"Importanti commesse potrebbero saltare per l'azienda Intimo Sud che, a causa di un errore burocratico, potrebbe vedere messo a rischio il proprio futuro". A lanciare l'allarme è il senatore calabrese di Alleanza per l'Italia, Franco Bruno, che in un'interrogazione rivolta al ministro dell'Economia Tremonti fa riferimento ad "un errore di Equitalia". L'azienda, spiega l'esponente di Api, "in seguito alle recenti difficoltà del settore tessile e dell'abbigliamento, non è riuscita a saldare alla scadenza naturale alcuni adempimenti fiscali e ha chiesto una rateizzazione a Equitalia Etr spa. Dopo avere saldato un primo debito, Intimo Sud si è trovata di fronte a una seconda cartella che Equitalia si rifiuta di rateizzare pretendendone il pagamento in un'unica soluzione, compresi gli interessi di mora e avviando il pignoramento mobiliare e presso terzi". Il rifiuto della rateizzazione accordata in un primo momento, prosegue Bruno, si basa sul pretesto che l'impresa doveva iniziare a pagare il debito entro ottobre 2010. "Peccato - fa notare - che la cartella in questione sia stata notificata solamente a inizio 2011". L'ultimo provvedimento in particolare, ha causato un "enorme danno" all'immagine dell'azienda che "potrebbe vedere cessare i rapporti lavorativi con i tanti clienti, come ad esempio Prenatal, Chicco e Artsana, che non intendono aspettare la soluzione del problema legale". "La storia aziendale della Intimo Sud - continua il senatore - dura da più di vent'anni. E' riuscita a crearsi un'immagine di prestigio, lavorando con le migliori griffe e garantendo occupazione in Calabria. Adesso tutto potrebbe essere vanificato, qualora non si riconosca l'evidente errore da parte di Equitalia, e si continui con comportamenti arroganti assunti da parte di una società che si occupa della riscossione per conto dello Stato". Bruno chiede quindi a Tremonti di "promuovere gli atti più opportuni presso il concessionario Equitalia Etr spa, della provincia di Cosenza, per verificare i fatti, ripristinare il buon senso e ridare vita a questa azienda, che assieme a migliaia di piccole imprese sane del Mezzogiorno, costituisce un buon esempio di imprenditoria dinamica in un territorio che ha tanto bisogno di lavoro e di impresa".rassegna di notizie dal web utili alla difesa del cittadino
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Il caso della piccola Adelaide, trasferita in una casa famiglia. I legali Pisani annunciano esposto in Procura.
Il finto caso umano della piccola Adelaide Ciotola. Ve lo ricordate? La madre della bambina, Luisa Pollaro, aveva dichiarato durante numerose trasmissioni televisive che la figlia affetta da una malattia rara, la sindrome del Lobo Medio, una grave patologia polmonare, aveva bisogno di forti somme di denaro per poter essere curata negli Stati Uniti. Per la bimba è subito scattata la solidarietà degli italiani che in poco tempo hanno fatto arrivare alla famiglia circa 150mila euro. Ma tempo dopo un’inchiesta della trasmissione Le Iene ha denunciato la vicenda come una truffa. Il programma ha dimostrato che Adelaide poteva essere curata benissimo in Italia e che non era in pericolo di vita. La madre si è sempre difesa sostenendo che quei soldi servissero per avere una diagnosi certa del male da cui è affetta la sua bambina. Lo scorso 15 marzo il Tribunale per i minori è intervenuto con il decreto in base al quale la piccola Adelaide è stata trasferita in una casa famiglia con divieto di incontro con genitori e familiari "perchè la madre avrebbe strumentalizzato in modo riprovevole e dannoso per l'integrità psicofisica, la minore, facendole credere di essere ammalata". Ciononostante "uno psicologo, la cui relazione era presente anche nel fascicolo della procedura minorile, all'esito di una valutazione sulla piccola paziente avesse specificamente raccomandato di evitare un affidamento della minore a persone alla stessa estranee". A sottolinearlo sono I legali di Luisa Pollaro, gli avvocati Angelo Pisani e Sergio Pisani, che annunciano un esposto in Procura in quanto nella relazione dello psicologo è scritto testualmente: "Ritengo che la bimba sia particolarmente vulnerabile a qualsiasi tipo di cambiamento repentino nella sua situazione affettiva intrafamigliare (mi riferisco ad un'ipotesi di affidamento così come ventilata attraverso una comunicazione telefonica del commissariato), ritengo quindi che la paziente debba essere seguita attraverso un percorso psicoterapico supportivo espressivo e che possa essere consigliabile un eventuale affidamento a parenti o persone a lei già note”.
