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Giocattoli per la Befana, è allarme contraffazioni. I consigli di Noi Consumatori
Giocattoli cinesi, è allarme salute a Napoli. Una recente ricerca della Camera di Commercio di Milano ha messo in luce che in Campania i cinesi hanno il vero e proprio monopolio dell’import di prodotti ludici grazie al basso costo di produzione. Ma saranno veramente sicuri? Dati alla mano sono numerosi i blitz delle forze dell’ordine che hanno sgominato traffici di giocattoli contraffatti, pericolosi e privi di qualsiasi norma di sicurezza. I giochi falsificati si trovano in particolare sulle bancarelle abusive che offrono al consumatore abili imitazioni, i cosiddetti ‘”pezzotti”, a prezzi stracciati.
“In vista della Befana è necessario fare molta attenzione all’acquisto dei giocattoli – dichiara il presidente dell’associazione Noi Consumatori, l’avvocato Angelo Pisani -. Sono numerosi i giochi contraffati che provengono dall’Asia, oramai divenuta il principale importatore nel settore, e che sono altamente nocivi per la salute dei bambini. Non possedendo alcun marchio di garanzia possono infatti essere stati realizzati con materiali tossici e pericolosi che mettono seriamente a rischio la sicurezza fisica del bimbo. Noi Consumatori consiglia a tutti i genitori alle prese con la corsa ai regali della Befana, di leggere sempre e con molta attenzione le indicazioni riportate sul prodotto e verificare, oltre al marchio CE, al luogo di fabbricazione e all’età indicata per l’utilizzo del giocattolo, che ci siano anche le etichette di garanzia e gli appositi bollini che attestano la sicurezza e la qualità del gioco come il logo Giocattoli sicuri dell’IISG o l’IMQ per i giochi elettronici. Fondamentale è poi evitare le bancarelle e acquistare sempre nei negozi. Sono questi i periodi in cui si concentrano il maggior numero di falsificazioni e, oltre alla necessità di più di controlli da parte delle forze dell’ordine, è importante che anche il consumatore faccia la sua parte comprando in modo consapevole e responsabile. Non bisogna lasciarsi ingannare da prezzi estremamente bassi perchè spesso sono la qualità e l’affidabilità che vengono sacrificate” - conclude Pisani.
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Rc Auto, aumentano le truffe in Campania. Pisani: " Fenomeno sempre più diffuso. Prima di stipulare una polizza fare attenzione e documentarsi contattando enti ad hoc"
Rc Auto contraffatte, in Campania aumentano i casi. L’Isvap (Istituto per la Vigilanza sulle Assicurazione Privare e di Interesse Collettivo) ha segnalato che nella regione campania sono state commercializzate polizze temporanee per le assicurazioni auto falsificate rilasciate con il nome di Ergo Assicurazioni. L’avvocato Angelo Pisani, Presidente dell’associazione NoiConsumatori.it, afferma che “ Il fenomeno delle polizze contraffatte purtroppo è crescente in Campania ed in tutta Italia. E’ necessario fare attenzione quando si stipula una polizza Rc Auto ed accertarsi che la compagnia assicurativa sia autorizzata. Nel caso contrario, infatti – continua Pisani -, il cittadino che, oltre ad aver pagato una compagnia truffaldina, risulta scoperto, non per sua intenzione, dall' assicurazione non solo non è tutelato in caso di sinistro ma è passabile di sequestro dell’automobile e di multe molto elevate. Per essere sicuri di non inciampare in un raggiro “mangia-soldi” il cittadino deve informarsi e contattare gli enti ad hoc. Consultare gli elenchi dell’Isvap ed ottenere le giuste coordinate è un modo per prevenire ed evitare le compagnie disoneste”.
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Scoperto commercio di rubinetti tossici. Pisani:" Punire in modo esemplare chi danneggia senza scrupoli la salute ed il portafoglio del cittadino!"
Oltre 15.000 prodotti di rubinetteria ritenuti potenzialmente tossici per la salute umana sono stati sequestrati dalla Guardia di Finanza di Novara. I prodotti provenienti dall’estremo oriente asiatico presentavano - secondo gli investigatori - piombo, cadmio e nichel in quantità superiori ai limiti previsti dalla legge ed una lega di zinco non prevista dalla normativa europea in vigore. Complessivamente, sono stati eseguiti 102 interventi nei confronti di produttori, importatori e rivenditori, in 9 regioni italiane.
