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Esodati: Fornero, decreto poi soluzione per altri
Il decreto sui 65 mila salvaguardati dall'allungamento dell'età pensionabile è pronto ma il Governo subito dopo si metterà con le parti sociali a cercare una soluzione per gli altri esodati che sono fuori da questo intervento. Lo ha detto il ministro del Lavoro Elsa Fornero parlando alla Camera per il rapporto annuale dell'Inps. Il presidente dell'Inps, Antonio Mastrapasqua, ha sottolineato che la condizione di tutti gli esodati ''deve trovare una soluzione che valga per tutti, non solo per il contingente'' di 65.000 lavoratori salvaguardati, individuati dal decreto che dovrebbe essere emanato a giorni dal ministro del Lavoro e da quello dell'Economia. Duro la reazione di Susanna Camusso, segretario della Cgil: ''Una soluzione in due tempi per gli esodati e' un disprezzo nei confronti delle persone''.
INPS: 52% PENSIONI SOTTO 1.000 EURO - Oltre 7,2 milioni di pensionati Inps, pari al 52,1% del totale ha un reddito pensionistico complessivo inferiore a 1.000 euro al mese. Lo si legge nella Relazione annuale Inps sul 2011 secondo la quale il reddito pensionistico medio è di 1.131 euro. Se si guarda al complesso delle pensioni in essere sono sotto 1.000 euro il 77% degli assegni. L'Inps sottolinea come solo il 2,9% dei pensionati 403.000 persone possa contare su piu' di 3.000 euro al mese mentre il 76,2% (oltre tre quarti del totale) deve fare i conti con meno di 1.500 euro. Hanno meno di 500 euro di reddito pensionistico al mese 2,39 milioni di pensionati, il 17,2% del totale. Il reddito pensionistico medio (1.131 euro) dei pensionati e' superiore alla pensione media (770 euro) perche' i pensionati possono essere titolari di piu' trattamenti. Al 31 dicembre 2011, sottolinea l'Inps, i pensionati dell'Istituto erano 13.941.802 (16,6 milioni se si considerano anche i pensionati Inpdap e Enpals), 59% dei quali donne. Le donne percepiscono il 44% del totale degli importi pensionistici mentre gli uomini che rappresentano il 41% del totale dei pensionati possono contare sul 56% dei redditi da pensione. Il reddito pensionistico medio e' di 1.131 euro in aumento del 4,33% rispetto ai 1.084 euro del 2010 (ma il dato risente delle nuove pensioni con importo piu' alto rispetto a quelle estinte). L'importo medio delle pensioni (sia previdenziali che assistenziali) e' pari a 770 euro. Le pensioni previdenziali (ovvero quelle che traggono origine da contribuzione) hanno un importo medio di 859 euro mentre quelle assistenziali valgono in media 399 euro. Il valore medio delle pensioni percepite dalle donne (569 euro) e' notevolmente inferiore a quello dell'assegno medio degli uomini (1.047 euro). Cio' e' dovuto alla maggiore presenza femminile fra i titolari di prestazioni assistenziali (di importo piu' basso) sia ai valori medi delle pensioni previdenziali, piu' basse per le donne (che sono titolari soprattutto delle pensioni di vecchiaia mentre gli uomini sono largamente prevalenti tra i titolari delle pensioni di anzianita' che hanno importi medi piu' alti. Se si guarda agli importi delle pensioni (18,3 milioni di assegni compresi 2,7 milioni di invalidita' civile) quasi la meta' (9 milioni di trattamenti pari al 49,1%) e' inferiore ai 500 euro mentre un altro 27,9% e' tra i 500 e i 1.000 euro (il 77% del totale quindi e' sotto i 1.000 euro). Solo 265.143 assegni sono superiori a 3.000 euro e tra questi solo 20.092 erogati a donne. Il 59,7% delle pensioni erogate a donne e' sotto i 500 euro.
NEL 2011 1,4 MILIONI LAVORATORI IN CASSA INTEGRATIZIONE - Nel 2011 sono stati interessati alla cassa integrazione oltre 1,4 milioni di lavoratori (il 10,7% del totale dei lavoratori dipendenti) con un calo del 7,6% sul 2010: e' un asltro dato emerso dal Rapporto annuale dell'Inps secondo il quale in media si e' rimasti in cassa due mesi e quattro giorni. Sulla base delle ore effettivamente utilizzate di cig (531,8 milioni di ore a fronte dei 973 milioni autorizzati alle aziende nell'anno) emerge che le unita' lavorative annue non utilizzate nell'intero 2011 sono state 265.942. Ma se per la cassa integrazione ordinaria i conti sono in attivo (1.294 milioni di spesa Inps tra indennità e contribuzione figurativa a fronte di 2.710 milioni di contributi versati dalle aziende) la cassa straordinaria è in rosso con 2.362 milioni di spesa (1.311 le indennità e 1.051 milioni la contribuzione figurativa) a fronte di appena 1.042 milioni di contributi. Per la cassa in deroga la situazione è ancora più preoccupante con 1.355 milioni di costo complessivo nell'anno a fronte di appena 25 milioni di contributi (per la cassa in deroga non sono previsti contributi a carico di aziende e lavoratori come accade per cig e cigs). La spesa per la disoccupazione è stata pari a 6.544 milioni ai quali si aggiungono 5.104 milioni per la contribuzione figurativa (solo 3.481 milioni di contributi versati nell'anno). Per l'indennità di mobilità l'Inps ha speso nell'anno 1.401 milioni di euro e 1.040 milioni per la contribuzione figurativa (a fronte di 640 milioni di contributi versati). I beneficiari dell'indennità di disoccupazione ordinaria non agricola sono stati 494.335 (526.058 i beneficiari della disoccupazione ordinaria agricola). La disoccupazione con requisiti ridotti è stata concessa a 495.891 persone per quella non agricola e 5.810 per quella agricola. Le ore di cassa integrazione autorizzate alle aziende nel complesso nel 2011 sono state 973 milioni con un calo del 18,8% sul 2010.