I legali Pisani sottolineano che "in assenza di qualsivoglia verifica circa l'esistenza di parenti entro il quinto grado che potessero accudire la piccola - come risulta da una relazione in atti alla procedura minorile in cui si dichiara testualmente - 'tuttavia non è possibile esprimere un motivato parere di affidabilità in quanto non residenti nella quinta municipalità e senza aver cura di quanto aveva raccomandato un esperto in merito si è data esecuzione al citato provvedimento affidandosi la minore a persone a lei estranee. Invano – continuano gli avvocati - si è cercato nelle more di ottenere un' autorizzazione a fare visitare nell'immediatezza la piccola da uno psichiatra di parte per valutare eventuali danni alla stessa eventualmente derivabili dall'esecuzione dell'adottato provvedimento". Dai due avvocati, inoltre vengono ritenute preoccupanti per la salute della piccola le conclusioni a cui perviene il professor Mario Pannain, psichiatra, che sottolinea “la peculiare natura del legame tra la minore e la sua genitrice che, indipendentemente da qualsiasi censura in ordine alla condotta contestata alla signora Pollaro, risulta connotato da una intensità e da una ricchezza affettiva straordinaria al punto di essere ritenuto indispensabile dalla bambina". Secondo lo specialista, in particolare, la piccola "difficilmente potrà prescindere da questo legame senza subire un profondo trauma emotivo con conseguenze certamente drammatiche".
In linea anche il parere espresso dal dottor Mario Puccioni, psicologo: "Ritengo che la bimba sia particolarmente vulnerabile a qualsiasi tipo di cambiamento repentino nella sua situazione affettiva intrafamigliare. Preliminarmente è doveroso evidenziare che nel caso che ci occupa come rilevato anche dal dottor Puccioni non ci si trova di fronte ad una minore che presenta danni o disturbi psichici, ascrivibile a condotte genitoriali tali da giustificare un così drastico provvedimento. Le non comuni capacità cognitive ed intellettive riscontrate nella minore apparsa in grado di gestire in modo assai adeguato il rapporto con il mondo esterno e comunque il rapporto con la figura materna intesa e vissuta da Adelaide come una mamma perfetta". Secondo l'avvocato Sergio Pisani "è indubbio che nel caso in esame possano sussistere profili di responsabilità in merito ai possibili danni che possano derivare o sono già derivati alla minore dall'esecuzione di tale provvedimento che si ripete è stato adottato nonostante precise raccomandazioni contrarie di uno psicologo, non di parte, la cui relazione era già agli atti del tribunale dunque anche a rischio che alla minore potessero derivare delle conseguenze di natura psicopatologica. Per tale motivo sto valutando di presentare un esposto e di procedere in incidente probatorio allo scopo di verificare a mezzo perizia la condizione psicopatologica in cui si trova la minore".
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Patentino per motorini. Da oggi esame di pratica
Dopo tanti annunci oggi è il grande giorno: per guidare i 50 e le microcar (quelle omologate come quadricicli leggeri) bisognerà sostenere la prova pratica per ottenere il patentino. Non basterà più quindi solo la prova teorica sul codice della strada ma si dovrà sostenere anche un vero esame di guida (ma la nuova disposizione non riguarda chi ha già superato la teoria e nemmeno chi ha compiuto 18 anni entro il 30 settembre del 2005).
Così, come avviene per la Patente B, quella per le auto, anche per i motorini, dopo aver superato la prova di teoria viene rilasciata "un'autorizzazione" per esercitarsi alla guida, una sorta di 'foglio rosa'. La prova pratica non può essere sostenuta prima che sia trascorso un mese dalla teoria. Il 'foglio rosa' è valido per sei mesi ed è possibile sostenere l'esame di guida per due volte, a distanza "non inferiore di un mese l'una dall'altra".
Le esercitazioni sui ciclomotori a due ruote sono consentite "in luoghi poco frequentati", pena delle sanzioni. Chi invece si esercita sui ciclomotori omologati per il trasporto di un passeggero a fianco del conducente, compresi i quadricicli leggeri, deve avere a bordo un istruttore con un'età non superiore ai 65 anni e titolare di patente B da non meno di dieci anni. I ciclomotori per le esercitazioni e la prova pratica devono avere la lettera omologata 'P' proprio come accade per le auto e le moto.
