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  • Napoli, arrestato uomo di al Qaida. Ricercato in Francia: aveva un kit per bombe


    Lo hanno pedinato, filmato, studiato per almeno tre giorni. Ne hanno messo a fuoco i contatti, le mosse, la trama di relazioni sul territorio. Tic, abbigliamento, modo di esprimersi, finanche il modo di accendere una sigaretta, di sorseggiare una bevanda, di parlare al telefono. Poi, tre giorni dopo un’azione rigorosamente sotto traccia, la mossa finale.
    Fulminea, efficace: quindici giorni fa è stato arrestato a Napoli un uomo di Al Qaida, un presunto esponente dell’ultima generazione del network terroristico che fa capo a Osama Bin Laden, responsabile degli attentati americani dell’undici settembre del 2011, dell’eccidio madrileno dell’11 marzo del 2004 e, con ogni probabilità, degli attentati del 7 luglio del 2005. Un blitz a Napoli, dunque, un arresto, poi tanto silenzio.

    Notizia subito secretata, bloccata sul nascere.


    Poi, qualche giorno fa, una svolta che non è passata inosservata, con la richiesta di estradizione discussa a porte chiuse dinanzi a una sezione di Corte d’appello del Tribunale di Napoli, da parte della Procura generale di Luigi Mastrominico. Udienza lampo, quanto basta a chiedere e ottenere il trasferimento del presunto terrorista da Napoli (dove è detenuto in isolamento da venti giorni) a Parigi. Già, Parigi. Perché la storia della caccia all’uomo finisce a Napoli, ma inizia in Francia, quando si concentrano indizi su un cittadino sospettato di contatti con la rete «qaedista». A questo punto, qualche domanda.


    Chi è il presunto terrorista braccato a Napoli? Che vita faceva? Qual era la sua mission? Si sa poco, per il momento: ha ventotto anni, origini algerine, francese da due generazioni. Passaporto transalpino, dunque, nato nel cuore d’Europa - terra che conosce bene - arriva a Napoli nella prima parte di settembre. Ed è solo a questo punto che la sua storia - o la sua missione - diventa un fatto napoletano. Le sue mosse entrano nella rete della Digos del vicequestore Filippo Bonfiglio, il 28enne algerino di nazionalità francese diventa un problema anche napoletano, tanto da spingere il procuratore aggiunto Rosario Cantelmo, capo del pool antiterrorismo, ad aprire un fascicolo ad hoc. Sul suo conto, poche informazioni ma di interesse investigativo: per qualche giorno si è mimetizzato nella zona centrale della città, nei pressi di piazza Garibaldi. Ha frequentato la moschea di corso Arnaldo Lucci (già toccata da una precedente indagine di terrorismo islamico), ma anche quella di piazza Mercato. Ha avuto contatti con alcuni correligionari (sodali o semplici conoscenti), ha provato a mimetizzarsi in un quartiere - tra la Ferrovia e il Mercato - dove è altissima la zona di immigrati africani e mediorientali, dove già in passato si sono concentrate azioni di polizia giudiziaria in materia di lotta al terrorismo.


    E non sono mancate sorprese sul taccuino degli investigatori, che hanno deciso di arrestare il presunto terrorista solo dopo qualche giorno di appostamento, quando si è fatto alto il rischio di una sua improvvisa scomparsa dal cono di luce. Fatto sta che i poliziotti hanno sequestrato un computer e un telefonino cellulare, ma anche alcuni appunti passati al vaglio di esperti di lingue arabe. Da quanto trapela dallo stretto riserbo, sembra che il cittadino francese custodisse una serie di nozioni tecniche utili a fabbricare congegni esplosivi, a costruire armi di distruzione di massa. Poi appunti scritti a penna, contenuto ovviamente top secret. Quanto basta a tenere aperto un fascicolo investigativo, a tenere in piedi domande legittime: che ci faceva a Napoli un presunto esponente di Al Qaida? Chi ha incontrato?


    Era di passaggio o aveva intenzione di piazzarsi in riva al Golfo? Domande che fanno i conti con le precedenti inchieste condotte sulla presenza di presunti terroristi a Napoli. Salafiti, fronte islamico di salvezza, nuclei di combattenti algerini. Frange su cui ha indagato - siamo a metà dello scorso decennio - il pm Michele Del Prete (oggi al pool antimafia), che ha ottenuto conferme investigative. C’è un dato di fatto che sembra acquisito: Napoli da tempo è una piazza internazionale nel traffico di documenti, ma anche di schede telefoniche, fondamentali per eludere il «grande orecchio» delle polizie di mezzo mondo. Una zona calda dove incontrarsi, darsi alla macchia per qualche giorno, semmai ricomparire con un nuovo passaporto in tasca. Un crocevia, uno snodo internazionale al centro del Mediterraneo, dove girano armi e soldi sporchi, dove è facile cambiare moneta, dove l’attenzione investigativa viene quasi sempre attratta da camorra e gangsterismo metropolitano. Scenario noto, che oggi deve fare i conti con un probabile (anche se non scontato) salto di qualità nella presenza di terroristi a Napoli. Mai prima d’ora era stato segnalato un elemento ritenuto tanto legato a ideali e schemi ideologici di Bin Laden. Mai prima d’ora, era stata segnalata una presenza ritenuta espressione diretta di Al Qaida. Un allarme che torna a riguardare Napoli, negli stessi giorni in cui in Olanda e in Inghilterra l’incubo terrorista si è affacciato dopo mesi di silenzio, proprio nelle stesse ore in cui viene fatto circolare un video riconducibile al nemico giurato dell’Occidente.


    Fonte: http://www.ilmattino.it/articolo.php?id=121333&sez=NAPOLI

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