Rubinetti, valvole, soffioni introdotti nel mercato nazionale da quattro distinte aziende importatrici con sede in Lombardia e Campania, fino a raggiungere capillarmente gli utenti finali.
In totale, sono 5 i soggetti (1 italiano e 4 cinesi), tutti importatori, denunciati per violazione al Codice del Consumo, alla normativa sulla sicurezza dei prodotti e per frode in commercio.
“Un plauso va alle Fiamme Gialle per il risultato dell’operazione – afferma l’avvocato Angelo Pisani, numero uno di NoiConsumatori.it -. Quest’ennesimo blitz delle forze dell’ordine ci rivela che i controlli sulle ditte importatrici devono essere più severi e attenti. Spesso i prodotti che vengono comprati dall’Estremo Oriente seppur molto più economici sono fabbricati con materiale che nuoce gravemente alla salute. La missione delle istituzioni è quella di garantire la sicurezza del consumatore a maggior ragione quando abbiamo di fronte beni di largo consumo come appunto rubinetti e valvole. C’è bisogno di un costante monitoraggio capillare sulle attività di import/export che per risparmiare danneggiano la salute dei cittadini e rivendono al triplo prodotti del tutto scadenti. Che le punizioni per questi importatori senza scrupoli siano più rigide ed esemplari".
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Buste biodegradabili, a Napoli arriva il "pezzotto". Pisani: "C'è troppa confusione sulle denominazioni. Perchè pagare le buste biodegradabili? Meglio il sacchetto di tela "
Buste biodegradabili? A Napoli ci sono anche quelle “pezzotte”, inquinanti ovviamente. Costano di meno, sono molto simili alle originali ma non sono riciclabili . Contengono alcune sostanze chimiche che ne cambiano le caratteristiche di base ma non hanno nulla a che fare con quelle pro-ambiente. Sulle bancarelle dei mercatini partenopei ed in alcuni negozi è un vero e proprio boom, in baffo alle normative della Comunità Europea. In realtà la questione dei sacchetti biodegradabili per la spesa ha generato una gran confusione tra i cittadini: bisognerebbe tenere a mente la differenza tra biodegradabili e non compostabili, tra Oxo biodegradabile e la tecnologia Ecm. Fino a questo momento si è cercato di scoraggiare l’utilizzo di buste pseudo-biodegradabili che al momento non risultano essere fuorilegge e non commerciabili. Fatto sta che molte vengono spacciate come riciclabili e biodegradabili, ma le proprietà chimiche non combaciano con le apposite normative. Un discorso a parte meritano le buste per la raccolta differenziata: in questo caso il discorso è molto chiaro. I rifiuti della categoria umido devono essere gettati in sacchetti rigorosamente compostabili. “ C’è un gran caos sulle denominazioni e la confusione per i cittadini è totale – commenta l’avv. Angelo Pisani, Presidente di NoiConsumatori.it -. Secondo noi in primis, è inconcepibile dover pagare il sacchetto per fare la spesa, dovrebbe continuare ad essere gratuito come è sempre stato al di là delle sue caratteristiche chimiche. A questo punto perché non utilizzare i sacchetti di tela di una volta? Sono molto più ecologici ed una volta acquistati per pochi spiccioli durano per moltissimo tempo, inoltre possono essere lavati e non gettati. Immaginiamo che risparmio di denaro e che beneficio per l’ambiente”.
“Concordiamo con il ricorso presentato da Legambiente al Garante della Concorrenza e del Mercato sull’illegalità della vendita di buste di plastica modificate con sostanze chimiche e spacciate per biodegradabili. E ci appelliamo al Ministero dell’Ambiente affinché chiarisca rapidamente gli shopper pro-ambiente e quelli nocivi. Inoltre chiediamo che venga eliminata la commercializzazione dei biosacchi e che vengano distribuiti gratuitamente”- conclude Pisani.