Non mancano però le polemiche: "Ci chiediamo come sia possibile - dichiara l'Ing. Filippo Moscarini Presidente di Aiscam, Associazione Italiana Sicurezza Circolazione automezzi e moto - dare ad un giovane la licenza per la guida di una minicar senza che l'abbia mai guidata; lo stesso discorso vale per il motorino. Sono infatti due mezzi assai differenti fra loro dal punto di vista della tecnica di guida e delle reazioni sulla strada; richiedono formazione specifica ed esami differenziati. Capisco l'esigenza di semplificare, ma sarebbe stato importante imporre limiti alla validità del patentino in funzione del mezzo utilizzato per l'esame, consentendo ai ragazzi di fare due prove pratiche - con motorino e minicar - nel caso volessero ottenere l'abilitazione alla guida per entrambi i veicoli. E' quello che già succede, del resto, per le patenti di categoria superiore".
Ma in cosa consiste la prova pratica? Per i ciclomotori è previsto un test di slalom, con un percorso a otto e frenate. Per le Minicar invece saranno richieste prove di retromarcia, parcheggio e frenata. Dopodichè si procederà all'esame nel traffico.
Fonte: http://www.repubblica.it/motori/sicurezza/2011/04/01/news/patentino_per_motorini_da_domani_esame_di_pratica-14325203/?ref=HREC2-11
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Sindaci del Napoletano da Berlusconi «Garantito decreto stop abbattimenti»
Il presidente del Consiglio, Silvio Berlusconi, al termine di un incontro con una delegazione di sindaci delle province di Napoli, Salerno e Caserta sul tema degli abbattimenti delle abitazioni abusive, ha «assunto l'impegno a varare nel prossimo Consiglio dei ministri un decreto legge che sospenda immediatamente gli abbattimenti e conceda un congruo tempo per una serena valutazione del problema in vista di una sua definitiva soluzione». Lo sostiene una nota diffusa dal sindaco di Gragnano, Annarita Patriarca.
L'incontro, riferisce la nota, «si è svolto mentre all'ingresso di Palazzo Grazioli i comitati per lo stop alle ruspe proseguivano nella protesta pacifica già in corso da alcuni giorni». Secondo quanto rende noto anche l'ufficio stampa del Comune di Torre del Greco, all'incontro hanno partecipato, tra gli altri, il coordinatore regionale del Pdl in Campania, Nicola Cosentino, il presidente della Provincia di Napoli, Luigi Cesaro.
«Esprimiamo soddisfazione per gli esiti del confronto - riferisce il vicesindaco di Torre del Greco, Rosario Rivieccio - il presidente Berlusconi ha dimostrato grande sensibilità per la problematica e si è impegnato a portare all'attenzione del governo, entro i prossimi dieci giorni, un decreto che blocchi gli abbattimenti, nelle more di una più approfondita analisi della questione. La bozza di provvedimento sarà preliminarmente sottoposta ai comitati campani per il diritto alla casa, il cui referente è stato individuato nella persona del senatore Carlo Sarro». Il decreto, si ricorda, «era già stato varato nei mesi scorsi e non era stato convertito in entrambi i rami del Parlamento per questioni non inerenti al suo contenuto o alla sua legittimità formale» .
Fonte: www.ilmattino.it
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Rifiuti, si va verso la catastrofe. Pisani: "Le istituzioni continuano a perdere tempo a discapito della salute dei cittadini. In più di dieci anni mai una soluzione adeguata!Assurdo!"
Emergenza rifiuti. Una tragica situazione che sembra non aver mai fine. E se da un lato si invocano nuove discariche dall’altro quelle già esistenti sono ko. A terra restano circa 1900 tonnellate di rifiuti, ma i numeri sono destinati a salire. Agli impianti Stir compreso Caivano, che doveva essere ingolfato di «frazione liquida» , si sono conferiti «quasi» i rifiuti prodotti giornalmente ,1047 tonnellate. Si ragiona in termini di quantità conferite «giornalmente» e forse entro domenica si arriverà alle 3 mila tonnella pronosticate dall'Asìa. Il pericolo sanitario aumenta a Poggiorale, Ponticelli e soprattutto s Pianura dove i rifiuti cominciano ad ostruire persino la viabilità delle auto. Dal canto suo l’assessore comunale all’Igiene Giacomelli afferma che “non si riuscirà a smaltire l’arretrato se non sarà assicurata la disponibilità di nuovi impianti”. Sulla questione interviene il presidente dell’associazione NoiConsumatori.it che punta il dito contro "l’incapacità di Comune, Provincia e Regione di risolvere il problema che attanaglia la città partenopea da oltre 10 anni”.“Palazzo San Giacomo – spiega Pisani – continua a non assumersi le proprie responsabilità in questa vergognosa situazione! Sono mesi e mesi che il servizio di raccolta differenziata non funziona, era inefficiente ancor prima che le condizioni cittadine si facessero così critiche. L’assurdità è che si persiste nel rimandare il problema all’ ipotetica realizzazione di impianti di compostaggio. Ma i luoghi non ci sono! Non ci sono zone idonee a farlo, il rischio è quello di causare un nuovo disastro ambientale! Siamo indignati – conclude Pisani – perché a distanza di oltre dieci anni dallo scoppio dell’ emergenza rifiuti non esiste ancora un piano valido capace di sanare il problema. Aumentano i tumori, le malattie, i rischi e la paura ma le istituzioni locali continuano a perdere tempo. Siamo stanchi! Diciamo BASTA allo scempio selvaggio di una città che prima era considerata la più bella del mondo mentre adesso è famosa per la ‘monnezza’!”
