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Atenei, esodo di massa dei professori Centinaia in pensione a fine ottobre
Il segnale d’allarme lo fece scattare Massimo Marrelli subito dopo la propria elezione a rettore. Ai colleghi che lo acclamavano disse: «Per rimettere a posto il bilancio dopo i tagli, la Federico II ha pagato un prezzo altissimo in termini di cultura. Abbiamo perso 1.170 persone in tre anni, tra cui molti grandi ricercatori costretti ad andare in pensione». Un numero incredibilmente alto, sebbene Marrelli non si riferisse soltanto ai docenti ma anche al personale amministrativo. I tagli ai bilanci, uniti prima alle voci sul ridimensionamento delle pensioni (che però non c’è stato), poi al blocco di uno scatto triennale senza recupero e alla decisione di versare le liquidazioni in tre anni e non in un’unica soluzione (che invece ci sono stati), hanno indotto moltissimi professori a non chiedere di rimanere fino a 70 o a 72 anni, come tradizionalmente era sempre avvenuto.E l’Università Federico II a non concedere più la proroga a quelli che l’hanno chiesta. Il risultato è «una vera e propria decapitazione dell’università», spiega ora Michele Scudiero, costituzionalista di prestigio ed ex preside di Giurisprudenza, che dal primo novembre andrà in pensione per raggiunti limiti d’età. Come centinaia — sì, centinaia — di docenti di tutte le università campane in una sorta di esodo, al quale, sempre per la crisi economica, non corrisponderà l’arrivo di nuovi professori. Tra i «pensionandi» dell’Università Federiciana, i docenti di grande fama sono numerosissimi. Per esempio, restando a Giurisprudenza, Luigi Di Lella, Renato Oriani e il decano dell’ateneo Bruno Jossa. Ma nel lunghissimo elenco, che è impossibile ricostruire interamente, ci sono pure l’ex preside di Lettere e filosofia Antonio Nazzaro e Fulvio Tessitore, che ricoprì la carica prima di lui per poi essere eletto rettore e successivamente senatore. Passando da una facoltà all’altra, Ingegneria perderà Giuseppe Marrucci, mentre a Scienze dal prossimo anno accademico non sarà più in servizio il chimico Guido Barone. In ambito scientifico, Biotecnologie ha già dovuto rinunciare a Gennaro Marino, padre fondatore e preside della giovanissima facoltà. AMedicina, dopo l’abbandono di Franco Salvatore, quest’anno lasceranno l’ex preside Guido Rossi, l’oncologo e accademico dei Lincei Giancarlo Vecchio, Salvatore Formisano, Guido Musella. «E non solo loro: dall’approvazione della Finanziaria al prossimo primo novembre Medicina perderà almeno venti docenti», commenta Giovanni Persico, preside in carica: «Spero che almeno qualcuno di loro possa continuare a collaborare con la facoltà».Alla Seconda Università i grandi nomi della medicina napoletana che lasciano sono anche più numerosi. «Almeno cinquanta, dei quali venti ordinari— dice il preside Francesco Rossi — e solo alcuni vanno via perché hanno raggiunto i limiti massimi d’età. Era preventivato che in questi anni ci sarebbe stato un cambio generazionale, ma il problema della Finanziaria e del Tfr ha spinto molti ad andare in pensione prima dei 70 anni». Chi lascerà il primo novembre? Gabriele Argenziano, uno dei dermatologi più conosciuti di Napoli, e il cardiochirugo Maurizio Cotrufo. Ancora: il pediatra Angelo Capristo, il chirugo Alberto Del Genio, il gastroeneterologo Camillo Del Vecchio Blanco, l’ematologo Bartolomeo Farzati (che è anche presidente del corso di laurea in Medicina e chirurgia di Napoli e responsabile del Centro trapianti regionale), l’odontoiatra Fernando Gombos, il medico legale Luigi Palmieri, l’infettivologo Felice Piccinino, la neurologa Maria Rossana Tata. Tra gli altri. «In tre anni Medicina ha perso 120-130 professori. Nelle altre facoltà della Sun il problema è meno rilevante perché sono facoltà giovani e l’età media dei docenti è più bassa», spiega Rossi. E tuttavia tra pochi giorni lascerà anche Oreste Greco, uno dei pionieri della Seconda Università, storico preside della facoltà di Ingegneria di Aversa e, in precedenza, di quella della Federico II. Altrove non va meglio. «Da noi almeno cinquanta professori presenteranno domanda di pensionamento entro fine anno», afferma il rettore dell’Università di Salerno Raimondo Pasquino.Intanto lascerà a fine mese il noto docente di Farmacia Francesco De Simone, amico personale di Ciriaco De Mita e da poco nominato commissario dell’Asl di Salerno. Tra un anno andranno via Giovanni De Martino, anche lui di Farmacia; Ferdinando Mancini, di Scienze; Michele Pappalardo, docente di Ingegneria ed ex sindaco di Pontecagnano; Massimo Mazzetti, figlio di Roberto, fondatore del Magistero, e a sua volta popolare storico di Scienze della formazione. Lettere perderà in una volta sola due dei suoi docenti più apprezzati: Angelo Trimarco, storico e critico d’arte, e il sociologo Vittorio Dini. Ancora un anno e il primo novembre 2012, con Marco Zannetti di Scienze, altri quattro prestigiosi prof dell’Ateneo di Salerno lasceranno Scienze della formazione: l’ex prorettrice Maria Paola Fimiani, l’italianista Aniello Montano, il filosofo Enrico Nuzzo e il pedagogo ed ex preside Giuseppe Acone. Tornando a Napoli, all’Orientale da un paio d’anni è in corso un’emorragia di prof, che ha ridotto il corpo docente a 220 unità. Tra i tanti, quest’anno lasciano la cattedra alcuni storici molto amati dai propri studenti: Sergio Bertolissi, Massimo Galluppi, Alfredo Laudiero e Luigi Parente. Ma anche il giurista Alfonso Masucci e l’ex preside ed ex rettore Domenico Silvestri. Come alla Parthenope, dove dal primo novembre lascerà il rettorato Gennaro Ferrara, già in pensione come docente. Non sarà il solo «big» dell’ex Navale ad andare in pensione. Lo seguiranno, tra gli altri, il giurista Giovanni Quadri, ex decano, l’architetto Sergio Brancaccio, l’ingegnere e docente di navigazione aerea Vincenzo Nastro e Rodolfo Napoli, ordinario di ingegneria sanitaria ambientale. Fino al 31 ottobre.
Fonte: http://corrieredelmezzogiorno.corriere.it/napoli/notizie/scuola/2010/11-ottobre-2010/atenei-esodo-massa-professoricentinaia-pensione-fine-ottobre-1703924422537.shtml


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