http://www.ansa.it/web/notizie/rubriche/economia/2012/05/29/Inps-7-2-mln-pensionati-52-sotto-1000-euro_6948139.html
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Congedi e permessi per assistenza a disabili gravi: i chiarimenti sulle novità
Con la circolare 6 marzo 2012, n. 32 l’INPS interviene in materia di congedi e permessi per l’assistenza a disabili in situazione di gravità, fornendo alcune indicazioni operative rispetto alle disposizioni introdotte dagli articoli 3, 4, e 6 del d.lgs. n. 119 del 18 luglio 2011, n. 119.Tra le novità maggiormente rilevanti introdotte dal d.lgs. 119/2011 vi sono quelle relative alle modalità di fruizione del prolungamento del congedo parentale, alla concessione del congedo straordinario, ai permessi per l’assistenza a più persone disabili in situazioni di gravità: temi sui quali si sofferma la circolare n. 32.In particolare, per quanto riguarda le ipotesi di fruizione del prolungamento del congedo parentale, si stabilisce la possibilità, fruibile alternativamente da parte di ciascun genitore, di beneficiare del prolungamento per un periodo massimo di tre anni da godere entro il compimento dell’ottavo anno di vita del disabile in situazione di gravità. In buona sostanza la previsione incide sulla possibilità per i genitori di continuare a fruire, in alternativa a tale beneficio, dei riposi orari retribuiti fino al compimento del terzo anno di vita del bambino.Con riferimento ai permessi per l’assistenza a più persone disabili in situazione di gravità – si legge nella circolare INPS – l’art. 6 del d.lgs. n. 119/2011 restringe la platea dei destinatari, dovendosi intendere la norma nel senso che il cumulo di più permessi in capo allo stesso lavoratore è ammissibile solo a condizione che il familiare da assistere sia il coniuge o un parente o un affine entro il primo grado o entro il secondo grado qualora uno dei genitori o il coniuge della persona disabile in situazione di gravità abbiano compiuto i 65 anni o siano affetti da patologie invalidanti o siano decaduti o mancanti.Di notevole impatto applicativo la previsione della circolare INPS relativamente alla documentazione da presentare per quei dipendenti che usufruiscano dei permessi per assistere la persona in situazione di handicap grave residente a distanza superiore ai 150 km. Infatti, vista l’attribuzione in capo al dipendente dell’onere della prova – come indicato dal d.lgs. n. 119/2011 -, il dipendente che abbia usufruito dei permessi, dovrà provare di essersi effettivamente recato nei giorni di fruizione degli stessi presso la residenza del familiare da assistere, mediante l’esibizione del titolo di viaggio o altra documentazione idonea.In definitiva, viene indicato al dipendente di servirsi preferibilmente dell’uso di mezzi di trasporto pubblici, in quanto consentono di esibire al datore di lavoro il titolo di viaggio. Nel caso di utilizzo di mezzi privati, la circolare rimane generica evidenziando la necessità per il dipendente di munirsi di idonea documentazione comprovante l’effettiva presenza in loco.L’assenza non potrà essere giustificata a titolo di permesso ex lege 104/92 nell’ipotesi in cui il lavoratore non riesca a produrre al datore di lavoro la idonea documentazione prevista. L’INPS, inoltre, informa che sono in corso di aggiornamento i modelli di domanda che terranno conto delle innovazioni introdotte e saranno pubblicati nel sito internet alla sezione “modulistica on line”.Ulteriori indicazioni vengono fornite in tema di accertamento delle condizioni e alle conseguenze derivanti dalle dichiarazioni mendaci rilasciate da chi non abbia diritto ad usufruire dei permessi di questo tipo. In particolare, nella circolare si preannuncia che annualmente l’INPS provvederà alla verifica a campione delle situazioni dichiarate dai lavoratori richiedenti i permessi.
http://www.altalex.com/index.php?idnot=17465
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Vola Cig a febbraio,+49% Laureati, boom di precari
Torna a correre la cassa integrazione: a febbraio - secondo i dati diffusi dall'Inps - le aziende italiane hanno chiesto l'autorizzazione per 82 milioni di ore di cig con un aumento del 49,1% rispetto ai 55 milioni di gennaio (dato più basso dall'agosto 2009) e del 16,8% rispetto a febbraio 2011. Vola la cassa in deroga (+134% su gennaio).
Nel complesso - segnala l'Inps nei primi due mesi dell'anno sono state autorizzate alle aziende 136,9 milioni di ore di cassa integrazione a fronte dei 130,2 milioni del 2011 (+5,1%). "Il dato di febbraio 2012 - si legge in una nota dell'Istituto di previdenza - fa registrare una inversione di tendenza rispetto all'ultimo quadrimestre, in cui il numero di ore autorizzate è costantemente diminuito, sia in termini assoluti, sia in confronto agli stessi mesi dell'anno precedente". Gli interventi ordinari (CIGO) a febbraio sono aumentati del 23,9% rispetto a gennaio (da 20,3 a 25,1 milioni di ore) e del 31,4% rispetto a febbraio 2011 (erano state autorizzati 19,1 milioni di ore di cigo). La cassa integrazione ordinaria chiesta dalle imprese industriali è aumentata del 56% rispetto ad un anno fa, mentre la cigo relativa al settore edile registra una diminuzione tendenziale del 21,5%. Gli interventi straordinari (CIGS) di febbraio autorizzati ammontano a 25,8 milioni di ore con un aumento del 20,4% rispetto a gennaio e una diminuzione rispetto al febbraio 2011 del 10,9% .
La variazione negativa su base tendenziale è da attribuire al settore industriale, che registra un calo del 19,1% rispetto alle ore autorizzate a febbraio 2011. Volano invece gli interventi in deroga (CIGD). A febbraio le ore autorizzate per questo tipo di ammortizzatore sono state 31,1 milioni a fronte di 22,1 milioni di febbraio 2011 (+40,4%) e dei 13,3 milioni di gennaio 2012 (+133%). "Le ore di cassa integrazione autorizzate in febbraio, che come di consueto superano quelle di gennaio - commenta il presidente dell'Inps, Antonio Mastrapasqua - segnano una interruzione nell'andamento tendenziale degli ultimi tempi, che si presentava in costante discesa. Occorrerà comunque aspettare i prossimi mesi per comprendere qual è l'effettiva tendenza di questo 2012".
http://www.ansa.it/web/notizie/rubriche/economia/2012/03/06/visualizza_new.html_128178731.html
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Aumentano gli assegni per nucleo familiare e maternità concessi dai Comuni
L’importo dell’assegno mensile di maternità, spettante nella misura intera, per le nascite, gli affidamenti preadottivi e le adozioni senza affidamento avvenuti dal 1.1.2012 al 31.12.2012 sale a complessivi 1.623,95 euro (324,79 euro al mese per cinque mensilità).
E' quanto stabilisce l'INPS con la Circolare 1° marzo 2012, n. 29 con la quale vengono comunicati i nuovi importi delle prestazioni sociali e dei limiti di reddito validi per l'anno 2012 relativi all'assegno per il nucleo familiare e all'assegno di maternità concessi dai Comuni.
L'assegno per il nucleo familiare da corrispondere agli aventi diritto per l'anno 2012 è pari, nella misura intera, a Euro 135,43: per le domande relative al medesimo anno, il valore dell'indicatore della situazione economica, con riferimento ai nuclei familiari composti da cinque componenti, di cui almeno tre figli minori, è pari a Euro 24.377,39.
http://www.altalex.com/index.php?idnot=17413
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Pensioni di Invalidità, l'ora dei tagli Scatta la revoca per una su tre
Aumenta il numero delle prestazioni d'invalidità civile (pensioni e assegni di accompagnamento) revocate in seguito a visita medica di controllo. Aumenta sia in termini assoluti sia in percentuale. Nel 2011 il campione di invalidi sottoposto a verifiche è stato di 250 mila. Quelli effettivamente visitati dai medici dell'Inps sono stati, al 31 dicembre 2011, 122.284. A 34.752 di questi è stata revocata la prestazione perché il loro grado di invalidità è stato ritenuto inferiore al 74% necessario per la pensione e/o al 100% che serve per avere l'assegno di accompagnamento. La percentuale delle revoche è stata quindi del 28,42%.
A questi dati vanno aggiunte le circa 37 mila prestazioni sospese alle persone che, convocate per la visita, non si sono presentate. Sospensioni che si trasformeranno in cancellazioni se gli interessati non si presenteranno al controllo sanitario entro 60 giorni. Il risparmio previsto sulle 34.752 revoche già decise può essere stimato in 180 milioni di euro, dice l'Inps. Una goccia rispetto ai circa 16 miliardi di euro di spesa complessiva annua per quasi 3 milioni di invalidi civili, ma l'importante, dice il presidente dell'Inps Antonio Mastrapasqua, è che si migliori di anno in anno il funzionamento di un sistema che fino a pochi anni fa era abbandonato a se stesso, senza alcun freno agli sprechi. «Voglio subito dire che qui non stiamo parlando di falsi invalidi, cioè di persone che hanno truffato lo Stato. Ma di controlli sanitari sull'evoluzione di patologie che possono migliorare in seguito, riducendo così il grado di invalidità e le prestazioni connesse», dice Mastrapasqua.