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Inflazione, Napoli + 0,3%, Pisani: "Napoletani danneggiati dall'inefficienza amministrativa. Togliere le accise regionali"
Tra febbraio e marzo l'indice mensile dei prezzi al consumo nella città di Napoli è cresciuto dello 0,3% mentre, rispetto a marzo 2010, la variazione registrata è stata del 2,3% (a febbraio 2,2%). E' quanto emerge dai dati dell' ufficio statistica del Comune di Napoli. Gli aumenti più eclatanti registrati sia su base mensile (rispetto a febbraio 2011) che su base annua (rispetto a marzo 2010) riguardano il settore dei trasporti che è cresciuto, rispettivamente dell'1% e del 5,4%. Un consistente aumento che non tiene conto dell'aumento delle tariffe sul trasporto pubblico urbano entrato in vigore oggi e fortemente legato alla crescita dei prezzi dei carburanti innescata dalla crisi libica. “Cittadino sempre più schiacciato dalle spese e dagli aumenti – commenta l’avvocato Angelo Pisani, Presidente dell’associazione NoiConsumatoti.it -. A fronte dei costanti aumenti di Tarsu, bollette, trasporti e benzina constatiamo amaramente che il Comune di Napoli continua a non prendere alcun provvedimento a tutela dei contribuenti. Ad esempio non si è pensato minimamente a togliere al napoletano il peso delle accise regionali che acuiscono ancor di più i danni economici provocati alle tasche delle famiglie partenopee. I rincari particolarmente forti a Napoli sono il frutto dell’incapacità amministrativa che Palazzo San Giacomo ha dimostrato negli ultimi anni”.
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Cardarelli, adesso mancano anche le lenzuola. Pisani: "L'ennesima inefficienza che penalizza gli ammalati. NoiConsumatori difende le vittime della sanità"
"Dopo lo scandalo barelle adesso al cardarelli mancano anche le lenzuola. Come è possibile poter garantire al paziente le cure necessarie? E’ una condizione scandalosa che non può andare avanti. Negli ultimi anni sono troppi i disagi che si sono verifcati del nosocomio più grande del Mezzogiorno. Se i vertici dell’ospedale non risanano il problema prima o poi si giungerà alla paralisi totale dell’assistenza ospedaliera. E come al solito chi ne pagherà le conseguenze sarà l’ammalato che di fatto verrà negato del diritto di cura. La nostra associazione assiste le vittime della malasanità e della cattiva gestione dei servizi sanitari con il ‘comitato in difesa delle vittime delle barelle’ che difende il cittadino anche in casi come questi, ovvero di inefficienza della struttura ospedaliera”. Lo ha detto l’avvocato Angelo Pisani in merito alla mancanza di scorte di lenzuola pulite nell’ospedale Cardarelli di Napoli. La mancanza si è verificato dall’unità di terapia intensiva coronarica alla rianimazione.Una situazione tanto esplosiva da spingere il manager Rocco Granata a contattare il responsabile della ditta esterna che ha il servizio della biancheria in appalto. «Se la situazione non si normalizza subito, sono pronto a sporgere denuncia per interruzione di pubblico servizio - ha detto il direttore generale -. Ho avuto rassicurazioni affinché la situazione ritorni immediatamente alla normalità. Da una parte comprendo infatti le difficoltà della ditta, che lamenta difficoltà dovute ai tempi lunghi e ai ritardi nei pagamenti da parte della Regione. Ma dall'altra non è possibile penalizzare l'assistenza ai ricoverati».Ma quanto tempo dovranno aspettare ancora i malati?
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La disoccupazione sale a + 8,4%. Pisani: "Aumenta il lavoro 'nero' che calpesta i diritti dei lavoratori. Che il Governo adotti politiche di sostegno ed intervenga con soluzioni concrete!"
