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«Il Fisco deve cambiare, niente pagamenti se il contribuente ha ragione»
Replica al lettore che ieri lamentava l’ingiunzione di pagamento nonostante il ricorso vinto contro il Fisco. La lettera su www.corriere.it/economia/_ _ _
Caro Direttore,
la questione sollevata nella lettera pubblicata ieri dal Corriere dal titolo «Il Fisco ha perso ma vuole i miei soldi», richiede due considerazioni: una di diritto e l’altra di fatto. Sul piano del diritto, ricordo che l’ordinamento italiano prevede un principio generale.Il principio è contenuto nell’articolo 285 del codice di procedura civile, ripreso dalla normativa fiscale (articolo 38 del decreto legislativo n. 546 del 1992), in base al quale la parte vincitrice ha l’onere di notificare la sentenza a quella soccombente. L’applicazione di questa norma non ha creato problemi fino a quando l’attività di riscossione delle imposte, prima della riforma del 2005 che l’ha ricondotta in mano pubblica, funzionava malamente. Basti pensare che per cento euro che l’ente impositore iscriveva a ruolo, gli ex esattori non riuscivano a riscuoterne più di tre e, oltretutto, in tempi estremamente lunghi. Il ritorno della riscossione sotto l’ombrello pubblico, questo con decreto legge numero 203 del 30 settembre 2005, ha reso più efficiente e rapido il sistema, ma può far sì che, se la sentenza non viene notificata, o viene notificata in ritardo, l’agente della riscossione proceda comunque con l’attività di recupero, non avendone notizia.Proprio per questo motivo, è ora allo studio una modifica normativa che consenta il blocco immediato dell’attività di riscossione in caso di sentenza favorevole al contribuente. Da maggio dello scorso anno, inoltre, Equitalia, per ovviare a questo problema, ha disposto che per bloccare le procedure di riscossione è sufficiente che il contribuente presenti ai suoi uffici una dichiarazione in cui asserisce e documenta di aver ottenuto una sentenza a lui favorevole. Passando ai fatti, la direzione dell'Agenzia delle entrate della Lombardia ha disposto, in via cautelativa, l’impiego in altre attività dei dipendenti interessati dalla vicenda, in attesa che vengano accertate eventuali responsabilità attraverso l’indagine disposta immediatamente dalla struttura di audit. L’eventuale non corretto comportamento di singoli dipendenti non può, infatti, inficiare l’attività quotidianamente svolta dall’Agenzia delle entrate.
Fonte: http://www.corriere.it/economia/10_settembre_29/befera-fisco_8e773b64-cb99-11df-a93d-00144f02aabe.shtml


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