Nel 2010 le visite di controllo erano state 55.200 e gli assegni revocati 10.596, pari al 19,2%. Nel 2009 le revoche erano state l'11%. Dati, dice il presidente dell'Inps, che dimostrano come il campione per il programma straordinario di verifiche sia ogni anno selezionato con maggior cura. Altri 250 mila controlli sono previsti per quest'anno. Alle associazioni e ai singoli cittadini che lamentano criteri troppo rigidi da parte dei medici Inps, il presidente replica che «è giusto fare questi controlli in modo da poter concentrare le poche risorse a disposizione su chi ne ha davvero bisogno. Non dimentichiamo che si parla di appena 267 euro al mese per i pensionati d'invalidità, oltretutto subordinati a bassi requisiti di reddito, e di 492 euro al mese per l'indennità di accompagnamento».
Il fatto poi che in certe Regioni, sempre le stesse, i tassi di cancellazione delle pensioni d'invalidità e degli assegni di accompagnamento siano molto superiori alla media conferma, secondo l'Inps, che soprattutto in alcune aree del Paese queste prestazioni siano state in passato concesse «con troppa generosità». Difficile infatti pensare che in queste stesse Regioni le persone siano curate meglio che altrove o abbiano una maggiore propensione a migliorare la salute. Nel 2011 il tasso di revoche ha raggiunto il 37-38% in Campania e Basilicata, il 35-36% in Molise, Umbria e Lazio. In fondo alla classifica ci sono invece le Marche, il Piemonte e la Lombardia, con percentuali tra il 14 e il 17. È evidente, comunque, che se alla visita si scopre che l'invalidità è del tutto inesistente, il titolare viene denunciato, «ma si tratta di eccezioni», dice Mastrapasqua. Dall'inizio del 2010 a oggi le persone indagate sono state 1.439 e quelle arrestate 301.
Per evitare di chiamare a visita di controllo persone con invalidità permanenti, per esempio il cieco o l'infermo in carrozzella, come purtroppo è avvenuto, l'Inps ha chiesto alle Asl i fascicoli sanitari degli invalidi selezionati nel campione, «ma solo nel 13% dei casi ci sono stati dati». È andata meglio con gli stessi invalidi, che hanno inviato la documentazione nel 58% dei casi. Ma i casi di visite inutili, oltre che inopportune, non sono stati ancora eliminati. Di qui le proteste, spesso giustificate.
Fin qui per quanto riguarda i controlli. Ma forse dove più c'è da migliorare è nelle procedure di concessione delle prestazioni di invalidità. In media tra la domanda (se ne presentano 2 milioni l'anno e circa 500mila danno luogo a prestazioni economiche) e la riscossione passano 408 giorni, mentre la legge dice che non si dovrebbe superare il limite di 120 giorni. «Noi per velocizzare le pratiche - dice Mastrapasqua - abbiamo proposto a tutte le Regioni di fare delle convenzioni in modo che sia l'Inps a occuparsi delle visite anziché le Asl, ma nessuna ha accettato, nessuna vuole privarsi del potere di gestire la concessione di queste pensioni».
Infine, secondo il presidente dell'Inps, sarebbe ora di affrontare con «una riforma complessiva tutto il tema delle invalidità, tenendo conto che andiamo verso un forte invecchiamento della popolazione». C'è tutto un campo, aggiunge, quello delle invalidità tra il 34% e il 73%, che è poco conosciuto: non dà diritto a prestazioni economiche ma a tutta una serie di benefici, dal collocamento obbligatorio all'esenzione dai ticket, dal bollo auto gratis ai permessi di parcheggio all'Iva al 4%. Nessuno sa quanti siano, ma ogni anno più della metà delle domande di invalidità finisce in questa fascia, e quanto tutto ciò costi alla collettività.
«Per carità, non mi sognerei di togliere alcun beneficio a chi ne ha diritto - dice Mastrapasqua - ma osservo che tra il 34% e il 73% il più delle volte l'invalidità viene concessa senza neppure una visita dell'Asl, ma dietro semplice presentazione di documentazione sanitaria. Ecco credo che tutte le prestazioni vadano razionalizzate e le risorse concentrate secondo i bisogni. In alcuni Paesi, per esempio, le prestazioni non sono in cifra fissa ma variano in base alle patologie e accanto alle prestazioni economiche sono garantiti anche i servizi alla persona».
http://www.corriere.it/economia/12_febbraio_15/pensioni-invalidita-tagli-marro_ea00d5ee-5798-11e1-8cd8-b2fbc2e45f9f.shtml
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L'Italia non è un Paese di giovani. Retribuzioni, penalizzate le donne
L'Italia invecchia sempre di più. Lo rivela il secondo Rapporto sulla coesione sociale presentato da Inps, Istat e ministero del Lavoro, secondo il quale al primo gennaio 2011 si registrano 144,5 anziani ogni 100 giovani. E diventeranno 256 ogni 100 giovani nel 2050. A determinare questo trend, è l'aumento della sopravvivenza combinato con i bassi livelli di fecondità. Quanto a occupazione e disoccupazione, dallo studio Istat emerge che nel primo semestre 2011 sono stati attivati oltre 5,325 milioni di rapporti di lavoro dipendente o parasubordinato: il 67,7% delle assunzioni è stato formalizzato con contratti a tempo determinato, il 19% con contratti a tempo indeterminato e l'8,6% con contratti di collaborazione. Sempre il Rapporto ricorda che il tasso di disoccupazione giovanile si attesta invece al 27,4%, raggiungendo il 44% se riferito alle donne del Mezzogiorno e il tasso d'inattività sale al 37,9%. I contratti precari dominano nel mercato del lavoro, perché quasi 8 nuovi contratti su 10 (ovvero l'76,3%) sono fatti con accordi a termine o collaborazioni.
DONNE E LAVORO - Nel mercato del lavoro italiano, comunque, il divario di genere è piuttosto accentuato. A cominciare dalle retribuzioni. Nel 2010, in media gli uomini hanno percepito una retribuzione più elevata (1.407 euro) rispetto alle italiane (1.131 euro), circa il 20% in più. Non solo. Il 71,3% del lavoro familiare delle coppie è ancora a carico delle donne: se avevamo dei dubbi, l'Istat conferma infatti che il gap che divide uomini e donne in Italia e che rende così difficile da noi, per una donna, conciliare il tempo del lavoro con quella della cura familiare. In media, giornalmente, guardando all'insieme del lavoro e delle attività di cura, la donna lavora un'ora e 3 minuti in più del suo partner quando entrambi sono occupati. Per le coppie con figli il divario di tempo sale a un'ora e 15 minuti. La maternità poi è legata quasi sempre a un contratto a tempo indeterminato per le lavoratrici dipendenti. Secondo il Rapporto, nel 2010 sono state circa 380mila le lavoratrici dipendenti che hanno beneficiato dell'astensione obbligatoria per maternità. Fra le neo-mamme, il 91% ha un contratto a tempo indeterminato (e vive al Nord nel 58% dei casi), il 9% a tempo determinato (di cui il 52% concentrato nel Sud e isole). Ammontano a 286mila, invece, i lavoratori dipendenti che hanno usufruito di congedi parentali (astensione facoltativa) nel 2010.