Nella media del 2010 il tasso di disoccupazione sale all'8,4%, in aumento rispetto al 7,8% registrato nel 2009. Lo rende noto l'Istat aggiungendo però che a febbraio si registra una diminuzione di 0,2 punti percentuali rispetto a gennaio. Nella media annua, la crescita della disoccupazione riguarda entrambe le componenti di genere (dal 6,8% al 7,6% per gli uomini; dal 9,3% al 9,8% per le donne) ed appare concentrato soprattutto nel Sud Italia..Il tasso di disoccupazione giovanile cresce di 2,4 punti percentuali, portandosi, nella media del 2010, al 27,8%, con un massimo del 40,6% per le donne residenti nel Mezzogiorno. Il numero degli inattivi tra 15 e 64 anni continua a espandersi (+0,9%, pari a 136.000 unita' in piu' rispetto al 2009). La crescita della componente maschile dell'inattivita' (+90.000 unita') e' piu' ampia nel Mezzogiorno; quella della componente femminile (+46.000 unita') interessa soprattutto il Centro. Tra gli inattivi cresce soprattutto il numero di quanti cercano lavoro non attivamente (+7,7%, pari a 105.000 unita'). La percentuale di inattivita' si attesta al 37,8%, due decimi di punto in più rispetto a un anno prima. Alla sostanziale stabilita' del Nord si contrappone la moderata crescita del Centro e del Mezzogiorno. In tale area, il tasso di inattivita' raggiunge nella media 2010 il 34,4% per gli uomini e il 63,7% per le donne.L'occupazione a tempo pieno segnala un ridimensionamento molto accentuato (-1,6%, pari a -308.000 unita'); quella a tempo parziale registra una crescita significativa (+4,7%, pari a 156.000 unita'.Il ministro del Lavoro Maurizio Sacconi è comunque ottimista, in particolare per il lieve calo della disoccupazione registrato a febbraio (-0,2%). Per il ministro, ''i profeti di sventura'' devono ammettere che i dati di febbraio sull'occupazione evidenziano ''un netto riverbero positivo della ripresa economica sull'occupazione''. Secondo Sacconi la disoccupazione in Italia rimane ''significativamente piu' bassa rispetto alla media europea''.“La situazione dell’occupazione in Italia è disastrosa – commenta l’avvocato Angelo Pisani, Presidente dell’associazione NoiConsumatori.it -. Non riteniamo positivo il dato Istat riferito alla leggera diminuzione della disoccupazione in quanto questo è inversamente proporzionale all’aumento dell’inattività. I dati più sconfortanti per noi sono quelli sulla disoccupazione giovanile: sempre più giovani si ritrovano dopo gli studi senza lavoro e senza futuro. Nel Sud Italia, in particolare, la disoccupazione è ormai una realtà consolidata nel tessuto sociale. Molti ragazzi, laureati e non, pur di lavorare si vedono costretti ad accettare impieghi 'a nero che calpestano qualsiasi loro diritto. Un sistema criminale che toglie la dignità ai lavoratori. Che il Governo scenda in campo ed avvii nuove politiche a sostegno dei giovani e dei lavoratori, che fornisca incentivi e premi alle aziende che assumono, che sollevi le sorti delle famiglie e dei ragazzi italiani!. Le vertenze di numerose aziende continuano a prolungarsi mese dopo mese senza giungere ad una soluzione e lo Stato non fa altro che prendere tempo senza intervenire!”
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Genitori litigiosi? I figli possono cacciarli dalla casa avuta in regalo
I genitori sono troppo litigiosi? I figli hanno licenza di cacciarli dalla casa avuta da loro in regalo. La legittimazione arriva dalla Cassazione che ha respinto il ricorso di un papà di Sanremo che nel 1991 donò alla figlia il denaro occorrente per l'acquisto di una villa con terreno. Perfezionato l'acquisto, i genitori furono accolti dalla figlia nella casa destinata a dimora familiare. Se nonché, come ricostruisce la sentenza 7487 della seconda Sezione civile, la ragazza, stressata dai continui litigi di mamma e papà che stavano anche per separarsi, diffidò con una lettera i genitori chiedendo loro di traslocare in altro alloggio. Da qui la denuncia del padre che ha portato in Tribunale la figlia per "la grave ingiuria subita". Sia il Tribunale di Sanremo che la Corte d'appello di Genova a settembre del 2004, hanno dato ragione alla figlia ritenendo che "la sopraggunta intollerabilità della convivenza legittimasse la figlia a cacciare i genitori di casa. Inutile il ricorso del padre in Cassazione volto a dimostrare l'ingratitudine degli figlia nei suoi confronti e il "disvalore morale" legato all'insolito 'sfratto'. Piazza Cavour ha bocciato il ricorso dell'uomo e ha evidenziato che la corte di merito "con logico e motivato apprezzamento di tutte le circostanze del caso, ha escluso che ricorrano gli estremi della ingratutidine nel comportamento della figlia donataria, la quale, di fronte alla sopravvenuta intollerabilità della convivenza trai i suoi genitori e nella pendenza del giudizio di separazione personale con addebito instaurato dalla madre, inviti il padre, con lettera formale, a lasciare l'immobile di sua proprietà, acquistato con il denaro ricevuto dalla liberalità paterna e materna, destinato a casa familiare". Un comportamento di questo tipo, fa ancora presente la Cassazione, "è stato congruamente valutato dalla Corte d'Appello non come manifestazione di un atteggiamento di disistima delle qualità morali del padre donante o di mancanza di rispetto nei suoi confronti, né come affronto animoso contrastante con il senso di riconoscenza e di solidarietà che, secondo la coscienza comune, deve improntare il comportamento della figlia donataria". Secondo la Cassazione, la cacciata di casa dei genitori non è altro che "la presa d'atto della frattura tra i suoi genitori dipendente dalla loro disaffezione e distacco spirituale e, quindi, del sopravvenire di una condizione tale da rendere incompatibile la prosecuzione della convivenza di entrambi i donanti nell'abitazione acquistata con il denaro ricevuto in liberalità". Per effetto della bocciatura del ricorso il padre dovrà sborsare alla figlia ulteriori 1.700 euro per le spese processuali che lei ha dovuto sostenere.