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Da Napoli alla Cina e ritorno: con i rifiuti si fabbricano giocattoli tossici
Trasformare i rifiuti in giocattoli pieni di sostanze cancerogene: è un gioco di prestigio nel quale si stanno specializzando i clan campani. Il trucco è tutto nei container che attraversano l'oceano e sbarcano in Cina, in Corea, a Hong Kong, in Malesia, in Camerun. Solo nel 2010 il secondo gruppo della Guarda di Finanza che opera nel porto ha sequestrato 1.324.380 chilogrammi di rifiuti speciali, 4.428.561 dal 2008.
Si tratta di ferro, acciaio, ma soprattuto scarti di polietilene, cascami di gomma e pneumatici spediti da aziende italiane al di là del mare. Su alcune di queste spedizioni partite dal casertano indagano anche la procura di Santa Maria Capua Vetere e la direzione distrettuale antimafia. «Per noi la monnezza è oro»: spiegò nel 1992 il camorrista Nunzio Perrella allo stupefatto procuratore Franco Roberti. E quasi venti anni dopo i boss hanno allargato gli orizzonti e sono riusciti a mettere in piedi un nuovo e lucroso traffico.
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Rifiuti, 1200 lavoratori consorzi di bacino «Pagati senza lavorare, ora risarciteci»
Hanno ricevuto lo stipendio senza aver lavorato dal 1996 al 2011 e ora chiedono un risarcimento di 150mila euro a testa: la paradossale pretesa viene dai dipendenti dei consorzi di bacino, ben 1200, attraverso i sindacati autonomi e i loro legali. E nel caso in cui riuscissero a dimostrare di aver subito un torto, si tratterebbe di sborsare almeno 180 milioni. «Negli anni siamo stati spogliati della dignità di lavoratori», dicono i dipendenti e, oltre a lamentare depressioni e stati ansiosi gravi, aggiungono anche di non aver ricevuto i contributi previdenziali previsti.
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Sequestrati giocattoli e cosmetici cinesi e contraffatti
Dodici persone denunciate, di origine cinese, e il sequestro di 180mila giocattoli, 28mila articoli elettrici e oltre 2,6 milioni di cosmetici, fra smalti, matite per occhi, rossetti, ombretti, tutti privi delle indicazioni di provenienza e del marchio europeo "Ce", pronti per essere immessi nel mercato della capitale. È il bilancio dell'operazione "Alba Gialla" condotta dalla Guardia di Finanza del comando provinciale di Roma. Il valore stimato della merce è di circa 3 milioni di euro.
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Prodotti difettosi, vademecum sulla garanzia legale
Molti commercianti continuano a violare le norme in materia di garanzia dei prodotti, imponendo ai consumatori che hanno acquistato prodotti presso di loro, di portare o inviare ai centri di assistenza dei produttori, le merci difettose o non funzionanti. “Cio’ e’ inammissibile - dice Pietro Giordano, il segretario nazionale di Adiconsum - come e’ inammissibile che grandi gestori di telefonia, non abbiano ancora provveduto ad applicare la garanzia legale nei loro tanti negozi, sparsi sul territorio, su telefonini, computer e altri apparecchi hi-tech posti in vendita per promuovere i loro prodotti”.
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San Marzano dop «taroccati», sequestrati 32 quintali di pomodori
Erano destinati all'esportazione in India i 32 quintali di pomodori San Marzano, falsi, sequestrati da carabinieri e personale di dogana al porto di Napoli. L'azione del Nucleo antifrodi (Nac) di Salerno messa in campo in occasione delle festività di fine anno di concerto con l'Agenzia doganale, ha permesso di scoprire un carico di barattoli di pomodori falsamente etichettati come «San Marzano dell’agro sarnese-nocerino»” dop. Denunciato il titolare della ditta produttrice per frode in commercio e contraffazione di indicazioni geografiche o denominazioni di origine dei prodotti agroalimentari.
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Contraffazione, maxi-sequestro a Napoli Dalla Cina migliaia di false Adidas
Oltre tre milioni e mezzo di articoli contraffatti sono stati sequestrati nel porto di Napoli dalla Guardia di Finanza all'interno di tre container provenienti dalla Cina.L'operazione è stata condotta nell'ambito delle iniziative delle fiamme gialle per perseguire il contrabbando doganale e le mendaci indicazioni di origine, con la violazione della normativa sulla tutela del made in Italy.Il sequestro ha riguardato stickers adesivi contraffatti di notissimi personaggi dei cartoni animati, porta cellulari, migliaia di calzature sportive con marchio contraffatto Adidas, di buona fattura, tiranti in ferro zincato con la dicitura "Made in Italy".
