operative:
1) Realizzare piste ciclabili che, ad esempio, rendano accessibili i nodi ferroviari di interscambio, le stazioni e fermate del TPL, i luoghi a vocazione turistica mirati verso il turismo, l'accessibilità verso luoghi di grande capacità attrattiva.
2) Promuovere servizi di bike sarin, car sharing, car pooling e taxi collettivo.
3) Sperimentare interventi di moderazione del traffico sugli spazi stradali, per migliorare la sicurezza, l'accessibilità, l'abbattimento delle barriere architettoniche. Andrà poi previsto l’uso degli spazi per bambini ed anziani nei quartieri e la realizzazione di percorsi guidati verso le fermate del Trasporto pubblico locale.
4) Garantire la manutenzione ordinaria e straordinaria delle strade della città di Napoli al fine sia di ottenere sia condizioni di sicurezza della circolazione, che favorire il turismo anche attraverso meccanismi di gara innovativi.
Le cifre possono da sole dare il senso dell’importanza e della complessità dell’intervento di manutenzione. - Rete principale: 280 Km (compresi 30 Km di Grandi Assi - Rete comunale (totale): 1200 km - Superficie Rete principale: 5.500.000 mq. - Superficie rete comunale: 13.000.000 mq. - Pavimentazione della rete principale è composta per il 30% dall’impiego di materiali lapidei (cubetti di porfido o pietra vesuviana, basolato) e per il 70% da pavimentazioni bituminose.
Fonte: http://www.ilmattino.it/articolo.php?id=144179&sez=NAPOLI
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Rifiuti, si va verso la catastrofe. Pisani: "Le istituzioni continuano a perdere tempo a discapito della salute dei cittadini. In più di dieci anni mai una soluzione adeguata!Assurdo!"
Emergenza rifiuti. Una tragica situazione che sembra non aver mai fine. E se da un lato si invocano nuove discariche dall’altro quelle già esistenti sono ko. A terra restano circa 1900 tonnellate di rifiuti, ma i numeri sono destinati a salire. Agli impianti Stir compreso Caivano, che doveva essere ingolfato di «frazione liquida» , si sono conferiti «quasi» i rifiuti prodotti giornalmente ,1047 tonnellate. Si ragiona in termini di quantità conferite «giornalmente» e forse entro domenica si arriverà alle 3 mila tonnella pronosticate dall'Asìa. Il pericolo sanitario aumenta a Poggiorale, Ponticelli e soprattutto s Pianura dove i rifiuti cominciano ad ostruire persino la viabilità delle auto. Dal canto suo l’assessore comunale all’Igiene Giacomelli afferma che “non si riuscirà a smaltire l’arretrato se non sarà assicurata la disponibilità di nuovi impianti”. Sulla questione interviene il presidente dell’associazione NoiConsumatori.it che punta il dito contro "l’incapacità di Comune, Provincia e Regione di risolvere il problema che attanaglia la città partenopea da oltre 10 anni”.“Palazzo San Giacomo – spiega Pisani – continua a non assumersi le proprie responsabilità in questa vergognosa situazione! Sono mesi e mesi che il servizio di raccolta differenziata non funziona, era inefficiente ancor prima che le condizioni cittadine si facessero così critiche. L’assurdità è che si persiste nel rimandare il problema all’ ipotetica realizzazione di impianti di compostaggio. Ma i luoghi non ci sono! Non ci sono zone idonee a farlo, il rischio è quello di causare un nuovo disastro ambientale! Siamo indignati – conclude Pisani – perché a distanza di oltre dieci anni dallo scoppio dell’ emergenza rifiuti non esiste ancora un piano valido capace di sanare il problema. Aumentano i tumori, le malattie, i rischi e la paura ma le istituzioni locali continuano a perdere tempo. Siamo stanchi! Diciamo BASTA allo scempio selvaggio di una città che prima era considerata la più bella del mondo mentre adesso è famosa per la ‘monnezza’!”
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Campania, report choc diossina. La Regione aveva i dati ma non li ha diffusi. Pisani: "Pretendiamo sapere i motivi che hanno determinato il silenzio istituzionale. Vogliamo nuovi test pubblici!"