Fonte: http://www.adnkronos.com/IGN/News/Cronaca/Cassazione-genitori-litigiosi-I-figli-possono-cacciarli-dalla-casa-avuta-in-regalo_311855764999.html
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Il prete al funerale respinge la bara «Togliete la bandiera veneta»
L’aveva confidato agli amici di una vita: «Quando muoio, seppellitemi avvolto nella bandiera di San Marco». Luigi Sartorelli, d’altra parte, con quel leone nel cuore aveva vissuto un’avventura lunga vent’anni, tirando su decine e decine di ragazzi cresciuti leghisti a Mestre e dintorni. E proprio loro, quando la bara di «Gigi» è stata sollevata giovedì sul sagrato della chiesa di Santa Maria di Lourdes in via Piave, a Mestre, hanno voluto rendergli l’ultimo omaggio, tener fede all’ultima promessa, spiegando una bandiera della Serenissima e stendendola sopra il feretro. Che però così ornato ha fatto solo pochi passi. Don Renato Mazzuia, il parroco chiamato a celebrare le esequie, ha infatti fermato il corteo funebre: «Con quella bandiera lì sopra, non lo benedico neppure» avrebbe detto ai famigliari. Ne sarebbe nato un diverbio, secondo quanto riferiscono gli uomini del Carroccio, che alla fine hanno ceduto: la bandiera del Veneto è stata tolta e solo allora la bara è stata lasciata entrare in chiesa, dove il funerale si è poi svolto normalmente. «Un episodio che ci ha amareggiato moltissimo - racconta Alessandro Vianello, segretario cittadino della Lega - ci è sembrata una forzatura senza senso, in un momento triste, in cui si cerca soltanto di salutare degnamente chi ci ha lasciato, dando pace alle sue ultime volontà e stando vicini alla sua famiglia». E Gigi Sartorelli non aveva chiesto poi molto: d’essere benedetto in chiesa e d’essere accompagnato nell’addio dai simboli della terra che aveva amato e del partito in cui aveva creduto. Per lui, che aveva fondato la sezione mestrina della Lega all’inizio degli anni Novanta, che era stato segretario cittadino fino a quattro anni fa ed aveva guidato la circoscrizione del partito sulla terraferma fino al tragico arresto cardiaco che l’ha stroncato a 67 anni, il movimento aveva portato in via Piave un cuscino di rose a comporre il Sole delle Alpi e, appunto, il vessillo del Veneto.«Abbiamo evitato di portare con noi le bandiere del partito - spiega Vianello - che pure gli avrebbero fatto piacere, proprio perché abbiamo pensato che potessero essere strumentalizzate e potesse nascerne qualche polemica spiacevole». Per scatenare un putiferio è bastata quella della regione. Pare che all’origine della decisione di don Mazzuia di non lasciare che la bara entrasse coperta dalla bandiera via sia una precisa disposizione del Vaticano, che vieta di esporre all’interno delle chiese simboli di partito. «Il punto è che il leone di San Marco non è il simbolo della Lega Nord ma quello del Veneto - continua Vianello - dunque non si capisce dove sia il problema». A ben vedere il 19 agosto scorso, l’arcivescovo di Sassari monsignor Paolo Mario Virgilio Atzei ed il vescovo di Nuoro monsignor Pietro Meloni accolsero senza alcun problema il feretro dell’ex presidente della Repubblica Francesco Cossiga nella Chiesa di San Giuseppe a Sassari, avvolto dal tricolore sì, ma anche dai quattro mori della bandiera sarda.Difficile anche appellarsi a ragioni di decoro, visto che di fronte al dolore spesso si indulge, lasciando che i famigliari e gli amici espongano quanto di più caro vi era stato per il defunto, non ultime le bandiere della squadre del cuore. Tant’è, alla fine le esequie si sono svolte come da rigido regolamento vaticano. Ma gli amici di Gigi non hanno rinunciato ad una piccola rivincita. Si sono infatti organizzati in fretta ed all’uscita dalla chiesa l’hanno accolto schierati con le bandiere del Veneto sollevate al cielo. Per fargli ombra, col leone di San Marco. Come avrebbe voluto, per il suo ultimo viaggio.
