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Molestie via chat, necessario il decreto del Pm per acquisire indirizzo Ip
Mandava messaggi in chat alla cognata del suo amante, con dettagli intimi e frasi ingiuriose, sempre usando uno pseudonimo. Il Tribunale di Grosseto l'ha assolta (proc. pen n. h06/1697): le motivazioni non sono ancora state depositate, ma il caso merita di essere segnalato per le sue possibili implicazioni pratiche. Per il difensore della donna, l'avvocato Riccardo Lottini,il giudice avrebbe assolto per mancanza di prove perché gli indirizzi IP non possono essere acquisiti senza il decreto motivato del pubblico ministero. Le tracce lasciate in rete, insomma, sarebbero assimilate ai tabulati telefonici e dovrebbero essere soggette alle stesse garanzie. Un primo passo verso la corretta qualificazione giuridica delle chat line. E un'indicazione importante per gli oltre sei milioni di italiani che ogni giorno utilizzano internet.
Il caso
La donna, originaria della provincia di Novara, secondo l'accusa, aveva una relazione con uomo sposato. Dopo le prime difficoltà, si era iscritta a un forum per sole donne, utilizzando un nome di fantasia. Qui aveva individuato la moglie del suo amante e la cognata, entrambe di Grosseto. A quest'ultima avrebbe cominciato a mandare numerosi messaggi ingiuriosi e molesti via chat o posta elettronica. La cognata, dopo numerosi contatti da parte della sconosciuta, decide di denunciare la donna alla polizia postale, chiedendo di individuarne l'identità tramite l'acquisizione degli indirizzi IP. Dalle indagini, la polizia risale alla donna, che viene rinviata a giudizio per il reato di molestie o disturbo alle persone.
La natura delle conversazioni in chat
Il reato di molestie incrimina chi reca disturbo alle persone in luogo pubblico ovvero col mezzo del telefono. Da tempo la giurisprudenza si interroga se gli sms possano essere assimilati alle conversazioni telefoniche. Ma sulla natura delle chat ancora non esiste un orientamento consolidato. Per l'avvocato di Grosseto, difensore della donna, i messaggi in chat non potrebbero essere equiparati agli sms o alle altre comunicazioni telefoniche. La vittima, nel caso della chat, sarebbe infatti sempre in grado di escludere l'interlocutore scomodo e continuare a partecipare alle altre comunicazioni più piacevoli.
L'acquisizione degli indirizzi IP
Anche se le motivazioni non sono ancora state depositate, dalla formula assolutoria, si evince che per il Tribunale di Grosseto gli indirizzi IP devono essere acquisiti con le stesse modalità dei tabulati: occorrerebbe, pertanto, il decreto motivato del pubblico ministero. Che nel caso in esame mancava. Con il risultato di rendere inutilizzabili i dati ammessi agli atti. Gli indirizzi IP (internet protocol), infatti, sono dei numeri, che identificano la linea telefonica dal quale avviene il collegamento a internet. Chi si muove nella rete lascia le proprie tracce on line, anche se utilizza uno pseudonimo. Ma, se i dati non vengono acquisiti correttamente, gli autori rischiano di farla franca.
Fonte: ilsole24ore.com
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