Rapporto choc e diossina nel sangue dei napoletani e dei casertani. Un report che ha sconvolto i cittadini. In molti nei palazzi istituzionali ne erano a conoscenza. I risultati delle analisi del report Sebiorec, commissionato dalla giunta regionale nel 2007, sono stati resi noti alla Regione un anno fa ma in merito l’ente non ha fatto trapelare nulla. E proprio un anno fa l’assessore regionale all’ambiente, Giovanni Romano, prometteva che i risultati del rapporto sarebbero stati diffusi pubblicamente entro il 13 ottobre 2010."Ci sono problemi di editing del rapporto finale – hanno fatto sapere poi i responsabili dell’assessorato - è necessario stabilire un minimo di strategia di comunicazione di questi dati, strategia da proporre alla Regione che deciderà". Ad oggi Palazzo Santa Lucia, come riportato dal Corriere del Mezzogiorno, replica sul caso Sebiorec affermando che “non esistono casi di concentrazioni tali da determinare livelli di allarme sanitario. La Regione ha commissionato all’Istituto Superiore della Sanità lo studio epidemiologico e di biomonitoraggio sui livelli di accumulo di contaminanti organici e di alcuni metalli pesanti presenti nel sangue e nel latte materno in gruppi di popolazione in alcuni comuni delle province di Napoli e Caserta". I risultati di tale studio, per quel che riguarda le “diossine”, "se confrontati a quelli condotti nell’ultimo decennio su vari gruppi di popolazione nazionali ed extranazionali, rientrano nella normalità. Anche i dati relativi ai livelli di arsenico, cadmio, mercurio e piombo, rilevati nel sangue della popolazione generale residente nelle aree prese in considerazione in questo studio, sono in linea con le concentrazioni riportate nella letteratura internazionale”.“Un allarme provocato esclusivamente dalla Regione Campania che inspiegabilmente non ha reso noti i risultati delle analisi pur conoscendoli molto bene – commenta l’avvocato Angelo Pisani, Presidente dell’associazione NoiConsumatori -. Promesse fatte al vento, cittadini presi in giro, una chiusura totale dell’ente alla comunicazione pubblica. Ci chiediamo quali siano le motivazioni latenti che hanno causato questo assurdo silenzio e non hanno permesso, a detta dei responsabili regionali, la formazione di una strategia comunicativa adatta. Da tantissimo tempo napoletani e casertani si stanno battendo per far venire fuori la verità sulla nocività dei nostri territori dovuta ai rifiuti tossici. Eppure le tante proteste e manifestazioni sono sempre rimaste inascoltate – spiega Pisani -. Adesso pretendiamo nuove analisi per far luce sulla vicenda. In ballo c’è la salute dei cittadini che dovrebbe essere l’interesse primario di un’istituzione ed invece finora nessuno ha realmente agito per i campani ma solo per interessi propri!”“Inoltre si è appena appreso – conclude Pisani – che la vecchia discarica di Pianura oltre a ricevere rifiuti speciali e pericolosi dalla Campania, dal 1987 al 1996 ha contenuto anche gli sversamenti velenosi provenienti da tutta Italia. Chiediamo nuovi rilevamenti e nuovi test pubblici!”
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Napoli, inquinamento portuale alle stelle. Pisani: "Non c'è mai stato un intervento in grado di tutelare davvero i cittadini anche se le soluzioni ci sono. Colpa delle istituzioni incompetenti!"