Fonte: www.corriere.it
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Fisco/ Bruno (Api): Errore Equitalia, azienda calabrese a rischio
"Importanti commesse potrebbero saltare per l'azienda Intimo Sud che, a causa di un errore burocratico, potrebbe vedere messo a rischio il proprio futuro". A lanciare l'allarme è il senatore calabrese di Alleanza per l'Italia, Franco Bruno, che in un'interrogazione rivolta al ministro dell'Economia Tremonti fa riferimento ad "un errore di Equitalia". L'azienda, spiega l'esponente di Api, "in seguito alle recenti difficoltà del settore tessile e dell'abbigliamento, non è riuscita a saldare alla scadenza naturale alcuni adempimenti fiscali e ha chiesto una rateizzazione a Equitalia Etr spa. Dopo avere saldato un primo debito, Intimo Sud si è trovata di fronte a una seconda cartella che Equitalia si rifiuta di rateizzare pretendendone il pagamento in un'unica soluzione, compresi gli interessi di mora e avviando il pignoramento mobiliare e presso terzi". Il rifiuto della rateizzazione accordata in un primo momento, prosegue Bruno, si basa sul pretesto che l'impresa doveva iniziare a pagare il debito entro ottobre 2010. "Peccato - fa notare - che la cartella in questione sia stata notificata solamente a inizio 2011". L'ultimo provvedimento in particolare, ha causato un "enorme danno" all'immagine dell'azienda che "potrebbe vedere cessare i rapporti lavorativi con i tanti clienti, come ad esempio Prenatal, Chicco e Artsana, che non intendono aspettare la soluzione del problema legale". "La storia aziendale della Intimo Sud - continua il senatore - dura da più di vent'anni. E' riuscita a crearsi un'immagine di prestigio, lavorando con le migliori griffe e garantendo occupazione in Calabria. Adesso tutto potrebbe essere vanificato, qualora non si riconosca l'evidente errore da parte di Equitalia, e si continui con comportamenti arroganti assunti da parte di una società che si occupa della riscossione per conto dello Stato". Bruno chiede quindi a Tremonti di "promuovere gli atti più opportuni presso il concessionario Equitalia Etr spa, della provincia di Cosenza, per verificare i fatti, ripristinare il buon senso e ridare vita a questa azienda, che assieme a migliaia di piccole imprese sane del Mezzogiorno, costituisce un buon esempio di imprenditoria dinamica in un territorio che ha tanto bisogno di lavoro e di impresa".Fonte: http://notizie.virgilio.it/notizie/politica/2011/3_marzo/31/fisco_bruno_api_errore_equitalia_azienda_calabrese_a_rischio,28986492.html
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Bonus bebè negato agli stranieri: chi decide sulla discriminazione?
Per far fronte al problema della bassa natalità nelle famiglie cittadine meno abbienti, il Comune di Brescia istituì il “bonus bebè” (contributo di mille euro per ogni nato), ponendo come condizione per i beneficiari, che almeno un genitore fosse cittadino italiano e residente da non meno di due anni nel comune.Il provvedimento comunale, venne però impugnato innanzi al giudice ordinario, dalle associazioni di immigrati, poiché discriminante per quei genitori, che pur in possesso di tutti gli altri requisiti per la concessione del beneficio, non hanno la cittadinanza.Il ricorso accolto dal giudice ordinario, obbligò l’amministrazione comunale a rimuovere il provvedimento discriminatorio, riconoscendo il contributo anche ai genitori stranieri, ove in possesso degli altri requisiti. Il Comune di Brescia, preso atto del provvedimento giudiziale e considerato che "l’estensione del beneficio...risulterebbe in contrasto con la finalità prioritaria di sostegno alla natalità delle famiglie di cittadinanza italiana...", dispose la revoca del contributo per tutte le famiglie, sia italiane, sia straniere.Le associazioni di immigrati ritenendo ritorsiva la decisione dell’amministrazione comunale chiesero la rimozione del nuovo provvedimento. A seguito di tale decisione, il Comune di Brescia ha chiesto il regolamento preventivo di giurisdizione, tenuto conto della natura amministrativa e discrezionale del provvedimento impugnato.La SS.UU. Civili della Suprema Corte con la sentenza 15 febbraio 2011, n. 3670 ha dichiarato la giurisdizione del giudice ordinario.