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Dopo la palla di Maradona, spunta la «bomba Cavani»: 4 kg di botti illegali
El matador che fa sognare i tifosi e che a suon di gol oltre il 90' ha portato il Napoli a ridosso del Milan, ispira anche la fantasia di chi fabbrica i botti per la fine dell'anno. C'era la bomba di Maradona, poi la testa di Lavezzi, ed ora ecco la bomba Cavani. È un cilindro alto 40 centimetri e che puo contenere fino a 4 chili di polvere pirica. È stata sequestrata dalla polizia in via Cupa di Nola, a Somma Vesuviana, nel napoletano. Insieme al superbotto dedicato al bomber azzurro sono stati sequestrati sei quintali di fuochi.
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Kit autovelox sequestrati a Ciampino. Erano diretti a Napoli
Sequestrato all'aeroporto di Ciampino un carico di congegni anti-autovelox importati dalla Cina e diretto al mercato napoletano. Il sequestro, effettuato dalla Squadra di polizia giudiziaria dell'Ufficio di Frontiera dello scalo di Ciampino in collaborazione con la Dogana, è il primo caso e tentativo di importazione dalla Cina di porta targa non omologati da utilizzare fraudolentemente. I congegni, comprati in Cina al prezzo di 6 dollari e reclamizzati per la vendita da un importatore napoletano al prezzo di 220 euro, se immessi sul mercato, non solo avrebbero potuto consentire di eludere i rilevatori di velocità, autovelox e tutor, sulle strade ed autostrade, ma nei casi più gravi, di mantenere l'anonimato durante la commissione di reati.
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Napoli, blitz a Mezzocannone della Finanza denunce per testi universitari fotocopiati
La Guardia di finanza del comando provinciale di Napoli, in collaborazione con funzionari della Siae, ha effettuato controlli simultanei in 9 copisterie situate nei pressi degli atenei cittadini nonchè all'interno di spazi universitari concessi in gestione a privati. L'operazione antipirateria, finalizzata specificamente a reprimere il commercio illegale di copie di testi universitari, in modo da tutelare anche gli interessi degli operatori regolari del settore, ha portato, tra l'altro, al sequestro di 152 copie cartacee e 6 file in formato pdf che riproducevano copie integrali di testi universitari di ultima recensione. Il valore delle copie illecitamente detenute è stato quantificato in oltre 12.500 euro.
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False Lacoste al centro commerciale: la Coop condannata a pagare i danni
Il coccodrillo verde era proprio uguale. La caratteristica maglia di cotone pure. Solo che con la famosa griffe francese le polo sugli scaffali avevano davvero poco a che fare. Soprattutto per il prezzo, troppo basso rispetto all'originale. Così la Coop dovrà sborsare oltre trentamila euro per risarcire il colosso francese Lacoste: contraffazione e concorrenza sleale le accuse.
«CONDOTTA ILLECITA» - Il giudice ha riconosciuto la condotta illecita di Coop Centro Italia, accogliendo le istanze della Lacoste sulla «repressione della concorrenza sleale» e a «tutela del marchio». Coop Centro Italia dovrà pagare a Lacoste circa 12mila euro per il danno economico e 20 mila euro per il «danno da sviamento di clientela, discredito commerciale, deprezzamento del marchio». Il magistrato ha anche ordinato la distruzione delle magliette «taroccate».
FALSO IN VENDITA - Il Tribunale civile di Perugia ha infatti condannato la Coop Centro Italia che commercializzava false polo Lacoste nel centro commerciale Ipercoop di Collestrada, ai piedi di Perugia. La causa è stata intentata nel 2002 dalla Lacoste, rappresentata dagli avvocati del Foro di Milano Giovanni Iazzarelli e Giorgio Valli. La società francese, dopo alcuni controlli nel maggio del 2002, aveva notato che nel centro commerciale erano in vendita «sottocosto» maglie col coccodrillo prive «dell'abituale busta in plastica del prodotto originale». Una consulenza tecnica disposta dal giudice civile ha rilevato la «non autenticità del prodotto» con differenze riguardo al «titolo del filato (...) all'intreccio del tessuto, alle cuciture» e anche «alla grandezza» e alla «posizione del logo».