L’inquinamento di Napoli? Sempre più alto. E adesso proviene anche dal porto. Nonostante la rivelazione sconcertante dell’ultimo rapporto Ispra, che ha indicato la città partenopea come la metropoli più colpita dalle emissioni di Pm10 - particelle presenti nell’atmosfera costituite da polvere, fumo e microgocce, nocive per l’apparato respiratorio umano - provenienti dalle navi ormeggiate in porto, nulla è stato fatto finora dalle istituzioni per ottenere un miglioramento. Ad oggi molte imbarcazioni mercantili, traghetti e navi da crociera che sostano nei moli partenopei continuano a tenere in funzione i motori contribuendo all’inquinamento dell’aria già avvelenata dalle polveri sottili. A detta di molti le soluzioni per risolvere la situazione ci sarebbero ma probabilmente non vengono attuate perché considerate troppo costose. “Le Istituzioni in questa vicenda hanno molte colpe – afferma l’avvocato Angelo Pisani, Presidente di NoiConsumatori.it -. Innanzittutto è dal 2005 che vige la normativa in base alla quale viene negato qualsiasi scarico di sostanze inquinanti nelle aree portuali, punibile con pesanti sanzioni penali. Eppure pur essendo a conoscenza della situazione il Comune di Napoli e le istituzioni competenti non hanno né punito i responsabili delle emissioni inquinanti nè hanno trovato una soluzione perché, citando l’inchiesta pubblicata sul Corriere del Mezzogiorno, considerata probabilmente troppo dispendiosa. Il tutto rigorosamente a danno della salute dei cittadini napoletani che rischiano ogni giorno serie patologie respiratorie. Il Comune finora ha preso in giro i cittadini con i tanti ed inefficaci divieti di circolazione delle auto,che avrebbero dovuto limitare ed abbassare il livello delle polveri sottili in città ma che di fatto si sono rivelati inconsistenti e problematici per la viabilità. Non ci sono mai stati interventi concreti in grado di tutelare davvero la salute dei napoletani. Siamo indignati per quanto continua ad accadere in città e per la noncuranza delle istituzioni dettata da anni di malgoverno e cattiva gestione del denaro pubblico”.
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Sardegna, ordinata riesumazione di 20 pastori
Il procuratore della Repubblica di Lanusei Domenico Fiordalisi ha ordinato la riesumazione di venti allevatori morti fra il 1995 ed il 2010 a causa di tumori al sistema linfo-emopoietico. Tutti, secondo quanto è stato possibile apprendere, avrebbero condotto al pascolo le loro greggi sui terreni del Poligono sperimentale interforze di Perdasdefogu-Salto di Quirra. I resti umani riesumati saranno analizzati dal fisico nucleare Evandro Lodi Rizzini, direttore del Dipartimento di Chimica e fisica dell'Università di Brescia e membro del Cern di Ginevra, che è stato incaricato dal procuratore Domenico Fiordalisi di eseguire gli esami peritali con metodiche che consentano di individuare eventuali tracce di contaminazioni radioattive o tossiche. Gli esami, come già accaduto nel caso di quelli effettuati in un laboratorio francese sui resti di un soldato reduce dei Balcani, Ludovic Acariès, morto a 27 anni per un linfoma non Hodgkin, dovranno individuare anche le correlazioni tra la causa delle morti e l'inquinamento che si sospetta possa esserci nell'area del Poligono. Il prof. Lodi Rizzini sarà affiancato da un medico legale. Nel fascicolo processuale contro ignoti aperto dalla procura di Lanusei è stato aggiunto intanto anche un nuovo capo di imputazione: omicidio colposo con dolo. La Squadra Mobile della Questura di Nuoro è stata incaricata di predisporre gli atti per la riesumazione delle 20 salme che avverrà probabilmente a partire dalla prossima settimana.
Fonte: www.ansa.it
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Lo smog nelle città italiane: «Si vive nove mesi in meno»
È come se un piccolo Comune, ogni anno, scomparisse dalla Pianura Padana: cancellato dagli effetti dell'inquinamento. Sono 7 mila le morti premature provocate ogni dodici mesi dallo smog nelle regioni del Nord. C'è poi un dato statistico più generale: «In Italia ogni cittadino perde in media 9 mesi di vita per l'esposizione» alle polveri sottili, spiega Marco Martuzzi, uno dei responsabili del Centro europeo ambiente e salute dell'Organizzazione mondiale della sanità.
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Una conferma per Vancouver. E' (ancora) la città dove si vive meglio.