NOZZE E FIGLI - Infine i figli: nel 2010 un bambino su quattro (25,4%) è nato al di fuori del matrimonio, il doppio rispetto a dieci anni prima. Il numero medio di figli per donna si attesta a 1,41, con valori pari a 2,23 per le straniere e a 1,31 per le italiane. I bassi livelli di fecondità, insieme al notevole aumento della sopravvivenza, «rendono l'Italia uno dei paesi più vecchi al mondo». Il matrimonio in Italia arriva ormai dopo i 30 anni e le nozze diminuiscono ancora, celebrate sempre più spesso in municipio. Ci si sposa di meno e sempre più tardi - sottolinea lo studio - perché l'età media al primo matrimonio è di 33,1 anni per gli uomini e di 30,1 anni per le donne (anno 2009), con uno spostamento in avanti di circa 6 anni rispetto al 1980.
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INPS: domande di autorizzazione alla Cassa Integrazione Ordinaria edilizia ed industria, presentazione telematica in via esclusiva a decorrere dal 1° febbraio 2012
Con messaggio n. 1564 del 27 gennaio 2012, l'Inps, sottolineando che con la circolare n. 141 del 2011 venivano definite le nuove modalità di presentazione della domanda di autorizzazione alla cassa integrazione ordinaria Industria, Edilizia, conferma la conclusione del periodo transitorio e l'avvio del regime di presentazione telematica in via esclusiva a decorrere dal 1° febbraio 2012. Da tale data, pertanto - si legge nel messaggio - le domande di autorizzazione alla cassa integrazione ordinaria industria ed edilizia dovranno essere presentate esclusivamente in modalità telematica, sulla base delle indicazioni già fornite nella citata circolare n. 141 del 28/10/2011. L'Istituto conferma poi - alla luce delle richieste di chiarimento circa l'individuazione del termine di scadenza per la presentazione della domanda nel caso in cui esso coincida con il sabato - la prassi consolidata in Istituto di consentire la presentazione della domanda entro il lunedì successivo.
http://www.studiocataldi.it/news_giuridiche_asp/news_giuridica_11421.asp
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Equitalia pignora il conto a una pensionata
E’ UNA PENSIONATA pesarese di 65 anni. Prende 465 euro al mese di pensione, ma deve dei soldi all’Inps per dei mancati versamenti quando aveva un’attività in proprio. Equitalia, ricevuto l’incarico di recuperare quel vecchio credito pari a 20mila euro, sanzioni comprese, ha agito nei confronti della pensionata sul binario di sempre: ha pignorato un quinto della sua pensione. L’interessata è corsa dagli avvocati Pacenti e Bertuccioli per opporsi al pignoramento. E ha avuto ragione. Il giudice ha bocciato questa forma di pignoramento perché non si può portare via, anche se solo per un quinto, la pensione minima. Per gli avvocati si deve consentire la sopravvivenza della persona e la sua dignità. Ma appena ha ottenuto l’annullamento del pignoramento, la 65enne si è accorta che il suo conto corrente in banca era stato fatto «prigioniero». Infatti Equitalia, intuendo che il giudice avrebbe dichiarato impignorabile la pensione minima di una persona, ha bypassato l’inciampo pignorando direttamente il conto corrente della pensionata dove arrivava l’assegno mensile della pensione. Nel conto c’erano 1000 euro. Quando la pensionata è andata alle Poste a ritirare i suoi soldi, si è sentita rispondere che quei soldi erano bloccati da Equitalia. Racconta l’avvocatessa Valeria Bertuccioli: «Dopo che il giudice ha riaffermato che non si può pignorare una pensione minima perché si impedirebbere alla persona di vivere dignitosamente, ci siamo ritrovati col conto corrente bloccato perché vi confluiva l’accredito della pensione. Equitalia insomma ha imboccato contemporaneamente due strade parallele: se andava male la prima, c’era l’altra. Adesso la mia cliente ha ritirato la delega alle poste e va a ritirare la pensione in contanti per evitare nuovi blocchi».RIMANE il fatto che la pensionata non ha pagato allo Stato quanto doveva? «Questo è indiscutibile ma non per colpa sua. E comunque, può capitare di essere in debito con l’erario — dice l’avvocatessa Valeria Bertuccioli — e in questo caso la mia cliente non lo nega di certo. Ma non si può attaccare il suo diritto a vivere pignorandogli la pensione. Non avendo altri redditi, se si prende un quinto di 465 euro, si scende a quattrocento. Se la pensionata ha un affitto da pagare e le normali esigenze di cibo, vestiti e bollette, si capisce in fretta che la pensione minima basta appena per fronteggiare le spese. Bene ha fatto il giudice ha rimarcare un principio di diritto ma stupisce che Equitalia non veda o faccia finta di non vedere i paletti voluti dalla legge che nessuno, nemmeno il più esigente e severo esattore, può superare».
http://www.ilrestodelcarlino.it/pesaro/cronaca/2012/01/14/652327-equitalia_pignora_conto.shtml
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Pensioni, la manovra dimentica la ricongiunzione dei contributi
La manovra Salva-Italia dimentica la ricongiunzione dei contributi, che rimane a titolo oneroso. Il decreto legge 201, tuttavia, prevede delle novità in materia di totalizzazione, abolendo il requisito minimo dei tre anni di contributi, prima necessari per effettuare questa operazione nella singola gestione. In questo modo, la totalizzazione risulta più accessibile rispetto alla ricongiunzione. Se questa opzione non comporta oneri diretti, va ricordato che l'assegno di norma è più leggero. In generale, poi, non ci sono limiti: ciascun lavoratore può accedere all'una o all'altra opzione.Le regole della ricongiunzione per le pensioni non sono cambiate. Si applica ancora quanto previsto dall'articolo 12 del decreto legge 78/2010, che ha abrogato le norme che consentivano il trasferimento gratuito dei contributi accreditati in gestioni esclusive ed esonerative dell'Assicurazione generale obbligatoria (Ago) dell'Inps. La soluzione ha determinato una levata di scudi da parte dei lavoratori interessati. In concreto dal 31 luglio del 2010 per effettuare questa operazione occorre mettere mano al portafoglio. L'onere da sostenere è spessoconsiderevole.