Fonte: http://roma.corriere.it/roma/notizie/cronaca/10_settembre_28/coop-condannata-vendeva-lacoste-false-1703847872436.shtml
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Gdf sequestra giocattoli tossici
La guardia di finanza di Treviso ha sequestrato circa 250mila giocattoli realizzati con materiale altamente tossico, provenienti dalla Cina, in procinto di essere distribuiti nel nord-est. I prodotti bloccati riproducevano noti marchi di fabbrica falsi ed erano privi delle previste certificazioni di sicurezza comunitarie. Nell'ambito dell'operazione della Gdf sono state denunciate due persone.
Il blitz è partito dal controllo di un furgone nei pressi del casello autostradale di Venezia est. Nel mezzo c'erano giocattoli privi di marcatura Ce, in violazione delle norme comunitarie circa la sicurezza dei prodotti, e altro materiale contraffatto, circa 5 mila confezioni di giocattoli di note case produttrici "contraffatti".
I finanzieri sono quindi risaliti alla sede della ditta, a Vedelago (Treviso), e poi ad un magazzino di Montebelluna dove erano stoccate le decine di migliaia di giocattoli sprovvisti dei requisiti minimi per la commercializzazione. Tra questi anche 200 false pistole Beretta ad aria compressa, complete di puntatore laser e "pallini".
Fonte: http://www.tgcom.mediaset.it/cronaca/articoli/articolo491271.shtml
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Questo maxi-accendino è una bomba A Napoli due incidenti: non compratelo
Molti di voi avranno già visto l’oggetto che mostriamo nelle fotografie qui accanto. Si tratta di un maxi accendino, del tutto simile a quelli che si trovano abitualmente in commercio, ma dalle dimensioni triplicate. Viene venduto dagli ambulanti, lungo i marciapiedi o ai semafori, sembra un oggetto divertente e ha un prezzo variabile tra i due e i quattro euro.
In tanti non hanno saputo resistere alla tentazione di portare a casa il gigantesco gadget senza sapere che nasconde una brutta sorpresa: è soggetto ad esplodere. Il maxi accendino è «sbarcato» in Italia all’inizio dell’estate ma si è diffuso lentamente. Solo da metà agosto è diventato un oggetto standard nei banchetti dei venditori ambulanti, e da quel momento, ha già provocato due incidenti a Napoli. Una donna se l’è ritrovato in fiamme tra le mani mentre cercava di accendere il gas in cucina mezz’ora dopo averlo comprato dal banchetto di un extracomunitario nella zona di corso Umberto; ad un ragazzo di venticinque anni è scoppiato mentre accendeva una sigaretta.
In entrambi i casi gli sfortunati protagonisti hanno avuto la prontezza di lanciare lontano l’oggetto e se la sono cavata solo con un grande spavento. I due episodi sono venuti alla luce in maniera casuale, tramite il passaparola tra gli amici («Non comprate quegli oggetti perché è accaduto un incidente»), ma non è escluso che ne siano avvenuti altri che non hanno provocato feriti né danni, che non sono noti. L’allarme, comunque, resta alto, anche perché gli incidenti legati all’utilizzo di questo oggetto vanno moltiplicandosi in tutta Italia.
L’episodio più grave risale alla settimana scorsa ed è avvenuto a Palermo. L’oggetto è esploso nelle mani di una donna, Marisa Scaccianoce, che tentava di accendere il fuoco per cucinare: la donna ha cercato di liberarsi dell’oggetto ma il gas che fuoriusciva sotto pressione dall’accendino e prendeva fuoco l’ha colpita con una forte vampata. La palermitana è rimasta ustionata alle braccia e al volto con bruciature di primo e secondo grado e le fiamme sprigionate hanno anche colpito le tende della cucina.
