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Calunnia: il «peso» delle parole nell'atto di appello
Vanno assolti dal reato di calunnia coloro i quali, attraverso espressioni proprie dell'atto di appello contro una sentenza del giudice di pace, abbiano accusato il Pm di aver fatto arrestare altro soggetto, pur sapendolo innocente.
La circostanza per la quale queste espressioni siano riportate in un atto d'appello e non in una denuncia querela a carico del sostituto procuratore, vale a smentire la configurabilità della fattispecie. Tuttavia, ciò non vale a ritenere che la calunnia non possa perpetrarsi in espressioni e frasi contenute in un atto di appello, ma induce a contestualizzare l'ambito e le circostanze in cui dette dichiarazioni vengano utilizzate. Deve dunque concludersi per l'assoluzione degli imputati laddove le frasi, per la letteralità, strutturazione e contesto, portino a escludere la configurabilità del reato.
Tribunale dell'Aquila, sentenza 26/2010
Fonte: Ilsole24ore


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