In molti speravano che il decreto Salva Italia sanasse questa situazione di iniquità. La nuova manovra invece non ha affrontato il problema. Le uniche modifiche riguardano la soluzione alternativa alla ricongiunzione, ossia la totalizzazione. Per capire se sia conveniente una soluzione piuttosto che un'altra occorre valutare caso per caso (si vedano gli esempi a lato). Con il passaggio dalla ricongiunzione a titolo gratuito a quella a pagamento si è voluto evitare che le lavoratrici dipendenti del settore pubblico aggirassero l'ostacolo dell'innalzamento dell'età pensionabile prevista per la loro categoria (61 anni dal 2010 e 65 anni dal 2012, ora divenuti 66 per effetto del decreto legge 201/2011, in legge 214) trasferendo i propri contributi all'Inps. Con questa mossa l'Istituto avrebbe pagato la pensione al compimento del 60esimo anno di età.L'articolo 12 del Dl 78 ha poi previsto che la ricongiunzione dei contributi dalle gestioni cosiddette "speciali" dell'Inps (nonché ex Inpdap) – in base all'articolo 1 della legge 29/79 – dovesse avvenire mediante il versamento di un onere da parte dell'iscritto. Dal 1° luglio 2010, dunque, il trasferimento della posizione assicurativa da queste gestioni al Fondo pensioni dei lavoratori dipendenti (Fpld) può avvenire solo a titolo oneroso secondo i criteri di calcolo previsti per la determinazione degli oneri di ricongiunzione. Chi si trova in queste condizioni può beneficiare – a domanda e solo a titolo oneroso, con un taglio del costo del 50% – esclusivamente della ricongiunzione (articolo 1 della legge 29/79). In un secondo momento l'Istituto ha precisato che tutti quei soggetti (iscritti ai Fondi Elettrici, Telefonici e Volo) che sono cessati dal servizio entro il 30 luglio 2010, senza aver perfezionato tutti i requisiti anagrafici e contributivi richiesti per la liquidazione della pensione a carico di questi Fondi, possono procedere alla costituzione della posizione assicurativa presso il Fpld dell'Inps (circolare 97/2011).Può effettuare la ricongiunzione (articolo 1 della legge 29/79), tra gli altri, chi ha accreditato almeno un periodo di iscrizione nell'Ago e uno in una gestione alternativa o, ancora, chi può far valere un periodo di iscrizione in una gestione alternativa e un periodo di contribuzione in una gestione speciale per lavoratori autonomi.Un'alternativa alla ricongiunzione è la totalizzazione (Dlgs 42/06) che con la manovra Monti è stata estesa a tutti i periodi contributivi compresi quelli inferiore a tre anni. Le gestioni previdenziali interessate dalla totalizzazione, ciascuna per la parte di propria competenza, determineranno il trattamento pensionistico pro quota in rapporto ai rispettivi periodi di iscrizione sulla base della disciplina del sistema contributivo puro (Dlgs 180/97). Come hanno spiegato Inps e Inpdap, se il lavoratore che effettua la totalizzazione ha già maturato in una delle gestioni previdenziali i requisiti minimi richiesti per il diritto a una pensione autonoma, questo pro quota di pensione sarà calcolato con il sistema di computo previsto nella gestione (retributivo o misto) e, pertanto, non necessariamente con il sistema contributivo.
http://www.ilsole24ore.com/art/norme-e-tributi/2012-01-09/pensioni-manovra-dimentica-ricongiunzione-211952.shtml?uuid=Aaig7FcE
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Rogo fascicoli invalidità negli uffici della IV Municipalità di Napoli. L'appello del presidente Pisani
“Visti tutti gli episodi e gli scandali che stanno emergendo sulla questione dei falsi invalidi, non ultimo l’incendio di ieri negli uffici della IV Municipalità, e su quanto può essere accaduto in passato anche in tutti gli altri municipi partenopei, è nostro immediato dovere in qualità di amministratori denunciare qualsiasi illegalità e predisporre subito tutti i controlli e le tutele necessarie proprio negli uffici delle municipalità stesse, in primis in quella presieduta da me, per consentire alle autorità competenti di dare luogo ai controlli del caso e di punire chi ha speculato sul tema degli invalidi in danno a tutta la collettività. Dobbiamo dire basta a questa vergognosa illegalità per garantire, prima di tutto, tutela adeguata ai veri invalidi, a coloro che davvero hanno bisogno di supporto e sostegno”.
Questo è il messaggio lanciato dal presidente dell’VIII Municipalità, l’avvocato Angelo Pisani, in riferimento al rogo di alcuni fascicoli di invalidità civile conservati negli uffici della IV Municipalità a Gianturco ed alla necessità di fare gli opportuni controlli preventivi per la tutela della legalità in tutte le municipalità . “Bisogna fare chiarezza – ha continuato Pisani – per proteggere ad assicurare i diritti ai cittadini onesti che non possono pagare e subire danni e disagi a causa della scorrettezza e dell’irresponsabilità di qualche disonesto senza scrupoli”.
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Pensioni, oltre i mille euro no al contante
«L'Inps informa che sono state inviate circa 450 mila comunicazioni ai pensionati che percepiscono pensioni mensili di importo complessivamente superiore a mille euro, pagate in contanti, per invitarli a comunicare all'Istituto entro il mese di febbraio 2012 modalità alternative di riscossione. Come è noto la legge n. 214 del 22 dicembre 2011 ha stabilito che le pubbliche amministrazioni devono utilizzare strumenti di pagamento elettronici, disponibili presso il sistema bancario o postale, per la corresponsione di stipendi, pensioni e compensi di importo superiore a mille euro (limite che potrà essere modificato in futuro con decreto del Ministero dell'Economia e delle Finanze)».
La nota - È quanto si legge in una nota dell'Inps. «L'adeguamento alle nuove modalità di pagamento dovrà avvenire entro il 6 marzo 2012. L'Istituto quindi non potrà effettuare pagamenti in contanti di importo superiore a mille euro a partire dal 7 marzo 2012. I pensionati che stanno ricevendo la lettera dell'Istituto potranno comunicare entro il mese di febbraio 2012 le nuove modalità di riscossione, scegliendo tra l'accredito in conto corrente, su libretto postale o su carta ricaricabile. La richiesta di variazione della modalità di pagamento potrà essere inoltrata attraverso il sito istituzionale da parte dei soggetti in possesso di pin, oppure direttamente ad una Struttura Territoriale dell'Istituto. In alternativa, la richiesta potrà essere fatta presso gli uffici bancari o postali, secondo le consuete modalità».
http://www.corriere.it/economia/12_gennaio_02/tracciabilita-pensioni-inps_e41cd02c-353a-11e1-a9e9-f391576f69b4.shtml
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Crollo delle pensioni liquidate nel 2011 Meno 94mila rispetto allo scorso anno
Crollo delle nuove pensioni liquidate nel 2011: nei primi 11 mesi dell'anno - secondo gli ultimi dati dell'Inps - le pensioni di vecchiaia e anzianità liquidate sono state 224.856, oltre 94.000 in meno rispetto allo stesso periodo 2010. Il dato è stato possibile soprattutto grazie all'effetto finestre.
Il calo più consistente si è registrato per le nuove pensioni di vecchiaia (età anagrafica di 65 anni per gli uomini e di 60 le donne secondo le regole vigenti fino al 2011, anni però che sono diventati 66 e 61 con l'introduzione della finestra mobile). Nei primi 11 mesi del 2011 sono state liquidate appena 94.216 nuove pensioni di vecchiaia, con un calo del 39,4%. Per le anzianità si è registrato invece un calo del 20,1%, con gli assegni liquidati nei primi 11 mesi passati dai 163.507 del 2010 ai 130.640 del 2011.
Sulla diminuzione hanno inciso soprattutto le nuove regole scattate nel 2011 sulla finestra mobile (12 mesi di attesa una volta raggiunti i requisiti per la pensione, 18 mesi per gli autonomi) e sull'inasprimento dei requisiti per l'accesso alla pensione di anzianità (almeno 60 anni di età con quota 96 tra età e contributi, a fronte dei 59 e quota 95 del 2010, mentre sono rimasti stabili i 40 anni di contributi a qualsiasi età).
Nel 2011 quindi sono riusciti a uscire solo coloro che avevano già raggiunto i requisiti nel 2010, perché per chi li ha raggiunti quest'anno è scattata la finestra mobile che ha rinviato tutti al 2012.
L'andamento è leggibile con chiarezza nei diagrammi dell'Inps, con il blocco quasi totale per le pensioni di vecchiaia dei lavoratori dipendenti da maggio 2011 (su 46.778 pensioni di vecchiaia ai lavoratori dipendenti oltre 39.000 sono state erogate tra gennaio e aprile grazie alle uscite con le vecchie finestre). Per i dipendenti il crollo delle pensioni di vecchiaia rispetto alle 90.108 accertate nei primi 11 mesi del 2010 è stato del 48%.