Le urla della donna hanno, fortunatamente, attirato i vicini che sono intervenuti immediatamente spegnendo le fiamme e portando all’esterno della casa la malcapitata e i suoi due bimbi. Il gigantesco gadget viene messo in vendita in varie versioni. Quella «base», e quella arricchita con fotografie di donne in abiti succinti. Su tutti gli accendini c’è un autoadesivo che riporta le regolamentari norme di sicurezza per l’utilizzo.
L’unico problema è che il messaggio è scritto in indonesiano, quindi assolutamente incomprensibile. Meritano particolare attenzione gli ultimi due punti delle avvertenze di sicurezza che ci siamo fatti tradurre dall’indonesiano: «non tentare di segare questo oggetto» e «spegnere l’accendino dopo averlo usato». Non c’è scritto da nessuna parte che quell’oggetto rischia di trasformarsi in una bomba.
Fonte: http://www.ilmattino.it/articolo.php?id=119014&sez=NAPOLI
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Cassazione: prodotti contraffatti. La vendita è reato anche il falso è grossolano
Con la sentenza n. 29016 del 23 luglio scorso, la Corte di Cassazione ha stabilito che se gli acquirenti non sono in grado di comprendere la falsità della merce, commerciare prodotti contraffatti è reato anche se la riproduzione risulterebbe grossolana. Il principio è stato affermato dalla seconda sezione penale, la quale, in seguito al ricorso di un imputato per il reato di contraffazione (che aveva però eccepito che il prodotto essendo talmente grossolano non avrebbe potuto ingannare sulla originalità), citando la sentenza n.16821/2008, ha in proposito precisato che “in tema di commercio di prodotti con segni falsi, perché il falso possa essere considerato innocuo e grossolano, e dunque, perché il reato possa essere ritenuto impossibile, occorre che le caratteristiche intrinseche dei prodotto e dei marchio che con esso si identifica siano tali da escludere immediatamente la possibilità che una persona di comune avvedutezza e discernimento possa essere tratta in inganno: tale giudizio va formulato con criteri che consentano una valutazione “ex ante” della riconoscibilità “ictu oculi” della grossolanità della falsificazione”.
http://www.studiocataldi.it/news_giuridiche_asp/news_giuridica_8776.asp
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E' contraffazione riprodurre una forma nota, anche se i disegni industriali sono di cattiva qualità
È contraffazione la riproduzione di un oggetto coperto da brevetto, anche se dai disegni registrati non è desumibile in maniera esatta quale sia la forma sottoposta a tutela. Lo ha stabilito la Corte di Cassazione con la sentenza 25073 del 02 luglio 2010. Il Procuratore della Repubblica presso la Corte di Appello di Cagliari ha presentato ricorso per la riforma di una sentenza con la quale un cittadino era stato assolto dal tribunale monocratico di Sassari dall'imputazione di ricettazione e vendita di accendini di una nota casa industriale, perché il fatto non costituiva reato. Il giudice aveva stabilito infatti che dai disegni registrati, non era possibile definire con certezza quale fosse la forma dell'accendino sottoposta a tutela del brevetto. La Suprema Corte ha invece affermato che : "il reato previsto dall' art. 474 cod. pen. è configurabile qualora la falsificazione, anche imperfetta e parziale, sia idonea a trarre in inganno i terzi, ingenerando confusione tra contrassegno e prodotto originali e quelli non autentici e quindi errore circa l'origine e la provenienza del prodotto. Infatti, ai fini della configurabilità del predetto reato è sufficiente e necessaria l'idoneità della falsificazione a ingenerare confusione, con riferimento non solo al momento dell'acquisto, bensí alla loro successiva utilizzazione, a nulla rilevando che il ,marchio, se notorio, risulti, o non, registrato, data l'illiceità dell'uso ,senza giusto motivo, di un marchio identico o simile ad altro notorio anteriore utilizzato per prodotti o servizi sia omogenei o identici, sia diversi, allorché al primo derivi un indebito vantaggio dal carattere distintivo o dalla notorietà del secondo. Invero la fattispecie di reato prevista dall'art.474 cod. pen. è volta a tutelare, in via principale e diretta, non la libera determinazione dell'acquirente ma la pubblica fede, intesa come affidamento dei cittadini nei marchi o segni distintivi, che individuano le opere dell'ingegno o i prodotti industriali e ne garantiscono la circolazione trattandosi di reato di pericolo, per la cui configurazione non è necessaria l'avvenuta realizzazione dell'inganno. Il reato, pertanto, sussiste ogniqualvolta venga accertato lo svolgimento del commercio con marchio contraffatto, non essendo necessaria una situazione tale da trarre in inganno il cliente sulla genuinità della merce".