Fonte: www.altalex.com
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Turnisti: la giornata lavorata di domenica va retribuita in aggiunta ai riposi
Letta la sentenza del 21 aprile 2009, con cui la Corte ddappello di Messina, confermando la statuizione di primo grado, rigettava la domanda proposta da P.O. e da altri diciassette addetti al lavoro a turni nei confronti del Consorzio Autostrade Siciliane, per ottenere una maggiorazione per il lavoro compiuto nelle giornate domenicali in cui cadeva il loro turno lavorativo; richiamavano i Giudici di merito llorientamento espresso in sede di legittimitaa e rilevavano che, nella specie, i turnisti lavoravano per quattro giorni e godevano di due giorni di riposo a settimana, a differenza dei non turnisti che lavoravano per cinque giorni, per cui la maggiore penositaa del lavoro domenicale poteva ritenersi compensata dalla piuu favorevole disciplina dei riposi, disciplina rimasta immutata anche a seguito della riduzione dell'orario settimanale complessivo;
Letto il ricorso dei soccombenti con due motivi e il controricorso del Consorzio;
Vista la relazione resa ex art. 380 bis di inammissibilitaa della censura di violazione di legge per inidoneitaa del quesito di diritto e di quella di difetto di motivazione per mancanza del momento di sintesi prescritto dall'art. 366 bis e comunque di manifesta infondatezza del ricorso;
Letta la memoria depositata dai ricorrenti;
Ritenuto che i rilievi di cui alla relazione sono condivisibili, perchee a prescindere dalla irritualitaa dei quesiti, quanto al merito, la pretesa ee infondata alla luce della giurisprudenza di questa Corte, essendosi giaa affermato con molteplici pronunzie ( tra le tante Cass. n. 15044 del 28/11/2001) che "Il diritto dei lavoratori turnisti ad essere compensati per la particolare penositaa del lavoro svolto di domenica (ancorchee con differimento del riposo settimanale in un giorno diverso) puoo essere soddisfatto, oltre che con supplementi di paga o con specifiche indennitaa, con llattribuzione di vantaggi e benefici economici contrattuali di diversa natura (quale la concessione di un maggior numero di riposi), atteso che, da un lato, la penositaa del lavoro domenicale - a seconda delle circostanze di fatto e delle particolari esigenze del lavoratore, da valutare peraltro nell'attuale contesto socio - economico - puoo anche essere eliminata o comunque ridotta mediante un sistema di riposi settimanali (che, permettendone il recupero in forma continua e concentrata nel tempo.
Fonte: http://www.laprevidenza.it/news/lavoro/turnisti-la-giornata-lavorata-di-domenica-va-retribuita-in-aggiunta-ai-riposi/5362
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L'ordinanza del sindaco non ferma la costruzione dell'impianto destinato alla telefonia mobile
Con distinti ricorsi in appello il Comune di San Vito dei Normanni chiede la riforma di due sentenze, di identico contenuto, con le quali il Tar della Puglia ha accolto i ricorsi presentati dalla società xx avverso le ordinanze contingibili e urgenti pronunciate dal Sindaco per la temporanea sospensione dei lavori di installazione di impianti di telefonia mobile. Il Tar, con sentenze rese in forma semplificata, ha rilevato l’illegittimità dei provvedimenti impugnati per mancanza di congrua motivazione in ordine alle ragioni di grave pericolo che deriverebbe alla salute dei cittadini dall’esecuzione dei lavori di cui è causa, anche in considerazione che, nella materia di emissioni elettromagnetiche la tutela della salute è affidata in via ordinaria alla cura dell’Amministrazione centrale. Il Comune appellante sottolinea che il principio di precauzione, codificato nell’art. 174 del Trattato istitutivo della Comunità Europea in materia ambientale e tradotto nella Regione Puglia nella legge reg. n. 5 del 2002, il cui art. 8 prescrive il parere preventivo dell’ARPA al fine del rilascio dell’assenso edilizio, giustifica l’adozione dei provvedimenti impugnati in primo grado, posto che gli impianti in discorso non avevano subito alcun controllo da parte degli enti competenti a vigilare sul rispetto dei limiti vigenti in materia.
Fonte: www.laprevidenza.it
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