Dal prossimo anno scatteranno le regole previste dalla manovra correttiva (addio alle quote per l'anzianità, aumento per l'età di vecchiaia delle donne, cancellazione della finestra mobile ecc.) ma usciranno ancora con le vecchie regole coloro che hanno maturato i requisiti nel 2011 e sono stati bloccati dalla finestra mobile. Quindi il lavoratore dipendente che ha maturato i requisiti per la pensione a giugno 2011 uscirà a giugno 2012, ancora con la finestra mobile.
Il calo complessivo delle pensioni ha riguardato sia i lavoratori dipendenti (da 191.666 a 134.243, con un -29,6%) sia gli autonomi (da 27.501 a 20.137 per i coltivatori diretti, da 53.416 a 38.107 per gli artigiani, da 46.362 a 32.369 per i commercianti). Se si guarda solo alle pensioni di anzianità, il calo è stato più consistente per gli autonomi che per i dipendenti. Nei primi 11 mesi del 2011, infatti, le nuove pensioni di anzianità liquidate dal fondo lavoratori dipendenti sono state 87.465, appena il 13,8% in meno rispetto alle 101.558 dei primi 11 mesi del 2010. Per i trattamenti di anzianità dei dipendenti si è registrato un aumento di 21.135 assegni rispetto ai 66.330 previsti dall'Inps, unico caso per il quale gli assegni liquidati sono stati superiori a quelli previsti dall'Istituto (nel complesso tra vecchiaia e anzianità sono stati nei primi 11 mesi del 2011 14.364 in meno rispetto alle attese).
http://www.repubblica.it/economia/2011/12/26/news/crollo_pensioni_inps-27216137/?ref=HREC1-11
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Inps: la spesa pensionistica sale del 2,7% Lavoratori under 30 giù del 9,2%
Sale nel 2010 la spesa pensionistica complessiva aumentando dai 186,1 miliardi di euro del 2009 a quota 191,2 miliardi (+2,7%) con un aumento di circa 5 miliardi. È quanto emerge dai dati del bilancio sociale 2010 dell'Inps. La spesa pensionistica complessiva è composta per l'86,7% da prestazioni previdenziali e per il 13,3% da quelle assistenziali. Le nuove pensioni liquidate nel corso del 2010 ammontano complessivamente a 1.127.501, in calo dell'1,6% rispetto al 2009 (1.145.552).GIOVANI PENALIZZATI - Sono stati i giovani i più penalizzati dalla crisi economica. Nel 2010 i lavoratori under 30 sono diminuiti del 9,2% (-227.000 unità). La classe più colpita con un crollo dei contratti è quella degli under 19 (-39,8%) mentre quelli tra i 20 e i 24 anni sono diminuiti dell'11%.REDDITO - Il reddito pensionistico medio è di 1.084 euro al mese, che salgono a 1.312 euro per gli uomini e calano a 893 euro per le donne. Al nord si concentra il 49,7% dei pensionati Inps e il reddito medio è superiore a quello nazionale, pari a 1.191 euro. Un valore superiore alla media si registra anche al centro con 1.141 euro (19,5% dei titolari). Mentre al sud, dove risiede il 30,8% dei beneficiari, il reddito pensionistico medio è di 876 euro.VOUCHER - Trend in crescita nel 2010 per i buoni per lavoro occasionale. Sono cresciuti dell'85%, rispetto all'anno precedente, i cosiddetti voucher. Il valore complessivo dei buoni venduti è aumentato del 154%, sempre nel 2010 (91.280.250 euro), rispetto al 2009 (3.512.038 euro) . I voucher di lavoro sono stati introdotti ed utilizzati per regolamentare il lavoro occasionale di tipo accessorio, una particolare modalità di prestazione lavorativa prevista dalla legge Biagi: la sua finalità è disciplinare quei rapporti di lavoro che soddisfano esigenze occasionali a carattere saltuario, con l'obiettivo di far emergere attività confinate nel lavoro irregolare, tutelando in tal modo lavoratori che usualmente operano senza alcuna protezione assicurativa e previdenziale, garantendo la copertura previdenziale presso l'Inps e quella assicurativa presso l'Inail.http://www.corriere.it/economia/11_dicembre_13/inps-pensioni_b9abaa90-2570-11e1-97ba-d937a4e61a87.shtml
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Inps chiude sportelli e dà l'ok per pratiche telematiche. Pisani: "Siamo in disaccordo. La decisione non tiene conto della situazione di molti cittadini"
“Contestiamo la decisione dell’Inps di chiudere gli sportelli ed affidarsi solo alla trasmissione informatica”. Lo ha detto l’avv. Angelo Pisani, presidente dell’associazione NoiConsumatori che si dichiara in disaccordo con la scelta dell’Inps di chiudere al pubblico, a partire da questo mese, gli sportelli di servizio in quanto “non si è presa coscienza che sono numerosi i cittadini, specie quelli anziani, che hanno poca o nessuna conoscenza informatica o vivono in zone ostiche per la rete internet e che non possono quindi provvedere autonomamente alla compilazione e trasmissione on line delle pratiche. A nostro avviso quindi le file si creeranno comunque ma agli sportelli dei patronati e gli uffici dell’istituto di previdenza di zona. C’è la necessità di creare una maggiore assistenza per le fasce più deboli della popolazione che sicuramente non avranno alcuna agevolazione con internet ma anzi ne risulteranno svantaggiati”.
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Inps, cassa integrazione a ottobre -4% su mese e -20,4% su anno
Nel mese di ottobre 2011, sono state autorizzate 80,2 milioni di ore di cassa integrazione, con una diminuzione del 4% rispetto al mese di settembre, quando le ore autorizzate erano state 83,6 milioni. E un calo del 20,4% rispetto al mese di ottobre 2010, quando furono autorizzate 100,8 milioni di ore. Lo comunica l'Inps. Nel periodo gennaio-ottobre 2011, rispetto ai primi 10 mesi del 2010, la diminuzione è del 20,9%. Infatti, complessivamente, le ore autorizzate dall'inizio dell'anno sono state 812,3 milioni, mentre nello stesso periodo del 2010 erano state 1.026,5 milioni.
Il calo si presenta generalizzato. Riguarda la cassa integrazione ordinaria (cigo), che registra un decremento rispetto a settembre 2011 del 14,5%, passando da 21 a 18 milioni di ore autorizzate, merito della diminuzione delle ore autorizzate tanto nel settore industriale (-23,7%) che nel settore edile (-29%). Ma riguarda anche la cassa integrazione in deroga (cigd), la cui riduzione - con 26,3 milioni di ore autorizzate contro i 28,8 di settembre - è dell'8,9%.
Unico dato in leggera controtendenza è quello della cassa integrazione straordinaria (cigs), che con 36 milioni di ore autorizzate in ottobre rispetto ai 33,7 milioni di settembre, fa registrare un aumento del 6,8%. Rispetto all’ottobre 2010, tuttavia, quando le ore autorizzate erano state 42,6 milioni, anche la cigs fa registrare una forte calo, pari al 15,5%, che si aggiunge, nel confronto con lo stesso mese dello scorso anno, a quello della cigo (-24,7%) e a quello della cigd (-23,5%).
"I dati di ottobre, che si avvicinano a quelli definitivi dell'intero anno, confermano la diminuzione delle richieste di cassa integrazione, che su base annua si attesta intorno al 21% - commenta il presidente dell'Inps, Antonio Mastrapasqua - e che si avvicina ai valori del 2009, soprattutto se si confrontano le ore effettivamente utilizzate, rispetto a quelle autorizzate".