Cercate un posto dove vivere? Vancouver è quello che fa per voi. La terza città del Canada è stata, infatti, eletta la più vivibile del pianeta per il quinto anno consecutivo nella classifica stilata dall’«Economist Intelligence Unit», gruppo di ricerca legato al famoso quotidiano finanziario, che mette in fila 140 località di tutto il mondo in base a 30 parametri, fra cui la tutela della salute, la cultura, l’ambiente, l’educazione e la sicurezza personale. Analisi alla mano, Vancouver ha ottenuto il punteggio più alto (98 su 100) per il suo mix di stabilità e infrastrutture e il voto non è cambiato rispetto all’anno precedente. Medaglia d’argento per Melbourne e bronzo per Vienna, unica città europea insieme con Helsinki, sesta. E proprio l’esigua presenza del Vecchio Continente è fra le cose che più saltano all’occhio guardando la top-ten del 2011, dominata da città di media grandezza (nessuna però che possa fregiarsi della definizione di «metropoli») e con una storia alle spalle tutto sommato abbastanza recente (parliamo di pochi secoli). La conferma arriva dalle posizioni numero 4 e 5, dove troviamo le canadesi Toronto e Calgary, mentre l’Australia conquista la parte finale della classifica con Sydney, Perth e Adelaide, rispettivamente settima, ottava e nona. Chiude la neozelandese Auckland.
LA RICERCA - «Le città di medie dimensioni nei paesi sviluppati con una densità di popolazione relativamente bassa tendono ad ottenere un punteggio elevato grazie non solo ai benefici culturali ed infrastrutturali che offrono – ha spiegato il curatore della ricerca, Jon Copestake – ma anche ai pochi problemi legati alla criminalità e al traffico che mostrano di avere». Ecco perché metropoli come New York o Londra non si piazzano proprio benissimo (guarda la classifica), visto che sono entrambe oltre la posizione numero 50 (56 per la prima e 53 per la seconda) e se la prima città americana è Pittsburgh (29°), Los Angeles guadagna tre posti rispetto all’anno scorso ed è 44°, mentre tornando in Europa, Ginevra è 12° con Osaka (che supera Tokio, 18°) e Parigi 16°. Guardando, invece, alla Cina, la sorpresa in questo caso riguarda Pechino, solo 72° e surclassata dalla ex colonia Hong Kong, che è stata inserita in 31° posizione. E dopo aver reso merito alle città meglio vivibili al mondo, la classifica si occupa anche di quelle che lo sono meno: in questo caso, ad aprire la top-ten è Harare, la capitale dello Zimbawe, che conferma il pessimo risultato della passata edizione con 37,5 su 100. A seguire, Dhaka, capitale del Bangladesh e Port Moresby (Papua Nuova Guinea), senza dimenticare Lagos (Nigeria), Algeri, Teheran e Dakar, mentre in decima posizione troviamo Colombo, la capitale dello Sri Lanka.
Fonte: Corriere Sera
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Inquinamento a Napoli circolazione vietata dalle 7,30 fino alle 17,30
Anche oggi, venerdì, è stato modificato l'orario relativo al divieto di circolazione sul territorio cittadino: dalle 7.30 alle 17.30. I dati rilevati dalle centraline dell'Arpac, nonchè le eccezionali condizioni meteorologiche favorevoli al ristagno delle polveri sottili hanno indotto i tecnici comunali a chiedere all'amministrazione il rafforzamento dei provvedimenti strutturali in corso (cosiddetta maxi-ztl ambientale).
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Inquinamento a Napoli, Pm10 ancora alte giovedì e venerdì maxi-ztl sino alle 17.30
Gli assessorati all'Ambiente ed alla Polizia Locale del Comune di Napoli rendono noto che è stato modificato l'orario relativo al divieto di circolazione sul territorio cittadino: giovedì 10 febbraio dalle ore 7.30 alle ore 17.30 e venerdì 11 febbraio dalle 7.30 alle 17.30. I dati rilevati dalle centraline dell'Arpac, nonchè le eccezionali condizioni meteorologiche favorevoli al ristagno delle polveri sottili hanno indotto i tecnici comunali a chiedere all'amministrazione il rafforzamento dei provvedimenti strutturali in corso (cosiddetta maxi-ztl ambientale). L'ordinanza prevede le stesse modalità di applicazione della vigente delibera 2285 del 30 dicembre 2010, ossia esclusione dal divieto di autoveicoli euro 4 e alimentati a GPL o metano, nonchè i mezzi a due ruote euro 2 ed euro 3.
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