http://www.avvocatoandreani.it/notizie-giuridiche/visualizza.asp?t=-contraffazione-riprodurre-una-forma-nota-anche-se-disegni-industriali-sono-di-cattiva-qualita&rn=4c5c310bff2d423f165e8d0bb78c6290
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Prodotti contraffatti, megasequestro a Napoli.Pisani: "Fare attenzione a cosa si compra. Verificare sempre l'etichetta e le informazioni sul luogo di provenienza e sulla fabbricazione"
“I prodotti contraffatti sono pericolosi perché non hanno nessuna garanzia. Non posseggono il marchio Cee che ne attesta la sicurezza e la qualità e non presentano nemmeno le indicazioni relative alla sostanze utilizzate nella fabbricazione. Tant’è vero che spesso sono nocivi e pericoli per la salute. I consumatori vengono abbagliati dai prezzi eccessivamente bassi dei prodotti e delle merci che riportano grandi griffe ma che non sono altro che squallide imitazioni di nessuna qualità. I cittadini devono fare attenzione al momento dell’acquisto e verificare che quanto comprano sia sempre certificato e presenti le notizie relative alla produzione ed al luogo di provenienza. In questo modo non solo si tutela il marchio “made in Italy” ma si compie una scelta d’ acquisto consapevole e sicura”. Lo ha detto l’avvocato Angelo Pisani, Presidente dell’associazione NoiConsumatori, in merito al sequestro, ad opera della Polizia Municipale, avvenuto oggi a Napoli di circa duemila articoli contraffatti nella zona pedonalizzata di Via Nolana e Piazza Mancini. La merce falsificata, borse, foulard, scarpe, cinture con note marche, era venduta da immigrati africani su banchi abusivamente installati.
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Danni da prodotti difettosi: il venditore non si libera dalla responsabilità se non prova che il soggetto indicato è il vero produttore del bene
Con la sentenza n. 13432 del giugno 2010 la Cassazione, garantendo una più ampia tutela al consumatore, ha riconosciuto che Il venditore è obbligato al risarcimento del danno se non fornisce la prova che il soggetto da lui indicato è il vero produttore della merce difettosa. Il venditore dovrà rispondere per i danni cagionati dal prodotti difettosi se non prova che il soggetto indicato è il vero produttore del bene. Dove non venga individuato il produttore della merce che ha recato danno, sarà il fornitore a risponderne; nel caso di specie si trattava di un minore rimasto vittima di un infortunio in bicicletta a causa della rottura della forcella. Nel rapporto tra fornitore e consumatore, precisa la Corte che è il primo a dover dimostrare la qualità di produttore del soggetto indicato, mentre fra produttore e utente l’onere della prova è a carico del secondo, che dovrà dimostrare il fatto costitutivo della domanda di risarcimento. Posto che la disciplina della responsabilità da prodotti difettosi di cui al d.P.R. n. 224 del 1988 viene ad affiancarsi e non a sostituirsi, ai rimedi previsti dall’ordinamento in favore di colui che patisca un danno ingiusto, come già precisato dalla Cassazione con sentenza n. 8981 del 2005, la relativa azione nei confronti del fornitore risulta assoggettata ai limiti temporali di cui agli artt. 13 e 14 del d.P.R. e non è condizionata dai limiti di azionabilità dei diritti di garanzia scaturenti dalla vendita, che sono riferiti alla pretesa contrattuale. Risulta netta la distinzione tra l’inadempimento delle obbligazioni nascenti dal contratto dal generale divieto del neminem laedere, al quale anche il fornitore è tenuto secondo un generale principio di solidarietà sociale che comporta la responsabilità dello stesso per i danni da prodotti difettosi ex art. 4 quando il produttore non sia individuato.
Fonte: http://www.studiocataldi.it/news_giuridiche_asp/news_giuridica_8610.asp
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