Nei prossimi giorni, sarà possibile disporre del dato aggiornato del cosiddetto tiraggio, che negli ultimi mesi si è stabilmente attestato sotto quota 50%. Quindi le ore di cig effettivamente utilizzate nel corso del 2011 non superano i 400 milioni di ore, a fronte degli oltre 800 milioni di ore autorizzate.
Tornando ai dati tendenziali, i valori cumulati nel periodo gennaio-ottobre mostrano che la diminuzione del 20,9% dei primi dieci mesi del 2011 rispetto allo stesso periodo del 2010 è determinata dall'effetto combinato della diminuzione della cigo (-38,3%), della cigs (-13,7%) e della cigd (-13,7%). Per quanto riguarda le domande di disoccupazione e mobilità, i dati, come di consueto, si riferiscono al mese precedente rispetto a quelli della cassa integrazione. Nel mese di settembre 2011, le domande di disoccupazione sono state 102 mila contro le 100.500 del 2010, con un aumento dell'1,5%. In discesa, invece, le domande le domande di mobilità, passate dalle 9.150 del 2010 alle 7.400 del 2011, con un calo del 18,6%.
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Assegno di invalidità e disoccupazione: chiarimenti Inps sul diritto di opzione
Per un corretto esercizio del diritto di opzione tra assegno di invalidità e indennità di disoccupazione è condizione indefettibile che l’assicurato presenti alla competente Struttura dell’Istituto domanda amministrativa, da cui risulti in modo non equivoco la propria volontà di scegliere l’indennità di disoccupazione in luogo dell’assegno ordinario di invalidità.
Lo specifica l'INPS con la Circolare 26 ottobre 2011, n. 138 contenente chiarimenti in merito alla sentenza 22 luglio 2011, n. 234 con la quale la Corte Costituzionale ha dichiarato l’illegittimità costituzionale di alcune norme nella parte in cui esse non prevedono, per i lavoratori che fruiscono di assegno o pensione di invalidità, nel caso si trovino ad avere diritto ai trattamenti di disoccupazione, il diritto di optare tra tali trattamenti e quelli di invalidità, limitatamente al periodo di disoccupazione indennizzato.
Nel caso in cui i lavoratori diventino titolari di assegno ordinario di invalidità successivamente alla presentazione della domanda di indennità di disoccupazione o durante il periodo di fruizione dell’indennità medesima gli stessi possono esercitare, con apposita richiesta scritta, la facoltà di opzione a favore dell’indennità di disoccupazione entro 60 giorni dalla data in cui è stato notificato il provvedimento di accoglimento della domanda di assegno ordinario di invalidità. Qualora essi non esercitino tale opzione o la esercitino in ritardo, l’importo dell’indennità di disoccupazione corrisposto diventa non dovuto e deve essere oggetto di compensazione/recupero sui pagamenti relativi all’assegno di invalidità.
In ogni caso di opzione a favore dell’indennità di disoccupazione, l’erogazione dell’assegno ordinario di invalidità resta sospesa per tutto il periodo di fruizione della predetta indennità.
I lavoratori che abbiano esercitato la facoltà di opzione per l’indennità di disoccupazione, possono rinunciare all’indennità in qualsiasi momento ottenendo il ripristino del pagamento dell’assegno di invalidità.
http://www.avvocatoandreani.it/notizie-giuridiche/visualizza.asp?assegno-di-invalidita-disoccupazione-chiarimenti-inps-sul-diritto-di-opzione-203fb52fd5ee4d1d0ab1b0a61fb3ff5e
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Ex muratore senza pensione perche' l'Inps lo crede morto
Gode di ottima salute ma per l'Inps è morto e dunque non ha più diritto alla pensione che gli viene sospesa. Protagonista di quello che appare un pasticcio burocratico un ex muratore di Boschi Sant'Anna, nella bassa veronese, l'uomo di 62 anni che dall'istituto pensionistico ha saputo di non poter più ricevere i 970 euro mensili di pensione perché passato, secondo l'Inps, a miglior vita.
Come non bastasse l'ufficio previdenziale, in una lettera, ha chiesto agli eredi il pagamento di somme già erogate. Rivoltosi al proprio Centro di Assistenza Fiscale, il Caf, come indica L'Arena, dovrà ora produrre una serie di documenti per dimostrare di essere vivo e vegeto. Al pensionato e a sua moglie l'intoppo sta creando notevoli problemi economici. "Chissà perché - ha detto l'uomo ai giornalisti - hanno tolto la pensione a una persona viva quando in Italia si scoprono spesso truffatori che riscuotono pensioni di congiunti morti da tempo.
http://www.ansa.it/web/notizie/rubriche/cronaca/2011/10/14/visualizza_new.html_672393104.html
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Maternità, falsa dichiarazione del datore all'Inps: truffa aggravata o previdenziale?
Risulta integrato il delitto di truffa ai danni dell’INPS, e non quello di evasione, quando il datore di lavoro induce in errore l’ente stesso: per la Corte di Cassazione la falsa dichiarazione circa la corresponsione dell’indennità di maternità non ha il fine di omettere il versamento degli importi dovuti a titolo di contributi, ma al conseguimento dell’ingiusto profitto delineato dalle somme indicate falsamente come corrisposte, di cui viene chiesto il conguaglio.
La Corte di Appello di Cagliari confermava la pronuncia del Tribunale nei confronti del presidente del C.d.A. di una soc. coop. s r.l., condannandolo quindi alla pena della reclusione per truffa aggravata: l’uomo aveva procurato un ingiusto profitto nel presentare all’I.N.P.S. un’istanza di conguaglio di circa 7 mila Euro, a titolo di indennità di maternità, somma nei fatti non corrisposta alla lavoratrice dipendente.
La difesa sostiene l’insussistenza del delitto di truffa, configurando invece quello previsto dalla L. 24 novembre 1981, n. 689, art. 37, che disciplina una fattispecie di truffa previdenziale. L’imputato avrebbe sottoscritto talune dichiarazioni non corrispondenti al vero, tuttavia in assenza di artifici o raggiri richiesti dalla fattispecie incriminatrice della truffa. Pertanto la difesa prospetta il proscioglimento: l’importo mensile non corrisposto alla lavoratrice non superava infatti la soglia di punibilità pari ad Euro 5.000.
Nel dichiarare l’inammissibilità del ricorso, la Corte rammenta i propri precedenti (ex multis Sez. II, n. 11184 del 27 febbraio 2007): “Integra il delitto di truffa, e non il meno grave reato di cui alla L. n. 689 del 1981, art. 37, il datore di lavoro che, per mezzo dell’artificio costituito dalla fittizia esposizione di somme come corrisposte al lavoratore, induce in errore l’istituto previdenziale sul diritto al conguaglio di dette somme, invero mai corrisposte, realizzando così un ingiusto profitto e non già una semplice evasione contributiva”.
http://www.altalex.com/index.php?idnot=53669
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Nel contratto di lavoro a tempo indeterminato il preavviso non ha efficacia reale ma obbligatoria
Da una interpretazione letterale e sistematica dell'art. 2118 cod. civ., nel contratto di lavoro a tempo indeterminato il preavviso non ha efficacia reale, ma efficacia obbligatoria. Lo ha stabilito la Corte di Cassazoine specificando che, di conseguenza, "nel caso in cui una delle parti eserciti la facoltà di recedere con effetto immediato, il rapporto si risolve altrettanto immediatamente, con l'unico obbligo della parte recedente di corrispondere l'indennità sostitutiva e senza che da tale momento possano avere influenza eventuali avvenimenti sopravvenuti, a meno che la parte recedente, nell'esercizio di un suo diritto potestativo, acconsenta, avendone interesse, alla continuazione del rapporto lavorativo, protaendone l'efficacia sino al termine del periodo di prevviso". Sulla base di tale principio la Suprema Corte, con la sentenza n. 20099 del 30 settembre 2011, ha accolto il ricorso proposto dall'INPS avverso la sentenza con cui la Corte d'Appello aveva ritenuto, nel caso di specie, che, pur non essendoci alcuna prestazione lavorativa, il rapporto doveva considerarsi esistente per tutta la durata del preavviso e che tale principio doveva trovare applicazione anche in materia di indennità di mobilità. Accolta dunque la tesi dell'INPS secondo cui, ai fini dell'applicazione della disposizione normativa prevista dall'art. 7 della L. 223/1991, in caso di licenziamento con preavviso e accettazione della relativa indennità sostitutiva il rapporto deve considerarsi immediatamente risolto, con la conseguenza che il lavoratore, avendo avuto meno di 50 anni alla data della risoluzione, non aveva acquisito il diritto all'elevazione a 36 mesi del trattamento di mobilità.
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Equitalia stringe la morsa sui contribuenti morosi: il pignoramento della casa già possibile in due mesi
Dopo i muscoli, Equitalia tira fuori le borchie: dal primo ottobre la società che si occupa delle riscossioni per conto dell'Agenzia delle entrate e dell'Inps è dotata di strumenti ancora più incisivi, grazie ad una nuova legge appena entrata in vigore. "Lotta all'evasione", la chiama il ministro dell'Economia, Giulio Tremonti che spera così di ottenere 13 miliardi di euro nel 2011 per le casse vuote dello Stato. Ma in realtà le "vittime" di Equitalia (perché è di questo che molto spesso si parla) sono persone che i redditi abitualmente li dichiarano e le tasse le pagano ma che, a causa della crisi economica o di scelte imprenditoriali sbagliate, si sono trovate impossibilitate a onorare i debiti fiscali o previdenziali verso lo Stato. A questi si aggiungano i milioni di casi di persone che si ritrovano tra capo e collo cartelle esattoriali per multe o bollette spesso già pagate o inesistenti. Gli effetti del sistema adottato dall'ente di proprietà dell'Inps (49%) e dell'Agenzia delle entrate (51%) - i debiti sono relativi agli anni successivi al 2007 - non mancano di risvolti drammatici, a causa di un meccanismo sanzionatorio e di riscossione perverso che porta le somme dovute a crescere anche del doppio e del triplo nel giro di pochi anni. Ma andiamo con ordine.Cosa cambia con le nuove norme? Tanto per cominciare sparisce la notifica come atto, nel senso che il titolo recapitato presso il debitore sarà da oggi immediatamente esecutivo. Al malcapitato (è proprio il caso di dirlo) restano, sembrerebbe, solo sessanta giorni di tempo per presentare ricorso o in alternativa pagare l'intera somma. Con le norme precedenti tra la notifica, la successiva emissione della cartella esattoriale e quindi l'esecuzione, i tempi erano ben più lunghi e fino alla chiusura del procedimento poteva intercorrere anche un anno e mezzo.L'abbreviazione dei tempi non è cosa di poco conto, soprattutto se sommata all'altra misura introdotta per la quale all'atto della presentazione del ricorso sarà obbligatorio versare un terzo della somma dovuta. Con la possibilità eventuale di chiedere sospensiva solo nel periodo successivo. E questo non è un dettaglio di poco conto, visto che il 40 per cento dei contribuenti ritenuti insolventi all'inizio della contestazione - spesso dopo anni di attesa - si rivelano invece in regola con il pagamento dei tributi. Ma non finisce qui. I mezzi a disposizione di Equitalia per riscuotere i crediti vantati dall'Inps o dall'Agenzia delle entrate saranno infatti applicabili immediatamente dopo i 60 giorni. Che vuol dire via libera a ipoteche sugli immobili, ganasce fiscali sugli automezzi, pignoramento del conto corrente bancario e blocco dei crediti verso terzi, tutti imputabili al presunto debitore. Tutte misure che da qualche anno a questa parte rischiano di mettere in ginocchio il tessuto economico in diverse zone d'Italia (sono un milione e 700 mila le abitazioni ipotecate da Equitalia) che, come noto, è fatto per gran parte di piccole e medie attività imprenditoriali.A gettare acqua sul fuoco delle inevitabili polemiche interviene il direttore dell'Agenzia delle entrate, Attilio Befera, che se ammette che a causa della nuova legge "i tempi di riscossione si sono ristretti", "non sono però i due mesi di cui si parla". Per il massimo dirigente, infatti, "i due mesi sono i tempi che ha il contribuente per fare ricorso, dopodiché c'é una procedura amministrativa che dura almeno 6-7 mesi per arrivare alla richiesta di pagamento. Comunque - prosegue Befera - per applicare le ganasce fiscali per importo inferiore ai 2 mila euro occorre fare prima due solleciti, per l'ipoteca c'é il preavviso, e anche qui passano altri mesi. Quindi i tempi sono abbastanza lunghi tuttora". Insomma bisogna contare sulla lentezza della burocrazia italiana, stando a quanto dice Befera, che parla però di "tempi tecnici". "Le nuove regole hanno praticamente eliminato la cartella di pagamento quando c'é un accertamento - spiega -. Abbiamo adeguato la legislazione italiana alle norme europee, dove l'accertamento è sempre immediatamente esecutivo", aggiunge.La sostanza comunque non cambia. "Queste misure sono il colpo di grazia per chi attraversa un periodo di difficoltà. E' gente che più della scure avrebbe bisogno di aiuto da parte dello Stato", dice Alberto Goffi, consigliere regionale in Piemonte e avvocato, da anni impegnato sul fronte anti-Equitalia. "Quello utilizzato dall'agenzia di riscossione è un sistema perverso per il quale al debito iniziale si applicano sanzioni e interessi che vanno dal 40 al 120%, con il risultato che chi è in difficoltà si troverà ancora più in difficoltà: come fa un imprenditore strozzato dalla crisi a pagare dopo tre anni una somma che ne frattempo è raddoppiata o triplicata?". La domanda è come sia possibile che tutto questo avvenga. "E' tutto legale anche se ingiusto", assicura. Secondo il sistema applicato, infatti, ad ogni voce debitoria verranno aggiunte sanzioni e interessi su cui Equitalia applicherà i suoi diritti di riscossione che vanno dal 4,5 al 9,5 per cento. "Ma basta che il debito sia nei confronti dell'Inps e l'aggio sale alla soglia massima", osserva Goffi. E ovviamente, aggiunge, "la percentuale spettante all'ente viene calcolata non sul debito iniziale, ma su questo più sanzioni e interessi".Resta il fatto che se non si vuole andare incontro a inevitabili tensioni sociali, la politica dovrà farsi carico del problema e intervenire allentando la morsa di Equitalia. "E stiamo attenti perché non stiamo parlando di evasori fiscali, come erroneamente si crede: sono persone che hanno sempre dichiarato i loro redditi e che invece ricevono un trattamento molto diverso e ingiusto rispetto a quello riservato ai grandi evasori fiscali", precisa ancora Goffi. Vengono in mente le transazioni di personaggi famosi come Valentino Rossi o Luciano Pavarotti: per aver eluso milioni di euro di tasse hanno patteggiato una somma di uscita ben inferiore alla somma evasa. "Per i piccoli artigiani o i lavoratori autonomi, invece, uscirne non sarà facile". Tanto più adesso che i tempi per il contribuente si sono ristretti sensibilmente.
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